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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

LITURGIA EUCARISTICA A JASNA GÓRA
PER LA CHIUSURA DELLE CELEBRAZIONI GIUBILARI

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Czestochowa (Polonia), 19 giugno 1983

 

1. “Grande è il Signore e degno di ogni lode / nella città del nostro Dio. / Il suo monte santo, altura stupenda, / è la gioia di tutta la terra. / Come avevamo udito, così abbiamo visto / nella città del Signore degli eserciti, / nella città del nostro Dio: / Dio l’ha fondata per sempre (Sal 48, 2-3. 9).

Con queste parole del Salmo dell’odierna Liturgia, desidero soprattutto rendere gloria all’unico Dio. Per la gloria del Dio Eterno, Padre e Figlio e Spirito Santo, per la gloria della Santissima Trinità, la Chiesa in Polonia, sotto la guida dei suoi Pastori, celebra in modo solenne il Giubileo nazionale, unitamente al 600° anniversario di Jasna Gora; da sei secoli è presente su questo “monte santo, la Genitrice di Dio, come Madre e Regina della nostra Nazione, per mezzo della sua Effigie famosa per le grazie concesse.

Ecco, vengo in pellegrinaggio per rendere gloria al Dio Eterno in questo santuario nazionale della mia Patria, nel quale la Signora stessa di Jasna Gora, come Serva del Signore, rende alla Santissima Trinità ogni onore e gloria, ogni amore e gratitudine, ciò che lei stessa qui riceve.

2. Ringrazio Dio, che mi ha concesso di presentarmi sulle soglie del santuario di Jasna Gora - come si esprime il poeta - “Basta stare davanti alla soglia, basta respirare, per respirare Dio” (C. K. Norwid, Prave); che ci ha dato oggi di celebrare qui il santissimo Sacrificio eucaristico, che corona le celebrazioni di ringraziamento per i sei secoli, che durano ormai da un anno e che sono state prolungate ancora per questo.

A tale solennità la Chiesa in Polonia si è preparata per sei anni come già in precedenza per il millennio del Battesimo, durante nove anni, mediante la Grande Novena.

Saluto cordialmente tutti i presenti, Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Sacerdoti, Famiglie religiose maschili e femminili; tutti i pellegrini: connazionali o ospiti venuti dall’estero. Insieme con voi, cari fratelli e sorelle, come Vescovo di Roma e insieme figlio di questa terra polacca, gioisco di poter rendere gloria alla Santissima Trinità, lodando la Madre di Dio dopo i sei secoli di permanenza sul luogo particolarmente da lei prediletto.

“Ricordiamo, Dio, la tua misericordia / dentro il tuo tempio. / Come il tuo nome, o Dio / così la tua lode si estende / ai confini della terra; / è piena di giustizia la tua destra” (Sal 47, 10-11).

Siamo venuti per lodare la giustizia di Dio e la sua benignità, che si sono manifestate all’interno di questo tempio; e insieme alla salmodia di lode della Liturgia, i nostri cuori anelano a Maria mentre ripetiamo: “Tu, splendido onore della nostra gente” (Gdt 15, 9).

3. La Liturgia esprime il mirabile mistero del santuario di Jasna Gora, prima di tutto, presentandoci il brano del Vangelo di Giovanni sullo sposalizio a Cana di Galilea.

Questo testo parla della presenza della Madre di Gesù - “c’era la Madre di Gesù” -, e dell’invito di Gesù stesso e dei suoi discepoli. La cosa infatti avviene all’inizio dell’insegnamento del Figlio di Maria, all’inizio della sua attività pubblica in Galilea.

L’evento evangelico ci richiama alla mente, innanzitutto, il millennio stesso del Battesimo. Infatti, mediante quell’evento dell’anno 966, mediante il Battesimo all’inizio della nostra storia, Gesù Cristo venne invitato nella nostra Patria, quasi in una Cana polacca. E, con lui invitata, venne subito la Madre sua. È venuta e fu presente insieme a suo Figlio, come confermano numerose testimonianze dei primi secoli del cristianesimo in Polonia, e particolarmente il canto “Bogurodzica” (Genitrice di Dio).

