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VIAGGIO APOSTOLICO IN COREA, PAPUA NUOVA GUINEA,
ISOLE SALOMONE E THAILANDIA

INAUGURAZIONE DELLA CONFERENZA PASTORALE COREANA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

"Maria Hall", Collegio medico cattolico
Seoul - Domenica, 6 maggio 1984

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

“Andate dunque, fate diventare miei discepoli tutte le nazioni” (Mt 28, 19). Quest’ultimo comando del Cristo risorto, nell’inviare gli apostoli ai confini della terra per annunciare la buona novella, è la vera ragione per cui ci troviamo qui oggi riuniti.

Celebrando con gioia e gratitudine il bicentenario della fede cristiana nella vostra amata terra, avete deciso, con la grazia di Dio, di portare “una luce a questo Paese”. In questa Conferenza pastorale nazionale volete pregare e cercare insieme in stretta collaborazione con i vostri vescovi e in unione con la Chiesa universale dei modi per fare di questa decisione una realtà viva.

1. Gesù Cristo, che vi affida questa missione, non fu solo il primo e il più grande evangelizzatore ma fu egli stesso la buona novella di Dio (cf. Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 7). E al fine di conoscere qual è il vostro mandato e come eseguirlo, dovete quindi rivolgervi a lui. Gesù disse: “Devo predicare la buona novella del regno di Dio . . . perché per questo sono stato mandato” (Lc 4,43). Da quel momento Gesù incominciò a predicare, dicendo: “Cambiate vita, perché il regno di Dio e vicino” (Mt 4, 17). Ma cos’era in effetti questo regno? Secondo le stesse parole di Gesù, questo messaggio di speranza e di salvezza si traduce nelle beatitudini:

“Beati quelli che sono poveri di fronte a Dio . . .

Beati quelli che sono nella tristezza . . .

Beati quelli che non sono violenti . . .

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia . . .

Beati quelli che hanno compassione degli altri . . .

Beati quelli che sono puri di cuore . . .

Beati quelli che diffondono la pace . . .

Beati quelli che sono perseguitati per aver fatto la volontà di Dio . . .

Beati siete voi quando vi insultano e vi perseguitano, quando dicono falsità e calunnie contro di voi per il fatto che siete miei discepoli” (Mt 5, 3-11).

Cristo non solo predica queste cose. Con la sua vita, la sua morte e risurrezione, è egli stesso la buona novella di salvezza (cf. Mc 1, 1; Rm 1, 3). Egli è “la via, la verità, la vita” (Gv 14, 6). Da qui il Concilio Vaticano II ha tratto una conclusione che ci riguarda tutti. “Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo la Chiesa deve percorrere lo stesso sentiero che ha percorso Cristo: il sentiero della povertà, dell’obbedienza del servizio e del sacrificio di se stesso fino alla morte, sulla quale egli riportò la vittoria con la risurrezione. Perché così tutti gli apostoli camminassero nella speranza” (Ad  Gentes, 5).

I primi cristiani non avevano né ricchezze, né prestigio, né potere e nemmeno chiese. Ma come Gesù stesso, e poiché erano ripieni dello Spirito, testimoniavano la buona novella con la loro vita, inducendo le moltitudini alla conversione (cf. At 2, 42ss.).

2. E che cosa dire dei vostri santi antenati? Anch’essi credettero fermamente e vissero le beatitudini. Resero visibile e credibile la presenza di Gesù con la loro vita. Solo questa testimonianza di vita, sostenuta da una grande carità e da zelo evangelico, può spiegare come la Chiesa ha potuto crescere anche sotto la più crudele persecuzione.

Oggi vi chiedete come testimoniare a vostra volta la buona novella del regno di Dio. È ben noto che la Chiesa in Corea è oggi in sviluppo. Si stanno facendo grandi cose. Per questo dobbiamo innalzare i cuori a Dio in gioioso ringraziamento. Ma molti interrogativi vi stanno di fronte: come vivere, in comunità ecclesiale, le beatitudini nelle attuali circostanze della vostra vita familiare, sociale e nazionale? Cosa fare per crescere, non solo numericamente, ma in maturità e profondità spirituali come cristiani?

Questo è il tema della Conferenza episcopale. Questi sono i problemi che stanno alla base delle vostre discussioni e riflessioni.

3. Beati voi che avete un’eredità invidiabile e davvero inestimabile negli esempi eminenti dei vostri avi, ad ispirarvi e guidarvi nel vostro ingresso nel terzo centenario della vostra storia di cristiani.

Innanzitutto, c’era il legame dell’amore fraterno che non conosceva barriere: nobili e gente comune, ricchi e poveri, tutti stavano insieme, pregavano, soffrivano insieme e dividevano ogni cosa come fratelli e sorelle aiutandosi nelle avversità. Nessun gruppo aveva il predomino, né alcuno veniva dimenticato, come tanto spesso capita nel mondo. I più umili e i più poveri si trovavano perfettamente a proprio agio nella comunità di fede. Come dovrà essere la Chiesa coreana perché queste stesse virtù siano la vostra forza? Perché i poveri, gli operai, gli emarginati siano amati e serviti senza discriminazioni personali? Perché lo spirito delle beatitudini prevalga su ogni forma di discriminazione e di egoismo!

