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VISITA ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN GIORGIO MARTIRE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

IV Domenica di Avvento, 18 dicembre 1983

 

1. “Chi salirà il monte del Signore / chi starà nel suo luogo santo? / Chi ha mani innocenti e cuore puro . . .” (Sal 23, 3-4).

Carissimi fratelli e sorelle, la liturgia dell’odierna domenica, quarta e ultima d’Avvento, insiste sul tema della vicinanza, richiamando l’arrivo imminente di Colui che deve venire e tracciando contemporaneamente le caratteristiche di chi, a motivo di questa venuta, s’avvicina a sua volta a Dio.

Fin dalle prime battute il salmo responsoriale ci riporta in alto, a Colui che è Signore della terra, di quanto in essa è contenuto, dell’universo e dei suoi abitanti. Dio ha creato tutto per farne dono all’uomo, perché questi, attraverso la contemplazione del creato, possa riconoscerlo e avvicinarsi a lui.

Secondo l’espressione del Salmista, Dio, poiché trascende tutto l’universo materiale, sta “al di sopra” del mondo; e così l’avvicinamento a lui è presentato come un “salire”. Ma questo non è uno spostamento materiale nello spazio, ma un’apertura, un orientamento dello spirito; un’attività “santa”, propria dei cercatori di Dio, “la generazione che cerca il volto del Dio di Giacobbe”.

La liturgia ci fa vedere oggi, concretamente, le due figure alle quali è stato dato di avvicinarsi maggiormente a Colui che doveva venire: Maria e Giuseppe. Sono le due persone culminanti del tempo di Avvento, poste sulla tappa del più grande avvicinamento di Dio stesso.

2. La figura di Maria, nella presente liturgia, delineata in due brani della Scrittura: come prefigurazione, nel Vecchio Testamento, col testo d’Isaia (Is 7, 10-14); come attuazione, nel Nuovo, col testo di Matteo (Mt 1, 18-24).

I libri del Vecchio Testamento, descrivendoci la storia della salvezza, mettono passo passo - come osserva il Concilio (Lumen Gentium, 55) - sempre più chiaramente in evidenza la Madre del Redentore. Sotto questo fascio di luce essa viene già profeticamente abbozzata nell’immagine della Vergine che concepirà e partorirà un Figlio, il cui nome sarà Emmanuele, che vuol dire “Dio con noi”. È appena un’anticipazione, efficace a prefigurare un essere senza pari, predestinato da Dio, il quale, già parecchi secoli in anticipo, comincia a proiettare verso di noi alcuni tratti della sua grandezza.

Questo testo d’Isaia, nel corso dei secoli, è letto nella Chiesa e capito alla luce dell’ulteriore rivelazione. Ciò che nel Vecchio Testamento, con le sue aperture messianiche, era un inizio, nel Nuovo diventa chiarezza. San Matteo riconosce nelle parole di Isaia la donna che per opera dello Spirito Santo concepisce verginalmente, con l’esclusione dell’intervento dell’uomo.

Gesù è colui che salverà il popolo dai suoi peccati. E lei, Maria, è la madre di Gesù. Il Figlio di Dio “viene” nel suo seno per diventare uomo. Lei lo accoglie. Mai Dio si è avvicinato così all’essere umano come in questo caso di realizzazione di rapporto tra Figlio e Madre.

3. Al tempo stesso, Matteo ha cura di mettere in vista anche l’accoglienza consapevole e amorosa da parte di Giuseppe. Lui, lo sposo, che da solo non può darsi una spiegazione dell’evento nuovo che vedeva verificarsi sotto gli occhi, viene illuminato dall’intervento dell’Angelo del Signore sulla natura della maternità di Maria. “Colui che in lei è stato concepito è opera dello Spirito Santo”.

Così Giuseppe è messo al corrente dei fatti e chiamato a inserirsi nel salvifico disegno di Dio. Ora, lui sa chi è il Bambino che deve nascere e chi è la Madre. Secondo l’invito dell’Angelo, prese con sé la sua sposa, non la ripudiò. “Accogliendo” Maria, accoglie colui che in lei è stato concepito per opera mirabile di Dio, a cui nulla è impossibile.

