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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

SANTA MESSA PER I FEDELI DELLE FIANDRE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Gent - Venerdì, 17 maggio 1985

 

1. “Lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza” (Gv 15, 26).

Cari fratelli e sorelle, il Signore Gesù ha pronunciato queste parole alla vigilia della sua passione. Si rivolgeva agli apostoli riuniti nel Cenacolo, nel quale si era appena svolta l’ultima cena, con l’istituzione dell’Eucaristia. Queste parole sono scritte nel Vangelo secondo Giovanni. Gesù prepara i suoi apostoli alla sua “partenza”, cioè alla sua morte sulla croce, poi all’ascensione. È nella prospettiva di questa partenza ch’egli annuncia loro “un altro Consolatore” (Gv 14, 16).

È una grande promessa sulla quale si appoggia ogni momento la Chiesa. Cristo dice: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità” (Gv 14, 16-17). “Egli mi renderà testimonianza” (Gv 15, 26).

2. Queste parole acquistano particolare attualità nella liturgia di questi giorni. La Chiesa, dopo l’ascensione del Signore, ritorna in un certo senso, nel Cenacolo. È infatti lì che si sono riuniti gli apostoli con Maria, la Madre del Signore risuscitato, per aspettare, nella preghiera, l’arrivo del Consolatore, lo Spirito di verità.

Sì, in questi giorni che seguono l’ascensione, la Chiesa cerca di ritrovarsi in modo particolare nel Cenacolo, preparandosi, nella preghiera, alla Pentecoste, alla discesa dello Spirito Santo. Quel giorno si è compiuta la grande promessa del Maestro: lo Spirito di verità che procede dal Padre ha reso testimonianza a Cristo risuscitato. L’ha fatto in modo tale che gli stessi apostoli sono diventati testimoni del Redentore risuscitato. Nell’ora dell’addio, Gesù l’aveva annunciato, con le parole: “E anche voi mi renderete testimonianza, perché siete con me fin dal principio” (Gv 15, 27).

Ed ecco che si sono messi a rendere testimonianza, questi uomini che, prima, erano stati colti dalla paura. Non avevano coraggio. Sotto il soffio dello Spirito, sono divenuti intrepidi testimoni della verità dinanzi agli ebrei di Gerusalemme e dinanzi agli abitanti delle diverse parti del mondo di allora. Così è nata la Chiesa. Essa è nata dalla testimonianza degli uomini che hanno ricevuto e accolto lo Spirito Santo.

3. È così che la Chiesa non ha mai cessato di nascere nel corso della storia. È così che essa è nata nell’anima dell’etiope di cui parla oggi la prima lettura tratta dagli Atti degli apostoli. La Chiesa è nata nello stesso momento della fede in Cristo crocifisso e risorto, e questo sotto l’influsso della testimonianza del diacono Filippo: aveva appena finito di spiegare a questo funzionario della corte della regina di Etiopia il senso esatto delle parole del profeta Isaia su Cristo.

4. È così che è nata la Chiesa, nei tempi segnati dalla storia, nella prima generazione degli abitanti della vostra terra che hanno ricevuto il Battesimo, poi nelle generazioni successive. Rendendo grazie a Dio, ricordiamo l’opera missionaria di Sant’Amand, nel settimo secolo, in questo punto di confluenza della Leie e della Schelda, in cui ben presto sorsero le due celebri abbazie di San Bavone e di San Pietro. La città di Gand si sviluppò, tenacemente attaccata alla fede cristiana, sia nelle ore di gloria che nelle prove che conobbe questa fiera città fiamminga. Saluto cordialmente oggi il popolo cristiano delle Fiandre orientali e quelli delle altre province fiamminghe convenuti per questa Eucaristia. Per la vostra fedeltà allo Spirito Santo che avete accolto, per il vostro radicamento nella Chiesa cattolica, voi siete una parte scelta della Chiesa universale, che il Signore mi ha incaricato di rafforzare nella fede, in unione coi vostri vescovi.

5. Eccovi dunque qui riuniti, voi che costituite l’attuale generazione dei discepoli di Cristo su questa terra belga. Valgono anche per voi le parole pronunciate dal Signore alla vigilia della Pentecoste: “Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore . . . lo Spirito di verità . . . egli mi renderà testimonianza, e anche voi mi renderete testimonianza” (Gv 14, 16-17; 15, 26-27).

