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VIAGGIO APOSTOLICO IN CANADA

MESSA DEDICATA AL SACRO CUORE DI GESÙ

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto di Abbotsford (Vancouver)
Martedì, 18 settembre 1984

 

Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome” (Sal 103,1).

1. Con queste parole dell’odierna liturgia, carissimi fratelli e sorelle, voglio rivolgermi, insieme a tutti voi, al Dio dell’amore. E voglio farlo attraverso il mistero del cuore di Cristo.

Ho scelto queste parole perché parlano del nostro cuore umano, quello che il salmo chiama “quanto è in me”. È precisamente questo che abbiamo in mente quando parliamo del “cuore”: tutto il nostro essere, tutto quanto è in ognuno di noi. Tutto ciò che costituisce la nostra intera umanità, tutta la nostra persona nella sua dimensione spirituale e fisica. Tutto ciò che si esprime come persona unica e irripetibile nel suo “io interiore”, e nello stesso tempo nella sua “trascendenza”.

Le parole del salmo: “Benedici il Signore, anima mia” affermano che il nostro “cuore” umano si rivolge a Dio in tutta la maestà inimmaginabile della sua divinità e santità, nella sua meravigliosa “apertura” all’uomo: nella sua “condiscendenza”.

In questa maniera il “cuore” incontra il “cuore”, il “cuore” parla al “cuore”.

2. In questo spirito desidero salutare anche tutti i partecipanti alla nostra assemblea eucaristica in questa messa votiva del Sacro Cuore e con essi tutti coloro che sono venuti ad esprimere la loro buona volontà e la loro solidarietà rispettosa con questa comunità in preghiera.

Sono molto lieto che la mia visita al Canada mi abbia portato alla città di Vancouver e a questo luogo di raccolta del popolo di Dio. La posizione della città è veramente meravigliosa, situata come è tra le montagne e l’oceano, massima città della vostra provincia, tutto un susseguirsi di bellezze naturali incomparabili. “Splendor sine occasu”!

Danno testimonianza dell’importanza della vostra provincia le sue foreste, le risorse minerarie, l’acqua, la frutta, la pesca e le bellezze naturali che attraggono tanti turisti. Ancora più importanti siete voi, popolo della regione. È qui che vivete e lavorate, impegnati a costruire un habitat a misura d’uomo e una società giusta. È qui che lottate per risolvere i problemi sociali che sono diventati tanta parte del tessuto di vita in queste parti. È qui che portate avanti la vostra ricerca di Dio e del pieno senso della vita dell’uomo, nella contrapposizione tra il bene e il male. A tutti voi voglio esprimere oggi il mio profondo rispetto e il mio fraterno amore.

Desidero salutare in particolar modo tutti i fedeli cattolici dell’arcidiocesi di Vancouver, guidati dall’arcivescovo Carney. Sono profondamente grato a tutti quelli che si sono sobbarcati un lungo viaggio da altre diocesi della Columbia Britannica, Victoria, Kamploos, Nelson, Prince George, dell’eparchia di New Westminster sotto la guida del vescovo Chimy e dei territori di Nord-Ovest del Pacifico. E probabilmente anche degli Stati Uniti. Nell’unità dell’Eucaristia voglio esprimere il mio profondo affetto per tutti i miei confratelli vescovi e per l’intero clero, i religiosi e i laici della Chiesa cattolica.

Nella carità di Cristo, abbraccio tutti i miei fratelli cristiani che oggi mi onorano della loro presenza. Ricordo con sincero apprezzamento e rispetto lo zelo con cui, lo scorso anno, il consiglio mondiale delle Chiese proclamava in questa città Gesù Cristo al mondo.

Con stima fraterna voglio salutare calorosamente anche i membri di religioni non cristiane e tutti i cittadini di questo Paese che non hanno affiliazioni religiose. Affermo davanti a tutti voi il profondo interesse della Chiesa cattolica e la sua preoccupazione per l’incomparabile dignità di ogni uomo, donna e bambino su questa terra.

Sono profondamente grato dell’ospitalità estesami e dell’invito a celebrare questa Eucaristia. È in questo spirito di pubblico culto che sono venuto a voi per proclamare Gesù Cristo, l’eterno Figlio di Dio: per proclamare il Dio invisibile che egli rivela; e per proclamare l’amore divino che egli comunica al mondo nel mistero del suo Sacro Cuore.

3. Quando diciamo “cuore di Gesù Cristo”, ci rivolgiamo nella fede all’intero mistero cristologico: il mistero del Dio-uomo.

Questo mistero è espresso in maniera profonda e ricca dai testi della liturgia odierna. Queste sono le parole dell’apostolo Paolo nella sua lettera ai Colossesi:

“Egli è immagine del Dio invisibile, / generato per mezzo di lui / sono state create tutte le cose, / quelle nei cieli e quelle sulla terra, / quelle visibili e quelle invisibili: / troni, dominazioni, / principati e potestà” (Col 1, 15-16).

Le ultime parole si riferiscono precisamente agli esseri “invisibili”: le creature che hanno una natura puramente spirituale.

“Tutte le cose sono state create / per mezzo di lui e in vista di lui. / Egli è prima di tutte le cose / e tutte sussistono in lui” (Col 1, 16-17).

4. Queste frasi meravigliose della lettera di san Paolo si ricollegano a quanto viene proclamato oggi nel prologo del Vangelo di san Giovanni.