Concentrandosi su questi due personaggi dell’Avvento, la liturgia ci conduce già sul terreno del Natale.

4. A questo punto noi siamo messi in ascolto della seconda lettura, tratta dalla lettera indirizzata dall’apostolo Paolo ai Romani. Essa suona proprio per noi, come se - anche oggi - fosse indirizzata a noi, abitanti della Roma moderna. L’apostolo Paolo proclama la venuta di Cristo proprio a Roma, alla nostra città: è la venuta mediante il Vangelo, “il Vangelo di Dio . . . riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti, Gesù Cristo. nostro Signore. Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia dell’apostolato” (Rm 1, 1-5).

5. Da quando l’apostolo Paolo ha scritto queste parole sono passati quasi duemila anni. Ma esse sono sempre attuali, e tuttora indirizzate ai Romani.

Non ci resta che metterci in atteggiamento di disponibilità ad accogliere Gesù Cristo per mezzo del Vangelo annunziato dalla Chiesa, così come lo accolsero i primi cristiani, i primi romani, la cui fede era conosciuta in tutto il mondo. Vogliamo accoglierlo, per usare l’espressione dell’apostolo, in tutta la verità della sua divinità e della sua Umanità.

Accogliamolo la notte di Betlemme nell’insieme del suo mistero pasquale. “Mediante la risurrezione dai morti” Cristo è stato “costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione”. Mediante il mistero pasquale si è pienamente rivelata la figliolanza divina di Colui che è nato la notte di Betlemme.

Accogliamo Gesù Cristo, Figlio di Dio, Colui che deve venire, e, accogliendolo, ci impegniamo a rassomigliare a Maria e a Giuseppe, che per primi l’hanno accolto mediante la fede nella potenza dello Spirito Santo. È in loro, infatti, che si manifesta la piena maturità dell’Avvento.

6. Tale maturità di vita cristiana e disponibilità aperta e generosa ad accogliere nella ricchezza della sua verità il Figlio di Dio, nato secondo la carne, desidero augurare oggi a tutti i fedeli di questa parrocchia, dedicata al martire san Giorgio, nata 25 anni fa e affidata allo zelo dei Padri Canossiani.

Sono lieto di trovarmi in mezzo a voi ad annunciare il messaggio liturgico della quarta domenica di Avvento, alla vigilia del Santo Natale. Rivolgo un cordiale e fervido saluto al parroco, padre Bruno Moràs, ai viceparroci, ai religiosi collaboratori, che fin dagli inizi hanno svolto il loro ministero nella zona, seguendone la crescita demografica ed ecclesiale.

Porgo il mio saluto anche alle comunità religiose femminili, che affiancano l’attività sacerdotale: le Suore del Verbo Incarnato, le Suore Canossiane; al Consiglio pastorale, già avviato nel suo cammino; al gruppo dei catechisti; ai Cursillos di Cristianità; al gruppo Scout; ai volenterosi impegnati nel settore del volontariato; alla Comunità di Sant’Egidio; ai ragazzi che, sotto la guida di un gruppo di genitori, animano i coetanei con le loro attività sportive.

Mi rivolgo complessivamente alle 2200 famiglie, che compongono la più grande famiglia della comunità parrocchiale: ai papà, mamme, bambini, bambine; agli ammalati di tutte le età. A tutti voglio dire che sono vicino ai vostri problemi, rendendomi conto delle difficoltà che incontrate nella vita quotidiana: nella famiglia, così insidiata dalla disoccupazione, dall’urgenza economica, dalla tentazione di fattori disgreganti; nel mondo giovanile, con la minaccia crescente della droga e della violenza; nel settore degli anziani, specie dei non autosufficienti, spesso abbandonati alla loro solitudine.

So che molto è stato fatto per impulso di solidarietà cristiana. Ma molto resta ancora da fare. A ciascuno di voi il mio incoraggiamento ad andare avanti.

7. Carissimi fratelli e sorelle. “Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia dell’apostolato”. In virtù del ministero apostolico, come successore di san Pietro e Vescovo di Roma, compio oggi il servizio pastorale nella vostra parrocchia. Auguro che questo servizio porti la Grazia del divino Avvento.

