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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA MARIA IN PORTICO IN
CAMPITELLI
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 29 aprile 1984
1. “Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in
esso” (Sal 118, 24).
Cristo è risorto e anche noi, risorti con lui nel Battesimo, siamo invitati a
vivere tale risurrezione in ogni momento della nostra esistenza cristiana. Ecco
la nostra Pasqua: vivere con Cristo vincitore della morte e del peccato.
Esultiamo dunque e ringraziamo per la vita nuova ricevuta, la cui sorgente ci è
stata aperta dalla risurrezione di Cristo, come afferma san Pietro nella lettura
odierna: “Dio . . . ci ha rigenerati mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai
morti” (1 Pt 1, 5).
Pasqua è la festa delle feste, il giorno per eccellenza di Cristo Signore;
“rallegriamoci ed esultiamo in esso”, tutti noi presenti in questa chiesa di
Santa Maria in Portico in Campitelli, quanti sono membri della parrocchia e
quanti sono venuti per partecipare a questo incontro pasquale tra il Vescovo di
Roma e una porzione dei suoi fedeli.
Nella luce della risurrezione e nell’intensa gioia del giorno del Signore,
desidero rivolgere il mio saluto anzitutto al cardinale vicario e al vescovo di
zona, monsignor Filippo Giannini, miei collaboratori nel ministero pastorale
della diocesi romana e poi al vostro parroco, padre Vincenzo Molinaro, e ai suoi
confratelli che con tanto zelo si dedicano al bene delle vostre anime. La
parrocchia di Santa Maria in Campitelli è affidata da più di tre secoli ai
Chierici regolari della Madre di Dio, fondati da san Giovanni Leonardi, i quali
hanno la loro Curia generalizia nei pressi della chiesa. Desidero rivolgere
quindi un beneaugurante saluto al padre Aniello Napoli, generale dell’Ordine, al
padre Lucio Migliaccio, procuratore generale e a tutti i membri del Consiglio.
Il mio pensiero di compiacimento si dirige inoltre ai religiosi e alle religiose
che, con la loro presenza operosa, offrono una edificante testimonianza
nell’ambito del territorio parrocchiale, tanto ricco di chiese e istituti. Mi è
caro raggiungere poi con voti di ogni bene le famiglie e ciascuno dei duemila
fedeli della parrocchia, come pure i singoli gruppi di animazione, di
testimonianza e di assistenza cristiana che in essa operano. Infine, rivolgo un
pensiero speciale di augurio, nel nome di Cristo risorto, ai genitori, ai
giovani e alle giovani, ai bambini e alle bambine, agli anziani e agli ammalati.
Lo ripeto a tutti con insistenza e affetto: “Questo è il giorno fatto dal
Signore; rallegriamoci ed esultiamo in esso”.
2. Il brano evangelico di oggi, tratto dal Vangelo di san Giovanni, ci conduce
nel luogo dove, “la sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato” (Gv
20, 18) - il giorno cioè della risurrezione del Signore - si trovavano riuniti
gli apostoli “per timore dei Giudei”. Siamo condotti nel Cenacolo, da dove
Cristo ha mosso i suoi passi per andare incontro alla morte. In quello stesso
luogo, egli ritorna risorto, dopo la vittoria sulla morte.
Nell’imminenza dell’immolazione suprema, Gesù anticipò misticamente nel Cenacolo
il sacrificio della croce, istituendo il sacramento dell’Eucaristia e donando
agli apostoli il potere di rinnovare in futuro la sua offerta divina. Nel
Cenacolo Gesù, nel vespero di quel giorno “dopo il sabato”, costituì gli
apostoli testimoni della sua risurrezione. Questa testimonianza acquisterà una
particolare eloquenza nell’incontro di “otto giorni dopo”, mediante la celebre
confessione di fede dell’apostolo Tommaso: “Mio Signore e mio Dio” (Gv
20, 28).
È quindi dal Cenacolo che si eleva quel grido di fede che durerà per tutto il
futuro della Chiesa: “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua
risurrezione . . .”.
3. A somiglianza di quel luogo, il Cenacolo, che assurge a valore emblematico di
primo modello, nascono i luoghi nuovi di riunione per i credenti in Cristo,
sorgono le prime chiese domestiche.
Infatti, durante la prima lettura tratta dagli Atti degli apostoli, abbiamo
ascoltato che “ogni giorno, tutti insieme . . . spezzavano il pane a casa” (At
2, 46).
“A casa”, nelle case private, i membri della comunità primitiva si raccoglievano
per fare memoria dell’evento pasquale, della morte e risurrezione del Signore,
spezzando in fraterna comunione il pane del convito eucaristico. Quelle case si
ricollegano tutte col Cenacolo. In esso Gesù si era reso presente, in maniera
personale e fisica, sia prima della passione, sia dopo la risurrezione,
istruendo i suoi apostoli sul significato delle Scritture, in particolare di
quelle riguardanti gli eventi supremi della vita del Cristo, e spezzando con
essi il pane eucaristico. Gli apostoli, da parte loro, hanno compiuto nel
Cenacolo la propria esperienza della risurrezione del Signore, divenendone i
testimoni oculari. Essi, nel Cenacolo, lo hanno visto risorto con i propri
occhi, lo hanno udito, lo hanno contemplato e lo hanno toccato con le proprie
mani (cf. 1 Gv 1, 1).
Nei nuovi luoghi, nelle case di preghiera dei primi cristiani, Gesù è presente
sacramentalmente sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, e la fede
della comunità in lui, Redentore e Signore, continua l’esperienza pasquale degli
apostoli. Incomincia così a realizzarsi la beatitudine annunziata da Gesù a
Tommaso: “Perché mi hai veduto, hai creduto, beati quelli che pur non avendo
visto, crederanno” (Gv 20, 29). I primi cristiani divengono così
annunciatori e testimoni della risurrezione, in virtù della loro fede, dono
dello Spirito Santo e basata sulla testimonianza degli apostoli.
