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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Solennità di San Giuseppe Artigiano e festa del lavoro
Domenica, 1° maggio 1983

 

1. Cari parrocchiani della parrocchia della Madonna della Misericordia!

Facciamo insieme una meditazione su ciò che ci dice la Chiesa in questa domenica, la quinta di Pasqua. Ci parla della Risurrezione di Cristo, e insieme ci fa vedere la nostra vita alla luce della Risurrezione. La Risurrezione di Cristo è la sua glorificazione in Dio. Di questa glorificazione Gesù parla al suoi apostoli alla vigilia della passione. Essa si compirà sulla Croce e sarà confermata dalla Risurrezione. Mediante la Croce, Dio sarà glorificato in Cristo: “Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito” (Gv 13, 32). Ciò si compirà mediante la Risurrezione.

Nel momento in cui Cristo dice queste parole agli apostoli - ed è la sera del Giovedì Santo - essi sono ancora insieme con il loro Maestro. Ma questi sono già gli ultimi momenti di un tale stare insieme. Cristo lo annunzia loro chiaramente: “Dove vado io voi non potete venire” (Gv 13, 33). La via della Croce e della Risurrezione sarà la strada sulla quale Cristo camminerà completamente solo.

2. La Risurrezione ha avuto luogo a Gerusalemme, nell’antica città israelitica. Mediante la Risurrezione di Cristo iniziò a realizzarsi ciò che l’Autore dell’Apocalisse, Giovanni apostolo, vede nella sua prima visione: “Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21, 2).

L’antica Gerusalemme si è rinnovata. Insieme con la Risurrezione di Cristo è divenuta nuova, con una totale novità di Vita. È divenuta inizio del nuovo cielo e della nuova terra. In essa - in Gerusalemme - si è rivelato l’inizio degli ultimi tempi. Tutto ciò avvenne mediante la gloriosa Risurrezione di Cristo.

3. Alla luce della Risurrezione la nostra vita cristiana è costruita sul fondamento della speranza, che viene aperta nella storia dell’umanità della Nuova Gerusalemme dell’Apocalisse di Giovanni: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! / Egli dimorerà tra di loro / ed essi saranno suo popolo / ed egli sarà il «Dio-con-loro»” (Ap 21, 3).

La speranza che la Risurrezione di Cristo porta con sé è speranza della dimora di Dio con gli uomini. La speranza dell’eterno Emanuele. Gli uomini saranno abbracciati da Dio. Dio sarà tutto in tutti (cf. Col 3,11).

La speranza che si apre davanti all’umanità con la Risurrezione di Cristo è speranza della felicità definitiva e perfetta, che si svelerà mediante la vittoria sulla morte: “E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; / non ci sarà più la morte, / né lutto, né lamento, né affanno, / perché le cose di prima sono passate. / E Colui che sedeva sul trono disse: / Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21, 4-5).

Alla luce della Risurrezione di Cristo la vostra vita cristiana è stata costruita sul fondamento della speranza della vita nuova, che si apre davanti all’uomo oltre i limiti della morte e della temporaneità.

4. Tuttavia la luce della Risurrezione del Signore raggiunge non soltanto la speranza del mondo futuro. Essa penetra contemporaneamente la nostra vita e il nostro pellegrinaggio terreno.

Penetra prima di tutto con il comandamento dell’amore. Nel cenacolo del Giovedì Santo, Cristo ricorda agli apostoli questo comandamento e lo pone davanti ad essi come un compito principale: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 34-35).

La dipartita di Cristo mediante la Croce e la Risurrezione deve, in un modo nuovo, avvicinare reciprocamente i suoi apostoli tra di loro. La testimonianza del supremo amore, data sulla Croce, deve far sprigionare in essi un amore simile. La Risurrezione getta sulla vita cristiana la luce dell’amore. Se si lasciano guidare da questa luce, i cristiani rendono una vera testimonianza a Cristo crocifisso e risorto.

5. Dando una tale testimonianza, essi imboccano la strada della missione cristiana, ossia dell’apostolato. Di questa via ci parla la prima lettura dell’odierna domenica, tratta agli Atti degli Apostoli, facendo riferimento ai lavori apostolici di Paolo e di Barnaba in diversi luoghi del Medio Oriente. Tra questi lavori nasceva la Chiesa e sorgevano le prime comunità cristiane. Dio infatti operava mediante i suoi apostoli e apriva “ai pagani la porta della fede” (At 14, 27).