“Ecco la vergine concepirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele: Dio-con-noi” (Mt 1, 23). Che il Natale porti il compimento dell’Avvento in ciascuno di noi e in tutta la diletta Chiesa che è in Roma. L’Emmanuele, il Dio-noi, diventi la gioia e la speranza di tutti i cuori umani.


Ai bambini e agli anziani

Vengo a voi in questa IV domenica di Avvento, quando il Natale è ormai vicino. E io voglio portare a voi la gioia proprio di questo Natale che si avvicina. Il Natale del resto è una festa da sempre molto cara e assai vicina ai bambini perché Iddio si è fatto bambino nella grotta di Betlemme. È venuto su questa terra come viene ciascuno di noi. È nato da sua madre. Quando viene un bambino il padre e la madre diventano genitori e tutti insieme costituiscono una famiglia; quando nascono dei bambini si realizza la famiglia. E così Gesù venendo come figlio dell’uomo in questo mondo ha fatto di tutti noi uomini una famiglia, la famiglia di Dio. Ci ha donato il suo Padre, e avendo quel Padre celeste siamo una grande famiglia. E ci ha donato sua Madre, questa Madre così cara a tutti noi. Ecco, grazie a Gesù Bambino, siamo tutti una famiglia. Figlio di Dio è diventato figlio dell’uomo e così tutti gli uomini hanno avuto una famiglia. Nonostante tutti i contrasti, tutti gli odi e tutte le guerre del mondo, tutte le minacce del male noi rimaniamo questa famiglia perché una volta Cristo, Figlio di Dio, si è fatto uomo, è venuto come bambino a Betlemme e ci ha reso definitivamente famiglia di Dio. In nome di questo Gesù io vi saluto, giovanissimi, bambini di questa parrocchia, voi che costituite le famiglie di questa parrocchia, saluto con voi genitori e insegnanti. E saluto anche le suore, i vostri Pastori che vi conoscono bene perché vi guidano spiritualmente. Ma nello stesso momento mi è particolarmente gradito di salutare, mentre saluto voi più giovani, anche i più anziani di questa parrocchia, che si trovano qui vicino a voi. È una bella composizione quella che mostrate. In tante famiglie i giovanissimi, i bambini, si capiscono molto meglio proprio con i nonni, con gli anziani. Gli anziani cercano a loro volta di capire bene i bambini e cercano di far parte della loro educazione. Io vi saluto carissimi anziani e carissimi ammalati che state certamente nel cuore di questa parrocchia essendo più simili a Gesù sofferente, a Gesù Crocifisso. Voi portate la vostra croce e non solo la portate per voi ma la portate per noi tutti, la portate per gli altri perché la croce, la sofferenza ha un grande significato altruistico. Come Cristo ha sofferto per tutta l’umanità così chi soffre insieme a Cristo, soffre per gli altri e con la sua sofferenza edifica spiritualmente gli altri. Nella Messa che celebreremo tra poco voglio portare le vostre sofferenze come anche la vita di tutte le famiglie della parrocchia e la gioia di tutti i bambini e di tutti i giovani qui presenti. Vi auguro un Buon Natale.  

Ai laici  

Il lavoro pastorale dei laici è la continuazione dell’apostolato dei primi discepoli di Cristo, degli Apostoli stessi. Negli Apostoli Cristo ha inaugurato ogni forma di apostolato: quello gerarchico e quello laicale, quello cioè dei fedeli. Io vi auguro di svolgere sempre meglio questo vostro compito nella Chiesa, identificandovi con il vostro apostolato nelle diverse dimensioni della Chiesa, della vita personale, della famiglia, della scuola, del lavoro, dell’ambiente sociale. Queste dimensioni della vita sono aperte all’apostolato dei laici. Sostenete con la vostra generosità, col vostro impegno la comunità parrocchiale. Che sia, la vostra, una comunità viva, che porta il Vangelo e l’evangelizzazione, Cristo e spirito a tutti gli uomini.  

Al Consiglio pastorale  

La fede e l’esperienza cristiana sono fondamentali per aiutare a crescere nella comunità. Voi avete questa fede e questa esperienza e in più avete il consiglio dello Spirito e quindi potete aiutare la vostra comunità ad essere più matura come cristiana.  

