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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI

SOLENNE CELEBRAZIONE A BRUXELLES

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 19 maggio 1985

 

1. “Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Gv 17, 19).

Cari fratelli e sorelle, oggi, nella liturgia di questa domenica dopo l’Ascensione del Signore, la Chiesa proclama le parole della preghiera sacerdotale di Cristo. In mezzo agli apostoli riuniti in preghiera nel Cenacolo con Maria, la Madre di Cristo, queste parole risuonano con un’eco ancora attuale. Cristo le ha pronunciate da pochissimo, nel suo discorso d’addio la sera del giovedì santo, prima di entrare nella passione.

Si rivolgeva allora al Padre, come tante altre volte, ma in modo del tutto nuovo. Ha chiesto: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi . . . Custodiscili . . . come io li ho custoditi, come ho vegliato su di loro . . . ma ora io vengo a te . . . Lascio il mondo. . . non chiedo che tu li tolga dal mondo ma che li custodisca dal maligno . . . Consacrali nella verità. La tua parola è verità . . . Coloro che ho mandati nel mondo, come tu hai mandato nel mondo me. Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Gv 17, 11 ss.).

2. Ecco la grande preghiera del cuore di Cristo. Oggi, essa viene pronunciata in questa liturgia che celebriamo nel centro del vostro Paese, ai piedi della basilica del Sacro Cuore. È il linguaggio del cuore del Redentore. Vi si trovano espresse le caratteristiche più profonde che hanno contrassegnato tutta la sua vita, tutta la sua missione messianica. Ecco venuto il momento in cui questa vita e questa missione giungono al loro termine e allo stesso tempo toccano il loro culmine.

Il culmine è questo: “Io consacro me stesso”. Parola misteriosa, profonda, che equivale in un certo senso a dire: “Io mi santifico”, “mi do totalmente al Padre”, o anche “io mi sacrifico”, “offro la mia persona, la mia vita in offerta santa a Dio per gli uomini e, così facendo, essi passano da questo mondo a mio Padre”. È la parola suprema e definitiva, e allo stesso tempo la parola più elevata in quel dialogo che il Figlio intrattiene col Padre. Tramite questa frase egli pone, in un certo senso, il sigillo messianico su tutta l’opera della redenzione.

Allo stesso tempo, in questo “Io consacro me stesso” sono compresi gli apostoli; vi è compresa la Chiesa intera, fino alla fine dei secoli. E anche tutti noi che siamo qui riuniti davanti alla basilica del Sacro Cuore. Nelle parole della preghiera sacerdotale, la Chiesa nasce dalla consacrazione del Figlio al Padre, per nascere successivamente sulla croce quando queste parole “si incarneranno”, quando questo cuore sarà trafitto dalla lancia del centurione romano.

3. Qu’est-ce que Jésus demande pour ses Apôtres, pour l’Eglise, pour nous? Que nous soyons nous aussi consacrés dans la vérité. Cette Vérité, c’est le Verbe du Dieu vivant. Le Verbe du Père, le Fils. Et c’est aussi la parole du Père à travers le Fils. Le Verbe s’est fait chair, puis s’est exprimé, au milieu du monde. Au milieu de l’histoire de l’humanité.

Et en même temps, lui, le Christ, le Verbe incarné, “n’est pas du monde” (Cfr. Io. 17, 14), La Parole qu’il a transmise du Père, la Bonne Nouvelle, l’Evangile, n’est pas du monde. Et ceux qui acceptent entièrement cette Parole peuvent facilement attirer sur eux la haine, par le fait de ne pas être du monde.

Et pourtant, seule cette Parole est Vérité. C’est la vérité ultime. C’est la plénitude de la vérité. Elle tait participer à la Vérité dont vit Dieu lui-même.

A travers l’expression pathétique de la prière sacerdotale, à travers la profonde émotion du Cœur du Christ, l’Eglise a conscience, une fois pour toutes, que seule cette Vérité est salvatrice, qu’il ne lui est permis, à aucune condition, de changer cette Vérité pour quelque autre que ce soit, de la confondre avec quelque autre, même si, humainement, elle semblait plus “vraisemblable”, plus suggestive, plus adaptée à la mentalité du jour.

