Domenica, 2 novembre 1984
1. “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63, 19).
La prima lettura dell’odierna liturgia è profondamente penetrante. Il profeta
Isaia pronunzia in essa - secoli prima di Cristo - ciò che fu il mistero
più profondo del primo Avvento.
Che cosa non cessa di essere il suo mistero anche dopo la venuta di Cristo?
Nella presente meditazione seguiremo le parole del profeta, fermandoci su di
esse con raccoglimento.
L'omelia che porta alla meditazione.
2. “Tu, Signore, tu sei nostro padre, / da sempre ti chiami nostro redentore. /
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie, / e lasci indurire il
nostro cuore, così che non ti tema?” (Is 63, 16-17).
Padre e Redentore: nel cuore stesso dell’Avvento è iscritto l’inscrutabile
mistero di Dio, che si esprime in queste due parole: Padre e Redentore.
A lui si dirige l’uomo, consapevole del suo allontanamento dalle vie di Dio:
“Perché ci lasci vagare?”. L’Avvento manifesta il desiderio del ritorno
su queste vie, che l’uomo ha abbandonato nel corso della sua storia terrena, e
che sembra abbandonare sempre di più!
3. Quindi il profeta grida: “Ritorna per amore dei tuoi servi, / per amore delle
tribù, tua eredità... / Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,
17-19).
Quanto profonda e quanto fondamentale verità viene rivelata in questo grido!
Perché l’uomo possa tornare su queste vie, che Dio gli ha tracciato fin
dall’inizio, Dio stesso “deve” avvicinarsi a lui.
Ma Dio non “deve”, perché è totalmente libero. E il profeta ne è pienamente
consapevole. Se egli invoca Dio con parole così forti, lo fa perché è
consapevole della sua alleanza, del suo amore misericordioso . . . E
anche perché la situazione dell’uomo e dell’umanità è grave . . . è “lacerante”.
Non è forse la stessa cosa anche nei nostri tempi? Il grido di
Isaia non è anche il grido del nostro Avvento?
4. “Orecchio non ha sentito, / occhio non ha visto / che un Dio, fuori di te,
abbia fatto tanto / per chi confida in lui. / Tu vai incontro a quanti praticano
la giustizia / e si ricordano delle tue vie” (Is 64, 3-4).
Il profeta rende testimonianza al Dio dei nostri padri: al Dio di
Abramo, di Isacco, di Giacobbe, al Dio di Mosè. Al Dio, che ha fatto tanto per
Israele, suo popolo. Tante volte è venuto incontro! “Molte volte hai offerto
agli uomini la tua alleanza”, diciamo nella quarta preghiera eucaristica.
E se così diceva Isaia, molti secoli prima di Cristo, quanto più noi, il
popolo di Dio della nuova alleanza, noi - la Chiesa - dobbiamo pronunciare la
stessa testimonianza con le labbra; e portarla nei cuori!
“Tu vai incontro” così diciamo nella prima domenica dell’Avvento dell’anno del
Signore 1984, consapevoli quanto profondamente sia iscritto nella storia
dell’umanità il definitivo “venire incontro” di Dio all’umanità, in Gesù
Cristo. Ci avviciniamo all’inizio del terzo millennio!
5. Ed ecco l’immagine del peccato di Israele, che Isaia ha davanti agli
occhi nei suoi tempi;
“Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato e siamo stati ribelli. / Siamo
divenuti tutti come cosa impura e come panno immondo / sono tutti nostri atti di
giustizia: / tutti siamo avvizziti come foglie, / le nostre iniquità ci hanno
portato via come il vento. / Nessuno invocava il tuo nome, / nessuno si
riscoteva per stringersi a te” (Is 64, 4-6).
È l’immagine di tanti secoli fa.
Ma quanto odierna! La storia della salvezza si svolge attraverso la
storia del peccato. La venuta di Dio, il continuo venire di Dio incontra nel
passato, e nella nostra contemporaneità, un’onda contraria: l’andarsene da Dio.
Il chiamare Dio viene soffocato dalla dimenticanza di lui. L’Avvento si realizza
in mezzo all’anti-avvento.
6. Ciò che Isaia (Is 64, 6) dirà adesso è forse più duro: “Perché tu
avevi nascosto da noi il tuo volto, / ci hai messo in balia della nostra
iniquità”.
Sì. Questo fu sempre più grave: l’uomo messo in balia della sua iniquità.
Abbandonato a se stesso: al suo orgoglio nella sua debolezza.
