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VISITA PASTORALE A FANO (ANCONA)

SANTA MESSA PER I PESCATORI E I MARITTIMI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 12 agosto 1984

 

1. “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque” (Mt 14, 28).

Ci troviamo tra i pescatori, uomini del mare. Uomini del mare di Galilea, pescatori erano anche coloro che Gesù di Nazaret aveva chiamato come apostoli. E con essi costantemente restava con la sua presenza, condividendo, in un certo senso, il loro lavoro quotidiano collegato con la pesca.

Nel Vangelo è registrata una serie di avvenimenti vicini alla vita e al cuore dei pescatori. Nella vocazione del popolo di Dio il vostro mestiere, cari fratelli, ha un luogo particolare.

L’avvenimento descritto nel Vangelo dell’odierna domenica è forse, tra quelli contenuti nei Vangeli, il più insolito.

Gesù ritorna dagli apostoli, dopo aver pregato sull’altra sponda del lago di Genesaret, camminando sullo specchio d’acqua. Gli apostoli vedono la figura che cammina, ma hanno paura, pensando di vedere un fantasma. Allora Gesù dice loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura” (Mt 14, 27).

2. Quando Pietro, udendo questo, chiede: “Signore... comanda che io venga da te”, vi è nelle sue parole il coraggio della fede e al tempo stesso la prova della sua verifica. Pietro dice chiaramente: “Signore, se sei tu . . .”.

Pietro fu uomo di grande fede. Fu proprio questa grande fede a permettergli, nei pressi di Cesarea di Filippo, di rispondere alla domanda di Cristo: “Voi, chi dite che io sia?” con queste parole: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente” (Mt 16, 15-17).

Anche in altre circostanze Simon Pietro manifestò la sua grande fede.

La fede è dono di Dio: “Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre che sta nei cieli” (Mt 16, 17). Spesse volte l’uomo non è all’altezza di un tale dono. Anche la fede di Pietro ha attraversato le sue prove.

L’avvenimento descritto nell’odierno Vangelo contiene in sé una simile prova della fede di Pietro. Forse essa è un preannuncio della prova più dura, attraverso la quale Pietro doveva passare durante la passione dell’amato maestro.

Meditando su quest’avvenimento proposto dalla liturgia odierna, facciamoci, cari fratelli e sorelle di Fano e voi tutti qui convenuti per questo incontro, una domanda circa la nostra fede, circa le prove che essa attraversa.

3. Infatti, la mia venuta oggi a Fano e la mia presenza tra di voi è soprattutto un avvenimento di fede: sono giunto qui, nella vostra bella e storica città, in riva allo stupendo mare Adriatico, per testimoniare come Pietro la fede in Cristo e per confermarvi in essa, nel nome di Dio! In questa luce di fede a tutti voi mi rivolgo.

Saluto qui, dall’altare del Signore, i fedeli delle quattro diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola, unite in un’unica grande comunità cristiana, e tutta la popolazione della regione delle Marche. Saluto in primo luogo il vescovo, monsignor Costanzo Micci, insieme con i sacerdoti, i religiosi e i laici qualificati nelle varie attività pastorali. Saluto con deferenza il sindaco della città e tutte le autorità comunali, provinciali, regionali e governative ed esprimo il mio ringraziamento per la calorosa accoglienza. Ma soprattutto intendo salutare con speciale affetto voi, pescatori di questa regione e voi, rappresentanti delle capitanerie dei vari porti d’Italia qui presenti, assicurando a tutti la mia stima e la mia preghiera!

Voi, gente del mare, aprite al mio pensiero orizzonti sconfinati e suggestivi, gli orizzonti “dei porti e delle città marinare, gli orizzonti dell’umanità che affida alle onde il proprio destino per navigare, per lavorare, per trafficare, per esplorare, per tessere fra gli abitanti della terra relazioni di ogni genere. Voi fate del mare, che pare invalicabile elemento e che separa gli uomini fra di loro, una via di comunicazione, anzi la più largamente e febbrilmente percorsa. Voi avete per casa la nave, per campo di lavoro il mare, per patria il mondo” (Insegnamenti di Paolo VI, VIII [1970] 358s.).

