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CONCISTORO UNICO
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Sabato, 25 maggio 1985
«Cantiamo al Signore con voce di gioia».
1. Sì, venerati Fratelli nell'episcopato e nel sacerdozio; sì, cari fedeli,
che oggi siete convenuti in questa Piazza da luoghi anche molto lontani, noi
abbiamo ragione di cantare al Signore in gioiosa gratitudine per l'evento
solenne che Egli ci concede di vivere: il Collegio cardinalizio si arricchisce
stamane di ventotto nuovi membri. Mentre porgo agli eletti le mie felicitazioni
cordiali assicurandoli della mia stima e del mio affetto, desidero rivolgere un
deferente saluto alle Delegazioni dei vari Paesi, come anche alle Rappresentanze
delle numerose Diocesi, che hanno voluto essere qui presenti per fare corona ai
nuovi Cardinali.
«Cantiamo al Signore con voce di gioia». Queste parole esprimono bene i
sentimenti che animano noi tutti. Quel che oggi si compie riveste un significato
rilevante per la vita della Chiesa, che cammina sulle strade del mondo e della
storia. Quale sia tale significato ci è reso chiaro dalla Parola di Dio che
abbiamo ascoltato poc'anzi. Cristo rinnova a questi eletti la consegna data agli
Apostoli in procinto di partire per la prima missione evangelizzatrice: essi
devono andare incontro ai loro fratelli «con la prudenza del serpente e con la
semplicità della colomba» (Cfr. Mt 10, 16), portando a tutti la «buona
notizia» della salvezza. Non devono farsi illusioni circa l'accoglienza che
verrà loro riservata. Non di rado essi saranno fatti segno di contraddizione, e
talvolta perfino di persecuzione.
Dovranno per questo abbandonarsi allo scoramento ed al pessimismo? Gli
ammonimenti di Cristo vanno in senso decisamente contrario. Per ben tre volte
Gesù esorta gli Apostoli a «non temere», a «non farsi prendere dalla paura», a
«non avere timore» (Cfr. ibid. 10, 26. 28. 31), a coltivare cioè un
atteggiamento di fiduciosa sicurezza e di radicale abbandono. E questo - si badi
- pur non illudendoli circa i possibili sviluppi della loro vicenda personale:
la loro missione li porterà a misurarsi anche con «coloro che uccidono il corpo»
(Ibid. 10, 28) e in tale confronto la loro vita potrà essere sacrificata.
Eppure, nonostante questo, essi devono continuare ad avere fiducia. Perché? La
ragione è duplice: innanzitutto, perché il Padre celeste, il quale sa anche del
passero che cade a terra senza vita, conosce tutto dei suoi figli, compreso il
numero dei capelli del capo (Cfr. Mt 10, 30 s.). Essi possono perciò
stare sicuri: qualunque cosa succeda, non vi sarà nulla di imprevisto; nulla che
non faccia parte di un piano provvidenziale, il cui sbocco finale sarà una gioia
più grande per il discepolo stesso, che è stato messo alla prova.
La seconda ragione è che «non v' è nulla di nascosto che non debba essere
svelato e di segreto che non debba essere manifestato» (Ibid. 10, 26). Il
messaggio, che Gesù per il momento confida «all'orecchio» dei suoi Apostoli,
sarà in seguito «proclamato sui tetti» (Cfr. Ibid. 10, 27), risuonerà
cioè palesemente all'orecchio di tutti. La parola evangelica possiede in se
stessa una forza inarrestabile, che la proietta verso il mondo e verso il
futuro. Si potrà cercare di osteggiarla e di soffocarla, ma alla fine essa
vincerà tutte le barriere, raggiungerà ogni regione, conquisterà il cuore di
ogni persona di buona volontà.
Duemila anni di storia confermano la verità di questa predizione di Cristo:
il Vangelo ha valicato i mari e si è spinto oltre i confini delle più impervie
regioni della terra. Non che siano cessati, nel frattempo, gli ostracismi e le
persecuzioni: anche da questo punto di vista la parola di Cristo continua ad
avere puntuale attuazione. Ma i credenti di oggi possono sapere già da ora quali
saranno gli esiti finali delle angustie a cui sono sottoposti nel presente: gli
annunciatori del Vangelo possono anche essere imprigionati, ma non lo sarà
l'annuncio di cui essi sono portatori (Cfr. 2 Tim 2, 9).