Queste parole si applicano in modo molto particolare a voi, poiché mi rivolgo ai giovani cresimati, ai loro genitori, padrini, madrine e catechisti, a tutti coloro che li accompagnano. Il sacramento della Cresima conferisce a tutti i battezzati, in modo nuovo, lo Spirito Santo, affinché essi possano, in tutta la loro vita, rendere testimonianza a Cristo.

6. Cari giovani, voi che avete ricevuto il sacramento della Cresima da pochissimo o in questi ultimi anni, e voi che state per riceverla, prendete bene coscienza di questo dono di Dio. Ciascuno di voi intende allora queste parole del vescovo: “Ricevi il segno dello Spirito Santo, il dono di Dio”.

La fede è già nata in voi, allo stato germinale, di capacità sovrannaturale, sotto il soffio dello Spirito di verità, contemporaneamente al sacramento del Battesimo. Attraverso questo Battesimo, Dio vi ha testimoniato il suo amore, un amore gratuito che assume sempre l’iniziativa. Circondati dai vostri genitori e dalla comunità, che proclamavano a vostro nome la fede nella Chiesa, voi siete stati accolti nella famiglia dei figli di Dio, incorporati in Cristo. Rigenerati dall’acqua e dallo Spirito Santo, siete divenuti partecipi della morte salvifica di Cristo - siete stati immersi, sepolti in essa, come dice San Paolo - per partecipare alla sua risurrezione (cf. Rm 6, 3-4). Un legame spirituale profondo si è allora creato con Dio, lasciando in ciascuno di voi un marchio indelebile: il carattere di Figlio di Dio.

Nella vostra Cresima, questo carattere è arricchito dal marchio di discepolo di Cristo. E il discepolo è chiamato a rendere testimonianza come gli apostoli, è fortificato dallo Spirito Santo che ha ricevuto in modo nuovo, ancor più profondo. Assumete allora voi stessi quella fede e quell’impegno pronunciati dai vostri genitori, padrini e madrine. Dinanzi al vescovo, successore degli apostoli, o al suo rappresentante, alla presenza della comunità ecclesiale, voi proclamate ad alta voce: “Sì, io credo; io voglio seguire Cristo”. E il Signore accoglie e suggella la vostra fede. Il vescovo vi impone le mani: è allora che il Signore prende possesso di voi, che vi protegge con le sue mani, che vi guida e vi invia in missione, come se dicesse: “Non aver paura, io sono con te”.

Poi, con il sacro crisma profumato, il vescovo vi unge nel nome di Gesù Cristo. È il Cristo - il cui nome significa unto - colui che per primo ha potuto riconoscersi in questa profezia d’Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l’unzione” (Lc 4, 18). Attraverso la Cresima voi siete, cari amici, consacrati al Signore, il cui Spirito penetra nella vostra anima, come l’olio santo sulla fronte, affinché siate suoi discepoli, a sua immagine, e collaboriate con lui ciascun giorno della vostra vita, diffondendo in un certo senso il suo profumo, come il balsamo contenuto nel sacro crisma.

È a forma di croce che il vescovo traccia un segno sulla vostra fronte, il segno della fedeltà di Gesù a suo Padre, il segno del suo sacrificio offerto con amore, per la salvezza degli uomini. Voi porterete, anche voi, la vostra croce con Cristo. “Ricevi il segno dello Spirito Santo, il dono di Dio”. Possiate voi, cari cresimati, rendere grazie a Dio di questo dono stupendo, senza mai stancarvi, perché questo dono “dimora presso di voi” (Gv 14, 17).

“Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo . . . Acclami il Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia” (Sal 98, 1. 4).

Vivete ora come il giorno della Pentecoste. Non lasciate mai spegnere lo Spirito Santo! Dategli in voi tutte le possibilità. Cooperate con lui, che vi riempie della pienezza dei suoi doni. Dotati dello Spirito di verità, dite di sì a tutto ciò che vi è di vero, di buono, di bello, di giusto, di puro, di nobile, a tutto ciò che è degno d’essere amato. Come nel caso degli apostoli, che la sua luce illumini la vostra fede, che il suo fuoco renda ardente il vostro attaccamento a Cristo, che il suo soffio vi spinga a testimoniare lui, ovunque vi condurrà la vita!

La Cresima è il sacramento dei credenti che diventano adulti nella fede, che assumono il loro ruolo attivo nella Chiesa. Il Signore conta su voi tutti per diffondere il messaggio del Vangelo. E la Chiesa sa già che un certo numero di voi è chiamato a consacrare tutta la propria vita al Signore, nella vita sacerdotale o religiosa.

