VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA
INCONTRO ECUMENICO DI PREGHIERA A EDMONTON
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Cattedrale di St. Joseph (Edmonton)
Domenica,
16 settembre 1984
Cari fratelli e sorelle.
1. Questa domenica sera a Edmonton, la sera del primo
giorno della settimana, giorno in cui i cristiani celebrano la risurrezione del
Signore, veniamo insieme in preghiera in questa bella cattedrale di Saint Joseph.
Siamo riuniti nella gioia del nostro comune Battesimo, nella forza della parola
di Dio, e nella pace e nell’amore di Cristo, che proclamiamo luce del mondo e
suprema manifestazione di Dio. Vi invito tutti a riflettere con me questa sera
sul mistero della presenza di Dio.
Come uomini e donne di fede, noi crediamo che
Dio è presente nella sua creazione, che egli è il Signore della storia il quale
dirige i tempi e le stagioni, che egli è vicino a tutti coloro che lo invocano:
il povero e l’affranto, l’afflitto e il solitario, il debole e l’oppresso. Noi
crediamo che Dio si fa strada nel silenzio, e anche nel rumore della nostra vita
quotidiana, rivelandoci la sua verità e il suo amore. Egli vuole dissipare la
nostra paura e rafforzare la nostra speranza nella sua misericordia salvatrice.
Dio parla personalmente al cuore di ognuno, ma egli agisce anche attraverso la
comunità di coloro che egli ha predestinato ad essere suoi. Vediamo questo
innanzitutto nella storia del popolo ebreo. Attraverso Abramo, nostro padre
nella fede, attraverso Isacco e Giacobbe, e in particolare attraverso Mosè, Dio
chiamò un popolo ad appartenergli in un modo speciale. Egli ha stretto
un’alleanza con loro, dicendo: “Io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo” (Ger
31, 33). Quando i suoi eletti peccarono e se ne andarono per la loro via,
dimenticando Dio che li aveva salvati, Dio nel suo amore senza fine intervenne
nella loro vita per mezzo dei profeti. Egli chiamò il popolo al pentimento e
promise di stabilire con essi una nuova e migliore alleanza. Questa nuova
alleanza egli la descrisse con queste parole: “Porrò la mia legge nel loro
animo, la scriverò sul loro cuore... Tutti mi conosceranno, dal più piccolo al
più grande, poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro
peccato” (Ger 31, 33-34).
E come stabili Dio questa nuova alleanza? Come scrisse
la sua legge nel cuore dei suoi eletti? Con il sangue di Gesù, il sangue
dell’Agnello di Dio, il sangue della nuova ed eterna alleanza, il sangue del
nostro Salvatore, che è il prezzo della nostra redenzione e la più eloquente
espressione possibile dell’amore di Dio per il mondo.
2. La presenza di Dio è
incarnata nella sua pienezza in Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio che è
diventato il Figlio di Maria e che ha versato il suo sangue per noi sulla croce.
Gesù è l’Emanuele, Dio con noi, la parola fatta carne, la rivelazione
dell’eterno Padre. Davanti a questo grande mistero della presenza di Dio, noi
stiamo in timore e reverenza, e i nostri cuori e le nostre voci ardono dal
desiderio di irrompere in canti e inni di lode. E davvero questo è quello che
più si addice, perché il primo dovere di una creatura è di glorificare il
Creatore, il primo dovere di un popolo redento è di lodare il suo Signore e
Salvatore. Per questo sono così lieto di unirmi a voi questa sera in questo
servizio serale di lode. Quanto è bello, come fratelli e sorelle in Cristo,
unire le nostre voci in “salmi, inni e cantici spirituali” (Col 3, 16).
Il salmo
103 (Sal 103, 1-2), che recitiamo insieme questa sera, ci mostra una persona il
cui essere è interamente ricolmo della lode di Dio:
“Benedici il Signore, anima
mia, / quanto è in me benedica il suo santo nome. / Benedici il Signore, anima
mia, / non dimenticare tanti suoi benefici”.
“Non dimenticare tanti suoi
benefici”: un cuore ricolmo di lode mai dimentica i molti benefici di Dio.
Infatti, la preghiera di lode implica un atto di memoria riconoscente, nel
ricordo di come in tanti modi Dio ha mostrato il suo amore salvifico. E così il
salmista dichiara:
“Egli perdona tutte le tue colpe, / guarisce tutte le tue
malattie; / salva dalla fossa la tua vita, / ti corona di grazia e di
misericordia; / egli sazia di beni i tuoi giorni / e tu rinnovi come aquila la
tua giovinezza” (Sal 103, 3-5).