4. Sul modello del Cenacolo e delle prime chiese domestiche, sorgono durante i
secoli successivi le pievi campestri, sorgono le grandi cattedrali del Medioevo
e sorgono oggi per noi le Chiese che esprimono in uno stile moderno la
sensibilità religiosa della generazione presente. Non sono più “case private”,
ma luoghi nuovi esplicitamente deputati alla celebrazione dei divini misteri, in
cui le comunità sempre nuove dei testimoni e dei confessori del Crocifisso e del
Risorto si raccolgono per incontrarsi con lui, per ascoltare l’annuncio del
messaggio della salvezza e per ricevere il dono del suo corpo “offerto in
sacrificio” e del suo sangue “versato in remissione dei peccati”.
Anche la vostra parrocchia è sorta per questo motivo, quello cioè di riunire
insieme una porzione di fedeli in Cristo, decisi ad “annunciare le grandi opere
del Signore che li ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt
2, 9). Oggi, domenica nell’ottava di Pasqua, nella vostra parrocchia
“rivive” in modo particolare la tradizione apostolica circa la risurrezione di
Cristo. Quella tradizione ha inizio nella città eterna con la missione e la
testimonianza degli apostoli Pietro e Paolo; si prolunga in modo eroico con la
testimonianza dei martiri, tuttora eloquente e memorabile nei vicini luoghi del
loro sacrificio; è attestata lungo i secoli in modo speciale dai santi, tra cui
dobbiamo ricordare specialmente santa Francesca Romana, che visse per molti anni
nel territorio di questa parrocchia, nel monastero di Tor de’ Specchi, dove
raggiunse la santità con l’esercizio eroico delle virtù cristiane, meritando di
essere invocata anche come patrona della città di Roma: “Advocata urbis”.
Voi sapete che, in questi giorni, il suo corpo è stato trasferito dalla chiesa
di Santa Maria Nova al Foro romano in quel monastero dove vivono le sue figlie
desiderose di onorarla con speciale solennità in questo anno, in cui ricorre il
sesto centenario della sua nascita. Nel mistero della comunione dei santi, santa
Francesca “vive” oggi in questa vostra comunità e vi illumina e incoraggia ad
essere anche voi, ognuno di voi, nella propria famiglia e nel proprio posto di
lavoro, testimoni della risurrezione di Cristo, vivendo, specialmente ogni
domenica e solennità religiosa, l’esperienza pasquale del Cenacolo. Credere che
Gesù è risorto significa anzitutto accettare tutto il suo messaggio di salvezza,
perché la sua risurrezione è la garanzia ultima e definitiva della sua divinità
e quindi della sua veracità: “Io sono la verità” (Gv 14, 6) - disse
infatti Gesù - “Io sono venuto in questo mondo per rendere testimonianza alla
verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce” (Gv 18, 37).
5. Riferendomi alla vostra parrocchia come viva comunità cristiana - comunità
animata dall’unica fede, raccolta insieme in preghiera e diretta ad esprimere
nelle opere l’unico amore - vi esorto ad approfondire sempre più la conoscenza
della verità cristiana, mediante l’istruzione catechetica; a curare gli incontri
liturgici, con assidua frequenza alla santa messa e la partecipazione
all’Eucaristia; a rendervi generosamente disponibili sia per le necessità
organizzative della parrocchia, sia per l’aiuto concreto alle persone sofferenti
e bisognose; a vivere sempre in grazia di Dio, come si addice a “risorti” in
Cristo.
Nel mese di maggio ormai alle porte, dedicato alla Vergine santissima, avrete
un’ottima occasione per approfondire quell’ispirazione mariana che ha sempre
contraddistinto la vostra comunità parrocchiale. La chiesa di Santa Maria in
Campitelli è sorta in una prospettiva tutta mariana: il Papa Alessandro VIl
volle innalzare un tempio alla venerata immagine della Madonna già da secoli
venerata dai romani come Porto della romana sicurezza: “Romanae portus
securitatis”. Sotto questo titolo, la Vergine santissima fu spesso invocata dai
romani nei momenti di pubblica calamità e i sommi Pontefici ne raccomandarono il
culto anche con visite personali ripetutesi molte volte fino al mio venerato
predecessore Pio IX.
Cari fedeli di Santa Maria in Campitelli, onorate con zelo questa secolare
tradizione mariana.
6. Questo “è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso”.
Come Vescovo di Roma, mi rallegro di essere in mezzo a voi e di partecipare alla
gioia pasquale della vostra parrocchia. Desidero che in essa rimanga sempre viva
la tradizione del Cenacolo di Gerusalemme: la presenza salvifica di Gesù
risorto, il quale reca per sempre nel suo corpo glorificato i segni del
sacrificio della croce.
Questa presenza del Risorto nella mensa della divina parola, nella celebrazione
del Sacrificio eucaristico e in tutti i sacramenti, sia per molti la fonte di
una vita rinnovata nel bene, di una trasformazione profonda simile a quella che
fece esclamare a san Tommaso - vinte ormai le tenebre dell’incredulità - : “Mio
Signore e mio Dio”. Siate voi tra quei beati che “pur non avendo visto,
crederanno” (Gv 20, 29).
Da questo luogo sacro, da questa amata chiesa di Santa Maria in Portico in
Campitelli, si elevi costantemente il grido che ha sorgente e fondamento nel
Cenacolo:
“Annunziamo la tua morte, o Signore, / proclamiamo la tua risurrezione, /
nell’attesa della tua venuta”.
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Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana
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