Questo fu grave già nel primo peccato, quello originale, di peccato, quello
originale, di cui leggiamo nel libro della Genesi e in san Paolo.
Ed è grave nella nostra epoca, che rifugge dal chiamare il
peccato per nome, per non trovarsi con esso davanti al cospetto del Dio
onnisciente che ama. L’uomo messo “in balia della sua iniquità” è l’uomo che
non si decide al pentimento e alla conversione. L’uomo che permane nel
peccato contro lo Spirito Santo.
Sì. In questo punto l’immagine dipinta con le parole di Isaia è veramente grave.
7. Tuttavia, servendosi dello spavento che quest’immagine suscita, il profeta
non cessa di proclamare l’Avvento di Dio:
“Ma, Signore, tu sei nostro padre; / noi siamo argilla e tu colui che ci dà
forma, / tutti noi siamo opera delle tue mani” (Is 64, 7).
L’inizio dell’Avvento si trova nella realtà stessa della creazione. Dio
che ha creato il mondo, ha aperto, al tempo stesso, in sé la via verso di esso,
l’ha aperta soprattutto creando l’uomo a sua immagine e somiglianza.
E per questa via verrà!
8. Oggi tutta la Chiesa medita nella liturgia della prima domenica di Avvento le
penetranti parole di Isaia.
Oggi il Vescovo di Roma medita queste parole con voi, che siete la
comunità della Chiesa romana nella parrocchia dedicata a sant’Anna.
Nello spirito della speranza, annunciata oggi dal Libro di Isaia, porgo
il mio affettuoso saluto a tutti i circa 6000 fedeli e alle 2100 famiglie, che
compongono questa comunità parrocchiale.
Desidero salutare anzitutto il vostro zelante parroco, don Amedeo Verzelli, i
sacerdoti che lo coadiuvano nel ministero pastorale.
Un cordiale pensiero di incoraggiamento rivolgo al gruppo dei catechisti; al
gruppo del “Corso Cresima” e del “Dopo-Cresima; alle comunità catecumenali; al
gruppo Scout dell’Agesci; alla Legione di Maria; al gruppo della prima
Comunione; al gruppo caritativo.
Saluto inoltre i padri e le madri di famiglia, i giovani e le giovani, i ragazzi
e le ragazze, i bimbi, gli anziani, gli ammalati.
A tutti e a ciascuno va l’attestazione della mia cordiale solidarietà.
9. In questa singolare circostanza della mia visita pastorale, mi è caro
soffermarmi brevemente sull’immagine della vostra parrocchia; essa - come
è noto - è stata eretta nel 1972 in una cappella. Ma da qualche anno è
finalmente una realtà il nuovo complesso, con la chiesa, le sale di riunione, la
canonica. Quello che più è da sottolineare - e lo faccio ben volentieri e
pubblicamente - è il fatto che siete stati voi, membri della parrocchia, a
partecipare personalmente e largamente alla realizzazione di tali opere con un
notevole contributo economico e con la prestazione di manodopera volontaria. È
questa veramente un’esperienza nuova nella diocesi di Roma! E oggi desidero
esprimervi il mio sincero plauso per questo esemplare e generoso entusiasmo, da
voi manifestato concretamente al fine di poter avere gli ambienti necessari e
decorosi per vivere la vostra vita cristiana in maniera comunitaria.
Continuate ad offrire ancora esempi di questa vostra sensibilità ecclesiale!
10. Cari fratelli e sorelle!
Accogliete insieme con la visita del Vescovo di Roma questa chiamata di
Avvento, che è iscritta in modo così penetrante nella liturgia dell’odierna
domenica.
L’Avvento è il “tempo” particolare della Chiesa. Si chiama il “tempo forte”.
E deve anche essere il “tempo forte” dei nostri cuori e delle nostre coscienze.
Il Signore Gesù dice nel Vangelo: “Vegliate”!
“Vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. È come uno
che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato ai servi,
a ciascuno, il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vigilate
dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa tornerà, se alla sera o a
mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all’improvviso,
trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti:
Vegliate!” (Mc 13, 33-37).
Analizzate i vostri pensieri, i sentimenti, i desideri, le opere! Traspare in
essi quel grido:
“Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza”!(cf.
Sal 84, 8).
Risvegliatelo e rianimatelo! Dia esso, di nuovo, il tono a tutta la vostra vita!
Vegliate! Cioè vivete nella prospettiva dell’Avvento, del “vieni” di Dio!
“Tu, Signore, tu sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore”. Amen.
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