VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA
CONCELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA A TORONTO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Aeroporto Downsview (Toronto)
Sabato,
15 settembre 1984
“La sapienza loda se stessa, si vanta in mezzo al suo popolo. Nell’assemblea
dell’Altissimo apre la bocca, si glorifica davanti alla sua potenza: “lo sono
uscita dalla bocca dell’Altissimo e ho ricoperto come nube la terra“” (Sir
24, 1-3).
Cari fratelli e sorelle in Cristo.
1. La festa di oggi ci trova riuniti
in questa città di Toronto insieme con il cardinale Carter, con il vescovo Borecky e con gli altri vescovi, per proclamare la sapienza eterna di Dio. Le
letture della liturgia della messa ci guidano nella lode di questa eterna
sapienza.
La memoria di Maria come nostra Signora Addolorata è collegata alla
festa di ieri dell’Esaltazione della santa croce. Il mistero della croce sul
Golgota e il mistero della croce nel cuore della Madre del crocifisso non può
essere letto in un altro modo: solo nella prospettiva della sapienza eterna
questo mistero viene chiarificato per la nostra fede. E davvero diventa segno di
una luce speciale nella storia umana, al centro del destino dell’uomo sulla
terra. Questa luce è, prima di tutto, nel cuore di Cristo, innalzato sulla
croce. Questa luce, che riflette la forza di un amore speciale, splende davanti
al cuore dell’Addolorata ai piedi della croce.
Sapienza significa anche amore.
Amore è il frutto della sapienza e, allo stesso tempo, la sua sorgente più
completa.
In Cristo crocifisso, l’uomo è diventato partecipe della sapienza
eterna, avvicinandosi ad essa attraverso il cuore della Madre che sta ai piedi
della croce: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua
madre, Maria di Cleofa, e Maria di Magdala” (Gv 19, 25).
2. Oggi forse più che
durante la festa di ieri dell’Esaltazione della santa croce la liturgia pone
l’accento sull’aspetto “umano”. Questo non è niente di inconsueto. In tutto ciò
si riflette il cuore di Maria e accanto alla Madre è il cuore umano del Figlio,
che è Dio e uomo.
Nella lettera agli Ebrei leggiamo le seguenti parole su
Cristo: “Proprio per questo nei giorni della sua vita terrena egli offrì
preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da
morte” (Eb 5, 7). Non ci ricorda forse la preghiera nel Getsemani quando Gesù
pregava che il calice fosse allontanato da lui, se possibile (cf. Mt 26, 39)?
Cari fratelli e sorelle: il Cristo che incontriamo nella nostra liturgia, a
fianco di sua madre, l’Addolorata, il Cristo che offre le sue “preghiere e
suppliche con forti grida e lacrime”, fa questo come capo dell’umanità,
un’umanità immersa in larga misura nelle promesse e nei problemi della
tecnologia e tentata di accettare una mentalità tecnologica. Cristo continua a
gridare davanti a suo Padre per la salvezza del mondo, per la costruzione di una
nuova terra, che sia più umana perché è abbracciata dall’amore di una Madre, la
sua e nostra Madre.
Nella stessa lettera agli ebrei leggiamo: “Pur essendo
Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì” (Eb 5, 8). In un altro
punto san Paolo dirà: “Obbediente fino alla morte” (Fil 2, 8), ma qui leggiamo
“imparò l’obbedienza”.
E insieme a lui, al Figlio, sua Madre imparò
l’obbedienza, lei che aveva già detto una volta: “fiat. Sono la serva del
Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38).
3. Il grido del cuore
del Figlio e del cuore della Madre - un grido che dal punto di vista umano
vorrebbe rifiutare la croce - viene espresso ancora meglio nel salmo della
liturgia di oggi. Questo salmo è un’invocazione di salvezza, di aiuto, di
liberazione dalla trappola del maligno: “In te, Signore, mi sono rifugiato, /
mai sarò deluso; / per la tua giustizia salvami . . . / vieni presto a liberarmi. /
Sii per me la rupe che mi accoglie / la cinta di riparo che mi salva. /
Scioglimi dal laccio che mi hanno teso . . . / Liberami dalla mano dei miei nemici”
(Sal 31, 1-3.5.16).
Poiché queste parole del salmo riflettono l’intera verità
“umana” dei cuori del Figlio e della Madre, esprimono anche un atto di completo
abbandono a Dio, di affidamento a Dio. Questo affidamento è ancor più forte che
non il grido di liberazione.
“Mi affido nelle tue mani; / tu mi riscatti, Dio
fedele. / Ma io confido in te, Signore, / dico: "Tu sei il mio Dio"” (Sal
31, 5.16).
