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VIAGGIO APOSTOLICO IN VENEZUELA, ECUADOR, PERÙ,
TRINIDAD-TOBAGO
SANTA MESSA A PORT OF SPAIN
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Trinidad-Tobago - Martedì, 5 febbraio
1985
1. Gloria a te, o Trinità!
Lasciate che innanzitutto io renda onore, fratelli e sorelle carissimi, alla
Trinità, il cui nome è portato dal vostro Paese: Trinidad e Tobago. Vi chiamate
con il nome di Dio, uno e trino, il nome di Dio che è amore. E in questo
santissimo nome è la vostra gloria.
Nel nome della santissima Trinità - Padre, Figlio e Spirito Santo - vi saluto
tutti. Vi saluto quale Vescovo di Roma, successore dell’apostolo Pietro, che con
i suoi pellegrinaggi visita le comunità della Chiesa nelle differenti parti del
mondo. Accettate questa visita e il ministero apostolico espresso da essa come
segno del mio amore pastorale in Cristo.
È una grande gioia per me poter celebrare l’Eucaristia insieme ad una così
grande adunanza di fedeli della Chiesa cattolica in questa nazione. Voglio nello
stesso tempo estendere un saluto speciale ai rappresentanti di altre comunità
cristiane e ai fedeli di altre religioni convenuti con noi oggi. A tutti voi
esprimo il mio rispetto e la mia stima fraterna.
Mentre rendo lode a Dio per questo momento benedetto, voglio dirvi anche quanto
mi rincresce di non potermi fermare con voi più a lungo. In particolar modo, le
limitazioni di tempo mi impediscono di visitare l’isola di Tobago. Sono tuttavia
lieto della presenza di tante persone venute da Tobago per partecipare a questa
celebrazione eucaristica, e v’incarico di riportare ai vostri vicini e amici i
cordiali saluti e auguri del Papa, con l’assicurazione delle sue preghiere.
2. Nel Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù dice ai suoi discepoli: “Andiamocene
altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là: per questo infatti
sono venuto!” (Mc 1, 38).
Durante gli anni del suo ministero pubblico, Gesù di Nazaret divideva il suo
tempo tra la preghiera e la proclamazione del Vangelo. Grandi folle lo
circondavano spesso, specialmente i malati e i perseguitati dagli spiriti
maligni. È questo che avvenne quella volta che Gesù, dopo aver guarito la
suocera di Simon Pietro, si soffermò per qualche tempo nella sua casa. “Tutta la
città era riunita davanti alla porta” ci dice Marco “ed egli guarì molti che
erano afflitti da varie malattie” (Mc 1, 33). Ma dopo una breve sosta
egli partì, per potersi recare in altri luoghi della Galilea con la parola del
Vangelo e il ministero di salvezza. Le parole pronunciate allora da Simon Pietro
furono veramente profetiche: “Tutti ti cercano” (Mc 1, 37).
3. Il ministero della buona novella fu tramandato poi agli apostoli, i quali a
loro volta sentirono la stessa necessità di diventare “tutto per tutti gli
uomini”.
Nella sua prima Lettera ai Corinzi San Paolo spiega come deve predicare il
Vangelo. Scrive con profonda convinzione: “Guai a me se non predicassi il
Vangelo” (1 Cor 9, 16). Sottolinea il fatto di “predicare gratuitamente
il Vangelo”. E aggiunge: “Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il
maggior numero . . . Mi sono fatto debole con i deboli . . . Tutto io faccio per
il Vangelo, per diventarne partecipe con loro” (1 Cor 9, 19.22-23).
4. La parola di Dio nella liturgia odierna ci richiama agli inizi stessi
dell’evangelizzazione, perché sia chiaro a voi, fratelli e sorelle carissimi,
che siete chiamati ad essere partecipi del Vangelo e delle sue benedizioni. Lo
conferma il nome stesso del vostro Paese: Trinidad e Tobago, il Paese della
santissima Trinità!