Par le cri du Cœur de Jésus au Cénacle et par la Croix qui l’a confirmé, l’Eglise se sent affermie dans cette Vérité: consacrée dans la Vérité.

La prière sacerdotale est en même temps une grande “supplication” de l’Eglise. L’Apôtre Paul la reprendra en écrivant à Timothée: “Garde le dépôt” (depositum custodi) (1 Tim. 6, 20), ou encore: “Nevous modelez pas sur le monde présent” (nolite conformari huic saeculo) (Rom. 12, 2), autrement dit, ne devenez pas semblables à ce qui est transitoire, à ce que le monde proclame.

3. Che cosa chiede Gesù per i suoi apostoli, per la Chiesa, per noi? Che anche noi veniamo consacrati nella verità. Questa verità è il Verbo del Dio vivente. Il Verbo del Padre, il Figlio. Ed è anche la parola del Padre attraverso il Figlio: il Verbo si è fatto carne, poi si è espresso, in seno al mondo. In seno alla storia dell’umanità.

Allo stesso tempo egli, Cristo, il Verbo incarnato, “non è del mondo” (cf. Gv 17, 14). La parola che egli ha trasmesso dal Padre, la buona novella, il Vangelo, non è del mondo. E coloro che accettano interamente questa parola possono facilmente attirare l’odio su di sé, per il fatto di non essere del mondo. E tuttavia, solo questa parola è verità. È la verità suprema. È la pienezza della verità. Essa fa partecipare a quella verità della quale vive lo stesso Dio.

Tramite l’espressione appassionata della preghiera sacerdotale, attraverso la profonda emozione del cuore di Cristo, la Chiesa ha coscienza, una volta per tutte, che solo questa verità è salvifica, che non le è consentito, a nessuna condizione, cambiare questa verità a favore di qualunque altra, confonderla con qualunque altra, anche se, umanamente, essa dovesse sembrare più verosimile, più suggestiva, più adatta alla mentalità odierna. Attraverso il grido del cuore di Gesù nel cenacolo e attraverso la croce che l’ha confermato, la Chiesa si sente consolidata in questa verità: consacrata nella verità.

La preghiera sacerdotale è nello stesso tempo una grande “supplica” della Chiesa. L’apostolo Paolo la riprenderà scrivendo a Timoteo: “Custodisci il deposito . . .” (1 Tm 6, 20), o ancora: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo” (Rm 12, 2), in altre parole, non divenite simili a ciò che è transitorio, a ciò che proclama il mondo.

4. Telle est la grande prière du Cœur du Rédempteur. Elle explique tout le dessein de la Rédemption et la Rédemption trouve en elle son explication.

Que demande le Fils au Père? “Garde mes disciples dans la fidélité à ton nom que tu m’as donné en partage, pour qu’ils soient un, comme nous-mêmes” (Io. 17, 11).

L’Eglise naît de cette prière du Cœur de Jésus avec la marque de l’Unité divine. Pas seulement de l’unité humaine, sociologique, mais de l’Unité divine “pour qui’ls soient un comme nous” (Ibid. 17, 22), “Comme toi, Père, tu es en moi et moi en toi” (Ibid. 17, 21). Cette unité est le fruit de l’amour.

“Si nous nous aimons les uns les autres, Dieu demeure en nous . . .”. Nous reconnaissons que nous demeurons en lui et lui en nous, à ce qu’il nous donne part à son Esprit . . . Dieu est amour: “Celui qui demeure dans l’amour demeure en Dieu, et Dieu en lui” (1 Io. 4, 12-13. 16).

Il s’agit donc de l’unité qui a son origine en Dieu. L’Unité qui est en Dieu est la vie du Père dans le Fils et la vie du Fils dans le Père, dans l’unité de l’Esprit Saint. L’unité en laquelle Dieu un et trine se communique dans l’Esprit Saint aux cœurs humains, aux consciences humaines, aux communautés humaines.

Cette unité doit être vécue, concrètement, au niveau de chaque famille chrétienne, de chaque communauté ecclésiale, de chaque Eglise locale, de l’Eglise universelle, comme un reflet du mystère de l’unité en Dieu.

Cette unité stimule aussi l’esprit communautaire dans la communauté mondiale.

