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SANTA MESSA PER LA XVII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Solennità di Maria Santissima Madre di Dio Basilica
di San Pietro - Domenica, 1° gennaio 1984
1. Ecco, ci troviamo alla soglia del nuovo anno 1984, e gridiamo: “Dio abbia
pietà di noi e ci benedica” (Sal 67, 2).
Così grida tutta la Chiesa nella
liturgia del primo giorno dell’anno nuovo, che è nello stesso tempo il giorno
dell’Ottava di Natale.
Mediante il mistero della nascita di Dio nel tempo,
mediante gli avvenimenti di Betlemme ci separiamo dall’anno “vecchio” ed
entriamo nell’anno “nuovo”. L’Ottava del Natale unisce, per così dire, queste
due sponde del tempo umano e dell’umana esistenza sulla terra. La Chiesa
desidera in questo modo mettere in evidenza il fatto che la nostra esistenza
sulla terra, nel mondo visibile, è collegata al Dio invisibile e che in lui “noi
viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17, 28).
Ancora di più: Dio è entrato nel
nostro tempo umano, perché, figlio della stessa sostanza del Padre, si è fatto
uomo per opera dello Spirito Santo ed è nato nella notte di Betlemme dalla
Vergine Maria. Da quel momento il nostro tempo umano e diventato il tempo suo; è
quindi riempito non solo dalla storia dell’uomo e dell’umanità, ma è riempito,
altresì, dal mistero salvifico della Redenzione, che appunto opera in questa
storia umana.
2. Oggi, nell’ultimo giorno fra l’Ottava di Natale, l’attenzione
della Chiesa - piena della più alta venerazione ed amore - si concentra sulla
maternità della Genitrice di Dio (“Theolokos”), cioè di colei che ha dato al
figlio di Dio la natura umana e la vita umana.
È la solennità di Maria
santissima, Madre di Dio. È grazie a lei che pronunciamo oggi il nome di Gesù,
perché in questo giorno è stato dato tale nome al figlio di Maria.
Per lei pure
e insieme con lei noi gridiamo in questo nome all’inizio del nuovo anno: “Dio
abbia pietà di noi e ci benedica!”. Noi desideriamo con questo grido, in unione
con la Genitrice di Dio, implorare ogni bene per la grande famiglia umana, e
prevenire il male, ogni male. Gridiamo, quindi, nel nome di Gesù, che significa
“Salvatore”, e gridiamo in unione con la Madre, che la Tradizione della Chiesa
chiama “l’Onnipotenza implorante” (“Omnipotentia supplex”).
Gridiamo così nel periodo del Giubileo straordinario, mentre continua a
svolgersi nella Chiesa l’Anno della Redenzione e della Grazia, che ha avuto
inizio nel giorno dell’Annunciazione dell’anno scorso.
3. La maternità si spiega sempre in
relazione alla paternità.
I genitori, il padre e la madre, danno inizio a una
nuova vita umana sulla terra, collaborando con la potenza creatrice di Dio
stesso.
La maternità di Maria è verginale. Per opera dello Spirito Santo ella ha
concepito e ha dato al mondo il Figlio di Dio, “non conoscendo uomo”.
San Paolo
spiega questo mistero della maternità divina di Maria facendo riferimento
all’eterna paternità di Dio:
“Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il
suo figlio, nato da donna” (Gal 4, 4).
La maternità verginale della Genitrice di
Dio è il corrispettivo dell’eterna paternità di Dio. Essa si trova, in un certo
senso, lungo la via della missione del Figlio, che dal Padre viene all’umanità
mediante la Madre. La maternità di Maria apre questa via, apre la via di Dio
all’umanità. È, in un certo senso, il punto culminante di questa via.
Si sa che
la via di questa missione - una volta aperta nella storia dell’uomo - permane
sempre. Essa consente sempre, attraverso la storia dell’umanità, la missione
salvifica del Figlio di Dio: la missione, che si consuma con la croce e la
risurrezione. E insieme con la missione del Figlio permane nella storia
dell’umanità la maternità salvifica della sua Madre terrena: Maria di Nazaret.
Veneriamo questa maternità del primo giorno del nuovo anno. Infatti, desideriamo
che su questa nuova tappa del tempo umano, Maria apra a Cristo la via
all’umanità, così come la aprì nella notte della nascita di Dio.
4. Nel mistero
della solennità di oggi è racchiuso il seguente appello per tutti gli uomini:
Guardate, ecco in Gesù Cristo tutti abbiamo ricevuto il Padre.
Cristo nella sua
nascita terrena ci ha portato la stessa divina paternità: egli l’ha indirizzata
a tutti gli uomini e l’ha data a tutti come un dono irrinunciabile.
Di questa
paternità di Dio nei confronti di tutti noi rende testimonianza particolarmente
eloquente la maternità della Vergine Genitrice di Dio.
La paternità di Dio dice
a tutti noi - uomini - che siamo fratelli.
La maternità di Maria per l’umanità
intera aggiunge a ciò un particolare tratto di familiarità.
Noi abbiamo diritto
di pensare e di parlare di noi considerandoci come “la famiglia umana”. Noi
siamo tutti fratelli e sorelle in questa famiglia.
Non dice forse chiaramente
tutto questo l’Apostolo nell’odierna liturgia?
- “Dio mandò il suo figlio, nato
da donna . . ., perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4-5);
“Dio ha mandato
nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre” (Gal 4, 6);
“Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà
di Dio” (Gal 4, 7).