Quando la luce della Risurrezione del Signore cade sulla nostra vita, fa sì che anche essa diventi “apostolica”. “La vocazione cristiana infatti è per sua natura anche vocazione all’apostolato”, come insegna il Concilio Vaticano II nel decreto sull’apostolato dei laici (Apostolicam Actuositatem, 2). L’apostolato è frutto di quest’amore che nasce in noi mediante l’intimità con la Croce di Cristo Risorto. Essa giova anche alla speranza del mondo futuro nel Regno di Dio. Noi seguiamo questa speranza anche attraverso le sofferenze, poiché “è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio”, come leggiamo nell’odierna liturgia (At 14, 22).

6. Ecco, cari fratelli e sorelle, i principali pensieri che la Chiesa ci offre nella quinta domenica di Pasqua. Meditiamoci sopra nel corso della visita pastorale alla vostra parrocchia, che ho la fortuna di compiere come Vescovo di Roma.

Dedicata a Santa Maria della Misericordia, essa, in questi trentuno anni di vita, ha attraversato molte tribolazioni per mettersi sul cammino di una comunità cristiana in via di sviluppo. E, per misericordia del Signore e di Maria, la crescita c’è stata.

Il mio pensiero corre con riconoscenza a quanti, prima e dopo la guerra, vi hanno generosamente collaborato. Saluto tutti i presenti, in particolare il Cardinale Ugo Poletti e il Vescovo Ausiliare del Settore, Monsignor Giulio Salimei. Un cordiale pensiero di saluto rivolgo allo zelante parroco Don Giuseppe Favarin e al gruppo sacerdotale della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, fondata da quell’uomo di eccezione che è stato il Servo di Dio Don Giovanni Calabria, vero strumento della Divina Provvidenza nei tempi moderni.

Il mio saluto va anche alle due Comunità religiose femminili, che con tanto amore e dedizione si prodigano nelle attività pastorali: le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, presenti fin dagli inizi della Borgata. che hanno quale fondatrice una santa come la Madre Cabrini, e le Povere Serve della Divina Provvidenza, fondate dallo stesso don Calabria.

Saluto pure il Consiglio pastorale, che è elemento di stimolo per le scelte pastorali nel quartiere; i Gruppi del Vangelo, l’Agesci, la Comunità giovanile, le Comunità neocatecumenali, il Gruppo di preghiera, operanti nel campo della catechesi, nell’impegno sociale, a servizio dei poveri e degli ammalati, a favore delle vocazioni sacerdotali e religiose. Saluto tutti gli altri gruppi - Apostolato della preghiera, Madri cristiane, Opera dei ritiri - e quanti in qualunque modo operano per la famiglia cristiana e a servizio dei più bisognosi. Il mio pensiero affettuoso va specialmente ai giovani, agli anziani, agli ammalati, a quanti soffrono per disoccupazione, violenza, emarginazione, a chi lotta per emergere dalla droga. A tutti voglio far sentire la mia affettuosa partecipazione ai problemi che toccano i singoli e la comunità, raccomandandoli all’intercessione della Vergine della Misericordia.

Oggi è il primo maggio. E allora non posso fare a meno d’inviare un affettuoso saluto ai lavoratori. La Chiesa è sempre vicina al mondo del lavoro, ne conosce i problemi, le ansie, le difficoltà del cammino; prega, parla e si sente impegnata per la realizzazione di una società più giusta, dove a tutti sia non solo riconosciuto il diritto, ma anche assicurato il posto di lavoro, nel rispetto della dignità, della libertà, della elevazione della persona umana dei lavoratori e della loro famiglia.

7. La presente visita, e soprattutto la Santa Messa, coincidono al tempo stesso con la celebrazione dell’Anno Santo della Redenzione. Partecipando a questa liturgia voi potete acquistare l’indulgenza speciale, concessa dalla Chiesa in occasione del Giubileo straordinario della Redenzione. Unendovi alle intenzioni generali della Chiesa, che sono penitenza e riconciliazione, voi non solo avete la possibilità di ottenere un arricchimento spirituale estensibile a beneficio dei defunti a voi cari, ma di operare anche in concreto per la riforma del mondo, che è prima di tutto di ordine interiore: infatti, accogliendo l’invito del Signore a cambiare mentalità, si contribuisce pure a rendere la società migliore, perché più fraterna. In questa trasformazione di mentalità e di cuore consiste l’essenza dell’Anno Giubilare.

8. “Ti lodino, Signore, tutte le tue opere / ti benedicano i tuoi fedeli. / Dicano la gloria del tuo regno / e parlino della tua potenza (Sal 145, 10-11).

La potenza del Regno di Dio sulla terra si manifestata nella Risurrezione di Cristo crocifisso. Noi, come confessori di Cristo, desideriamo vivere e operare in questa luce che viene dalla Risurrezione del Signore.

Preghiamo Maria, Madre del Risorto, Madre della Misericordia, affinché ci accompagni, dappertutto, sulle vie della fede, della speranza e della carità.

Ringraziamola per essere la Patrona di questa parrocchia.  

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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