2. La parola del Vangelo riuscirà vittoriosa anche delle persecuzioni odierne
e varcherà la soglia ormai prossima del nuovo millennio per recare alle
generazioni che verranno la promessa del perdono e l'annuncio della speranza.
Giustamente perciò la Prima Lettera di Pietro esorta: «Umiliatevi sotto la
potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni
vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi» (Pt 5, 6-7). L'umile e
fiducioso abbandono nelle mani di Dio è l'atteggiamento proprio del messaggero
sottoposto alla prova.
«Diο ha cura di voi»: questa premura di Dio per la sorte dei suoi figli è il
fondamento su cui poggia la fiducia della Chiesa di ogni tempo.
È una fiducia ben riposta, perché la premura
del Padre è giunta fino ad inviare alla comunità dei credenti la terza Persona
della Trinità, lo Spirito Santo, perché rimanga con essa per sempre: «Io
pregherò il Padre - ha promesso Cristo - ed egli vi darà un altro Consolatore
perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14, 16).
Noi ci prepariamo a rivivere domani l'evento grandioso della Pentecoste: la
Chiesa si stringe oggi in preghiera intorno a Maria, come si strinse la comunità
primitiva nel cenacolo di Gerusalemme, per disporsi ad accogliere Colui che
viene a «convincere il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio» (Cfr.
Ibid. 16, 8), e cioè Colui che viene per dare alla Chiesa la forza
necessaria per affrontare il mondo e per testimoniare davanti ad esso la
condanna del peccato, la sconfitta di Satana e il trionfo della giustizia di
Dio.
3. Questa vigilia di Pentecoste riverbera sul Concistoro che stiamo
celebrando una luce particolare. Sono chiamate a far parte del Collegio
cardinalizio persone che provengono da diverse parti del mondo. In esse sono
rappresentate Chiese geograficamente distanti fra loro, eppure profondamente
unite nel vincolo della carità di Cristo.
Molteplicità ed unità: è questo un dato che invita a riflettere. Nel Collegio
dei Cardinali si rendono manifeste due dimensioni essenziali della Chiesa, la
quale è insieme universale e particolare. Lo è stata sempre, a partire dagli
inizi. Già in Gerusalemme la comunità primitiva raccolta intorno agli Apostoli,
era contemporaneamente «particolare» ed «universale»: era « articolare» perché
legata ad un luogo determinato, Gerusalemme appunto; ed era al tempo stesso
«universale», perché in essa confluivano genti di nazioni diverse, aventi una
propria lingua, una propria cultura, propri usi e tradizioni.
L'avvenimento, che noi oggi viviamo, ripropone questa duplice dimensione
della Chiesa: i nuovi Cardinali vengono associati con vincolo particolare alla
Chiesa di Roma, che gli Apostoli Pietro e Paolo fondarono con la parola e col
sangue. Essi però rendono al tempo stesso testimonianza dell'estensione
universale della Chiesa: vi sono infatti tra loro persone provenienti dalle più
diverse parti del mondo, membri di Chiese molto antiche, che vantano tradizioni
venerande, ed esponenti di Chiese fondate in tempi a noi più vicini, nelle quali
tuttavia il seme del Vangelo ha già maturato messi copiose.
I tesori di culture diverse vengono fatti confluire verso questa Chiesa di
Roma attraverso le loro persone; con loro le esperienze e le conquiste umane di
popoli dalla storia millenaria entrano a far parte del patrimonio di saggezza
che i secoli hanno accumulato presso la Sede di Pietro. Al tempo stesso, il
senso vivo della cattolicità, che si respira in questa Città in cui la
Provvidenza ha voluto porre il centro del cristianesimo, rifluisce verso le
Chiese nelle quali essi esercitano il loro ministero o si esprime nell'attività
che essi svolgono nei diversi organismi della Santa Sede. Tra i nuovi Cardinali
numerosi prestano alla Sede Apostolica il loro fedele e valido servizio, nel
quale portano il contributo della loro esperienza e delle loro migliori energie.
4. S'afferma, dunque, anche nell'odierno evento il mistero dell'unità e
pluralità della Chiesa. Questo mistero noi vogliamo oggi celebrare con gioiosa
gratitudine, mentre ci disponiamo ad accogliere una nuova effusione dello
Spirito nella solennità di Pentecoste. Quel che noi oggi viviamo è veramente un
avvenimento di Pentecoste, nel quale ci è dato di sperimentare una particolare
presenza dello Spirito «consolatore», promesso da Cristo alla sua Chiesa.
