|
CELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLA
PARROCCHIA ROMANA DI SAN LORENZO IN DAMASO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 24 febbraio
1985
1. Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto, che vi rimase quaranta giorni,
tentato da satana (cf. Mc 1, 12-13).
Ogni anno, in questa prima domenica di Quaresima, ricordiamo il digiuno di
quaranta giorni di Gesù e le tentazioni da parte di satana. Il testo del Vangelo
secondo Marco, che leggiamo quest’anno, è molto conciso.
Gesù di Nazaret inizia la sua missione messianica dal battesimo nel
Giordano. Ha ricevuto dalle mani di Giovanni Battista il battesimo di penitenza
facendosi simile a tutti coloro, ai quali Giovanni lo amministrava. E, dopo di
esso, Gesù si reca nel deserto, dove digiuna per quaranta giorni. Questo digiuno
fa riferimento ai quarant’anni di peregrinazione di Israele dalla
schiavitù d’Egitto alla Terra promessa.
Il digiuno di quaranta giorni di Gesù nel deserto è un modello per la
Quaresima della Chiesa. Esso ci deve condurre dalla schiavitù del peccato
alla vittoria e alla libertà nella risurrezione di Cristo. Mediante il digiuno
di quaranta giorni ci prepariamo alla Pasqua.
2. In questo periodo Gesù predica il Vangelo di Dio in modo
particolarmente intenso. Dice: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è
vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15).
La Chiesa desidera imitare il suo Maestro. Con particolare intensità predica il
Vangelo. La Quaresima viene definita nella liturgia come un “tempo forte”.
Il Vangelo è messaggio di conversione: “convertitevi”. Gesù, annunziando
la conversione, fa presente all’uomo lo stato di minaccia da parte di
molteplici mali. Perciò, anche nei confronti di se stesso, ammette la
tentazione di satana e riporta vittoria su di essa.
Questo è un duplice momento in cui la via messianica di Gesù passa attraverso le
vie dell’uomo, prigioniero del peccato. Il primo aspetto è il battesimo del
Giordano, battesimo di penitenza; il secondo è la tentazione.
La Chiesa ricorda questa tentazione di Gesù nella prima domenica di Quaresima.
Vuole, in tal modo, giungere a tutte le vie dell’uomo minacciate da
molteplici tentazioni; vuol giungere alle vie avvolte nel peccato. Su
queste vie è veramente presente Cristo con la sua potenza salvifica.
3. Lo stato della tentazione - della minaccia di molteplici mali, con
peccato lieve o grave - è uno stato ordinario dell’uomo. Perciò Cristo ci
ha raccomandato di pregare il Padre: “E non ci indurre in tentazione, ma
liberaci dal male” (Mt 6, 13).
Per questo nell’odierna liturgia il salmista implora fervidamente: “Fammi
conoscere, Signore, le tue vie, / insegnami i tuoi sentieri, / guidami nella
tua verità e istruiscimi . . .” (Sal 25, 4-5).
“Guidami nella tua verità” vuol dire esattamente: non permettere che io ceda
alla tentazione! La tentazione infatti è sempre collegata con la
perdita di verità nel comportamento umano. Il cuore e la volontà sono
“sedotti” in modo tale che, operando, si staccano dal vero bene e seguono un
bene apparente. La tentazione è sempre una menzogna e ha la sua fonte
definitiva in colui che la Scrittura chiama “padre della menzogna” (Gv 8,
44).
Se l’uomo viene tentato dal “mondo”, se la fonte delle tentazioni si trova nella
concupiscenza degli occhi, della carne e nella superbia della vita (cioè
“all’interno dell’uomo”), allora l’inizio di ogni tentazione parte da
colui dal quale Cristo stesso ha permesso di essere tentato durante il digiuno
di quaranta giorni nel deserto. In colui che è “padre della menzogna”.
4. La Chiesa comprende perciò la sua Quaresima come una particolare sfida
alla lotta contro il male, anzi alle sue radici stesse. La tentazione non è
soltanto un’occasione di peccato, ma è pure una radice del peccato. L’uomo è non
solo attirato dal male, ma a volte è anche da esso accerchiato.