I primi tentativi di proclamare il Vangelo si scontrarono con gravi difficoltà e
insuccessi. I primi missionari che arrivarono nel Paese furono due frati
domenicani. Nel 1513 furono tragicamente uccisi perché erano stati scambiati per
trafficanti di schiavi che catturavano indigeni per venderli come schiavi oltre
mare.
Trascorsero oltre cinquant’anni prima che il Vangelo venisse di nuovo predicato.
Tra i nuovi missionari si trovava San Luigi Bertrand. Ma dopo un periodo
relativamente breve l’evangelizzazione fu di nuovo interrotta. Più tardi i
francescani, i gesuiti e i cappuccini, oltre ai domenicani cercarono, malgrado
le gravi difficoltà, di piantare il seme del Vangelo nel cuore dei vostri
antenati.
Nella prima metà del XIX secolo, grazie ai validi sforzi dei missionari, si rese
possibile con la grazia di Dio la nomina del primo vicario apostolico.
Finalmente nel 1850 fu costituita l’arcidiocesi di Port of Spain e il vicario
apostolico Patrick Smith fu nominato primo arcivescovo. L’opera di
evangelizzazione procedette da allora speditamente. Un contributo importante fu
dato, oltre che dai religiosi già citati, dagli agostiniani, dalla congregazione
dello Spirito Santo, dai monaci benedettini, dai fratelli della Presentazione,
dai fratelli De La Salle, dalle suore di San Giuseppe di Cluny, dalle suore
Carmelitane del Corpus Christi, dalle suore della Santa Fede, dalle suore e
monache contemplative domenicane, dalle suore della Carità e dalle suore della
Madre dolorosa.
Bisogna citare anche gli sforzi e lo zelo di missionari anglicani e altri
cristiani non cattolici.
5. I frutti abbondanti di questa evangelizzazione sono oggi chiaramente
evidenti. L’arcidiocesi di Port of Spain, con i suoi 380.000 fedeli, è la più
grande delle diocesi della conferenza episcopale delle Antille. Avete centri
pastorali e catechetici, un centro radio-televisivo bene attrezzato, una rivista
settimanale cattolica e altre importanti pubblicazioni. Inoltre vi sono numerose
fiorenti organizzazioni laiche, ed esistono vari progetti di sviluppo
comunitario per l’assistenza alla gioventù e ai poveri. Potete essere fieri
della vostra eccellente organizzazione di scuole cattoliche e dei vostri
programmi catechetici aggiornati, grazie al prezioso contributo dei vostri
insegnanti laici e alla zelante testimonianza evangelica di tutti i religiosi
che vi servono con grande generosità. Ma, soprattutto, siete una comunità unita
nell’amore di Cristo e nell’unità della sua Chiesa. Sono stato particolarmente
lieto di sapere con quanto impegno i laici hanno assunto un ruolo attivo
crescente nella missione della Chiesa in questo Paese.
Un altro motivo di profonda gioia è il numero crescente di vocazioni al
sacerdozio e alla vita religiosa. Il seminario regionale di Trinidad e Tobago
provvede alla formazione dei sacerdoti diocesani non solo per il vostro Paese ma
anche per altre diocesi dei Caraibi.
6. Mentre i frutti dell’evangelizzazione, così palesi e abbondanti nella vostra
nazione, sono riconosciuti da tutti con gratitudine, restano alcuni problemi
significativi che dovete affrontare mentre volge al termine il ventesimo secolo.
Esistono tanti ostacoli che minacciano la vita familiare in tutti i Paesi del
mondo, e purtroppo il vostro Paese non fa eccezione. Le famiglie sono afflitte
da mali come l’infedeltà coniugale e il divorzio, mentre la vita stessa prima
della nascita viene spenta dall’abominevole delitto dell’aborto. Non dimenticate
mai che il rispetto per la sacralità della vita è garanzia di stabilità per la
comunità degli uomini. Nessuna società potrà sopravvivere, nessuna nazione può
durare, se la vita umana intera non viene onorata e protetta.
Neppure l’attrattiva ingannevole del materialismo e del consumismo vi ha
lasciati immuni, con le sue vuote promesse di felicità che portano invece alla
delusione e alla perdita della dignità. I giovani specialmente sono vulnerabili
al pericoloso adescamento della droga, dell’alcol e del sesso prematrimoniale.