4. Tale è la grande preghiera del cuore del Redentore. Essa spiega tutto il disegno della redenzione e la redenzione trova in essa la propria spiegazione. Cosa chiede il Figlio al Padre? “Custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi” (Gv 17, 11). Da questa preghiera del cuore di Gesù la Chiesa nasce col segno dell’unità divina. Non solo dell’unità umana, sociologica, ma dell’unità divina “perché siano come noi una cosa sola” (Gv 17, 22). “Come tu, Padre, sei in me e io in te” (Gv 17, 21). Questa unità è frutto dell’amore. “Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in a questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito . . . Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4, 12-13. 16).

Si tratta dunque dell’unità che ha la propria origine in Dio. L’unità che è in Dio è la vita del Padre nel Figlio e la vita del Figlio nel Padre, nell’unità dello Spirito Santo. L’unità nella quale Dio uno e trino si comunica nello Spirito Santo ai cuori umani, alle coscienze umane, alle comunità umane. Questa unità deve essere vissuta concretamente, a livello di ogni famiglia cristiana, di ogni comunità ecclesiale, di ogni Chiesa locale, della Chiesa universale, come un riflesso del mistero dell’unità di Dio. Questa unità stimola anche lo spirito comunitario nella società, nella nazione, nella comunità mondiale.

5. “Siano una cosa sola, come noi”! L’unità ereditata da Cristo trova la sua prima realizzazione nel matrimonio e nella famiglia, in quella Chiesa che è il focolare.

Tale è il disegno del Creatore sin dall’origine: “L’uomo si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2, 24). Tale è allo stesso modo il destino degli uomini e delle donne redenti da Gesù Cristo: l’unione sacramentale degli sposi diviene il segno dell’amore totale di Cristo per la sua Chiesa, della sua indissolubile unione con essa. “Questo mistero è grande” (cf. Ef 5, 32). Questo dono reciproco dei coniugi per la vita sarà ispirato da un amore umano totale, fedele, esclusivo e aperto a nuove vite (cf. Humanae vitae, 9). Gli sposi cristiani terranno sempre a cuore di meditare il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia e di corrispondere a ciò che Dio si aspetta da loro nei rapporti interpersonali, nella trasmissione della vita, nella castità coniugale, nell’educazione dei figli e nella partecipazione allo sviluppo della società secondo la dottrina della Chiesa che ho ricordato loro nell’esortazione apostolica Familiaris consortio echeggiando quanto avevano espresso i vescovi del mondo intero nel Sinodo del 1980.

Sono dunque felice di rivolgermi specialmente a voi, cari sposi e genitori che siete venuti a questa Eucaristia in famiglia. Voi sapete, sia tramite l’insegnamento della Chiesa che per vostra esperienza, tutto ciò che è richiesto dal quotidiano rinnovamento del vostro amore coniugale e di genitori. Esso acquista, nei sentimenti e nelle azioni, ogni giorno un volto concreto, nel quale la carne è sostegno ed espressione dell’unità nello spirito; presuppone in particolare: una sensibile attenzione all’altro, un atteggiamento di riconoscenza per ciò che è e che vi apporta, la volontà di far sbocciare in lui ciò che vi è di meglio, il condividere gioie e prove bandendo incessantemente l’egoismo e l’orgoglio, il dedicare del tempo a un dialogo sincero su tutto ciò che vi sta a cuore, il condividere il “pane” quotidiano, e, se necessario, il perdono, come chiediamo nel “Padre nostro”. In queste condizioni, il vostro amore vi colma di gioia e risplende nel vostro focolare e al di là di esso.

Soprattutto non dimenticate mai che la vostra unità, la vostra fedeltà, lo splendore del vostro amore sono grazie che vengono da Dio, dal seno della Trinità. Il sacramento del matrimonio vi permette di attingervi costantemente. Ma è necessario che chiediate spesso a Dio, che è amore, di aiutarvi a dimorare nell’amore (cf. 1 Gv 4, 16). Quale forza, quale testimonianza, quando avete la semplicità di pregare in famiglia, genitori e figli! Insieme, davanti al Padre, davanti al Salvatore, tutta la vostra vita può ritrovare luminosità e gioia. Allora, veramente, la famiglia merita il suo nome di Chiesa domestica.

6. “Padre, custodiscili nel tuo nome”! Questa preghiera di Gesù per i discepoli, non è forse quella dei genitori per i loro figli?