Tutto ciò Cristo fa presente all’uomo fin dall’inizio stesso di quella
via che è la Quaresima. Al tempo stesso, rende presente a ciascuno di noi la
potenza salvifica del Vangelo. Il Vangelo non è solo parola di Dio, è
“potenza per la salvezza” (Rm 1, 16). E in questo senso è buona
novella. Esso è radicato nell’alleanza di Dio con il creato. La liturgia
odierna ricorda l’antica alleanza stipulata con Noè e con i suoi figli dopo il
diluvio. Prima di tutto il Vangelo si esprime con l’alleanza che è nuova ed
eterna. È l’alleanza stipulata sulla croce di Cristo - mediante il suo corpo
e il suo sangue - riconfermata con la risurrezione.
Ogni anno, mediante il digiuno di quaranta giorni, la Chiesa si prepara al
singolare rinnovamento di questa alleanza.
In essa è contenuta pure la forza definitiva della potenza salvifica, che
è capace di condurre l’uomo attraverso lo stato di minaccia dei molteplici mali.
Occorre soltanto che l’uomo si radichi in questa alleanza, resistendo a
tutto ciò che proviene dal “padre della menzogna”.
5. Meditiamo questo importante contenuto liturgico della prima domenica di
Quaresima in questa parrocchia di San Lorenzo in Damaso.
In questa mia visita pastorale, che si svolge nell’ambito dell’Anno damasiano
per il sedicesimo centenario della morte del santo papa Damaso desidero
rivolgere un cordiale saluto al parroco monsignor Augusto Cecchi, il quale dal
1968 ha la cura pastorale di questa comunità; ai vice-parroci don Guglielmo
Fussganger e don Giuseppe Fusari; ai membri del Capitolo; ai 4500 fedeli e alle
1500 famiglie.
Saluto anche i religiosi e le religiose residenti nel territorio della
parrocchia: i padri Scolopi; i Figli di Maria Immacolata; le Suore di santa
Brigida; le suore Elisabettiane; le suore Serve di Maria; le Piccole serve della
Santa Famiglia; le religiose missionarie francescane della Natività di nostro
Signore; le Figlie di Maria incoronata; le Suore di San Filippo Neri; le Sorelle
ministre della carità; le Figlie del sacratissimo Cuore di Gesù; le Suore di
nostra Signora; le Dame di Betania; e inoltre, i superiori e gli alunni del
Pontificio istituto ecclesiastico ungherese; del Venerabile collegio inglese;
del Convitto ecclesiastico di santa Maria in Monserrato; dell’Istituto
ecclesiastico santa Maria Immacolata; l’opera Regina Apostolorum; i membri del
foyer Unitas e dell’Opera impiegate.
Un affettuoso saluto di compiacimento e di incoraggiamento rivolgo alle varie
associazioni parrocchiali: al consiglio pastorale; all’Associazione uomini di
Azione cattolica; al gruppo giovanile; ai membri dell’oratorio; dell’Apostolato
di preghiera; dell’Arciconfraternita del santissimo Sacramento e delle Cinque
Piaghe; delle Lampade viventi; della Conferenza di San Vincenzo de’ Paoli e del
gruppo Volontariato vincenziano; a quello per l’Accoglienza dei “senza tetto”;
al gruppo Ministranti.
Carissimi fratelli e sorelle! Nonostante varie e complesse difficoltà, la vostra
comunità parrocchiale manifesta un’intensa vitalità, in particolare nell’impegno
catechistico a tutti i livelli, nella fervida devozione al santissimo
Sacramento dell’Eucaristia e nell’operosa carità verso i fratelli, che si
trovano nel bisogno. Continuate con sempre maggiore generosità su queste
direttrici pastorali, animati dall’esempio del diacono San Lorenzo martire, e
del santo papa Damaso, le cui reliquie sono conservate nell’altare maggiore di
questa splendida e storica basilica.
Affido questi miei voti alla Vergine santissima, da secoli qui venerata col
titolo di Madonna della Concezione.
6. Accettate, cari fratelli e sorelle, l’odierna visita del Vescovo di Roma!
Accogliete il messaggio della prima domenica di Quaresima!
Tra le vie, lungo le quali vi conduce la vita quotidiana, non cessate di pregare
con le parole del salmista: “Guidami, Signore, nella tua verità e istruiscimi
. . .”, e con le parole della preghiera del Signore: “Non ci indurre in
tentazione, ma liberaci dal male”.
Che queste parole scandiscano il tempo di Quaresima nelle vostre anime. Nella
vostra parrocchia, durante questo tempo forte.
Amen.