Questa figliolanza adottiva di Dio è la grande eredità
lasciataci dalla nascita di Dio. È la realtà della Grazia della Redenzione.
Nello stesso tempo, essa è un fondamentale e centrale punto di riferimento per
l’intera umanità, per tutti gli uomini, se è vero che dobbiamo pensare e parlare
dell’universale fratellanza degli uomini e dei popoli.
5. E qual è la realtà che
troviamo sul nostro grande pianeta nel giorno del 1° gennaio dell’anno 1984? Non
è forse essa in profondo contrasto con la verità circa l’universale fratellanza
degli uomini e dei popoli?
Il mondo d’oggi è sempre più segnato da contrasti,
irretito da tensioni, che si manifestano in modo lacerante, e a direzioni
incrociate, nei rapporti tra Est e Ovest e tra Nord e Sud.
Le relazioni tra Est
e Ovest sono giunte a un contrapporsi radicale di posizioni, con l’interruzione
- che tutti speriamo temporanea e la più breve possibile - dei negoziati sulle
riduzioni degli armamenti nucleari e convenzionali. Intanto, la diffidenza
reciproca moltiplica i nefasti effetti delle lotte ideologiche ed esaspera i già
gravi conflitti locali, da cui varie Nazioni, alcune delle quali molto piccole,
sono quotidianamente insanguinate.
Nell’altra direzione tra Nord e Sud, il
fossato che separa i Paesi ricchi dai Paesi poveri, già grave da molti anni, si
è ulteriormente allargato con la recente crisi economica. Secondo gli esperti, a
un rallentamento dell’uno per cento nell’espansione economica delle Nazioni più
industrializzate corrisponderebbe un impoverimento, almeno dell’uno e mezzo per
cento, nei Paesi in via di sviluppo. L’indebitamento di questi, che ha raggiunto
dimensioni catastrofiche, dà la misura del divaricante peggioramento di tali
contrasti economici. Ma l’aspetto più preoccupante è rappresentato dai contrasti
che ne derivano nella situazione dell’uomo. Nei Paesi ricchi migliorano la
salute e l’alimentazione, in quelli poveri mancano invece i mezzi alimentari di
sopravvivenza e imperversa la mortalità, specialmente infantile. Secondo i dati
dell’Unicef ogni giorno morirebbero nel Terzo Mondo quarantamila bambini di età
inferiore ad un anno, mentre la Fao valuta che ogni giorno più di quindicimila
persone verrebbero meno per fame o scarsa nutrizione.
La minaccia della
catastrofe nucleare e la piaga della fame si affacciano agghiaccianti
all’orizzonte come i fatali cavalieri dell’Apocalisse: frutto, l’una e l’altra,
di complessi fenomeni di ordine economico, politico, ideologico e morale che, in
radice, costituiscono altrettante fonti di violenza costantemente interagenti.
6. Quali sono - ci domandiamo - le cause profonde di questi fenomeni?
E perché
il livello delle minacce e delle piaghe non diminuisce, ma cresce?
L’umanità si
pone queste domande con inquietudine sempre più grande. Gli esperti dei diversi
rami del sapere tentano di spiegare i meccanismi specifici che vi influiscono in
forma diretta o indiretta. Tuttavia, al fondo delle varie cause e dei complessi
meccanismi, che accompagnano i processi dello sviluppo e della civiltà
contemporanea, non si trova una causa fondamentale e ultima?
E tale causa
fondamentale non è forse rappresentata dal fatto che si sta perdendo la
coscienza della radicale fratellanza degli uomini e dei popoli?
Siamo tutti
fratelli. Questa fratellanza è legata alla comune figliolanza. Siamo fratelli
perché siamo figli. Mediante la figliolanza essa è legata alla paternità di Dio
stesso. Siamo figli perché abbiamo un padre.
Quanto più perdiamo, o cerchiamo di
eliminare, la consapevolezza di questa paternità, tanto più noi cessiamo di
essere fratelli, e - di conseguenza - tanto più si allontanano da noi la
giustizia, la pace, e l’amore sociale.
7. Il messaggio di quest’anno per la
Giornata mondiale della pace porta come titolo: “La pace nasce da un cuore
nuovo”.
Con questo messaggio la Sede Apostolica aggiunge la sua parola a tutti
quegli sforzi - a volte disperati - che sono compiuti dagli uomini di buona
volontà in tutto il mondo, nonché dalle varie istanze nazionali e internazionali
per assicurare la pace nel mondo contemporaneo.
Desideriamo oggi sviluppare fino
in fondo, in un certo senso, il contenuto di questo messaggio, attingendo a
quella luce che il Natale porta all’umanità.
Così dunque, nel corso di questo
santo Sacrificio di Gesù Cristo e della Chiesa, gridiamo a Dio e, al tempo
stesso, a tutti gli uomini, pregando:
una rinnovata efficacia dell’universale
fratellanza nei cuori di tutti gli uomini;
una rinnovata efficacia della
presenza del Padre nelle varie dimensioni della vita e della convivenza.
Solo in
un cuore nuovo questa forza può generare una pace sicura sulla terra.
Con tutta
umiltà e fiducia noi affidiamo alla Madre di Cristo il bene di tale pace.
Sì.
Noi uniamo la speranza della pace, della giustizia e dell’amore in terra alla
maternità di Maria, la Genitrice di Dio!
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Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana
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