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SANTA MESSA PER LA XVIII GIORNATA MONDIALE
DELLA PACE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Solennità di Maria Santissima Madre
di Dio Basilica di San Pietro, 1° gennaio 1985
“Quando venne la pienezza del tempo . . .” (Gal 4, 4).
Secondo il computo umano del tempo, oggi ha inizio l’anno nuovo 1985. In questo
computo si riflette il ritmo cosmico del divenire, al quale è sottoposto l’uomo
ed al quale consapevolmente egli partecipa.
La Chiesa attinge il significato dell’anno nuovo dal mistero della nascita di
Dio. La liturgia infatti ci porta ancora una volta col pensiero nella grotta di
Betlemme: partecipiamo all’avvenimento della notte santa e guardiamo con gli
occhi dei pastori il Bambino che giace nella mangiatoia, circondato da Maria e
Giuseppe.
Oggi è il giorno dell’ottava di Natale. I nostri occhi sono pieni di quello
stupore che nasce dalla rivelazione e dalla fede dinanzi al mistero inaudito.
Il mistero di Gesù Cristo, del Dio-uomo che nasconde in sé e al tempo stesso
svela il mistero di Maria sua Madre terrena. Sulle orme dei pastori di Betlemme,
la Chiesa professò sin dall’inizio questo mistero e contemporaneamente lo
approfondì in modo sempre più perspicace: la Madre dell’uomo-Dio è la Madre del Dio-uomo: “Theotokos”,
Genitrice di Dio.
Nel giorno dell’ottava di Natale la Chiesa concentra la sua attenzione sulla
santissima Maternità della Madonna. La maternità divina della Vergine appartiene
alla pienezza del tempo: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo
Figlio, nato da donna . . .”: Theotokos!
2. Così dunque la Chiesa, gli occhi fissi sulla maternità della Genitrice di
Dio, trae l’inizio dell’anno nuovo - 1985 - dalla “pienezza del tempo”. Insieme
con l’intera umanità, inserita nell’ordine cosmico del divenire, la Chiesa
misura il tempo: conta i giorni, le settimane, i mesi e gli anni, ma anche li
radica nel Mistero della nascita di Dio. Infatti, in questo mistero, l’umanità e
il tempo umano hanno raggiunto la loro pienezza, quella propria della storia
della salvezza.
Non è questa la pienezza definitiva. La pienezza definitiva, il compiersi
definitivo del tempo umano è sempre davanti a noi. Ci avviciniamo ad esso
mediante il mistero della nascita di Dio, mediante l’incarnazione di Dio. Dio,
accogliendo nell’incarnazione il tempo umano, lo attira a sé e avvicina gli
uomini in esso immersi verso il compimento definitivo, che è in Dio stesso nel
Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.
3. Dio, quindi, rivela sempre di nuovo e particolarmente il primo giorno
dell’anno nuovo, il suo disegno, il suo programma salvifico a tutta l’umanità. E
lo fa con le parole di San Paolo, che la Chiesa legge ogni anno nell’odierna
solennità. Esse dicono:
“Dio mandò il suo Figlio, nato da donna . . . perché
ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4).
Questo è il punto fondamentale e centrale del disegno divino, del programma
salvifico a favore dell’intera umanità. Dio salva gli uomini in Gesù Cristo, nel
suo eterno Figlio, nato da Maria Vergine: li salva quali figli nel Figlio. Fa sì
che l’umanità di ciascuno di noi uomini sia penetrata della divina figliolanza
di Gesù Cristo.
Ciò si compie a prezzo di un particolare “riscatto”. Dio ha mandato il suo
Figlio “per riscattare” i figli e le figlie del genere umano, e “riscattare”
vuol dire anche “ristabilire il valore”: per ristabilire nell’uomo il valore che
egli possiede da sempre agli occhi di Dio, che Dio gli ha donato fin
dall’inizio, creandolo a sua immagine e somiglianza. Così dunque al programma
salvifico per cui Dio “mandò il suo Figlio, nato da donna”, appartiene ciò che
costituisce la dignità essenziale dell’uomo. Questa dignità è iscritta
profondamente nel mistero dell’incarnazione e della Redenzione; nella nascita di
Dio e poi nella croce e nella Risurrezione di Cristo.
Sulla stessa linea procede l’opera dello Spirito Santo. Egli agisce
nell’incarnazione e nella redenzione. E in seguito prolunga l’opera
dell’incarnazione e della redenzione e la fa giungere alle anime degli uomini,
alla dimensione di ciascun uomo. Nella potenza dello Spirito Santo, che è “lo
Spirito del Figlio”, l’uomo, come figlio nel Figlio, grida a Dio: “Abbà, Padre!”
(Gal 4, 6). Nella potenza dello Spirito Santo l’uomo, consapevole della
sua dignità filiale, si libera da tutto ciò che fa di lui uno schiavo, da tutto
ciò che gli toglie la dignità della figliolanza divina.
4. Tale è il disegno divino, tale è il programma salvifico che la Chiesa sempre
ripropone, il giorno di Capodanno, all’intera umanità. Oggi la Chiesa rivolge
questo programma salvifico in modo particolare alla gioventù. L’iniziativa
dell’Anno dei giovani, proposta sul piano internazionale dall’ONU, trova la sua
eco incessante nella missione della Chiesa: la Chiesa va costantemente incontro
alle giovani generazioni e in questo modo va incontro all’avvenire, poiché i
giovani portano in sé il futuro dell’intera famiglia umana: “da essi dipende il
domani” dell’umanità.
E la Chiesa è, in pari tempo, consapevole di servire incessantemente il “Padre
per sempre” (Is 9, 5). Perciò nell’iniziativa di quest’anno delle Nazioni
unite, essa trova anche un suo posto e un suo compito. Accanto alle iniziative
che saranno promosse dalla Sede Apostolica, soprattutto per opera del Consiglio
per i laici, e insieme con esse, chiedo vivamente ai miei fratelli
nell’episcopato e a tutti i pastori di anime di dare a questa impresa
un’adeguata dimensione nelle singole Chiese locali.
5. Oggi la Sede apostolica, compiendo il suo servizio annuale a favore della
pace, consegna proprio alla gioventù il suo messaggio di Capodanno: “La pace e i
giovani camminano insieme”.
La pace e i giovani.
Quanti significati si nascondono in queste due parole
congiunte! Quale ricchezza di contenuto ci comunica questo collegamento delle
due espressioni, sia per quanto concerne la gioventù, come per quanto riguarda
la pace! Quanto esso è intensamente legato col programma salvifico che si rivela
nel mistero della nascita di Dio, nel mistero della maternità della Genitrice di
Dio, e che la liturgia annunzia proprio oggi con le parole della lettera di
Paolo ai Galati.
Per questo, alla gioventù, dalla quale “dipende il domani”, desideriamo
rivolgere le parole che Dio ha rivolto un tempo al suo popolo mediante Mosè: “Ti
benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di
te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda la
pace” (Nm 6, 24-26). Insieme con questa benedizione della liturgia del
Capodanno, accogliete, cari giovani amici, il programma salvifico di Natale e il
Messaggio della pace dell’anno nuovo. Lo accolgano tutti i giovani del mondo
intero. Accoglietelo voi, giovani appartenenti a varie associazioni e movimenti,
che affollate questa mattina, così numerosi e gioiosi, la basilica di San
Pietro. Dio vi conceda la sua grazia!
6. “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc
2, 19).
Maria - Madre di Dio - “Theotokos”.
In questo incomparabile mistero essa divenne Madre di tutti gli uomini.
Divenne in modo particolare Madre della Chiesa. La Chiesa fissa il suo
sguardo su di lei quale suo perfetto prototipo, e impara presso il suo cuore a “serbare
e a meditare” tutte le cose che attraverso la storia della salvezza
raggiungono tutti gli uomini e che vengono in evidenza anche nella storia dei
popoli, delle nazioni, delle generazioni e dei continenti.
Desidero poi oggi, attingendo al tesoro della Chiesa, ravvivare il ricordo dei
due Santi Fratelli, che hanno meritato di essere chiamati, insieme con San
Benedetto, patroni dell’Europa: i santi Cirillo e Metodio.
Sono trascorsi quasi
undici secoli dal momento in cui la grande missione di entrambi i fratelli
terminò, con la morte di Metodio in Moravia. In precedenza Cirillo era stato
separato dal fratello dalla morte, avvenuta a Roma, e riposa in questa città
nella basilica di San Clemente. A loro due l’eterno Pastore ha affidato l’opera
del Vangelo tra gli Slavi. Sono diventati i primi apostoli dei popoli che
abitano la parte orientale e quella meridionale dell’Europa. Sono diventati i
padri della loro fede e della loro cultura.
Hanno annunziato ai contemporanei il
disegno divino della salvezza, quel programma salvifico, che oggi, nell’ottava
di Natale, San Paolo ci ricorda.
In questo programma è contenuto anche il messaggio evangelico della pace.
Annunziando il Vangelo, essi hanno gettato nei cuori umani i semi di quella
pace, che il mondo non può dare, che proviene da Dio. Tutta la Chiesa,
soprattutto in Europa - e particolarmente tra le nazioni che furono il terreno
immediato della loro evangelizzazione - desidera inserire il ricordo di ambedue
i santi nella trama dell’anno 1985. Anche la Sede apostolica si sente in modo
speciale a ciò chiamata.
7. Maria - Madre di Dio - “Theotokos”:
professando la sua maternità divina, desideriamo attingere insieme con
lei a questa “pienezza del tempo”, rivelatasi nella nascita di Dio;
-
desideriamo “serbare e meditare nel cuore” tutto il disegno divino della
salvezza, continuando ad andare con esso incontro all’avvenire;
-
desideriamo innestare nei cuori dei giovani il Messaggio della pace,
che deriva dal disegno della salvezza.
“Dio misericordioso ci benedica”.
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Vaticana
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