Noi lo invochiamo oggi con particolare fervore, perché discenda sui nuovi
Cardinali, colmandoli dei suoi doni. Possa ciascuno di loro essere fedele ai
propri compiti «usque ad sanguinis effusionem», fino all'effusione del sangue,
secondo l'antica formula che ha nel colore purpureo delle loro insegne un
preciso quanto espressivo riscontro.
Al tempo stesso, vogliamo comprendere nella nostra preghiera tutti i Pastori
della Chiesa, che devono misurarsi con le forze del male, presenti nel mondo.
Per tutti questi testimoni delle sofferenze di Cristo (Cfr. 1 Pt 5, 1)
noi imploriamo luce, coraggio, costanza, perché, fedeli alla missione ricevuta
sappiano donarsi al loro gregge con intenso amore pastorale, nella prospettiva
della «corona della gloria che non appassisce» (Cfr. ibid. 5, 4).
E preghiamo anche per tutti i fedeli sparsi nel mondo, perché in mezzo alle
prove quotidiane siano «saldi nella fede» (Ibid. 5, 9).
«Veni, Sancte Spiritus !», noi invochiamo con tutta la Chiesa. «Vieni, Santo
Spirito / manda a noi dal cielo / un raggio della tua luce». Sì, vieni ! La
Chiesa attende il tuo aiuto. Vieni e fa' che essa non si smarrisca sulle strade
del mondo, ma, sorretta dal calore della tua luce, cammini sicura verso lo
Sposo, verso il quale sospira con tutto lo slancio del suo cuοre (Cfr. Ap
22, 17).
Vieni, divino Spirito ! Amen.
Chers Frères et Sœurs de langue française,
Je viens d'exprimer aux nouveaux Cardinaux mes sentiments d'estime et de
communion fraternelle. Et je leur redis en toute confiance que l'Église compte
sur leur dévouement courageux. Je sais que dans leurs charges diverses, ils
prendront une part d'autant plus grande à la mission universelle qu'ils sont
désormais plus étroitement liés au successeur de Pierre.
Vous êtes nombreux à les accompagner au jour de leur entrée dans le Collège
des Cardinaux. Votre présence manifeste beaucoup de liens d'amitié noués dans
vos pays, dans vos diocèses, à Rome et à l'occasion de bien des collaborations
pastorales. En vous saluant tous très cordialement, je souhaite que cette
circonstance heureuse soit pour vous un nouveau motif d'engagement au service
de l'Église du Christ.
I offer my greetings to the delegations from English-speaking countries who
have come for the Consistory. Your presence here today is a sign of your esteem
for the new Cardinals, and an expression of the importance that you attach to
their role in the Church of God. They are called to exercise a special pastoral
service in the Church, to be witnesses to her universality, and to collaborate
in a special way with the Successor of Peter. Once again we are all celebrating
the mystery of the Church's unity.
Mit froher Anteilnahme grüße ich auch die Angehörigen und Freunde der
neuernannten Kardinäle aus der Bundesrepublik Deutschland und aus Österreich.
Eine Kardinalserhebung ehrt immer auch die Kirche in der Heimat und stärkt ihre
Verbundenheit mit dem Stuhle Petri. Die Kardinäle sind die engsten Mitarbeiter
des Papstes in seiner Verantwortung für die Weltkirche, sei es, daß sie einer
eigenen Diözese als Oberhirten vorstehen oder ein Leitungsamt in der Römischen
Kurie innehaben. Begleitet das neue, noch verantwortungsvollere Wirken eurer
Kardinäle auch in Zukunft mit eurem treuen Gebet.
Deseo saludar con afecto a todas las personas de lengua española aqui
presentes, de modo particular a los familiares, diocesanos y amigos de los
nuevos Cardenales, asi como a las Delegaciones de sus respectivos Paises. Pido a
Dios que este acontecimiento eclesial sea para cada uno de vosotros un nuevo
motivo de alegria, de paz y de esperanza cristianas que os haga sentir más
unidos a la Iglesia universal. Que la unión en la fe y el amor, corroborada por
la presencia del Espiritu Santo, siga animando ahora y siempre todos los
momentos de vuestra vida.
Serdecznie witam i pozdrawiam w tej uroczystej chwili Kardynałów i Biskupów
polskich oraz wszystkich umiłowanych Rodaków. Wasza obecność tutaj jest jeszcze
jednym dowodem tej głębokiej milenijnej więzi, jaka łączy Kościół w Polsce i
polski Naród ze Stolicą Sw. Piotra.
