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VISITA PASTORALE IN SARDEGNA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA IN PIAZZA ROMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Oristano - Venerdì, 18 ottobre 1985

 

1. “Ti lodino, Signore, tutte le tue opere / e ti benedicano i tuoi fedeli. / Dicano la gloria del tuo regno / e parlino della tua potenza” (Sal 145, 10-11).

Con queste parole dell’odierna liturgia desidero glorificare Dio insieme con voi, cari fratelli e sorelle! Abitanti di Oristano e di tutta la Sardegna!

Desidero glorificare Dio uno e trino, che è l’ineffabile comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Desidero glorificare Dio creatore, Dio redentore, Dio che tutto vivifica e tutto rinnova. Questo infatti è il primo scopo della mia venuta fra voi e del mio pellegrinaggio per le strade della vostra isola. “Ti lodino, Signore, tutte le tue opere”. Ti lodi quest’opera che porta il nome “Sardegna”; questa terra meravigliosa e gli uomini che la abitano; il passato e il presente: questa peculiare “piccola parte” della tua Chiesa. Tutto questo proclami attraverso il nostro comune servizio “la gloria del tuo regno”.

2. “Luca è con me” scrive l’apostolo Paolo nella Lettera a Timoteo (2 Tm 4, 11). Oggi Luca è con noi, è con tutta la Chiesa, perché la Chiesa universale dedica questa giornata proprio al ricordo di questo evangelista.

La comunità dei credenti in Cristo nutre una grande venerazione verso gli apostoli e gli evangelisti, perché ci hanno parlato molto della gloria del regno di Dio. Luca evangelista, discepolo e socio delle fatiche apostoliche di San Paolo, occupa tra di essi un posto particolare. A lui dobbiamo il terzo Vangelo e gli Atti degli apostoli.

Possiamo quindi ripetere le parole che di lui dice San Paolo, tratte dalla prima lettura di oggi: “Il Signore . . . mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i gentili” (2 Tm 4, 17).

3. Luca evangelista non apparteneva al gruppo degli apostoli, ma possiamo ben vederlo tra quei settantadue discepoli, di cui parla l’odierno brano del suo Vangelo.

Erano settantadue. Il Signore stesso designò questo numero, come leggiamo: “E li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi” (Lc 10, 1).

Il Signore Gesù diede anche loro precise indicazioni su come dovevano comportarsi per la via, annunziando a tutti la buona novella del regno di Dio, ormai vicino.

Luca ci presenta il regno di Dio soprattutto come realtà in cammino, come via che il cristiano è chiamato a percorrere fino in fondo, fino cioè a condividere la Pasqua del Signore. Un cristianesimo in cammino con Cristo verso il Padre, cammino che viene simboleggiato nella salita verso Gerusalemme: “Ecco, saliamo a Gerusalemme e ivi si compirà tutto quello che è stato scritto dai profeti a riguardo del figlio dell’Uomo” (Lc 18, 31).

4. Ai nostri tempi il Concilio Vaticano II è diventato luogo di un nuovo invio dei discepoli di Cristo per l’annunzio della buona novella del regno di Dio, che si è avvicinata al mondo nel mistero pasquale del Redentore.

Il Concilio infatti ha riproposto con rinnovato vigore l’urgenza, sempre proclamata dalla Chiesa, della missione redentrice da realizzare con generosa dedizione in mezzo al popolo di Dio. Tale consegna è affidata anzitutto ai vescovi e ai sacerdoti che il Salvatore divino “ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua, missione” (Lumen gentium, 28; Presbyterorum ordinis, 2), concedendo loro un ampio mandato, perché, come ha sottolineato quella grande assise ecumenica, “ogni ministero sacerdotale partecipa della stessa ampiezza universale della missione affidata da Cristo agli apostoli” (Presbyterorum ordinis, 10). Ma essa viene estesa anche, a titolo diverso, a tutti i battezzati, che formano la comunità cristiana. Afferma infatti il Concilio: “I laici sono chiamati a collaborare, in diversi modi, con l’apostolato della gerarchia, a somiglianza di quegli uomini e donne che aiutavano l’apostolo Paolo nell’evangelizzazione . . . Grava quindi su tutti i laici il glorioso peso di lavorare, affinché il divino disegno di salvezza raggiunga ogni giorno di più tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutta la terra” (Lumen gentium, 33).

Ogni cristiano deve pertanto sentirsi un inviato e un apostolo, cioè un diffusore della fede. Egli deve sentirsi una persona in cui è stata accesa la fiaccola della fede che per sua natura è destinata a risplendere perché tutti possano attingervi luce e valore (cf. Lc 11, 33); deve sentirsi un apostolo e realizzarne in pienezza le esigenze con la preghiera, con l’esempio, con l’oblazione, con la sofferenza, con l’attività, con la disciplina e con la collaborazione. La giornata delle Missioni, che dopodomani si celebrerà in tutto il mondo, sia perciò per tutti uno stimolo a vivere sempre più profondamente questi ideali e un richiamo al dovere della cooperazione generosa per la diffusione della fede nell’affascinante visione del regno di Dio, in continua tensione verso il Padre.