All’incontro con la parrocchia
Vi vedo molto volentieri e con gioia. E vedo volentieri anche i vostri genitori,
i vostri insegnanti e i vostri pastori. La vostra parrocchia porta il nome di un
grande papa, San Damaso, del secolo IV, cioè di sedici secoli fra. E se pensiamo
a San Damaso, possiamo dire che questa vostra comunità parrocchiale ha molti
secoli di vita. Ma deve essere sempre giovane, ed è giovane grazie a voi che
siete giovani. In questa parrocchia voi portate la vostra gioventù, la
freschezza propria della vostra età. Si può dire che questa è la vostra
vocazione dovunque. Così è nella vostra famiglia e così è anche nella famiglia
della Chiesa, della parrocchia: portate le giovinezza e fate ringiovanire la
società e anche la comunità ecclesiale.
Voi sapete bene che siete vicini a Gesù Cristo e lui ve lo ha dimostrato durante
la sua vita, lo ha sottolineato nel suo Vangelo: “Lasciate che i bambini vengano
a me”. Queste sono le sue parole: parole brevi ma piene di significato. Vuol
dire che Gesù ha chiesto anche ai suoi apostoli di lasciare i bambini
avvicinarsi a lui per essergli vicini e per avere un contatto diretto con lui.
Ecco, Gesù vi chiama ad avere un contatto diretto con lui, un legame diretto.
Questa domanda di Gesù corrisponde, io penso, anche alla domanda dei vostri
cuori; anche voi volete avere un contatto, un legame diretto con Gesù.
Un contatto a tu per tu. Gesù vi chiama col vostro nome e anche voi potete
chiamarlo col suo nome proprio. Così quel contatto diventa una conversazione, un
dialogo. Questo dialogo si chiama preghiera.
Vorrei sottolineare proprio questo: Gesù vuole essere vicino a voi e vi vuole
vicino a lui. Gesù, cioè, vi vuole in preghiera, vi aspetta nella preghiera.
Vuole ascoltare le vostre preghiere, tutto quello che voi portate nel cuore.
Cosa portano i giovani nel cuore? Portano diverse cose: diversi desideri,
angosce e non solo le loro, ma anche quelle degli altri, dei genitori, dei
vicini, e forse anche degli ambienti e di tutto il mondo. I giovani, i ragazzi
sono capaci di comprendere le angosce dell’umanità, soprattutto di quelli che
soffrono. Per esempio, quando sentono che ci sono popoli in cui tante persone e
specialmente tanti bambini muoiono per la fame allora si fanno solidali, si
preoccupano e soffrono anche loro.
Ecco, sono questi i temi sui quali voi dovete conversare con Gesù, sui quali
dovete basare la vostra preghiera, cioè il vostro dialogo con Gesù. Parlategli e
lui a suo modo risponde. Risponde a suo modo, cioè non con le parole, perché è
una persona invisibile, è un mistero, lo sappiamo tutti. Una volta è diventato
uomo; adesso l’uomo vive nella gloria di suo Padre, nella gloria celeste. È un
mistero, però nello stesso tempo quel mistero porta la sensibilità divina e
umana e aspetta l’aprirsi dei vostri cuori.
Così all’inizio di questa Quaresima, e nella circostanza della visita pastorale
alla vostra parrocchia, vi invito ad essere vicini a Gesù, a cercare questa sua
vicinanza, questo contatto, questo legame a cui Gesù è sempre pronto. Gesù Io
vuole, lo cerca. Dovete cercarlo e volerlo anche voi tramite la preghiera. In
questa preghiera dovete portare le vostre gioie, ma anche le vostre ansie, che
sono molte volte le ansie di tutto il mondo. Il tempo della Quaresima, che è un
tempo specifico nella Chiesa, si dice un “tempo forte”, ma tempo forte deve
esserlo proprio grazie al nostro impegno specifico di pregare. La preghiera è un
impegno spirituale e in questo tempo di Quaresima deve essere ancora più
intenso. Vi invito a una più intensa preghiera. Così vi invito anche ad essere
sempre più fedeli alla catechesi per la preparazione alla prima Comunione o alla
Cresima.
Volevo dirvi queste cose iniziando la visita alla vostra parrocchia. Cominciamo
sempre dai giovani la visita perché speriamo di incontrare Cristo tra i giovani.
Ed è una speranza non vana: corrisponde alla verità del Vangelo e alla realtà
della Chiesa. Gesù è veramente presente e vicino ai giovani e vuole i giovani
vicino a sé. Benedico con voi, tutti i vostri coetanei, i vostri parenti, i
vostri ambienti.