Ma io vi sollecito, cari giovani di Trinidad e Tobago, a respingere l’inganno
del maligno, e a cercare invece di costruire il vostro futuro non su fondamenta
così malferme ma sulla solida roccia degli autentici valori morali e religiosi,
sull’amore generoso, sulla piena verità del Vangelo di Gesù Cristo, il Figlio di
Dio e Salvatore del mondo. È lui che attraverso il suo Vangelo c’insegna a
vivere conformemente alla volontà del nostro Padre che è nei cieli.
Mentre la Chiesa si trova ad affrontare questi e altri problemi, sono rincuorato
nel sapere che siete rinsaldati nei vostri sforzi da un sano spirito di
ecumenismo tra i cristiani, e da autentico senso di cooperazione fraterna con
gli appartenenti ad altre religioni. Vi esorto ad attingere forza anche nelle
vostre veglie notturne di preghiera e nello speciale Anno di preghiera, digiuno
e pentimento, che avete iniziato da poco.
7. “Glorifica il Signore, Gerusalemme! / Loda il tuo Dio, Sion!” (Sal
147, 12).
Queste parole del salmo che abbiamo cantato nella liturgia odierna riflettono la
gioia di Gerusalemme: la città particolarmente amata e visitata da Dio. La
Chiesa riprende questo stesso canto di lode, e come Gerusalemme glorifica Dio
per tutte le sue opere nel creato, per l’intero ordine dell’universo. Ma la
Chiesa, sull’esempio di Gerusalemme, glorifica innanzitutto Dio per la parola
della sua rivelazione:
“Annuncia a Giacobbe la sua parola, / le sue leggi e i suoi decreti a Israele. /
Così non ha fatto con nessun altro popolo, / non ha manifestato ad altri i suoi
precetti” (Sal 147, 19-20).
In questa mia visita pastorale di oggi, voglio che questo ringraziamento di
Gerusalemme sia ripetuto qui insieme a voi. Rendiamo insieme grazie a Dio, alla
santissima Trinità, per il dono della rivelazione e per la grazia della fede,
che dimora da molte generazioni nelle nostre anime.
Rendiamo grazie a Gesù Cristo, perché i suoi apostoli sono giunti qui nella
persona dei loro successori. Rendiamo grazie a Maria sua Madre perché è
diventata Madre del popolo di Trinidad e Tobago. Lodiamo Dio per San Luigi
Bertrand e per tutti agli zelanti missionari che hanno proclamato la buona
novella della salvezza in questo Paese. Sia lodata la santissima Trinità per
aver dato il prezioso dono della fede a ciascuno di voi e ai vostri antenati.
Con un cuore solo e con una sola voce acclamiamo: “Glorifica il Signore,
Gerusalemme! Loda il tuo Dio, Sion!” (Sal 147, 12).
8. E mio fervente desiderio che il retaggio del Vangelo resti sempre tra di voi:
con il suo potere di sollevare gli oppressi e gli affaticati, di portare
guarigione e speranza, di dare senso alla vita, con il suo potere di produrre
conversione e riconciliazione. E prego che questo Vangelo di salvezza venga
diffuso attraverso le catechesi e abbracciato sempre più pienamente nella vita
cristiana. È questo il mio desiderio più fervente per la vostra intera comunità.
Sono profondamente grato della vostra ospitalità e del vostro cordiale
benvenuto. Possa questo incontro rafforzare la vostra unità con la Chiesa di
Roma, che rimane il centro dell’unità universale (cf. Sant’Ireneo, Adversus
haereses, 3, 3, 2).
Ancora una volta, con le parole di San Paolo, voglio assicurarvi che sono venuto
“per il Vangelo” (1 Cor 9, 23), affinché possiate essere tutti partecipi
delle sue benedizioni!
L’amore di Dio Padre, la grazia di nostro Signore Gesù Cristo e la comunione
dello Spirito Santo siano con tutti voi! Amen.
© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana
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