“In principio era il Verbo, / e il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio. / Egli era in principio presso Dio: / tutto è stato fatto per mezzo di lui, / e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. / E il mondo fu fatto per mezzo di lui” (Gv 1, 1-3.10).

Sia nel testo di Giovanni che in quello di Paolo è contenuta la dottrina rivelata del Figlio – il Verbo di Dio – che è della stessa sostanza divina del Padre. È questa la fede che professiamo quando recitiamo il Credo, la professione di fede che ci viene dai due Concili più antichi della Chiesa universale, quello di Nicea e quello di Costantinopoli:

“Credo in un solo Dio / Padre onnipotente, / creatore del cielo e della terra, / di tutte le cose visibili e invisibili. / Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, / Figlio unigenito di Dio, / generato eternamente dal Padre: / Dio da Dio, luce da luce, / Dio vero da Dio vero, / generato, non creato, / della stessa sostanza del Padre. / Attraverso di lui tutte le cose sono state fatte”.

Il Figlio è della stessa sostanza del Padre. Egli è Dio da Dio.

Nello stesso tempo, tutto ciò che è stato creato ha il suo divino principio in lui, come il Verbo eterno. In lui tutte le cose sono state create e in lui hanno la loro esistenza.

5. È questa la nostra fede. Questo è l’insegnamento della Chiesa sulla divinità del Figlio. E questo eterno Figlio, vero Dio, Verbo del Padre, si è fatto uomo. Sono le parole del Vangelo: “E il Verbo si è fatto carne, e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 14).

Nel Credo noi professiamo: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dai cieli: per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria, e si è fatto uomo”.

Qui tocchiamo più direttamente la realtà del cuore di Gesù. Il cuore, infatti, è un organo umano, che appartiene al corpo, che appartiene all’intera struttura, alla dimensione spirituale e a quella fisica dell’uomo: “E il Verbo si è fatto carne”.

In questa duplice dimensione, il cuore trova il suo posto come organo. Ha nello stesso tempo un significato come centro simbolico dell’io interiore, e questo io interiore è, per la sua stessa natura, spirituale.

Il cuore di Gesù fu concepito sotto il cuore della Madre Vergine, e la sua vita terrena cessò nel momento in cui Gesù morì sulla croce. Lo testimoniò il soldato romano che forò il costato di Gesù con la lancia.

Per tutta la sua vita terrena il cuore di Gesù fu il centro in cui si manifestò, in maniera umana, l’amore di Dio: l’amore di Dio Figlio, e attraverso il Figlio, l’amore di Dio Padre.

Qual è il frutto più grande di questo amore nella creazione?

Lo leggiamo nel Vangelo: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio... (Gv 1, 11-12).

È questo il dono più splendido, più profondo del cuore di Gesù, che troviamo nella creazione: l’uomo nato da Dio, l’uomo adottato come figlio nell’eterno Figlio, l’umanità alla quale viene dato potere di diventare figlia di Dio.

6. Così, il nostro cuore umano “trasformato” in questo modo, è capace di dire, e dice realmente al cuore divino le parole che ascoltiamo nella liturgia odierna:

“Benedici il Signore, anima mia, / non dimenticare tanti suoi benefici. / Egli perdona tutte le tue colpe, / guarisce tutte le tue malattie; / salva dalla fossa la tua vita, / ti corona di grazia e di misericordia. / Buono e pietoso è il Signore, / lento all’ira e grande nell’amore” (Sal 103, 2-4.8).

Sono queste le parole del salmo in cui l’Antico Testamento parla del mistero dell’amore di Dio. Quanto più ci parlano i Vangeli del cuore divino del Figlio e indirettamente del cuore del Padre:

Cuore di Gesù, sede di giustizia e d’amore!

Cuore di Gesù, paziente e misericordioso! 

Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità!

Possiamo infine ripetere con Isaia che coloro che sperano nel cuore divino “riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Is 40, 31).

7. Il cuore di Gesù Cristo è una chiamata di Dio forte e costante, rivolta all’umanità, ad ogni cuore umano. Ascoltiamo ancora le parole di Paolo nella liturgia odierna:

“Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; / il principio, il primogenito di coloro / che risuscitano dai morti, / per ottenere il primato su tutte le cose. / Perché piacque a Dio / di fare abitare in lui ogni pienezza / e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, / rappacificando con il sangue della sua croce, / le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1, 18-20).

È quella la prospettiva ultima che ci viene aperta dal cuore di Gesù Cristo attraverso la fede. È il principio e la fine di tutto ciò che è stato creato da Dio stesso. È la pienezza.

Tutta la creazione visibile e invisibile cammina verso questa pienezza in lui. In lui è la pienezza alla quale tutta l’umanità è chiamata, riconciliata con Dio dal sangue di Gesù Cristo sparso sulla croce.

Signore Gesù Cristo,
eterno Figlio dell’eterno Padre,
nato dalla Vergine Maria,
noi ti chiediamo
di continuare a rivelarci
il mistero di Dio:
affinché possiamo riconoscere in te
“l’immagine del Dio visibile”;
affinché possiamo trovarlo in te,
nella tua divina persona,
nel calore della tua umanità,
nell’amore del tuo cuore.

Cuore di Gesù,
in cui risiede la pienezza della divinità!

Cuore di Gesù,
della cui pienezza abbiamo tutti partecipato!

Cuore di Gesù,
re e centro di tutti i cuori,
per tutta l’eternità.
Amen!

 

© Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana

 

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