Pragnę i gorąco źyczę, by nasz wierzący Naród nadal znajdował oparcie w tych
siłach ducha, które przez Chrystusa, przez Jego Krzyź i Zmartwychwstanie, stały
się wielkim dziedzictwem naszej Ojczyzny.
O to prosimy wspólnie Jasnogórską Bogarodzicę, Królową Polski, i o to prosimy
naszych Patronów: Swiętego Wojciecha, świętego Stanisława, świętego
Maksymiliana Marię, który jest przed Bogiem szczególnym świadkiem naszych
trudnych czasów.
Witáju serdéczno wsich Ukrajinciw tut prysútnich: Preoswjaszczénnych Władýk,
Swjaszczénnykiw, Monáchiw i Monachýń, Seminarýstiw ta wsich Wirnych i
błahosłowlú ich usim dobrom ta molú w Bóha łask i błahosłowénnia dla Ukrajinśkoi
Cérkwy i Narodu.
S láskou pozdravujem všetkých pritomných Slovákov a Slovenky. Zo srdca Vám d'akujem,
le ste pri tejto slávnostnej priležitosti prišli do Rima. Dprimme sa s Vami
radujem a všetkých Vds a Vašich kraj anov na Slovensku i v zahraniči otcovsky
požehnávam.
Delude, professione catholicae Fidei prolata et beato Petro ac domino Papae
sacramento dicto, novensiles Cardinales ad Ss.mum accesserunt, qui singulis
Biretum imposuit et de more assignavit:
ALOISIO DADAGLIO, diaconiam S. Pii V ad locum vulgo «Villa Carpegna»;
D. SIMONI LOURDUSAMY, diaconiam S. Mariae de Gratias ad Fornaces extra
Portam Equitum; *
FRANCISCO A. ARINZE, diaconiam S. Ioannis a Pinea; *
IOΑΝΝI FRANCISCO FRESNO LARRAÍN,
titulum S. Mariae Immaculatae Lourdensis ad Viam Boeceam; *
AΝTOΝIO INNOCENTI, diaconiam S. Mariae in Aquiro;
MICHAELI OBANDO BRAVO, titulum S. Ioannis Evangelistae in Spinaceto;
AUGUSTINO MAYER, diaconiam S. Anselmi in Aventino;
ANGELO SUQUÍA GOICOECHEA, titulum
Praecelsae Dei Matris;
IOΑΝΝI HIERONYMO HAMER, diaconiam S. Sabae;
RICHARDO VIDAL, titulum Ss. Petri et Pauli in Via Ostiensi;
HENRICO ROMANO GULBINOWICZ, titulum Immaculatae Conceptionis Mariae ad
Cryptam Rubram;
PAULO TZADUA, titulum Ss.mi Nominas Mariae ad Viam Latinam;
IOSEPHO TOMKO, diaconiam Iesu Boni Pastoris ad locum vulgo «Montagnola»;
MYROSLAO IVANO LUBACHIVSKY, titulum S. Sophiae in Via Boccea; *
AΝDREAE DESKUR, diaconiam S. Caesarei in Palatio;
PAULO POUPARD, diaconiam S. Eugenii Papae;
ALOISIO ALBERTO VACHON, titulum S. Pauli a Cruce in «Corviale»; *
ALBERTO DECOURTRAY, titulum Ss.mae Trinitatis in Monte Pincio;
ROSALIO IOSEPHO CASTILLO LARA, diaconiam Dominae Nostrae de Coromoto apud
S. Ioannem a Deo;
FRIDERICO WETTER, titulum S. Stephani in Coelio Monte;
SILVANO PIOVANELLI, titulum S. Mariae Gratiarum ad Viam Triumphalem; *
HADRIANO SIMONIS, titulum S. Clementis;
EDUARDO GAGNON, diaconiam S. Helenae extra Portam Praenestinam;
ALFONSO STICKLER, diaconiam S. Georgii in Velabro;
BERNARDO F. LAW, titulum S. Susannae;
IOANNI I. O'CONNOR, titulum Ss. Ioannis et Pauli;
IACOBO BIFFI, titulum Ss. Ioannis Evangelistae et Petronii; *
PETRO PAVAN, diaconiam S. Francisca a Paula ad Montes.
* Litteris Apostolicis, sub plumbo datis die tertio mensis Maii a. 1985, ad hanc
dignitatem evectum vel evectam.
© Copyright 1985 - Libreria Editrice
Vaticana
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