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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

CONSACRAZIONE DELLA NUOVA CHIESA DI MISTRZEJOWICE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Nowa Huta (Polonia), 22 giugno 1983

 

1. “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef 2, 19).

Ripeto queste parole della prima lettura della Liturgia della consacrazione di una chiesa, tratte dalla Lettera agli Efesini.

Cari fratelli e sorelle! Siete “familiari di Dio”, perché Dio Santissimo, unico nella Santissima Trinità, ha qui tra voi, a Mistrzejowice, la sua casa: la chiesa, la casa di Dio.

Ne sono lieto. Ne sono lieto, caro mio successore sulla sede di san Stanislao, cari Vescovi dell’arcidiocesi di Cracovia, e voi, Vescovi, nostri cari ospiti. Ne sono lieto, caro Nicola, Monsignore, e per un lungo periodo cancelliere e mio collaboratore nella Curia metropolitana e, da alcuni anni, secondo parroco a Mistrzejowice. E voi tutti, sacerdoti di Mistrzejowice e di Nowa Huta, di Cracovia, dell’arcidiocesi e vicini!

2. Ne sono lieto . . . don Giuseppe! Amato don Giuseppe! Primo parroco di Mistrzejowice, che hai dato l’anima per questa piccola parte della Chiesa di Cracovia . . . e che ormai da quasi sette anni riposi nella tomba: prima nel Cimitero di Grebalów e ora qui, nella chiesa di Mistrzejowice, vicino all’altare maggiore.

Che Cristo Risorto ti permetta, amato don Giuseppe, di gioire di questa nostra odierna, straordinaria solennità di timbro pasquale.

Quando consacriamo un tempio al Dio vivente, entriamo nel mistero della Pasqua di Cristo. Cristo stesso, infatti, crocifisso e risorto, è la pietra angolare: “In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2, 21-22).

Portavi nel cuore una tale immagine della futura chiesa a Mistrzejowice, caro don Giuseppe: l’immagine formata dalla viva fede. E con una tale immagine sei andato via da questo mondo, contando appena 39 anni: lavoratore di Dio, sacerdote di Gesù Cristo, consumato fino in fondo.

3. Oggi il vostro Vescovo di un tempo, già Metropolita di Cracovia - e dal 1978, per inscrutabile decreto della Divina Provvidenza, Vescovo di Roma - consacra questa chiesa. Ne compie la consacrazione.

E ciò accade durante il mio pellegrinaggio in Polonia. Mi porta in Patria il Giubileo di Jasna Gora, dovuto ai sei secoli della presenza della Genitrice di Dio nella sua Effigie, amata da tutti i polacchi.

Ciò accade insieme nel primo anno dopo l’elevazione sugli altari di san Massimiliano Maria, martire di Oswiecim, nostro connazionale.

È giusto, sotto ogni punto di vista, che io, nell’itinerario di questo pellegrinaggio mi trovi anche a Mistrzejowice. Questa chiesa che sto per consacrare, la parrocchia che essa deve servire, sono nate sotto una particolare ispirazione del Padre Massimiliano, poco dopo la sua beatificazione, la quale, come ricordiamo, ebbe luogo nell’ottobre del 1971. Don Giuseppe Kurzeja, assumendo qui il suo difficile compito, il suo eroico compito, si affidò sin dai primi giorni a san Massimiliano, allora ancora beato. Si è affidato a colui che aveva affidato se stesso, senza limiti, all’Immacolata.

Ricordo i primi inizi di questa difficile opera, umanamente rischiosa: comprendevano la saletta per la catechesi e, ad essa aggiunta, una tettoia per l’altare. Ho celebrato su questo altare la prima Messa di mezzanotte di Natale a Mistrzejowice nel 1971. Nella saletta venivano i bambini e la gioventù per la catechesi; accanto all’altare, sotto il cielo aperto, si radunavano - in condizioni meteorologiche molto diverse - i parrocchiani del quartiere Mistrzejowice, che stava sviluppandosi sempre più.