Ai catechisti  

Restate e camminate sempre al fianco di quei giovani che preparate a diventare più maturi nel proprio cristianesimo, quelli che ricevono i Sacramenti, attraverso i quali cresce la nostra identità cristiana, nel senso carismatico, nel senso della grazia, della figliolanza divina; cresce la nostra somiglianza a Gesù Cristo. In questo cammino l’opera del catechista è molto importante. Direi che è essenziale e costitutiva. Allora non risparmiatevi, preparandovi anche a questo compito. Bisogna amare la Parola di Dio, bisogna amare profondamente il Vangelo, come bisogna amare anche la gioventù per trasmettere bene questo messaggio divino a un sempre maggior numero di uomini nuovi.  

Alle religiose  

Sappiamo bene, e lo confermano tanti Padri della Chiesa, che Maria era Madre di Gesù soprattutto nello spirito, che ha concepito e partorito nello Spirito Santo e questo era il nucleo stesso della sua maternità. E così quella maternità mariana spirituale può essere imitata, dalle “madri” consacrate, che vivono secondo le regole della vostra vocazione, nella povertà, nella castità e nell’obbedienza. Vi auguro di trovare questo Gesù che nasce in tanti cuori, ma soprattutto vi auguro che il vostro apostolato possa facilitare la nascita di Gesù in tanti cuori umani.  

Ai membri dei “Cursillos de Cristiandad”  

Vi auguro un grande amore per la Parola e un gran fascino per la grazia. Io penso che questi due amori debbano trovare espressione in noi. Dobbiamo essere affascinati dalla Parola di Dio e dalla grazia di Dio, dall’opera che egli fa nella nostra anima. Così possiamo far conoscere e portare anche agli altri questo nostro fascino, questo nostro amore. Così si è animatori, così come voi siete animatori in questa parrocchia. Gli animatori sono come il lievito che trasforma la massa. Così per analogia possiamo dire che la parrocchia è una massa che deve essere trasformata dal lievito dei molti suoi animatori. Vi auguro di compiere bene la vostra missione di frequentatori di “cursillos” e vi auguro di compiere bene anche la vostra missione in quanto famiglia. Ogni gruppo inserito nella comunità parrocchiale ha un suo significato specifico in relazione alla pastorale della parrocchia, alla sua missione nell’insieme della vita cristiana di questa parrocchia, all’apostolato. Per esempio nello sport: sappiamo bene come già san Paolo ha saputo fare dello sport un alleato prezioso per l’apostolato cristiano. Vi auguro che sappiate sempre meglio trovare la strada per far avvicinare gli altri, quelli che sono più lontani dalla parrocchia e dalla Chiesa”.  

Ai giovani

Il vostro collega mi ha riferito dei vostri problemi, delle vostre preoccupazioni. Problemi e preoccupazioni che sono certamente dei vostri Pastori e dei cristiani di tutta la vostra comunità. Quale può essere la mia risposta? Può essere una risposta breve e apostolica; è quella che una volta ha dato san Paolo: “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene”. Io penso che questo è il programma che dovete seguire. È un programma universale. Io penso che sia un programma completamente applicabile alla vostra situazione. È un programma cristiano, un programma per voi, per questa parrocchia, e specialmente per i giovani di questa parrocchia. I problemi di cui il vostro collega ha parlato non sono irrisolvibili se si affrontano con questo principio espresso da san Paolo. Se possiamo e vogliamo realizzare queste sue parole i problemi si risolveranno. Io vi auguro di essere protagonisti di questo sforzo comune di questa parrocchia che ha nella sua missione il compito di risolvere questi problemi; deve vincere il male con il bene. E vi auguro che la vostra generazione possa contribuire in larga misura a questa soluzione cristiana dei problemi sociali del vostro ambiente. La parrocchia è giovane grazie ai giovani. Siete dunque voi che fate giovane questa parrocchia; siete voi che fate, potrei dire, Cristo giovane in questa parrocchia. In questo senso vi auguro, carissimi giovani, Buon Natale! Questa è la festa dei giovani; questa è la festa in cui la Chiesa tutta ringiovanisce, si sente giovane. E sono soprattutto i giovani che partecipano a questo ringiovanimento della Chiesa vivendo profondamente il mistero umano e divino del Santo Natale”.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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