Questa consapevolezza: “Tu sei il mio Dio. Nelle tue mani mi affido”, predomina
nel cuore del Figlio “innalzato” sulla croce, e nel cuore della Madre umanamente
svuotato dalla crocifissione del Figlio.
4. Leggiamo nella lettera
agli Ebrei: “Fu esaudito per la sua pietà; e reso perfetto, divenne causa di
salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5, 7-9).
In questo
consiste il mistero dell’Esaltazione della croce, sul quale, insieme con tutta
la Chiesa, abbiamo meditato ieri.
Sapienza eterna ha abbracciato tutto ciò che
la croce di Cristo contiene.
“Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e ho
ricoperto come nube la terra” (Sir 24, 3).
Così è: tutta la terra è stata
ricoperta dal mistero della sapienza eterna, il cui vero nome è amore. “Dio
infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16).
Ed
ecco - al centro stesso di tutto questo “dare se stesso” attraverso l’amore,
dall’alto della croce sulla quale il Figlio è completamente unito al Padre, e il
Padre al Figlio - le parole risuonano come conferma della presenza della Madre e
della sua speciale partecipazione al mistero della sapienza eterna. Gesù dice:
“Donna, ecco tuo figlio!”. Accanto a Maria, ai piedi della croce, stava
Giovanni, il discepolo che Gesù amava (cf. Gv 19, 26). Ed egli dice a Giovanni:
“Questa è tua madre”.
Queste parole sono state scritte da Giovanni stesso, un
evangelista. E aggiunse: “E da quel momento il discepolo la prese nella sua
casa” (Gv 19, 27).
5. La sapienza eterna è venuta nel mondo ed è stata annunciata
dal Figlio che si è fatto uomo ed è nato dalla Vergine Maria.
La sapienza eterna
dal suo stesso inizio abbraccia anche Maria quando assegna la dimora terrena al
Figlio: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele” (Sir 24, 13).
Lei è la figlia di Israele, è della discendenza di Giacobbe. È la Madre del
Messia!
Quanto sono stupende le parole del libro del Siracide che si adempiono
in lei, una Vergine di Nazaret sconosciuta e nascosta: “Prima dei secoli, fin
dal principio egli mi creò; per tutta l’eternità non verrò meno” (Sir 24, 9). Tu,
amata Figlia di Dio nostro Padre, sei profetizzata per l’eternità nella divina
sapienza, quando dall’eternità attraverso la sapienza il Figlio è stato dato a
noi.
Tu, Madre amata del Figlio di Dio!
Tu, Vergine sposa dello Spirito Santo!
Tu, che dimori nel tabernacolo della santissima Trinità.
In verità, tu sarai
sempre proprio nel cuore del disegno divino.
Ed è vero anche ciò che la sapienza
proclama più avanti sempre nel libro del Siracide: “Ho officiato nella tenda
santa davanti a lui, e così mi sono stabilita in Sion . . . in Gerusalemme è il mio
potere” (Sir 24, 10-11).
6. La sapienza eterna ha provocato tutto ciò. E nel
tempo l’eterna sapienza lo ha nascosto, fino a ciò che accadde sulla croce di
Cristo. Ma proprio li - alla croce di Cristo - l’eterna sapienza ha rivelato il
tuo servizio e la tua forza! E lo ha fatto con le parole: “Questa è tua madre!”.
L’unica persona che udì queste parole fu Giovanni, e in lui ognuno le ascolta,
tutti e ognuno!
Madre, questo è il tuo servizio, il tuo santo servizio!
Madre,
questa è la tua forza! Per mezzo di questo santo servizio, il più santo,
attraverso questa forza materna tu “poni le radici in mezzo a un popolo glorioso
nella porzione del Signore, sua eredità” (Sir 24, 12).
Tutti desideriamo averti
come Madre, per questo ci sei stata lasciata da Cristo innalzato sulla croce. E
questa tua azione è il frutto dell’eterna sapienza. Tutti desideriamo il tuo
servizio materno che conquista i cuori, e desideriamo fortemente questa forza
che è il servizio materno nato dall’intero mistero di Cristo.
L’appellativo di
Addolorata significa appunto questo. “Alma socia Christi” significa questo, è
stata associata a Cristo in tutto il suo mistero, che l’eterna sapienza ci
rivela e del quale desideriamo far parte sempre più profondamente: “Quanti si
nutrono di me avranno ancora fame, quanti bevono di me, avranno ancora sete” (Sir
24, 20).