Nell’anno 1382-1383 si manifesta della nostra storia quasi una nuova forma di quell’invito. L’immagine di Jasna Gora porta con sé un nuovo segno della presenza della Madre di Gesù. Si può dire che allora anche Cristo stesso venne invitato nella nostra storia in un modo nuovo. Venne invitato a manifestare la sua potenza salvifica, così come fece per la prima volta a Cana di Galilea. Venne invitato affinché i figli e le figlie della terra polacca si trovassero nel raggio della potenza salvifica del Redentore del mondo.

A Cana di Galilea, Maria dice ai servitori del banchetto nuziale: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2, 5), cioè qualunque cosa vi dirà, fatela. Iniziando dal 1382, Maria si presenta davanti al figli e alle figlie di questa terra, davanti ad intere generazioni, e ripete le stesse parole. In questo modo, Jasna Gora diventa un luogo speciale di evangelizzazione. La Parola della Buona Novella acquista qui una espressività eccezionale, e al tempo stesso la Madre le fa quasi da mediatrice. Jasna Gora apportò nella storia della Chiesa della nostra terra e in tutto il nostro cristianesimo polacco quei lineamenti materni, gli inizi dei quali si ricollegano all’evento di Cana di Galilea.

4. “Qualunque cosa vi dirà, fatela”. E che cosa ci dice Cristo? Non è forse prima di tutto, quello che troviamo nel testo così denso della lettera di san Paolo ai Galati, che forma la seconda lettura di oggi?

“Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per volontà di Dio” (Gal 4, 4-7).

Questo ci dice Cristo, di generazione in generazione. Lo dice attraverso tutto ciò che fa e ciò che insegna. Lo dice prima di tutto mediante quel che egli è. È il Figlio di Dio - e viene a dare a noi l’adozione come figli. Ricevendo dalla potenza dello Spirito Santo la dignità di figli di Dio, in forza di quello Spirito diciamo a Dio: “Padre”. Come figli di Dio non possiamo essere degli schiavi. La nostra figliolanza di Dio porta in sé l’eredità della libertà.

Cristo presente insieme alla sua Madre in una Cana polacca pone davanti a noi, di generazione in generazione, la grande causa della libertà. La libertà viene data all’uomo da Dio come misura della sua dignità. Tuttavia, al tempo stesso, essa gli viene data come un compito: “La libertà non è un sollievo, bensì la fatica della grandezza” (L. Staff, Ecco il tuo canto). L’uomo, infatti, può usare la libertà bene o male. Può per mezzo di essa costruire o distruggere. Nell’evangelizzazione di Jasna Gora è contenuta la chiamata all’eredità dei figli di Dio. La chiamata a vivere la libertà. A fare buon uso della libertà. A edificare e non a distruggere.

Questa evangelizzazione di Jasna Gora, per vivere in una libertà degna dei figli di Dio, ha una sua lunga storia, di sei secoli. Maria a Cana di Galilea collabora con suo Figlio. Lo stesso accade a Jasna Gora. Quanti pellegrini sono passati per il santuario di Jasna Gora durante sei secoli? Quanti si sono convertiti qui, passando dal cattivo al buon uso della propria libertà? Quanti hanno riacquistato la vera dignità di figli adottivi di Dio? Quanto potrebbe raccontare a questo proposito la cappella dell’immagine di Jasna Gora? Quanto potrebbero dire i confessionali di tutta la basilica? Quanto potrebbe dire la Via Crucis lungo le mura? Un enorme capitolo di storia delle anime! Questa, forse, è la più fondamentale dimensione del 600° anniversario di Jasna Gora. Essa è rimasta e continua a rimanere negli uomini vivi, nei figli e nelle figlie di questa terra, quando Dio manda nei loro cuori lo Spirito del suo Figlio, così che in tutta la verità interiore possono gridare: “Abbà, Padre!”.

5. Tuttavia, l’evangelizzazione della libertà a Jasna Gora ha ancora un’altra dimensione. È la dimensione della libertà della Nazione, della Patria libera, restituita alla dignità di Stato sovrano. La Nazione è veramente libera quando può configurarsi come comunità determinata dall’unità di cultura, di lingua, di storia. Lo Stato è solidamente sovrano quando governa la società e insieme serve il bene comune della società e consente alla Nazione di realizzarsi nella sua propria soggettività, nella sua propria identità. Ciò comporta tra l’altro la creazione di opportune condizioni di sviluppo nel campo della cultura, dell’economia e in altri settori di vita della comunità sociale. La sovranità dello Stato è profondamente legata alla sua capacità di promuovere la libertà della Nazione, cioè di sviluppare condizioni che le permettono di esprimere tutta la sua peculiare identità storica e culturale, di essere cioè sovrana mediante lo Stato.

