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INAUGURAZIONE DELLA II ASSEMBLEA STRAORDINARIA
DEL SINODO DEI VESCOVI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Solennità liturgica di Cristo Re dell'Universo nella Basilica Vaticana
Domenica, 24 novembre 1985

 

Sia lodato Gesù Cristo!

1. “Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il suo Regno che viene!” (“Canto al Vangelo”).

Carissimi fratelli e sorelle,

oggi, ultima domenica dell’anno liturgico, celebriamo la Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, Molto ben significativo è perciò il fatto che oggi si inaugura la seconda assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi, che ho convocato in occasione del ventesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II.

Iniziamo l’iter sinodale in questa celebrazione eucaristica con la stessa disponibilità di ascolto verso lo Spirito Santo, con lo stesso amore verso la Chiesa, con la stessa gratitudine verso la divina Provvidenza che furono presenti nei Padri conciliari venti anni fa. Durante le due prossime settimane tutti i Membri del Sinodo, tra i quali vi sono molti che vissero in persona l’eccezionale grazia del Concilio, cammineranno insieme col Concilio per far rivivere il clima spirituale di quel grande avvenimento ecclesiale e per promuovere, alla luce dei fondamentali documenti allora emanati e dell’esperienza maturata nei successivi vent’anni, la piena fioritura dei germi di vita nuova suscitati dallo Spirito Santo nell’Assise ecumenica, per la maggior gloria di Dio e per l’avvento del suo Regno.

2. “Benedetto il suo Regno che viene”. L’odierna domenica testimonia che il ciclo liturgico annuale è aperto, nel suo insieme, al mistero del Regno di Dio.

Di questo Regno sentiamo oggi che esiste, che abbraccia tutto il creato:

“Saldo è il tuo trono fin dal principio, da sempre tu sei” (Sal 93, 2).

E, nello stesso tempo, sentiamo di questo Regno che esso viene. Per il profeta Daniele, viene insieme con il figlio dell’uomo.

A Lui è stato dato “potere, gloria e regno . . . il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto” (Dn 7, 14). È Regno universale: “tutti i popoli, nazioni e lingue” possono ritrovarsi in esso.

3. Per il profeta Daniele, il Regno di Dio, il regnare di Dio, deve venire insieme col Figlio dell’uomo.

Dunque, è già venuto.

Il Figlio dell’uomo - Gesù Cristo -, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra è “Colui che ci ama”; è Colui “che ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1, 5-6).

Quindi il Regno di Dio è venuto in Gesù Cristo. E contemporaneamente Gesù Cristo inaugura l’era nuova e definitiva del suo avvento, dell’avvicinarsi di questo Regno. Per questo egli ci ha raccomandato di invocare costantemente: “Padre nostro, che sei nei cieli . . . venga il tuo regno”.

In questa luce si forma il tempo della Chiesa. Secondo questo ritmo è scandito ogni anno liturgico, del quale tutti siamo personalmente partecipi nell’odierna domenica.

“Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, colui che è, che era e che viene” (Ap 1, 8).

4. Nella costituzione Lumen gentium il Concilio Vaticano II ha professato la verità sul Regno di Cristo con le seguenti parole:

Cristo, fattosi obbediente fino alla morte e perciò esaltato dal Padre (cf. Fil 2, 8-9), entrò nella gloria del suo Regno; a lui sono sottomesse tutte le cose, fino a che egli sottometta al Padre se stesso e tutte le creature, affinché Dio sia tutto in tutti (cf. 1 Cor 15, 27-28)” (Lumen gentium, 36).

Gesù Cristo ha proclamato il Regno di Dio; mediante la croce è entrato nella sua gloria, e con la forza della croce e della risurrezione prepara il compimento definitivo di questo Regno quando Dio sarà “tutto in tutti”. Più oltre il testo conciliare dice che Cristo crocifisso e risorto ha comunicato questa potestà agli uomini, ai suoi “discepoli, perché anch’essi siano costituiti nella libertà regale” (Ivi). Così insegna la costituzione Lumen gentium e in seguito spiega in che cosa consiste questa libertà regale. Essa consiste nel fatto che i discepoli “con l’abnegazione di sé e la vita santa vincono in se stessi il regno del peccato (cf. Rm 6, 12), anzi, servendo Cristo anche negli altri, con umiltà e pazienza conducono i loro fratelli al Re, servire al quale è regnare” (Rm 6, 12).

5. Dunque si tratta della verità circa la “regalità” dell’uomo. Circa la dignità che egli ha raggiunto in Gesù Cristo. Il Concilio, che ci ha donato una ricca dottrina ecclesiologica, ha collegato organicamente il suo insegnamento sulla Chiesa con quello sulla vocazione dell’uomo in Cristo. A causa di questa relazione si è potuto anche dire che “l’uomo è la via della Chiesa”, proprio per la ragione che la Chiesa segue Cristo, il quale è per tutti gli uomini “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).

Troviamo una particolare conferma di quest’insegnamento nella risposta che Cristo, nel processo davanti a Pilato, dà alla domanda del suo giudice:

“Tu sei re?”.

“Io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37).

6. Il Figlio dell’uomo viene nel mondo per rendere ogni uomo consapevole della sua vocazione alla vita nella verità. Qui sta la sostanziale base della dignità dell’uomo, della sua “regalità”.

Perciò il Concilio insegna che Cristo “svela . . . pienamente l’uomo all’uomo”.