7. Cari fratelli e sorelle: attraverso la liturgia di oggi, le preghiere e le
suppliche e l’amore di sua Madre sono offerte per tutti quelli che sperimentano
la fatica e le sfide di questo mondo tecnologico:
- per tutti quelli di voi che nella vostra diversità etnica formate le fabbriche
di questa grande città, sforzandosi di rimanere fedeli alle proprie origini,
mentre lavorate insieme per esprimere la vostra nuova unità morale in Canada;
- per quelli che vivono a Toronto, questa terra del Canada di sviluppo
tecnologico e industriale;
- per tutti quelli che in un modo o nell’altro formano la società tecnologica:
per chi lavora nell’industria, per tutti quelli impegnati in attività
finanziarie, commerciali, educative, editoriali, di informatica, di ricerca
medica, nelle arti; per i capi delle comunità, per i datori di lavoro diretti o
indiretti di milioni di persone;
- per i disoccupati e per tutti quelli che sono stati presi nella spirale di una
crisi economica e soffrono dei suoi effetti sociali;
- per i poveri e per tutti quelli che sperimentano l’alienazione e per chi ha
fame e sete di solidarietà.
8. La preghiera di Cristo è per tutti voi che vivete in speranza, accanto a una
croce che si alza verso il cielo e illumina l’esistenza quotidiana con la luce
della sapienza. E accanto a voi, sotto questa croce, c’è questa Madre amorosa
che ha sperimentato il dolore e comprende la fatica, e che, nella sua maternità
e femminilità, offre a tutta l’umanità l’assicurazione delle sue cure amorevoli
e del suo interessamento personale per ogni individuo, per ogni persona umana.
9. E oggi domando a tutti voi di
considerare la tecnologia nel contesto del messaggio della croce e di fare tutto
ciò che dipende da voi perché il potere della tecnica serva la causa della pace.
La tecnologia ha dato tanto al benessere dell’umanità, ha tanto contribuito ad
elevare la condizione dell’uomo, a servire l’umanità e a facilitare e completare
la sua opera! E comunque, la tecnologia, a volte, non può determinare
chiaramente chi serve: se è per l’umanità o contro di essa. La stessa tecnologia
che ha il potere di aiutare i poveri a volte impoverisce, limita le possibilità
di impiego, riduce il campo della creatività dell’uomo. In questi e in altri
casi la tecnologia cessa di essere l’alleata della persona umana.
È per questo
che il mio appello è indirizzato a tutti voi: responsabili di imprese,
scienziati, responsabili politici, a tutti quelli che possono contribuire a fare
in modo che la tecnologia che tanto ha dato alla costruzione del Canada e di
Toronto, serva veramente ogni uomo, ogni donna e ogni bambino di questo Paese.
E
mentre la tecnologia conosce il più grande dei successi, possa condurci a
proclamare l’insuperabile grandezza della sapienza divina che rende possibile la
tecnologia, ma che ne rivela i limiti con la croce di Cristo. E per mezzo della
croce di Cristo, la sapienza divina mostra questo nuovo mondo che ogni
tecnologia deve servire: colui che viene amato dall’amore di sua Madre. Oggi noi
innalziamo la nostra preghiera a questa Madre:
Sii una guida a Cristo per noi, o Maria;
sii per noi una Stella mattutina che brilla nei cieli della sapienza eterna,
sopra gli orizzonti del nostro mondo umano. Amen.
In questa occasione desidero salutare tutti quelli tra
voi che sono venuti dall’Italia. Desidero anche ringraziarvi per la calorosa
accoglienza di ieri e di oggi. La vita di ogni emigrante ha le sue difficoltà ma
ha anche l’opportunità del tutto peculiare che è quella di poter attingere alle
fonti di due culture e guadagnare così quella saggezza che non viene
necessariamente dai libri ma dal vivere e lavorare in due ambienti diversi.
Carissimi italiani, voi avete portato tanto dalla vostra patria venendo dalle
diverse regioni dell’Italia. Voi avete anche tanto ricevuto dal Canada e al
Canada potete dare tutto quello che avete ricevuto dalla vostra amata Italia.
Dio è lo stesso in tutte e due le nazioni, la sua Chiesa è la stessa, e il Papa
viene da Roma! Rimanete fedeli a Dio e insegnate ai vostri figli a essere fedeli
non soltanto con le parole ma soprattutto con la vostra vita e il vostro
esempio. Possa Dio e Maria, nostra Madre celeste, benedire voi e le vostre
famiglie come anche i vostri cari in Italia.
Porgo i miei saluti a tutti voi, immigrati portoghesi. Vi ringrazio per i vostri
calorosi saluti, quelli di ieri e quelli di oggi. Siete riusciti a stabilirvi in
questo Paese, con il vostro pesante e disciplinato lavoro.