L’ispirazione di San Massimiliano perdurava. La sua intercessione apriva la strada alla difficile impresa. Questa impresa sembrava essere minacciata più di una volta. Infine, tuttavia, esprimemmo grazie alle autorità di Cracovia, quando rilasciarono a suo tempo il permesso di costruire sul luogo, in cui ora ci troviamo.

4. Oggi è giunto il giorno della consacrazione della chiesa a Mistrzejowice, a Cracovia-Nowa Huta: la chiesa di san Massimiliano Maria Kolbe, primo tra i Santi polacchi che già appartiene al secondo millennio della storia nazionale.

Oggi verranno consacrate le mura di questo moderno edificio; l’altare verrà unto con il santo crisma. Oggi, anche in questa nuova sacra superficie della chiesa a Mistrzejowice, entra Simon Pietro per fare la stessa confessione, che fece vicino a Cesarea di Filippo, rispondendo alla domanda: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Una tale domanda aveva posta Gesù di Nazaret, e Simon Pietro rispose: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16).

Su questa confessione poggia la Chiesa come su una pietra. Perciò, a sua volta, Gesù di Nazaret disse a Simone: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18). Sulla confessione di Simon Pietro poggia tutta la Chiesa. La Chiesa universale di Gesù Cristo confessa che egli è il Figlio del Dio vivente. Su questa confessione si basa ogni Chiesa. Su questa confessione si basa anche la vostra Parrocchia a Mistrzejowice, che è una piccola parte viva della Chiesa universale, appartenente all’arcidiocesi di Cracovia.

Che cosa è dunque questo tempio, che oggi dedichiamo e consacriamo? È una superficie, una superficie sacra, nella quale incessantemente risuona la confessione di Simon Pietro, ripetuta da migliaia di labbra e di cuori.

5. Oggi la Liturgia canta il solenne Salmo, che rispecchia la gioia e la fede del Popolo di Dio, la gioia e la fede della Parrocchia quando attraversa le soglie della casa di Dio: “Quale gioia quando mi dissero: / “Andremo alla casa del Signore!”. / E ora i nostri piedi si fermano / alle tue porte, Gerusalemme!” (Sal 122, 1-2).

Sì, cari fratelli e sorelle! I vostri piedi si fermano alle soglie della nuova chiesa. Entrate attraverso le sue porte. Oggi in modo particolarmente solenne. E così entrerete - Dio lo conceda - di generazione in generazione. Bisogna che queste generazioni sappiano come avete iniziato ad andare verso questa chiesa, quando essa ancora esisteva. “Coloro che costruiscono le chiese visibili a Dio - dice Pietro Skarga - prima hanno costruito in sé una chiesa nel cuore” (P. Pietro Skarga, Omelie, vol. II, p. 369). Bisogna che siano conosciuti la vostra generosità e il vostro lavoro nella costruzione di questo tempio. Che siano ricordati coloro che l’hanno progettato e realizzato. Che siano ricordati i numerosi benefattori, che hanno contribuito a quest’opera. Bisogna che in questo ricordo abbiano il loro posto i sacerdoti, che hanno lavorato qui dall’inizio, prima al fianco di don Giuseppe di santa memoria, e poi del suo successore. Che in questo ricordo abbiano un loro posto le suore, specialmente le Piccole Ancelle della Immacolata Concezione.

È stata l’intera viva comunità del Popolo di Dio di Mistrzejowice, di Nowa Huta, a costruire qui il proprio futuro. E deve continuare a costruirlo. La giornata odierna non è il giorno della fine, ma il giorno dell’inizio.

La confessione di Simon Pietro deve qui diventare, per ognuno e per tutti, lievito di vita. Di vita divina e insieme pienamente umana.