Queste verità elementari di origine morale si propongono in modo drammatico nello spazio dei secoli, durante i quali l’Effigie di Jasna Gora ha testimoniato la speciale presenza della Madre di Dio nella storia della nostra Nazione.

6. L’inizio di questa presenza si ricollega al periodo del passaggio dal tempi dei Piast a quelli degli Jagelloni. Si può dire che questo inizio precede il periodo più favorevole della nostra storia: il “secolo d’oro”. Oggi desideriamo anche ringraziare per questi secoli di grande sviluppo e di prosperità. L’esperienza storica indica, tuttavia, che Maria ci è stata data nella sua Immagine di Jasna Gora prima di tutto per i tempi difficili.

L’annuncio di questi tempi fu, nel secolo XVII, il periodo del “Diluvio” (da noi conosciuto così bene dal romanzo di Sienkiewicz). Sin dal tempo in cui Jasna Gora resistette alla pressione degli Svedesi, da quando in seguito a ciò la Patria intera si liberò degli invasori, iniziò un legame particolare del santuario di Jasna Gora con la storia sempre più difficile della Nazione. La Madre di Dio viene proclamata, in base al voto di Giovanni Casimiro, la Regina della Polonia.

Con lo scorrere del tempo, il 3 maggio, legato alla memoria anniversaria della costituzione, diventerà la festa della Regina della Polonia, di Colei che è stata “data per la difesa della Nazione polacca”. Questa costituzione testimonia in modo irrefutabile la volontà di conservare l’indipendenza della Patria mediante la promulgazione di opportune riforme. Purtroppo, quasi all’indomani della proclamazione della costituzione, la Polonia fu privata di questa indipendenza, cedendo alla prepotenza contemporaneamente da tre parti. In questo modo fu violato il fondamentale diritto della Nazione, un diritto di ordine morale.

Durante il precedente pellegrinaggio in Patria, nel 1979, ho detto a Jasna Gora che qui, sempre, siamo stati liberi. È difficile esprimere diversamente ciò che divenne l’Immagine della Regina della Polonia per tutti i polacchi nel tempo durante il quale la loro Patria fu cancellata dalla carta dell’Europa come Stato indipendente. Sì! Qui, a Jasna Gora poggiava anche la speranza della Nazione e la tensione perseverante verso il recupero dell’Indipendenza, espressa in queste parole: “Davanti ai tuoi altari portiamo implorazioni, Signore, degnati di restituirci la Patria libera”.

Ed è anche qui che abbiamo imparato la fondamentale verità sulla libertà della Nazione: la Nazione perisce se deforma il suo spirito, la Nazione cresce quando il suo spirito si purifica sempre di più, e nessuna forza esterna è in grado di distruggerlo.

7. Abbiamo festeggiato il Millennio del Battesimo quando - dall’anno 1918 - la Polonia come Stato sovrano si ritrovò sulla carta dell’Europa; l’abbiamo celebrato dopo l’orribile esperienza della seconda guerra mondiale e dell’occupazione. Il Giubileo del 600° anniversario dell’Immagine di Jasna Gora è quasi un indispensabile compimento a quello del Millennio. Il complemento della grande causa, di una causa essenziale per la storia degli uomini e per la storia della Nazione.

Il nome di questa causa e: Regina della Polonia.

Il nome di questa causa è: Madre.

Abbiamo una situazione geopolitica molto difficile. Abbiamo una storia molto difficile, specialmente nell’arco degli ultimi secoli. Le esperienze dolorose della storia hanno acuito la nostra sensibilità nel campo dei fondamentali diritti dell’uomo e della Nazione: particolarmente del diritto alla libertà, all’essere sovrano, al rispetto della libertà di coscienza e di religione, dei diritti del lavoro umano . . . Abbiamo anche diverse debolezze e difetti umani, peccati, anzi peccati gravi, che dobbiamo continuamente tener presenti, e continuamente liberarcene . . .

Ma - cari fratelli e sorelle, amatissimi compatrioti -, pur in mezzo a tutto ciò, abbiamo a Jasna Gora una Madre. Questa è una Madre premurosa, così come lo fu a Cana di Galilea. Questa è una Madre esigente, così come ogni buona madre è esigente. Questa è però al tempo stesso una Madre che aiuta: in questo si esprime la potenza del suo Cuore materno.

