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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

MESSA DI BEATIFICAZIONE DI SUOR MARIE-LÉONIE PARADIS

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Parco Jarry - Martedì, 11 settembre 1984

 

Fratelli e sorelle beneamati in Cristo.

Sono felice di essere oggi con voi, a Montréal, e per questo benedico il Signore. Vengo in mezzo a voi come pellegrino della fede e come Vescovo di Roma, responsabile della missione già affidata a Pietro di confermare i fratelli nella fede. A ciascuno, a ciascuna di voi: “Grazia e pace sia concessa in abbondanza nella conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro” (2 Pt 1, 2).

Vedendovi qui riuniti, penso ai fondatori dell’antica Ville Marie. Essi hanno piantato qui, ai piedi del Mont-Royal e presso le sponde del San Lorenzo, un seme che è diventato un grande albero. Con gioia mi unisco a voi per celebrare la fede che ha così profondamente segnato la vostra storia, e che ora spetta a voi conservare e ravvivare, seguendo l’esempio di suor Marie-Léonie, che stiamo per beatificare.

Nel corso dei miei viaggi attraverso il mondo, scopro le gioie e le ansie di tutte le Chiese. A voi tutti, uomini e donne credenti del Canada porto il loro saluto.

Vi porto grandi notizie dalle giovani e dinamiche Chiese d’Asia e d’Africa.

Vi porto l’eco della forte fede dei vostri fratelli e delle vostre sorelle dell’America Latina che rischiano la violenza del sottosviluppo e delle armi.

I fratelli della Chiesa di Roma e dell’Italia vi salutano!

Vi porto anche i saluti dei vostri fratelli e delle vostre sorelle nella fede che vivono in terra polacca.

Le testimonianze della tenace fede dei vostri fratelli e delle vostre sorelle cristiani del mondo intero vi stimolino e vi confermino nella vostra fede.

1. “Il luogo sul quale tu stai è una terra santa!” (Es 3, 5).

Queste parole Mosè le ha udite presso il roveto ardente. Egli pascolava il gregge e si avvicinò al monte di Dio, l’Oreb. Il cespuglio bruciava e non si consumava. Allora Mosè si chiese: che cosa significa questo fuoco che non distrugge il cespuglio e nello stesso tempo brucia e illumina?

La risposta gli venne durante il prodigio, una risposta più che umana: “Togliti i sandali, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa” (Es 3, 5).

Perché quel luogo è santo? È santo perché è il luogo della presenza di Dio. Il luogo della rivelazione di Dio: della teofania. “Io sono il Dio tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” (Es 3, 6).

Mosè si velò il viso: aveva paura di volgere lo sguardo verso il fuoco in cui si rivelava il Dio vivente.

2. Cari fratelli e sorelle di Québec, del Canada, che ne è del vostro incontro con il Dio vivente? Talvolta il mondo d’oggi sembra velarlo, sembra farvelo dimenticare. Questo apparente deserto spirituale contrasta con il tempo ancora vicino in cui la presenza di Dio si manifestava nella vita sociale e in molte istituzioni religiose. Sentite dire ancora: “Dov’è il tuo Dio?” (Sal 42, 4).

Tuttavia il cuore dell’uomo non si abitua all’assenza di Dio. Soffre di vivere lontano da lui, come i compatrioti di Mosè. Ma Dio non è mai lontano da ciascuno di noi (cf. At 17, 27). Egli è misteriosamente presente, come il fuoco che non si può afferrare, come la brezza leggera che passa, invisibile (cf. 1 Re 19, 12-13). Egli ci fa cenno. Ci chiama per nome per affidarci una missione. Invano si cerca di sostituirlo.

Nulla riesce a colmare il vuoto lasciato dalla sua assenza. Non l’abbondanza materiale, che non sazia il cuore; non la vita facile e permissiva, che non soddisfa la nostra sete di felicità; non la sola ricerca di successo o del potere di se stessi; non è neppure la potenza tecnica che permette di cambiare il mondo, ma non offre vere risposte al mistero stesso del nostro destino. Tutto ciò può sedurre per un po’ di tempo, ma lascia il sapore dell’illusione e il cuore vuoto, se ci si è allontanati dal roveto ardente.

Allora può apparire, come nel profondo, la fame dello spirituale, l’attrazione dell’Assoluto, la sete del Dio vivente (Sal 42, 3). Paradossalmente, il tempo dell’“assenza di Dio” può diventare il tempo della riscoperta di Dio, come l’avvicinarsi all’Oreb.