7. E voi, genitori, padrini e madrine di Battesimo e di Cresima, siate benedetti per tutto ciò che avete fatto e farete per questi giovani. È senza dubbio grazie alla vostra fede e al vostro esempio che questi giovani sono giunti a questa tappa della loro vita cristiana. Ora essi possono e vogliono camminare liberi, al seguito di Gesù. Pur rispettando questa necessaria maturazione della loro personalità, non abbandonateli. Il vostro dialogo fiducioso, la vostra testimonianza sono loro più che mai indispensabili. Aiutateli a scoprire la loro vocazione e a rispondervi.

Quanto a voi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, catechisti e insegnanti laici, adulti, che vi consacrate alla catechesi di questi giovani: il vostro ruolo è stato altrettanto capitale, e tale rimane. Dio vi affida questi giovani. Accompagnateli, con tutto il vostro affetto, con una grande pazienza, senza smettere di porre loro davanti gli appelli di Gesù, come il giovane del Vangelo. Possano essi con voi rendere più profonda la loro fede ancora fragile, intensificare la vita di preghiera, inserirsi in una comunità ecclesiale viva, impegnarsi nei compiti che li attendono nella Chiesa e nella società. In questa tappa decisiva della loro vita, in un mondo che può disorientarli per la diversità delle opzioni o per la secolarizzazione, questi giovani hanno bisogno di maestri, di testimoni, di amici. Io so che, in questo Paese, si può contare sulla dedizione di numerosissimi catechisti. Che lo Spirito Santo continui a suscitare e a sostenere questi educatori della gioventù!

8. Ora mi rivolgo a voi tutti, fratelli e sorelle delle Fiandre qui presenti. Vivete anche voi il vostro Battesimo e la vostra Cresima che vi hanno segnato per tutta la vita. Con Cristo voi potete dire: “Lo Spirito del Signore è sopra di me”. Oggi, che cosa può esso operare in voi?

Innanzitutto ravvivare, approfondire, accrescere la fede che è nata in voi. Non accontentatevi di un vago attaccamento sentimentale o abitudinario, che rischia di non resistere, a ogni messa in discussione intellettuale della nostra epoca. Esaudite invece le esigenze dello Spirito che scruta la verità.

Nel passato, il cattolicesimo belga è stato mantenuto vivo da forti tradizioni. Tra le altre ragioni, perché i movimenti socio-culturali sapevano attingere alle fonti della propria fede e illuminare il loro pensiero e il loro impegno di una visione profonda del messaggio cristiano. D’altra parte, in questa regione, la fede semplice della popolazione non ha contribuito alla vitalità della tradizione cristiana meno di quanto abbiano fatto gli sforzi intellettuali. Io vi impegno tutti a trovare o a ritrovare questa fede profonda, questa giovinezza del cuore. Sì, oggi dovete prendere rinnovata coscienza dei fondamenti della vostra fede con le sue implicazioni etiche, per portare il vostro contributo originale alla Chiesa e all’edificazione della vostra società.

Allo stesso tempo, domandate allo Spirito Santo la forza di saper dar conto di questa fede. Al di fuori della proclamazione liturgica del credo, vi sono molte occasioni di manifestarla con chiarezza, nel rispetto di coloro che non la condividono, ma forse aspettano, come l’etiope degli Atti, che qualcuno gliela riveli, in modo adatto alla loro strada.

Non rinunciamo mai a testimoniare, per timore o vergogna. In un mondo secolarizzato, chi aiuterà coloro che dubitano o sono tentati dall’indifferenza, se non dei cristiani trasparenti, felici di credere e dotati del coraggio di esprimere la propria fede? Tuttavia la testimonianza della parola è credibile solo se il comportamento quotidiano è coerente con la fede, con tutte le esigenze della fede quali sono ricordate dalla Chiesa.

Ma non facciamoci illusioni. Questa fedeltà suppone una lotta contro le forze del male all’opera in noi e nel mondo. Con la Cresima siamo stati unti per essere fortificati, per lottare con Cristo. Ma più ancora, la fedeltà non ci risparmia rovesci, sofferenza, l’opposizione degli uomini, persino la persecuzione da parte di essi. Attualmente, nella Chiesa, intere comunità cristiane fronteggiano ogni giorno una nuova sorta di martirio. Lo Spirito Santo dà ai discepoli di Gesù la forza di sopportare ciò senza venirne scossi, senza cadere in illeciti compromessi, ma anche senza che ne nascano aggressività o odio. I doni dello Spirito Santo conducono alla pace, al perdono, alla serenità, alla gioia stessa.