4. Cari pescatori! Voi rappresentate a Fano una categoria assai significativa nella vita sociale, che ha un’antica tradizione e dà un forte contributo all’economia. La mia presenza oggi in mezzo a voi vuole sottolineare che la Chiesa vi è vicina, onora il vostro lavoro, non di rado pericoloso e duro, conosce le vostre ansie e preoccupazioni, sostiene i vostri diritti, consola le vostre solitudini e le vostre nostalgie. Nel progresso che caratterizza la società moderna, il pescatore può talvolta sentirsi tentato dal desiderio di un lavoro sicuro sulla terra ferma. Eppure, chi è nato sul mare non può sradicare il mare dal suo cuore, quel mare immenso e misterioso che accende la fantasia e fa palpitare gli animi. Fatevi sempre coraggio, cari pescatori! Voi, che date continuamente prova del vostro valore e della vostra abilità professionale, che condividete fatiche e pericoli, siete sempre utili e preziosi per la compagine sociale: l’Italia ha bisogno anche di voi! La Chiesa vi ama e vi stima!

5. Nella vostra regione il settore della pesca ha un valore importante, sia dal punto di vista economico sia anche dal punto di vista culturale. Lo dimostrano i vostri pescherecci: essi, dipinti sulle vostre imbarcazioni, rivelano il vostro animo, rievocando gli affetti familiari, le comunità marinare, le devozioni religiose, gli eroi dell’antichità. C’è una specie di magico richiamo in quei nomi che personalizzano lo strumento di lavoro e fanno sentire quanto sono profondi i vostri legami al vostro ambiente e alla vostra fatica. Ebbene, mantenete ferme e integre le tradizioni, che vi caratterizzano e che danno significato ideale ai vostri impegni di lavoratori del mare!

6. In voi vi sono valori spirituali assai preziosi, che devono permanere e ulteriormente svilupparsi: una religiosità ricca di sentimento, che si esprime nella fiducia in Dio, nel senso della preghiera e nell’educazione cristiana dei figli; una profonda stima per la famiglia, che si manifesta con la fiducia nella donna, sposa e madre, con l’amore per le proprie creature e con la fedeltà nel matrimonio; un forte senso della solidarietà, per cui, vivendo in gruppo, sentite il bisogno di aiutarvi a vicenda e di soccorrervi nelle necessità. Questi sono valori di prima grandezza, che non dovete lasciare svanire o sradicare.

7. Certamente anche voi pescatori, provati dalle vicende della vita, lontani dalle vostre case, preoccupati per l’avvenire, insidiati dalla società inquieta e indifferente, siete talvolta provati nella vostra fede cristiana. Data la somiglianza “professionale” con coloro che Cristo fece suoi apostoli, testimoni del mistero pasquale e maestri della fede, sembra particolarmente giustificata la domanda: qual è la vostra fede? Quali sono le prove che essa attraversa?

Nell’avvenimento che ebbe luogo sul lago di Genesaret si possono rileggere le prove e le crisi della propria fede. Pietro dice a Gesù: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”, E Gesù gli risponde: “Vieni!”. Pietro scende dalla barca e, camminando sulle acque, va verso Gesù; ma sentendo la violenza del vento, si impaurisce, comincia ad affondare e allora esclama: “Signore, salvami!”. Gesù stende la mano e lo afferra dicendo: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Mt 14, 30-31). Pietro si è impaurito per la violenza del vento e ha compreso che solo la totale fiducia in Gesù poteva salvarlo. Capita anche oggi di sentirsi impauriti a motivo della violenza dei venti contrari alla fede e alla morale cristiana cattolica. Non è facile vivere coerentemente la fede nell’ambiente della società odierna, segnata dal materialismo e dal permissivismo. Vivere da cristiani significa spesso andare contro corrente, contro la mentalità in voga. Quanti venti cercano di fare affondare il cristiano di oggi!