3. Sì, Dio continua a farci cenno attraverso la nostra storia del nostro mondo, come per Mosè attraverso le sofferenze del suo popolo. Chi non ha conosciuto, un giorno o l’altro, queste esperienze di luce e di pace: Dio è entrato nella mia vita! Esperienza improvvisa o frutto di una lunga maturazione. Le occasioni nelle quali questa presenza misteriosa ci interroga sono molteplici: la meravigliosa nascita di un bambino, l’inizio di un amore autentico, il trovarsi di fronte alla morte di un congiunto, all’insuccesso o al mistero del male, la compassione per la miseria altrui, l’essere sfuggiti ad una disgrazia o l’essere guariti da una malattia, la creazione di un’opera d’arte, la contemplazione silenziosa della natura, l’incontro con una persona “abitata” da Dio, la partecipazione ad una comunità orante: sono tante scintille che illuminano la nostra strada verso Dio, tanti avvenimenti che aprono la porta su Dio. Ma la rivelazione stessa viene da Dio, dal centro del roveto ardente. E la sua parola, letta e meditata nella preghiera, è la storia santa del popolo di Dio, che permette di decifrare il senso di quei segni, di riconoscere il nome e il volto del Dio vivente, di scoprire che egli trascende ogni esperienza, ogni creatura. Come diceva una delle vostre poetesse: “Il nostro Dio è come la più profonda sorgente delle acque più profonde” (Anne Hebert, Presence, 1944).

4. Dio si rivela a Mosè per affidargli una missione. Deve far uscire Israele dalla schiavitù dei faraoni d’Egitto.

Mosè fa l’esperienza della presenza di Dio. Egli sa chi è il Dio dei suoi padri; ma davanti alla missione che gli è affidata, egli interroga: “Ma mi diranno: come si chiama? E io che cosa risponderò loro?” (cf. Es 3, 13). Il problema del nome è quello fondamentale. Mosè pone il problema dell’essenza di Dio, di ciò che costituisce la sua realtà assolutamente unica.

“Io sono colui che sono!” (Es 3, 14), questa è la risposta. L’essenza di Dio è l’essere. Esistere. Tutto ciò che esiste, tutto il cosmo ha in lui la sua origine. Tutto esiste perché Dio lo fa esistere.

Un giorno santa Caterina da Siena, seguendo san Tommaso d’Aquino, guidata sempre da quella stessa saggezza attinta dalla teofania di cui Mosè fu testimone, disse a Gesù: “Tu sei colui che è, io sono colei che non è”.

Tra l’“io sono” di Dio e l’“io sono” dell’uomo, come pure di ogni creatura, c’è questo stesso rapporto: Dio è colui che è; la creatura, l’uomo è colui che non è . . . egli è chiamato all’essere a partire dal non-essere. Da Dio noi abbiamo la vita, il movimento e l’esistenza (At 17, 28).

5. Oggi, in questa grande città di Montréal, vogliamo rendere gloria a Colui che è. Vogliamo rendergli gloria con tutta la creazione, noi che esistiamo soltanto grazie a lui.

Non esistiamo e passiamo, mentre solo lui non passa! Solo lui è l’esistenza stessa.

Per questo diciamo con il salmo della liturgia di oggi: “Grande è il Signore e degno di ogni lode . . . date al Signore la gloria del suo nome . . . adorate il Signore . . .” (Sal 96, 4-9), come Mosè lo ha adorato quando si coprì il volto perché aveva timore di rivolgere lo sguardo verso Dio (Es 3, 6).

Prostratevi anche voi, uomini di oggi!

Voi conoscete i misteri della creazione incomparabilmente meglio di Mosè! Forse non vi parlano di Dio in modo più intelligibile?

Prostratevi, rileggete fino in fondo la testimonianza delle creature!

6. Dio è al di sopra di ogni creatura. È trascendenza assoluta. Là dove finisce la testimonianza della creazione, là incomincia la parola di Dio, il Verbo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1, 1-3).

“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini . . .”.

Ma ascoltiamo quanto segue: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi . . . A quanti però l’hanno accolto ha dato potere di divenire figli di Dio; quelli che credono nel suo nome . . . quelli che da Dio sono stati generati” (Gv 1, 1-14).

Sì, Dio che è al di sopra di ogni creatura, che è assoluta trascendenza, Dio è diventato creatura-uomo. Il Verbo si è fatto carne. In lui, gli uomini nati da uomini nascono da Dio. Essi diventano figli, per figliazione divina essi diventano figli nel Figlio.

Oggi, in questa grande città di Montréal noi vogliamo rendere gloria a Dio che si è fatto uomo:

“Un giorno santo è sorto per noi . . .

La luce ha brillato sulla terra . . .

Gloria a te, o Cristo, accolto nel mondo mediante la fede” (cf. 1 Tm 3, 16). Alleluia!