5. Con questi sentimenti rivolgo il mio saluto a tutti i membri di questa antica e illustre comunità diocesana di Oristano, di quelle di Ales e Terralba e di tutta la regione qui rappresentata nelle persone dei loro venerati pastori, ai quali va il mio cordiale saluto nel Signore. Rinnovo il mio abbraccio a monsignor Francesco Spanedda, arcivescovo di questa diocesi e presidente della Conferenza episcopale sarda. Il mio beneaugurante pensiero si rivolge parimenti a tutte le autorità civili e militari del Comune, della Provincia e della Regione. Un pensiero particolare va ai sacerdoti, ai religiosi e religiose e a tutte le organizzazioni cattoliche, che con la loro zelante opera non cessano di promuovere l’animazione cristiana tra il popolo di Dio in questo lembo di terra, che ha conosciuto la fede già fin dai primi secoli dell’era cristiana, anche se l’istituzione giuridica dell’arcidiocesi risulta avvenuta in tempi posteriori, in seguito al trasferimento del vescovo e del suo popolo dall’antichissima sede di Tharros.

6. Fra gli avvenimenti che hanno segnato la vita cristiana di questa comunità, vorrei ricordare la celebrazione del Concilio sardo di Santa Giusta nel 1226, che rappresentò per tutta l’isola una tappa importante nella formazione di una sempre più chiara coscienza ecclesiale, e lo svolgimento dell’assise dei vescovi sardi, tenuto ad Oristano nel maggio del 1924: esso servì a consolidare l’impegno pastorale per una più profonda e capillare evangelizzazione della regione.

Ma la stella che ha guidato attraverso questi secoli il cammino spirituale del vostro popolo è la devozione alla beata Vergine Maria. Il culto mariano nell’isola risalirebbe al tempo dei cristiani condannati “ad metalla”, e si sarebbe poi esteso e rafforzato ad opera dei due papi sardi, Sant’Ilario e San Simmaco, i quali non cessarono di inculcare nel popolo una tenera devozione a colei che viene qui chiamata popolarmente “Nostra Sennora”, e che trova l’ideale punto di riferimento nel magnifico santuario della Madonna del Rimedio.

7. Ma, accanto a queste considerazioni tanto gratificanti, non posso non accennare anche ad alcuni problemi di carattere sociale, ancora in via di completa soluzione. Penso alle difficili situazioni in cui vivono tante famiglie a causa dell’emigrazione, della disoccupazione in cui lavorano i coltivatori dei campi, dove non sempre esiste un’adeguata assistenza sociale e la necessaria promozione culturale e spirituale. Vi esprimo perciò l’augurio che sappiate continuare a impegnarvi per migliorare le condizioni materiali ed economiche, e per superare certe forme di aggregazione che nuocciono all’ordinato progresso sociale e non tornano ad onore di questo popolo serio, laborioso e attaccato alla propria terra, a cui va tutta la mia affezione, la mia simpatia e la mia stima, e al quale ripeto con le parole del Vangelo odierno: “Pace a questa casa”: pace cioè a questa eletta porzione del popolo di Dio, pace a tutti gli abitanti di questa isola, che sono fieri portatori di una fede robusta e di forti sentimenti umani.

8. All’antivigilia della Giornata mondiale missionaria, che è soprattutto giornata vocazionale, risuonano ben a proposito le parole del Vangelo: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe” (Lc 10, 2).

Oh, quanto attuali sono queste parole del Vangelo di Luca, quanto valide anche per oggi, benché pronunziate già al primo invio dei discepoli del Signore!

Raccogliamo l’appello del Maestro per un’incessante preghiera secondo questa intenzione. Nessuno si senta estraneo alla causa delle vocazioni sacerdotali e religiose; ciascuno interroghi se stesso e si esamini davanti a Dio per vedere quali siano le proprie responsabilità. Salga incessante la fervida preghiera al Padre, affinché la Chiesa si accresca sempre più di uomini e donne che sappiano parlare di Cristo con la loro vita di consacrazione e di carità, perché il mondo intero creda.

9. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi . . . perché andiate e portiate frutto” (Gv 15, 16). Queste parole di Cristo sembrano messe dalla Chiesa sulla bocca di ogni fedele perché le ripeta a se stesso e agli altri, e ne tragga le conseguenze.

Fratelli e sorelle! Che queste parole ci ricordino costantemente la nostra scelta, la nostra vocazione cristiana.

Tutti siamo chiamati - ciascuno in modo diverso - ad andare e a portare frutto.

Proprio in questo si compie la gloria del regno di Dio in mezzo a noi.

I discepoli furono scelti dal Maestro, non si presentarono né furono dei volontari, almeno nella fase iniziale; poiché l’amicizia offerta da Gesù è nell’ordine della salvezza, essa è totalmente gratuita. Chi è entrato nel rapporto d’amore con Gesù è tenuto ad essere un discepolo fedele e operoso. In questo consiste il portare “frutto”: nel collaborare alle finalità della missione di Gesù.

A tali condizioni; anche per questa comunità diocesana di Oristano si realizzeranno le beatificanti parole del Vangelo: “È vicino a voi il regno di Dio” (Lc 10, 9). Così sia!

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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