La preghiera di lode procede da un’umile
consapevolezza della nostra indegnità e della nostra totale dipendenza da Dio,
congiunta con infantile confidenza nella ricca misericordia di Dio. Così il
salmista continua:
“Come un padre ha pietà dei suoi figli, / così il Signore ha
pietà di quanti lo temono. / Perché egli sa di che siamo plasmati, / ricorda che
noi siamo polvere” (Sal 103, 13-14).
Lodare il Signore è anche acclamare i molti
attributi di Dio, magnificare le qualità di questo grande e santo Dio che ha
stabilito un’alleanza con il suo popolo. Allora il salmista dice:
“Buono e
pietoso è il Signore, / lento all’ira e grande nell’amore... / La sua giustizia
è per i figli dei figli, / per quanti custodiscono la sua alleanza” (Sal
103, 8.17-18).
3. Vivendo alla presenza di Dio, i cristiani prorompono
nell’acclamazione e nella lode, esprimendo gratitudine per il dono della fede e
per tutti gli atti salvifici del Signore. Ma dobbiamo anche rivolgerci al
Signore con preghiere di petizione, invocando dal Signore protezione e salvezza
dalle forze del male, perdono per i nostri peccati e guarigione per le nostre
anime ferite, forza per portare i pesi della vita e grazia per compiere la
volontà di Dio. Spesso la preghiera di petizione dev’essere fatta con un senso
di urgenza e di supplica. Per questo l’uomo del salmo 141 (Sal 141, 1.8) esclama:
“Signore, a te grido, accorri in mio aiuto; / ascolta la mia voce quando
t’invoco. / A te, Signore mio Dio, sono rivolti i miei occhi: / in te mi
rifugio, proteggi la mia vita”.
La preghiera di petizione scaturisce da un’umile
consapevolezza del grande bisogno che abbiamo della grazia di Dio, e da una
profonda fiducia nella potente misericordia di Dio. Essa è accompagnata così da
un atteggiamento di adorazione. Ci inginocchiamo, almeno in spirito,
all’adorabile presenza della maestà di Dio, e le parole che pronunciamo sono
come quelle del salmista che supplica:
“Come incenso salga a te la mia
preghiera, / le mie mani alzate come sacrificio della sera” (Sal 141, 2).
4. Il
nostro Salvatore ci ha promesso: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io
sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20). Noi sappiamo che questo è vero questa sera
mentre come cristiani ci uniamo insieme in comune preghiera. La presenza di
Cristo riempie questa cattedrale nel momento in cui lodiamo il suo nome, e nel
momento in cui preghiamo per quella perfetta unità tra i cristiani che egli
vuole per i suoi seguaci.
Poiché la vera
preghiera trabocca in generoso servizio, noi non siamo questa sera dimentichi
dei grandi bisogni dei nostri fratelli e sorelle che soffrono nel mondo intero.
Come fedele risposta al Signore, il cui Santo Spirito ha suscitato il movimento
ecumenico, non solo vogliamo pregare insieme ed entrare in dialogo ecumenico, ma
ci impegniamo anche in sforzi di congiunta collaborazione per promuovere un
mondo più giusto e più pacifico. Noi cerchiamo di diventare, e ci aiutiamo gli
uni gli altri ad esserlo, “il sale della terra” e “la luce del mondo” (cf. Mt
5, 11-16). In questo modo, proclamiamo insieme la buona novella della presenza di
Dio nel mondo nella persona di Gesù Cristo, che è uno con la sua Chiesa.
5. La
bella preghiera conosciuta come il Magnificat, che recitiamo insieme questa
sera, indirizza le nostre menti a Dio e alla sua presenza salvifica nella storia
umana. Essa fa rivolgere anche la nostra attenzione a Maria, la Madre del nostro
Salvatore. Questa donna di fede rimane per noi oggi un modello di santità di
vita. In un modo speciale, ella sperimentò la presenza di Dio nella sua vita
quando divenne la Madre del nostro Redentore. Come una donna il cui cuore era
pieno di lode, ella magnificò la grandezza di Dio, proclamando la sua bontà
verso i poveri e gli umili e parlando della sua misericordia verso tutte le
generazioni. Insieme con Maria, noi uniamo le nostre voci per lodare “la
magnificenza del Signore” (cf. Lc 1, 46).
Noi facciamo questo soprattutto in unione con Gesù
Cristo, che rimane per sempre la luce del mondo, e che ci offre la luce della
vita (cf. Gv 8, 12). Miei cari amici: accogliamo da lui questa luce e camminiamo
in questa luce, per la gloria di suo Padre, che vive e regna con il Santo
Spirito nei secoli dei secoli. Amen.
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Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana