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SANTA MESSA PER LA FESTA DEL BATTESIMO
DI GESÙ
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Cappella Sistina, 13 gennaio 1985
1. “Dal cielo hai fatto udire la tua voce”.
Queste parole, che il prefazio dell’odierna liturgia rivolge a Dio Padre,
riassumono, in certo modo, la manifestazione della misericordia divina verso gli
uomini, che si è attuata nei misteri della vita di Gesù, tra i quali ricordiamo
oggi il suo Battesimo nel fiume Giordano.
Le arcane parole del Padre celeste, che si odono subito dopo che Gesù esce
dall’acqua, costituiscono uno dei primi “segni prodigiosi” - come dice ancora il
prefazio - con cui il Padre ha voluto garantirci la missione divina del Figlio
diletto per la nostra salvezza.
Facendosi battezzare da Giovanni, Gesù, sebbene mondo da ogni peccato, ha voluto
condividere la nostra condizione di creature ferite e umiliate dal peccato e
bisognose di purificazione. Con questo gesto, Gesù, Verbo incarnato, ha voluto
mostrarci la potenza della sua azione redentiva e “battesimale”, proprio
servendosi di una carne debole, affinché potesse compiersi, in lui e per lui, la
nostra salvezza.
2. I bambini e le bambine, che oggi riceveranno il Battesimo, costituiscono la
testimonianza di questa azione purificatrice di Gesù nella potenza dello Spirito
Santo.
Essi sono raggiunti da un torrente di grazia che, uscendo dalle piaghe di Gesù
crocifisso, si espande benefico a irrigare il deserto di questo mondo, a sanare
le ferite e le miserie, a lavare i peccati dell’uomo.
Anche queste piccole creature, tra poco, saranno raggiunte da quest’acqua
salutare, saranno liberate dal peccato originale e dalla schiavitù del demonio,
saranno santificate e rese “figli di Dio”, a immagine del Figlio divino, mosse
dallo Spirito Santo, ed eredi della vita eterna.
3. “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho
posto il mio Spirito su di lui”.
Queste parole della prima lettura, che profetizzano il mistero di Gesù
salvatore, si potranno applicare, sia pure solo per partecipazione, anche a
queste creature che saranno battezzate. Anch’esse, nel nome del Padre, del
Figlio e dello Spirito, sono assunte a una speciale intimità con Dio, che fa
loro superare la stessa condizione di creature, per essere elevate all’ordine
soprannaturale della figliolanza divina. Esse sono così “generate” dal Padre per
una nuova nascita, quella che Gesù chiama: “nascita dall’alto” (cf. Gv 3,
7).
E voi, cari genitori, che avete generato fisicamente questi vostri figlioli,
siate sempre consapevoli, insieme con i padrini e le madrine, di questa
generazione spirituale e soprannaturale delle vostre creature. Il nascere fisico
è di carattere temporale: il nascere alla vita della grazia si avvera per tutto
il corso dell’esistenza terrena, e si compie solo nella vita eterna.
Ricordatevi dunque sempre, cari genitori, cari padrini e madrine, di questa
vostra responsabilità: “generare” queste creature alla vita dei figli di Dio. Lo
dovrete, lo potrete fare come membri della comunità ecclesiale. La maternità
della Chiesa deve passare attraverso di voi. Certamente, tale maternità si
esprimerà anche, a un certo punto, per il tramite della presenza del sacerdote,
del religioso e della religiosa. Ma non dimenticate mai la funzione
insostituibile, esercitata da un sano ambiente familiare, quella che giustamente
e ripetutamente è chiamata la Chiesa domestica. La famiglia è la prima scuola
per la formazione morale e religiosa e per la trasmissione dei valori più cari.
Questo, cari fratelli e sorelle, è il mio voto; questo il mio auspicio. La luce
e la forza dello Spirito, l’assistenza della beata Vergine Madre di Dio e della
Chiesa vi aiutino nel condurre i figli - questi nuovi cristiani - alla pienezza
della grazia battesimale e alla santità.
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Vaticana
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