Per non soccombere occorre credere con fede più personalizzata e convinta e pregare con maggior fervore e fiducia. Ripeto a voi quanto ho detto, a Santiago di Compostella, alla gente del mare: “La fede incondizionata e senza timori nella vicina presenza del Signore deve essere la bussola che orienta la vostra vita di lavoro e di famiglia verso Dio, da cui proviene la luce della felicità. Il mondo nel quale viviamo ha bisogno - come voi - di questa fede, di questo faro di luce. Dimenticarsi di Dio, come pretendono le tendenze materialistiche, significherebbe affondare nella solitudine, nelle tenebre, restare senza rotta e senza guida” (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio in urbe «Santiago de Compostela» habita, 4, die 9 nov. 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/3 [1982] 1254).

Per questo incoraggio voi, pescatori, e tutti voi fedeli presenti a questa liturgia, come pure la cara popolazione cristiana della città e della regione, a mantenere ferma la vostra fede mediante una sollecita e costante cultura religiosa, mediante la partecipazione alla santa messa domenicale e festiva e ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, per vivere in grazia ed essere testimoni coerenti del proprio amore a Cristo; mediante la preghiera personale e familiare. Per questi vostri propositi, vi ispiri e vi assista sempre Maria santissima, stella del mare, che vi esorto ad amare e a pregare con filiale confidenza. La cattedrale di Fano ha la sua gloria maggiore proprio nell’Assunzione di Maria Vergine, e la città ha come protettrice la “Madonna del Ponte”; inoltre la terra marchigiana custodisce antichissime tradizioni di devozione alla Madonna, conservando nel suo centro geografico e religioso il celebre santuario di Loreto. I vostri ideali, i vostri impegni di lavoro, le vostre famiglie, i vostri viaggi sul mare siano tutti consacrati alla Madre del cielo, sempre, ma specialmente nei momenti della tentazione e della prova.

8. Noi camminiamo verso Dio mediante la fede. Questa è una via dello spirito umano ancora più insolita, che esige maggior coraggio che non il “camminare sulle acque”. La fede è questione di coraggio, di coraggio soprannaturale. Questo si verifica dinanzi al “vento violento”: dinanzi alle prove, dinanzi alle tentazioni. Quando in tali situazioni manchiamo del coraggio della fede, incominciamo ad affondare come Pietro, che s’impaurì per la violenza del vento sul lago. Ed allora risuona la voce di Cristo: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato . . . ?”.

Voi uomini del difficile lavoro sul mare, uomini del coraggio quotidiano, siate anche uomini di fede coraggiosa! Non permettete che alcuna tentazione vi faccia cadere dalle mani questa fede. Non permettete che vi sia strappata dalle diverse correnti che compenetrano la mentalità contemporanea. Non permettete che alcuna forma di materialismo la distrugga.

E quando la tentazione urterà la vostra fede, gridate come Pietro: “Signore salvami!”.

9. Sappiate lottare per la vostra fede, per la fede delle vostre famiglie, dei vostri figli, dei vostri vicini.

Cristo viene in aiuto alla nostra debolezza.

Nell’odierna liturgia preghiamo così: “Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa’ crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso”.

Questa è l’eredità di Dio, trasmessaci in Gesù Cristo,

- trasmessa dagli apostoli che erano pescatori sul lago di Galilea, e sono diventati “pescatori di uomini” (Mc 1, 17)

- trasmessa nella Chiesa di generazione in generazione: l’eredità della fede.

In quest’eredità è racchiusa l’eterna vocazione dell’uomo.

In quest’eredità sta il suo futuro definitivo!

Perseveriamo in quest’eredità:

“Signore . . . comanda che io venga da te sulle acque”.

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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