6. La Nowa Huta guarda l’Antica Cracovia e impara la storia dell’uomo, che da secoli vive in terra polacca, vicino alla Vistola: dell’uomo, del cristiano, del confessore di Cristo. Nowa Huta guarda la Cracovia regale, e aggiunge alla sua storia un nuovo capitolo. Alle molte parrocchie di Cracovia, sorte da diversi secoli e in diverse date del nostro secolo, se ne aggiunge un’altra ancora. Ogni parrocchia è la comunità del Popolo di Dio, nella quale si attua in modo sistematico l’opera dell’evangelizzazione. Mediante tale opera viene deposta nelle mani della parrocchia la questione del Regno dei cieli: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli” (Mt 16, 19), dice Cristo a Pietro. Queste “chiavi” raggiungono ogni parrocchia, e per questo tramite si devono aprire le porte del “secolo futuro” agli uomini di ogni generazione.

Al tempo stesso, l’opera dell’evangelizzazione che si attua nella parrocchia, passa attraverso i cuori di uomini vivi. Questi uomini, qui, a Mistrzejowice, a Nowa Huta, costituiscono la nuova generazione, che è cresciuta nel raggio degli altiforni. La generazione che, giorno per giorno, cresce dal grande e pesante lavoro industriale. Il grano del Vangelo cade nel terreno di questo lavoro. E poiché il Vangelo è la Buona Novella della chiamata dell’uomo alla suprema dignità di figlio adottivo di Dio, perciò, anche l’opera di evangelizzazione nella parrocchia di Nowa Huta deve essere in modo particolare saldata con la grande questione della dignità del lavoro. Della dignità umana e cristiana.

A questo compito la parrocchia dedicata a san Massimiliano dovrà servire con perseveranza.

7. Miei cari fratelli e sorelle! Uomini del lavoro! Desidero oggi ringraziarvi dal profondo del cuore per questa chiesa dedicata al Santo Massimiliano e per tutte le chiese a Nowa Huta! Esse sono cresciute qui sullo sfondo degli altiforni e camini delle fabbriche grazie alla vostra fede e grazie alla vostra solidarietà cristiana!

Desidero in questa nuova chiesa a Mistrzejowice, che mi sarà dato oggi di consacrare, consegnare nelle vostre mani il Vangelo di Cristo sul lavoro. Esso sia la Buona Novella della vostra vita. Mediante voi, diventi la Buona Novella per il mondo contemporaneo. Cristo ha consegnato il Vangelo nelle mani e nel cuore dei pescatori del lago di Genesaret, e oggi bisogna metterlo nelle vostre mani e nei vostri cuori affinché sia predicato “a ogni creatura” (Mc 16, 15). Affinché l’uomo dell’industria, l’uomo della contemporanea civiltà tecnica trovi in esso se stesso, la sua dignità, i suoi diritti. Affinché grazie ad esso “abbia la vita” e “l’abbia in abbondanza” (Gv 10, 10).

Permettete che riporti ancora le parole, che nel mese di giugno dell’anno scorso ho pronunciato, a Ginevra, alla Conferenza internazionale del lavoro: “Il legame tra il lavoro e il senso stesso dell’esistenza umana testimonia sempre il fatto che l’uomo non è stato alienato dal lavoro, non ne è stato asservito. Tutto al contrario, esso conferma che il lavoro è diventato l’alleato della sua umanità, che lo aiuta a vivere nella verità e nella libertà: nella libertà costruita sulla verità, che gli permette di condurre in pienezza una vita più degna dell’uomo (Giovanni Paolo II, Allocutio Genavae ad eos qui LXVIII conventui Conferentiae ab omnibus nationibus de humano labore interfuere habita, 7, 15 giugno 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/2 [1982] 2259).

8. Durante questo Anno della Redenzione desidero infine salutare in Gesù Cristo - da quest’unica parrocchia di Mistrzejowice - tutte le parrocchie a Nowa Huta, a Cracovia e in tutta la Polonia.

Desidero augurare a tutte che l’opera di penitenza e di riconciliazione - che il tempo del Giubileo straordinario di quest’anno deve esprimere in modo particolare - si sviluppi in esse organicamente e maturi fruttuosamente. Tutte, infatti, sono edificate “sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2, 20).

A tutte le parrocchie a Nowa Huta, a Cracovia e in tutta la Polonia, trasmetto, per mezzo della Madre della Chiesa, la benedizione della pace e il santo bacio della carità. Amen.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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