Questa è infine la Madre di Cristo, di quel Cristo che, per usare le parole di san Paolo, ripete costantemente a tutti gli uomini e a tutti i popoli: “Non sei più schiavo, ma figlio; e se sei figlio, sei anche erede per volontà di Dio (Gal 4, 7).

8. Secondo il contenuto dell’odierno Vangelo, desideriamo invitare Cristo nel futuro evolversi della storia della nostra Patria, così come venne invitato, insieme a sua Madre, a Cana di Galilea. Proprio questo significa il Giubileo di Jasna Gora nella nostra Patria. Esso è il tempo del ringraziamento e contemporaneamente il tempo dell’invito.

Accade così, che questo nostro Giubileo nazionale di Jasna Gora coincida nella Chiesa universale con il Giubileo dell’Anno della Redenzione. Ci ricolleghiamo alla Redenzione del mondo compiuta sulla Croce, attraverso i 1950 anni da essa trascorsi, guardando insieme verso la data che deve chiudere il secondo millennio dopo Cristo nella storia dell’umanità, e inaugurandone il terzo.

Ed ecco che, in un tale contesto storico, desideriamo invitare Cristo, per mezzo della Madonna di Jasna Gora, nel nostro futuro. Prima di tutto in questo futuro immediato, che ormai è compreso nei limiti della presente generazione di uomini e della Nazione. E insieme nel futuro più lontano, secondo la volontà e i decreti di Dio Onnipotente. Diciamo a Cristo per Maria: sii con noi in ogni tempo! E questo invito lo deponiamo qui, a Jasna Gora.

9. Abbracciamo con lo sguardo e col cuore tutto questo Santuario: Jasna Gora, la nostra Cana di Galilea polacca. Pensiamo al nostro futuro. E il futuro incomincia oggi. Oggi siamo qui riuniti nell’anno del Signore 1983.

Oggi guardiamo nei tuoi occhi,
o Madre!
Maria, che hai visto a Cana di Galilea
che “non hanno più vino” (Gv 2, 3) . . .

Maria!

Eppure tu conosci
tutto ciò che ci manca!
Tutto ciò che ci duole.
Tu conosci le nostre sofferenze,
le nostre colpe e le nostre aspirazioni.
Tu sai che cosa travaglia
i cuori della Nazione
consacrata a te per il millennio
“nella materna schiavitù dell’amore . . .”.
Parla al Figlio!

Parla al Figlio del nostro difficile “oggi”.
Parla del nostro difficile “oggi”
a questo Cristo,
che siamo venuti ad invitare
per tutto il nostro avvenire.
Quest’avvenire incomincia “oggi”,
ed esso dipende
da come sarà il nostro “oggi”.

A Cana di Galilea,
quando è venuto a mancare il vino,
tu hai detto ai servi,
additando Cristo:
“Fate quello che vi dirà” (Gv 2, 5).
Pronunzia queste parole anche a noi.
Pronunziale sempre!
Pronunziale instancabilmente!
O Madre di quel Cristo che è Signore
del secolo futuro . . .
E fa sì che noi,
in questo nostro difficile “oggi”,
ascoltiamo il tuo Figlio.
Che lo ascoltiamo giorno dopo giorno
e opera dopo opera.
Che lo ascoltiamo
anche quando egli dice cose
difficili ed esigenti.

Da chi andremo?
Egli ha parole di vita eterna! (cf. Gv 6, 68).
Il Vangelo è la gioia della fatica,
ed è insieme la fatica
della gioia e della salvezza.
Madre! Aiutaci a passare,
con il Vangelo nel cuore,
attraverso il nostro difficile “oggi”
verso l’avvenire,
nel quale abbiamo invitato Cristo.
Aiutaci a passare attraverso il nostro difficile “oggi”
verso quell’avvenire nel quale abbiamo invitato anche Cristo,
il Principe della Pace.

10. Abbracciamo ancora una volta con lo sguardo e col cuore il nostro santuario di Jasna Gora. Porgiamo l’orecchio alle parole del Salmo della odierna liturgia: “Circondate Sion, giratele intorno, / contate le sue torri, / per narrare alla generazione futura: / Questo è il Signore, nostro Dio / in eterno” (Sal 48, 13-15).

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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