C’è poi l’esempio ineguagliabile di un laicato pieno di iniziativa e di zelo apostolico. Seguendo la tradizione dei primi pionieri che di propria iniziativa cercarono la fede, studiarono, pregarono insieme e diffusero la buona novella, dei gruppi di catechisti e catechiste erano già attivi intorno al 1780. Allo stesso modo si dovrebbe ancor oggi emulare l’esempio di lavoro inestimabile della comunità Myongdo, la “comunità che illumina la via” durante i decenni della persecuzione. Il generoso apostolato di san Paul Chong Hasang vi sia di stimolo! I vostri avi non chiesero né ricompense né riconoscimenti, ma con tranquillità e generosità servirono gli altri e diffusero il Vangelo.

Degna di ammirazione è anche la fede che vissero all’interno della famiglia. Dei 103 martiri oggi canonizzati, molti appartengono alla stessa famiglia, sono consanguinei o discendenti da famiglie di martiri. E perché pregarono insieme e insieme raggiunsero una maturità di fede, imparando a temere e ad amare Dio, a proteggere, a rispettare e ad amare ogni essere umano come figlio di Dio, e tutto questo nella famiglia. La famiglia è la “Chiesa domestica”, dove i genitori sono “i primi annunciatori della fede ai figli” e dove le vocazioni vengono incoraggiate (cf. Lumen Gentium, 11). La famiglia veramente cristiana è un “luogo dove si trasmette il Vangelo e dalla quale il Vangelo si diffonde” (Evangelii Nuntiandi, 71). Avendo come fondamenta le grandi tradizioni spirituali e culturali dell’Asia, in quale altro modo diverrete ancor più una Chiesa di famiglie che pregano e un esempio per il resto del mondo?

4. I vostri predecessori nella fede fecero sforzi meravigliosi per incarnare il Vangelo nella cultura e nell’identità nazionale. Con linguaggio semplice, ma profondo e bellissimo, pregarono e composero canti, preghiere, inni, catechismi e libri di preghiera, così profondamente radicati nella loro cultura e nella loro anima da parlare direttamente alle menti e ai cuori della gente. Tali sforzi, se imitati e sostenuti, porteranno sicuramente all’evangelizzazione della cultura all’interno della propria identità.

In particolar modo oggi che l’assalto di una mal assimilata civiltà straniera, con altri modelli di vita e di pensiero, crea confusione persino nella vita della Chiesa, quello che voi farete, in modo illuminato e lungimirante, in questa direzione, sarà di enorme valore.

5. E, saldamente radicati come furono nella propria specifica identità, i vostri avi non cessarono mai di cercare l’unione, la più stretta possibile, con la Chiesa universale nella fede, nelle opere e nella vita. Non risparmiarono né sforzi né sacrifici per stabilire e mantenere dei legami vivi con l’arcivescovo di Pechino e il successore di Pietro. San Paul Chong Hasang si recò nove volte a piedi a Pechino, e in segreto, per vedere il vescovo! E ora, come cercherete voi l’universale nel particolare, e vivrete il particolare in modo tale da arricchire la Chiesa universale?

I vostri avi coreani trovarono la fede attraverso la Cina. Ma pur restando pienamente fedeli alla propria identità, seppero essere perfettamente uniti alla Chiesa universale. Costituiscono così un esempio vivente del fatto che la vera identità e la vera cattolicità, lungi dall’escludersi l’una l’altra, hanno bisogno l’una dell’altra. Ed è bello vedere voi, cari fedeli di Corea, cercare seriamente di vivere questa preziosa eredità in modo creativo per l’oggi e per il domani. Il grande e saggio popolo della Cina, che per primo ricevette dall’esterno la fede, cerchi, da vero popolo cinese, di vivere quella fede in piena comunione con la Chiesa universale, per la gioia e l’arricchimento di tutti.

6. La nostra epoca presenta indubbiamente delle sfide del tutto nuove con un’accelerazione e profondità di trasformazione senza precedenti. E ora che entrate intrepidi nel terzo centenario della presenza della Chiesa nel vostro Paese, siate guidati, nell’annuncio della buona novella, da questi punti fermi: la testimonianza di vita, la riconciliazione attraverso la conversione, l’amore reciproco, che sono i temi della mia visita pastorale in Corea. Porterete così “una luce a questo Paese”, ma soprattutto sarete “una luce per questo Paese”. I vostri santi martiri vi accompagnino nel cammino e la beata madre Maria, stella del mare, conduca voi e i vostri cari al regno di suo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo, al quale vanno “onore, lode e gloria ora e sempre” (Ap 5, 13).

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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