Il vostro amore profondo tra coniugi, “nella verità”, e il vostro comune amore per i vostri figli costituiscono per essi il primo libro nel quale leggono l’amore di Dio.

Questa lettura resta iscritta per sempre nel ricordo del loro cuore e li dispone ad accettare, liberamente, la rivelazione della tenerezza di Dio. Certo, ai giorni nostri la solidarietà familiare non è sempre un compito facile. I figli che avete chiamato alla vita e ai quali avete dato il meglio di voi stessi, influenzati da una società che ha i suoi valori e i suoi disvalori, scelgono talvolta altre strade, speriamo per un piccolo lasso di tempo. Sono, per voi, momenti di sofferenza ma anche di profonda devozione. Con voi, io prego come fece Gesù: “Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno” (Gv 17, 15).

Le famiglie cristiane rimangono uno spazio privilegiato per la trasmissione del Vangelo, non solo ai figli, ma ai vicini, a tutta la comunità ecclesiale. Esse possono offrire una casa ospitale a chi ha delle preoccupazioni, ai bambini che non ricevono abbastanza amore a casa propria, ai giovani che desiderano approfondire la propria fede per prepararsi alla cresima o al matrimonio. Nelle famiglie cristiane, i giovani imparano anche tramite l’esempio dei genitori a impegnarsi per gli altri, sia in parrocchia che negli altri luoghi in cui sono presenti.

Cari genitori, il modo in cui Pietro propone, nella prima lettura di questa cerimonia, di scegliere un nuovo “testimone della risurrezione di Gesù”, un nuovo apostolo (At 1, 22) vi ha forse colpito. Questa scelta è stata preparata dalla preghiera: “Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato” (At 1, 24).

Il Signore conosce i cuori dei giovani di questo tempo. Conosce anche la loro generosità, talvolta frenata dagli adulti. Conosce anche il cuore dei vostri figli. Pregate perché possano scoprire la loro vocazione e siate riconoscenti se scelgono la via del Vangelo!

E voi, cari figli, la cosa più bella che potete chiedere ai vostri genitori è quella che chiedevano gli apostoli a Gesù: “Insegnaci a pregare”. D’altra parte, siate felici se i vostri genitori fanno molto per gli altri, anche se il loro impegno vi priva, certe sere, della loro presenza a casa. Voi stessi cercate sempre d’essere più fraterni tra di voi, in famiglia. E cercate di fare già della vostra vita un servizio per gli altri. Questa parola di Gesù è anche per voi: “Come il Padre mi ha mandato nel mondo, anch’io vi ho mandato nel mondo”.

7. “Quils soient un comme nous sommes un” (Io. 17, 11).

Au-delà de la famille, cette prière de Jésus vaut pour toutes les communautés de ses disciples, partout où elles se réalisent, pour vos communautés paroissiales, pour vos mouvements chrétiens largement représentés ici. Puisse-t-on y trouver toujours l’unité héritée du Christ! La fidélité à sa Vérité! L’accueil fraternel et le soutien effectif des membres qui sont dans le besoin, étrangers ou malades.

Je salue ici avec une particulière affection les malades et les handicapés, spécialement ceux qui participaient hier aux “Spartakiades”.

Chers Frères et Sœurs,

pour vous - comme pour vos familles et pour tous ceux qui n’ont pas pu être présents ici à cause de l’âge ou de la maladie -, je demande à Dieu, non seulement de vous garder en son Nom, mais de faire de vous, en ce monde, partout où vous conduisent vos relations et votre travail professionnel, les témoins de sa Vérité, de son amour. Pour donner un témoignage direct sur le Christ Sauveur, sur sa Bonne Nouvelle, de façon à faciliter à vos contemporains l’accès à la foi. Et pour contribuer, avec eux, à mettre votre société sur les chemins de la paix, de la justice, de la fidélité, de la fraternité, qui correspondent au Règne de Dieu.

7. “Perché siano una cosa sola, come noi” (Gv 17, 11). Al di là della famiglia, questa preghiera di Gesù vale per tutte le comunità dei suoi discepoli, ovunque si realizzano, per le vostre comunità parrocchiali, per i vostri movimenti cristiani qui largamente rappresentati. Vi si possa sempre trovare l’unità ereditata da Cristo! La fedeltà alla sua verità! L’accoglimento fraterno e il sostegno effettivo delle persone che sono nel bisogno, straniere o malate. Saluto qui con particolare affetto i malati e gli handicappati, specialmente quelli che hanno partecipato ieri alle “Spartakiadi”.