7. Rendiamo grazie a tutti coloro che hanno accolto questa luce, qui in terra canadese. Rendiamo grazie specialmente per coloro che sono diventati, attraverso Cristo, la luce della Chiesa e di tutta l’umanità. La Chiesa ha in effetti riconosciuta ufficialmente la santità di un certo numero di essi; parecchi erano venuti da fuori, specialmente dalla Francia, ma è qui che hanno consumato la loro vita e raggiunto la vetta della loro santità. Essi vi sono familiari. È sufficiente che ne citi il nome: i santi martiri gesuiti, fondatori della Chiesa in Canada, santa Margherite Bourgeoys; e i beati monsignor François de Montmorency-Laval, Madre Marie dell’Incarnazione, la giovane irochese Kateri Tekakwitha, madre Marie d’Youville, il sacerdote André Grasset, Madre Marie Rose Durocher, fratel André Bessette.

Io stesso ho avuto la gioia di celebrare a Roma cinque di queste beatificazioni e una canonizzazione. Ma so che altre cause sono state introdotte e spero che il loro esame giungerà a buon fine. Penso in particolare a madre Caterina di sant’Agostino di cui è stata riconosciuta l’eroicità delle virtù.

Al di là di quelli che sono ufficialmente canonizzati o beatificati, sono sicuramente legioni coloro i quali hanno fatto fruttificare la fede in un ammirevole amore di Dio e del prossimo, in forma quotidiana e spesso discreta. Se la modestia dei segni visibili che essi hanno lasciato impedisce un approfondito esame della loro vita da parte della Chiesa, essi sono conosciuti da Dio; hanno risposto al suo invito, come Mosè. Hanno accresciuto la sua gloria e il suo regno su questa terra canadese.

Davanti a tutti questi uomini e donne, dobbiamo ripetere le parole del grande Ireneo, del secondo secolo: “La gloria di Dio è l’uomo vivente”: l’uomo che vive la pienezza della vita, che è di Dio in Gesù Cristo.

8. Oggi, in questo libro vivo dei santi e dei beati della Chiesa che è presente da secoli in terra canadese si aggiunge un nuovo nome: suor Marie-Léonie Paradis.

Questa vostra donna, umile fra gli umili, sale oggi al rango di coloro che Dio ha innalzato alla gloria e sono felice che una simile beatificazione abbia luogo per la prima volta in Canada, che fu il suo Paese.

Nata da famiglia semplice, povera e virtuosa, essa ha ben presto capito la bellezza della vita religiosa, e vi si impegnò con i voti presso le suore Marianiste di Santa Croce. Non ha mai rimesso in discussione il suo dono a Dio, anche in mezzo alle prove della vita comunitaria a New York e nell’Indiana. E quando è stata scelta per servire in un collegio a Memramcook in Acadia, la sua vita religiosa era così splendente che ha spontaneamente radunato attorno a lei delle fanciulle, che volevano anch’esse consacrare la loro vita a Dio. Con loro, e grazie alla comprensione di monsignor Laroque, vescovo di Sherbrooke, ha fondato la congregazione delle Piccole Sorelle della Sacra Famiglia, sempre fiorente e stimata.

Senza mai dubitare della sua chiamata, essa ha spesso domandato: “Signore, mostrami le tue vie”, per sapere quale fosse la forma concreta del suo servizio nella Chiesa. Ha trovato e proposto alle sue figlie spirituali una forma di impegno particolare: il servizio nei collegi, nei seminari e nelle case per sacerdoti. Non temeva le diverse forme di lavoro manuale, che sono il peso che tocca a tante gente di oggi, mentre è stato tenuto in onore nella santa famiglia, nella vita stessa di Gesù a Nazaret. La essa ha visto la volontà di Dio per la sua vita. Con i sacrifici inerenti a questo lavoro, ma offerti per amore, essa ha conosciuto una gioia e una pace profonde. Sapeva di rifarsi all’atteggiamento fondamentale di Cristo, “venuto non per essere servito, ma per servire”. Era tutta pervasa dalla grandezza dell’Eucaristia: è questo uno dei segreti delle sue motivazioni spirituali.

Sì, Dio ha rivolto i suoi occhi all’umiltà della sua ancella Marie-Léonie, che si è ispirata alla disponibilità di Maria. E d’ora innanzi la sua congregazione e la Chiesa la chiameranno di generazione in generazione beata (cf. Lc 1, 48).

9. Questa nuova beatificazione di una religiosa canadese ci ricorda che il Canada si è avvantaggiato abbondantemente dell’apporto di numerose comunità religiose, in tutti i settori della vita ecclesiale e sociale: preghiera contemplativa, educazione, assistenza ai poveri, iniziative ospedaliere, apostolato di ogni genere. È una grande grazia. E se oggi i servizi possono essere diversi ed evolversi secondo i bisogni, la vocazione religiosa rimane un dono di Dio meraviglioso, una testimonianza senza pari, un carisma profetico essenziale per la Chiesa, non solo a motivo dei servizi veramente preziosi che le suore prestano, ma anzitutto come espressione della gratuità dell’amore in un dono nuziale a Cristo, in una consacrazione totale alla sua opera redentrice (cf. Ioannis Pauli PP. II, Redemptionis Donum). E mi permetto di porre questa domanda a tutti i cristiani qui riuniti: il popolo canadese sa sempre apprezzare questa grazia? Aiuta le religiose a trovare e rinfrancare la loro vocazione? E voi, care sorelle, avete consapevolezza della grandezza della chiamata di Dio e dello stile di vita radicalmente evangelico che corrisponde a questo dono?