Ai giovani
Vi saluto, giovani, in questa vecchia aula ricca di opere d’arte e che grazie a
voi ringiovanisce. Fedeli alla Chiesa, il vostro impegno liturgico, i vostri
canti, tutto ha portato vita alla comunità eucaristica di stamane. Adesso ci
incontriamo qui, e vedo diversi gruppi, vedo anche dei calciatori. San Damaso ha
aspettato sedici secoli ma ha avuto una squadra di calcio. E San Damaso vive in
questa generazione. Ho ascoltato con interesse tutto quello che ha detto la
vostra amica che ha parlato poco fa, cose giuste, adeguate. Come quando ha detto
che con il 1° gennaio ha preso corpo l’idea che la pace e i giovani camminano
insieme, un’idea che deve servire a voi tutti come punto di riferimento, per
trovare voi stessi, la vostra identità personale. Penso che qui appaiono
appropriate le parole di Gesù che udiamo in ogni celebrazione eucaristica: “Vi
do la mia pace”.
Ecco, io auguro ai giovani, che sono invitati quest’anno dalla Chiesa a
camminare insieme per la pace, io auguro di ricevere questa pace che Cristo ci
offre, una pace che tocca l’uomo nel suo intimo, nel cuore, nella coscienza;
questa pace che forma l’uomo, la sua personalità umana e cristiana. Questa pace
di cui parla Cristo, che egli ci offre, come ha detto ai suoi apostoli, è frutto
d’amore, un amore che ha la sorgente in Dio stesso. Perché Dio è amore.
Invitando i giovani a camminare insieme per la pace, la Chiesa e il Papa
invitano a entrare più profondamente in quella realtà, in quel mistero che è
rappresentato da Cristo redentore dell’uomo, Cristo amico dei giovani. Entrare
più profondamente in questa realtà, conoscerla e identificarsi in essa sempre di
più, trovare se stessi in Cristo e Cristo in se stessi, nel proprio cuore:
questo è il cammino dei cristiani, di tanti secoli: il cammino dei cristiani dai
tempi di San Damaso quando nella Chiesa di Roma e in tutto l’impero romano c’era
già la pace; il cammino dei cristiani anche ai tempi di San Lorenzo quando la
Chiesa era perseguitata e c’erano tanti martiri come lui, il diacono martire.
Ecco, questa strada, questo cammino che dura da tante generazioni, da tanti
secoli, si conferma sempre l’unico possibile per l’umanità. Naturalmente, ogni
generazione deve di nuovo riscoprirlo nel proprio contesto storico. Ed ecco che
voi siete chiamati a riscoprire quel cammino in Cristo nello specifico contesto
del XX secolo, anzi della fine del XX secolo, della fine del secondo millennio.
Tutto ciò si ritrova nel concetto che i giovani e la pace camminano insieme. E
io ve lo auguro di camminare insieme con la pace, perché vuol dire camminare con
Cristo. Vi benedico, voi e le vostre famiglie, insieme al cardinale Poletti e ai
vescovi qui presenti.
Ai gruppi di apostolato
Forse nessun’altra parrocchia, in Roma, può contare su palazzi così ricchi
d’arte e di tradizione. È veramente romana. Ma non possiamo fermarci sulle cose,
dobbiamo entrare in contatto con le persone, con la comunità parrocchiale. Ho
già salutato all’omelia tutti i gruppi apostolici di questa parrocchia,
veramente presente, organizzata, nei vari gruppi apostolici. Parrocchia ricca di
apostolato, questa è la mia impressione. Vi auguro, carissimi fratelli e sorelle
che appartenete a questi gruppi, di fare un apostolato fruttuoso, diverso
apparentemente perché diverse sono le caratteristiche dei vostri gruppi. Ma
tutti date vita all’insieme della vita parrocchiale, costituite una comunità,
una comunità cristiana. Vi auguro di trovare, in questo apostolato, il vostro
cammino di salvezza, di salvezza eterna. Tutti ci troviamo in questo cammino
verso i destini ultimi dell’uomo, che sono in Dio solo, perché solo in Dio
l’uomo può vivere veramente.
La terra ha i suoi limiti e così l’uomo sulla terra. Una vita senza fine, per
l’uomo, è concepibile solo in Dio. E la nostra vita è un cammino verso Dio. Vi
auguro che alla fine di questo apostolato voi possiate incontrare il nostro
Padre comune che ci aspetta nella sua casa, come ha detto Gesù. Vi benedico
insieme ai vostri gruppi e alle vostre famiglie.
© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana
|