Cari fratelli e sorelle, per voi - come per le vostre famiglie e per tutti coloro che non hanno potuto essere qui presenti a causa dell’età o della malattia - io chiedo a Dio, non solo di conservarvi nel suo nome, ma anche di fare di voi, in questo mondo, ovunque vi portino i vostri rapporti sociali e il vostro lavoro professionale, i testimoni della sua verità, del suo amore, per dare testimonianza diretta di Cristo Salvatore, della sua buona novella, in modo da facilitare ai vostri contemporanei l’accesso alla fede e per contribuire, con essi, a mettere la vostra società sulle vie della pace, della giustizia, della devozione, della fraternità, che corrispondono al regno di Dio.

8. L’unité héritée des Apôtres, c’est celle de l’Eglise universelle, confiée aux évêques en communion étroite avec le successeur de Pierre. Elle est présente en chacune des Eglises locales, à commencer par la vénérable Eglise qui est à Malines-Bruxelles, Mechelen-Brussel, celle qui est à Antwerpen, à Brugge, à Gent, à Liège, à Namur, que je suis heureux de visiter aussi.

Je salue particulièrement les fidèles qui sont venus des diocèses de Tournai et de Hasselt. Le temps nécessairement limité de mon séjour dans votre pays ne me permet pas de vous rencontrer dans vos diocèses mêmes. Mais je vous remercie d'être venus ici en grand nombre pour me rencontrer.

Chers chrétiens du diocèse de Tournai, vous appartenez à un diocèse d’une tradition très riche. Aujourd’hui, vous essayez d’être des témoins fidèles de l’Evangile dans une période difficile. Vous vivez dans une des provinces belges les plus touchées par la crise économique. Comme chrétiens pratiquants, vous êtes souvent une minorité au milieu de beaucoup d’autres personnes que vous aimez et que vous voulez servir. Dans cette situation, je vous encourage à garder la paix et la joie. Car, comme le dit la devise de votre évêque, “la joie du Seigneur, c’est notre force”.

8. L’unità ereditata dagli apostoli, è quella della Chiesa universale, affidata ai vescovi in stretta comunione col successore di Pietro. Essa è presente a Bruges, a Gand, a Liegi, a Namur, che sono felice di visitare.

Saluto in modo particolare i fedeli giunti dalle diocesi di Tournai e di Hasselt. Il tempo necessariamente limitato del mio soggiorno nel vostro Paese non mi permette di incontrarmi con voi nelle vostre diocesi. Vi ringrazio però d’esser venuti qui in gran numero per incontrarvi con me.

Cari cristiani della diocesi di Tournai, voi appartenete a una diocesi dalla ricchissima tradizione. Oggi voi cercate d’essere testimoni fedeli del Vangelo in un periodo difficile. Vivete in una delle province del Belgio più colpite dalla crisi economica. Come cristiani praticanti, siete spesso una minoranza in mezzo a molte altre persone che amate e che volete servire. In questa situazione, vi incoraggio a conservare la pace e la gioia, poiché, come dice il motto del vostro vescovo, “la gioia del Signore è la nostra forza”.

Cari cristiani della diocesi di Hasselt, voi cercate di approfondire la fede nella vostra comunità per mezzo di molteplici iniziative d’animazione pastorale. Nella vostra diocesi i giovani sono molto numerosi. Grazie alla formazione ricevuta nei loro movimenti e nei gruppi di spiritualità, essi cercano di essere testimoni del Vangelo ovunque vivono. Siate solidali nella crisi economica che vi colpisce così duramente. Continuate a sviluppare il dialogo tra le culture degli autoctoni e degli immigrati della vostra diocesi. E che la santa Vergine, “ragione della nostra gioia”, venerata a Tongres, il più antico luogo di venerazione mariana dell’Europa settentrionale, sia per ciascuno di voi una fonte di continua gioia!