10. Le religiose, la cui vita è tutta orientata in direzione del “roveto ardente”, hanno una particolare esperienza del Dio vivente. Ma in questa messa io mi rivolgo a tutto il popolo cristiano di Montréal, del Québec e del Canada. Fratelli e sorelle: cercate il Signore, cercate la sua volontà, ascoltate l’unico che chiama ciascuno di voi per nome, per affidarvi una missione affinché possiate portare la sua luce nella Chiesa e nella società.

Voi siete laici cristiani, battezzati e confermati. E volete vivere come figli e figlie di Dio. Nel corpo della Chiesa vi sono molti carismi, molte forme di attività per sviluppare i vostri talenti nel servizio degli altri. Dio vi manda per servire i fratelli e le sorelle che soffrono, che sono nell’angoscia, nella ricerca di lui. Per le vostre preghiere e con le vostre azioni, possa l’amore di Dio, la giustizia di Dio e la speranza trovare ogni giorno il suo posto nella città terrena, in tutti i vostri posti di lavoro, di svago e di studio. Avendo avuto voi stessi l’esperienza di Dio, contribuite a costruire un mondo fraterno che sia aperto a Dio. Rivolgo questo messaggio a tutti; ma poiché oggi proclamo beata una donna, mi rivolgo in modo speciale alle donne. Come tutti i battezzati, voi siete chiamate alla santità al fine di santificare il mondo secondo la vostra vocazione nel piano di Dio, che ha creato l’umanità “uomo e donna”. Insieme con gli uomini, portate nel cuore delle vostre famiglie, nel cuore di questa società, le qualità umane e cristiane di cui Dio ha dotato la vostra femminilità e che voi potrete sviluppare secondo i vostri diritti e doveri, nella misura stessa in cui siete unite a Cristo, la sorgente della santità.

Il Signore fa affidamento su di voi affinché le relazioni umane siano permeate dell’amore che Dio desidera. I modi di assolvere questo servizio possono differire da quelli scelti dalla beata suor Marie-Léonie. Ma - nel senso più evangelico che trascende i modi di vedere di questo mondo - è sempre una questione di servizio, servizio che è indispensabile per l’umanità e per la Chiesa.

11. I santi e i beati, e tutti coloro che si lasciano condurre dallo Spirito di Dio, possono considerare rivolte a loro le parole della lettera agli Efesini che abbiamo ascoltato:

“Benedetto sia Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo” (Ef 1, 3).

Sì, i nomi dei santi confermano particolarmente la verità della nostra esistenza in Gesù Cristo. La verità è la chiamata alla santità, cioè all’unione con Dio per mezzo di Cristo.

Ascoltiamo ancora questa lettera agli Efesini:

- Dio “ci ha scelti (in Cristo) prima della creazione del mondo”;

- per amore egli ci ha destinati in anticipo “a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo”;

i- n lui noi otteniamo “la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia”;

- “egli ha ricapitolato in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra”;

- in lui anche noi “siamo stati fatti eredi”; in lui abbiamo ricevuto “il suggello dello Spirito Santo” primo “pegno della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria” (Ef 1, 4-14).

12. “Il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”.

Nei tempi in cui viviamo, quello che vediamo su questa terra rende manifesto ai nostri occhi più il peccato che la santità. Ci sono molte ragioni perché, nei diversi Paesi e continenti, noi vediamo più le rovine causate dal peccato che non la luce della santità. Anche se al presente si fa sempre più strada una tendenza per cui il peccato non è più chiamato peccato, è però vero che la famiglia umana vive nella paura di ciò che l’intelligenza e la volontà umana possono suscitare contro la volontà del Creatore e del Redentore. Noi tutti qui conosciamo i pericoli che minacciano il nostro pianeta, e vi riconosciamo la parte che vi ha l’uomo.

E tuttavia questa terra, il luogo in cui viviamo, è la terra santa. Essa è stata segnata dalla presenza del Dio vivente, la cui pienezza è in Cristo. E questa presenza rimane nella nostra terra e produce i suoi frutti della santità.

Questa presenza è realtà.

Essa è grazia.

Questa presenza non cessa di essere la chiamata e la luce.

“La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1, 5). Amen.

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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