9. Cari fratelli e sorelle, è con questa fede profonda e questa forza dello Spirito Santo che siete inviati come testimoni ai Cristo in seno al mondo. La vostra testimonianza è sempre individuale. Ma ha un impatto ancor maggiore se testimoniate insieme: il Signore inviava i suoi discepoli a due a due. Il vostro impegno assume la forma di un duplice servizio. Mira a edificare la Chiesa quando prendete parte attiva in essa, secondo le vostre possibilità e il vostro carisma, affinché vengano svolti i molteplici compiti delle comunità cristiane, in particolare la catechesi, la preghiera, il sostegno reciproco. Esso mira anche a contribuire, secondo lo spirito del Vangelo, al miglioramento della vita della società, affinché la pace progredisca, la giustizia s’instauri, i poveri ritrovino speranza, la vita sia rispettata, l’amore vinca sull’egoismo e sull’odio.

Ricordate le parole di Gesù: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18.19).

10. Tutta la Chiesa è in stato di missione. Vi sono tra di voi taluni che l’hanno capito meglio di altri, che hanno voluto consacrarvi tutte le proprie forze, lasciando la patria per Paesi lontani. Il popolo fiammingo ha dato migliaia di missionari.

È una grazia per voi, una grazia per la Chiesa universale. Essi sono stati particolarmente sensibili alla consegna lasciata da Gesù il giorno dell’ascensione: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28, 19). Sono andati, in Africa, in Asia, in America, in Oceania. Qualcuno oggi è tra di noi, di passaggio in Belgio prima di ripartire in missione, oppure a riposo, dopo aver assolto il proprio duro compito. A tutti i missionari belgi esprimo la gratitudine della Chiesa. Oggi il loro compito è senza dubbio diverso da quello del passato. Esso comporta un servizio nuovo alle giovani Chiese che hanno acquisito, proprio grazie ai missionari di ieri, la loro personalità, e che grazie alla loro vitalità portano anch’esse il loro contributo originale alla Chiesa universale. Ma lo spirito missionario e il servizio dei missionari, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, sono sempre necessari. La Chiesa non può vivere senza missionari. D’altra parte essi aiutano questa Chiesa locale in Belgio a non ripiegarsi su se stessa, ad aprirsi ai bisogni dei fratelli e delle sorelle in altri Paesi, a ricevere la loro testimonianza.

Infine essi ricordano a tutti i battezzati e cresimati di questo Paese, giovani e adulti, che hanno qui - nella famiglia, nella scuola, nel quartiere, nell’ambito professionale - un apostolato da svolgere, dal quale dipende la vitalità presente e futura di questa Chiesa.

11. L’opera missionaria non è mai un semplice impegno umano, ancor meno una propaganda indiscreta. È una testimonianza che rispetta il prossimo, che risveglia in lui l’appello verso il bene, verso la fede. È innanzitutto una risposta al desiderio del Signore; la prima cosa che ci ha insegnato a chiedere il Padre nostro che è nei cieli, è: “Venga santificato il tuo nome”, cioè che esso sia conosciuto, rispettato, adorato, amato, servito. L’opera missionaria inizia con la preghiera. È anche un’obbedienza all’ordine del Signore: “Mi renderete testimonianza”. È una cooperazione con lo Spirito Santo. Richiede una preparazione spirituale.

In questi giorni in cui mi è dato visitare la vostra patria, io chiedo a tutti voi, cari fratelli e sorelle, di tornare insieme al Cenacolo:

- il luogo in cui la Chiesa è stata concepita ed è nata;

- il luogo in cui Cristo ha istituito l’Eucaristia;

- il luogo in cui gli apostoli, dopo l’ascensione, erano assidui alla preghiera con Maria, mentre aspettavano l’arrivo dello Spirito Santo: che si compisse la grande promessa pasquale.

Rechiamoci lì, anche noi! Compiamo un pellegrinaggio, in spirito, alle fonti della nostra fede! Agli inizi della Chiesa!

Che Cristo ci accordi di accogliere il giorno di Pentecoste il Consolatore. Possiamo noi accogliere in tutta la nostra vita la nuova forza dalla fede che nasce dal soffio dello Spirito Santo, lo Spirito di verità! Amen!

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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