Sì, nel nome di Gesù, ripeto la sua preghiera sacerdotale per ciascuna delle vostre Chiese, per il suo vescovo, il pastore che ha l’incarico di radunarla nell’unità, di vegliare su di essa come Gesù sui suoi discepoli, di conservarla nella fedeltà al nome del Signore, nella fedeltà alla tradizione apostolica, in unione con la Sede apostolica di Roma, di farla procedere nell’amore che viene da Dio.

9. In questo luogo, che è la capitale del Paese, come non pensare alla nazione belga tutt’intera? Questa terra nella quale vivete ha avuto una storia movimentata; ha dovuto lottare per conservare la propria personalità culturale, economica, amministrativa, politica e anche religiosa. La ricca personalità di questa nazione e la sua disponibilità sono del resto state spesso fonte di scambi culturali, artistici ed economici con tutti i Paesi che la circondano. Non perdete la vostra ricca personalità, la vostra comunione nella pace, la reciproca stima e il dialogo tra le diverse comunità belghe e straniere. Siatene consapevoli: le cose che vi uniscono sono più di quelle che vi dividono. Coltivate questo modello di convivenza che può essere d’esempio al mondo. Fondatelo sull’amore, sul rispetto delle istituzioni della nazione, dei suoi governi e del re, nella fedeltà alla civiltà cristiana che tanto vi ha segnati.

10. Zusammen mit dem Nachfolger des heiligen Petrus betet die Kirche dieses Landes heute mit den Worten des Psalms:

“Lobe den Herrn meine Seele und alles in mir seinen heiligen Namen!” (Ps. 103, 1).

Der Name Gottes ist uns in seiner Fülle durch Jesus Christus offenbart worden. Er ist ”unser Vater“: Gott, der die Liebe ist, der uns zuerst geliebt hat, der am Anfang wie am Ziel unseres Lebens steht, der uns auf dem Weg ständig begleitet, auch dort, wo das Leben hart mit uns umgeht, auch dann, wenn wir nicht nach dem Maß seiner Liebe gelebt haben; Gott, der uns an seinem göttlichen Leben teilhaben läßt, der uns mit der Freude Christi erfüllt, seines vielgeliebten Sohnes (Cfr. Io. 17, 13).

Ja, ”Vater unser im Himmel, geheiligt werde dein Name, dein Reich komme, dein Wille geschehe . . .!“.

Das Gebet, das uns Jesus Christus selbst gelehrt hat, ist tief im Hohenpriesterlichen Gebet des Abendmahlssaales verwurzelt.

”Lobe den Herrn meine Seele, und vergiß nicht, was er dir Guten getan hat“ (Ps. 103, 27).

Vergiß es nicht!

Liebe Mitchristen deutscher Sprache, vergeßt nicht das Erbe so vieler Generationen des Bundes mit Gott in der Kirche Christi, vergeßt es nicht!

Chers chrétiens d’expression française, n’oubliez pas l’héritage de tant de générations de l’Alliance avec Dieu dans l’Eglise du Christ, n’oubliez pas!

10. Oggi, la Chiesa di questo Paese prega insieme al successore di Pietro con le parole del salmo: “Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome” (Sal 103, 1). Il nome di Dio ci è stato rivelato nella pienezza di Gesù Cristo: è “Padre nostro”: Dio che è amore, che è stato il primo ad amarci, che è all’origine della nostra vita, al suo orizzonte, è continuamente in cammino con noi, anche se la vita ci ferisce, anche se noi non siamo vissuti all’altezza del suo amore; Dio che ci fa partecipare alla sua vita divina, che ci fa avere la pienezza della gioia di Cristo, il Figlio suo diletto (cf. Gv 17, 13).

Sì, Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà . . .! La preghiera che ci ha insegnato Gesù Cristo è profondamente radicata nella preghiera sacerdotale del Cenacolo. “Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici” (Sal 103, 2). Non dimenticare!

Cari cristiani di lingua tedesca, non dimenticate l’eredità di tante generazioni dell’alleanza di Dio con la Chiesa di Cristo, non dimenticate!

Cari cristiani di lingua fiamminga, non dimenticate l’eredità di tante generazioni dell’alleanza con Dio nella Chiesa di Cristo, non dimenticate!

Cari cristiani di lingua francese, non dimenticate l’eredità di tante generazioni dell’alleanza con Dio nella Chiesa di Cristo, non dimenticate!

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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