E svela l’uomo a se stesso mediante la rivelazione del “mistero del Padre e del suo Amore” (Gaudium et spes, 22).

Qui ci troviamo al centro di questa realtà il cui nome è: Regno di Dio. In questo nostro tempo, in cui, da diverse parti, al primato di Dio si contrappone il primato dell’uomo, il Concilio, in modo convincente, rende tutti consapevoli, che il “regno dell’uomo” può trovare la sua giusta dimensione soltanto nel Regno di Dio.

Questa è la sostanza stessa della verità, alla quale Gesù di Nazaret rese testimonianza durante tutta la sua missione, come disse a Pilato, e poi soprattutto mediante la croce e la risurrezione.

7. “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo” (Gaudium et spes, 22). Venendo a noi, agli uomini, “ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1, 6).

Il Concilio ha rinnovato la coscienza della vocazione cristiana. Essa si forma mediante la partecipazione alla missione messianica del Figlio dell’uomo. La Chiesa è, di generazione in generazione, l’erede di questa missione, che ha la sua sorgente nel mistero trinitario di Dio Stesso. Perciò la Chiesa è costantemente in stato di missione (“in statu missionis”).

E ogni cristiano rimane nella comunità del Popolo di Dio mediante la partecipazione alla missione di Cristo, Figlio di Dio. Elevato alla dignità di figlio dall’adozione divina in Cristo, egli partecipa al suo triplice “munus”: sacerdotale, profetico e regale.

In questo modo, mediante Cristo, il Regno del Dio Vivente è veramente “in mezzo a noi” (cf. Lc 17, 21).

8. Possano questi valori della Solennità di Cristo Re diventare ispirazione profonda per i lavori del Sinodo dei vescovi nel corso della sessione straordinaria, che inauguriamo oggi con questa celebrazione.

Saluto con animo grato i signori cardinali qui presenti che hanno partecipato alla recente assemblea plenaria del Collegio; saluto cordialmente tutti i partecipanti al Sinodo e specialmente i patriarchi, gli arcivescovi maggiori ed i metropoliti fuori dei patriarcati delle Chiese di rito orientale, i presidenti delle Conferenze episcopali e i capi dicastero; il mio pensiero si estende inoltre ai superiori religiosi e agli altri membri del Sinodo, come anche agli invitati speciali, chierici e laici, testimoni diretti del Concilio Vaticano II, agli uditori e alle uditrici, che rappresentano le forze vive della Chiesa.

Saluto altresì con intensità d’affetto i fratelli delle altre Chiese, e Comunioni cristiane, che hanno accettato di essere presenti come osservatori-delegati e che, nella speciale occasione di un Sinodo straordinario dedicato al Concilio Vaticano II, ci ricordano i numerosi loro confratelli, che furono presenti a quell’avvenimento, come anche il cammino ecumenico da allora percorso.

Alla fine della santa Messa ascolteremo la testimonianza di questi giovani che sono nati con il Concilio Vaticano II e oggi vogliono testimoniarci la loro piena adesione. La Chiesa continua nello stesso spirito sotto la guida dello Spirito Santo in essi, in questa nuova generazione dei cristiani e in tutte le nuove generazioni del mondo. Invocheremo anche insieme lo Spirito Santo, affinché tutti i fratelli e le sorelle impegnati nel Sinodo possano lavorare “in fide et caritate”.

9. Nella costituzione pastorale Gaudium et spes leggiamo: “il Signore Gesù, quando prega il Padre perché tutti siano una cosa sola (Gv 17, 21), mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, anzi divini, ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle Persone divine e quella dei figli di Dio nella verità e nella carità” (Gaudium et spes, 24).

Cerchiamo durante il Sinodo di entrare proprio in questi “orizzonti”. In essi s’unisca a noi tutta la Chiesa.

Sono gli orizzonti del Regno che è proclamato dall’odierna Solennità.

In questi orizzonti divini si svela la Chiesa così come l’hanno vista i Padri del Concilio Vaticano II in Cristo: “come un sacramento o un segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen gentium, 1).

Christus vincit!

Christus regnat!

Christus imperat!

Amen.


Preghiera per il Sinodo 1985

Signore Gesù Cristo, indicato dal Padre come amato Figlio da ascoltare, illumina la tua Chiesa, così che essa non abbia altro desiderio che di riascoltare la tua voce e di seguirti. Tu, che sei il supremo pastore e la vera guida delle anime, guarda i pastori della tua Chiesa, che in questi giorni si riuniscono intorno al successore di Pietro per la celebrazione del Sinodo: consacrali nella verità, confermali nella fede e nell’amore.

Signore Gesù cristo, invia il tuo Spirito di amore e di verità sui Vescovi riuniti in Sinodo: sappiano essi accogliere ciò che lo Spirito dice oggi alle Chiese, lasciandosi da lui guidare alla verità tutta intera, così che, mediante il loro ministero, i fedeli, purificati e sostenuti nell’adesione al tuo Vangelo di salvezza, diventino offerta viva al Padre.

Maria santissima, Madre di Dio e Madre della Chiesa, assista oggi i Vescovi, come già gli apostoli nel cenacolo, e interceda perché i cristiani, liberati dalle divisioni, ritrovino l’unità; sollevati dalle sofferenze e dalle oppressioni, vivano nella pace; radunati nel vincolo d’amore della Trinità, manifestino a tutto il mondo la Chiesa, corpo di Cristo e tempio vivo dello Spirito, a lode e gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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