La vita dell’immigrato non è sempre facile, però
il vostro sforzo è benedetto da Dio. I Paesi sono diversi l’uno dall’altro; ma
Dio è lo stesso in tutte le parti del mondo. Una delle caratteristiche della
Chiesa è di essere cattolica: io vi esorto affinché rimaniate fedeli a Dio e
alla sua Chiesa, edificata su Pietro, e insegniate ai vostri figli la stessa
fedeltà. lo prego Dio e la Madonna di Fatima per voi e per tutte le vostre
famiglie. In nome dello stesso Dio vi benedico.
Desidero salutare quelli di voi di madre lingua
spagnola nella vostra stessa lingua. Voi siete venuti da molti Paesi e a volte
l’adattamento al nuovo ambiente può essere stato difficile; ma a tante
difficoltà avete risposto con altrettante capacità che sarebbero rimaste latenti
se foste rimasti nella vostra patria. I Paesi possono essere differenti, ma Dio
è sempre il medesimo. Egli vi chiama ad essere fedeli a lui e alla sua Chiesa.
Assicuratevi che i vostri figli ricevano l’educazione cattolica, e insegnate
loro con il vostro esempio ad essere seguaci di Gesù.
Dio benedica voi e i vostri familiari, come pure i vostri cari che vivono in
Spagna e in altri Paesi di lingua spagnola.
Saluto tutti
coloro la cui lingua madre è stata o è ancora il tedesco. La maggior parte di
voi è in Canada da molti anni e ha già quasi dimenticato le difficoltà
dell’emigrazione. Il vostro compito adesso è quello di essere fedeli a tutto ciò
che vi è stato dato. Avete ricevuto molto, e quindi avete molto da dare. Potete
dare molto al Canada e dare molto ai vostri bambini. Dio e la sua Chiesa vi
hanno accompagnato in passato. Ovunque voi siate, vi raccomando di restare
fedeli a Dio e di trasmettere questa fedeltà alla fede ai vostri bambini. Che
Dio vi benedica e benedica le vostre famiglie.
Saluto i miei cari
croati! Sinceramente vi ringrazio, per la vostra calorosa e cordiale
accoglienza, e per il vostro benvenuto. Il vostro saluto rivolto al successore
di Pietro è il segno della vostra ferma, per tredici volte secolare, fede e
fedeltà a Gesù Cristo e alla sua Chiesa. Questa fedeltà voi l’avete imparata dai
vostri padri, e io non metto in dubbio che anche voi insegnate ai vostri figli
questa stessa fedeltà alla Chiesa di Gesù Cristo.
Il Canada è diverso dalla
vostra cara Croazia, ma la Chiesa è la stessa, sia qua che là. La vostra
comunione con la Chiesa voi la dimostrerete con la vostra comunione con il
vescovo locale e con la vostra obbedienza a lui, perché unicamente con la
comunione con il vescovo si realizza anche la comunione con la Chiesa di Gesù
Cristo.
Prego Dio di benedire voi, le vostre famiglie, le vostre comunità parrocchiali,
e la Croazia a me sempre cara.
Infine, desidero salutare tutte le altre comunità etniche che risiedono in
questa parte del Canada e che hanno edificato le loro parrocchie e le loro
missioni accanto alle altre che ho ora menzionato. I popoli nativi del Canada, i
libanesi, gli armeni, i caraibici, i cinesi, i cechi, gli ungheresi, i coreani,
gli indonesiani, i laotiani, i popoli di Goa Kherala e altre parti dell’India, i
maltesi, i filippini, gli slovacchi, gli sloveni, i vietnamiti, i molti ucraini
e polacchi che ho incontrato ieri.
A ciascuno e a tutti loro desidero esprimere
il mio sincero grazie per i caldi e affettuosi saluti rivoltimi ieri e oggi. La
vostra presenza qui con il successore di Pietro è il segno visibile e udibile
della vera unità della Chiesa e dell’universalità della sua missione. La vostra
visibile presenza è anche un segno del vostro fermo desiderio di rimanere fedeli
alle radici e alle tradizioni delle vostre terre native, della vostra patria. Ed
è anche un segno del vostro desiderio di maturare per mezzo della ricchezza, del
senso di gentilezza del Canada e di imparare dalle sue tradizioni, istituzioni a
costruire e salvaguardare la libertà e la dignità umana. Vi esorto a rimanere
fedeli a Dio e alla sua Chiesa. Fate tutto quel che è in vostro potere per
comunicare questa fedeltà ai vostri figli. E prego Maria, Madre di Dio e nostra
Madre, di guidarvi continuamente verso suo Figlio. n.
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