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CELEBRAZIONE EUCARISTICA NELLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN GIUSEPPE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 15 dicembre 1985

 

1. Il Signore è vicino!

La III domenica di Avvento è la domenica della vicinanza di Dio. Tutta la liturgia è permeata da questa verità. Ne rendono testimonianza le letture liturgiche sia dell’Antico, sia del Nuovo Testamento. Sono testimonianze convergenti e in consonanza.

Desidero che esse risuonino, come una viva eco, nella parrocchia di San Giuseppe, che oggi ho la gioia di visitare. Compio questo servizio come Vescovo di Roma, il vostro Vescovo. Lo compio insieme con il cardinale vicario e con il vescovo ausiliare mons. Alessandro Plotti. Insieme con voi desidero venerare, in quest’occasione, San Giuseppe, patrono della vostra parrocchia. Benché la liturgia dell’avvento non ci parli di lui - lo presenterà soltanto nella celebrazione del mistero della notte di Betlemme e nel tempo di Natale - tuttavia è noto che lo sposo di Maria, Madre di Dio, fu in modo particolare testimone della vicinanza di Dio. Conviene che noi impariamo da lui come si vive questa vicinanza in modo degno di colui che si è avvicinato a noi.

2. “Il Signore è vicino!”.

Ecco la testimonianza del profeta Sofonia: l’invito alla gioia. “Rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! . . . Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura . . . Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia” (Sof 3, 14-16).

La vicinanza di Dio, la sua presenza in mezzo al suo popolo, Israele, è, secondo la testimonianza del profeta, la sorgente del nostro vigore contro ogni forma di male. La presenza di Dio è una presenza salvifica: “un salvatore potente” (Sof 3, 17). Essa è la sorgente del rinnovamento dello spirito mediante l’amore. La vicinanza di Dio, la sua presenza tra gli uomini, manifesta il suo amore e lo attua. L’amore vince ogni male.

3. La testimonianza del Nuovo Testamento, pronunziata con le parole della Lettera di Paolo ai Filippesi, converge con quella precedente.

“Il Signore è vicino! . . . Rallegratevi . . . ve lo ripeto ancora, rallegratevi” (Fil 4, 5. 4). Rallegratevi della sua presenza salvifica; questa gioia spirituale si manifesti nella fiducia illimitata in Dio. L’Apostolo scrive: “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Fil 4, 6).

In altre parole l’espressione “il Signore è vicino” è un invito all’intimità con lui; intimità che si attua in modo più diretto nella preghiera. È durante la preghiera che noi ci apriamo davanti a Dio con tutto ciò che costituisce la nostra vita e che decide di essa.

Il Signore è vicino, rallegratevi. Diventate affabili, e perciò benevoli, premurosi, indulgenti verso gli altri.

Il Signore è vicino. Egli vi comunichi la sua pace! L’Apostolo scrive: “La pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil 4, 7).

Quale grande bene è una tale pace!

4. Essa è soprattutto la pace della coscienza. La vicinanza di Dio fa nascere il bisogno di entrare in se stessi, di scrutare le nostre opere, di fare un esame della nostra coscienza. Un’eccellente testimonianza di questo è Giovanni Battista, con la sua missione nei pressi del Giordano, che la liturgia dell’Avvento rievoca più di una volta nella memoria della Chiesa.

Giovanni è messaggero, preannunzia la vicinanza del Messia, battezza con il battesimo di penitenza, in attesa di colui che “battezzerà in Spirito Santo e fuoco” (Lc 3, 16).

Per l’opera di Giovanni al Giordano i figli d’Israele hanno sentito la vicinanza di Dio. In relazione a questo fatto sta la prima domanda che le folle pongono: “Che cosa dobbiamo fare?” (Lc 3, 10. 12).

Giovanni Battista replica, dando la sua risposta ai pubblicani, ai soldati, a tutti.

La vicinanza di Dio deve risolversi nella conversione, nel rinnovamento della vita, nel cambiamento del modo di comportarsi. Dio che viene, che è vicino, chiama l’uomo prima di tutto “dal di dentro”. Lo chiama attraverso la coscienza. Se la voce della vostra coscienza non risuona, l’uomo non si è incontrato con Dio. Non ha provato la sua vicinanza “in spirito e verità” (cf. Gv 4, 23). Gli è passato solo accanto, oppure si è scostato da lui.

5. Il cristianesimo è la religione della vicinanza di Dio. Le parole di Paolo “Il Signore è vicino” non risuonano soltanto nella III domenica d’Avvento; ma costantemente, sempre, in ogni momento.

Dio è vicino perché ha rivelato se stesso all’uomo: perché ha parlato per mezzo dei profeti e, ultimamente, ha parlato per mezzo del Figlio (cf. Eb 1, 1-2).

Dio è vicino perché in questo Figlio, nel Verbo Eterno, egli si è fatto Uomo. Nato a Betlemme da Maria Vergine, Gesù di Nazaret “ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo - come leggiamo in un documento conciliare -; egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato” (Gaudium et spes, 22).

Anzi: divenne povero, obbediente fino alla morte. È stato condannato alla morte di croce. Si potrebbe dire che nel suo farsi vicino agli uomini egli ha superato tutti i limiti.

Più ancora: Dio è vicino significa che ha assunto l’aspetto del pane e del vino nell’Eucaristia. È diventato cibo delle anime. Ancora una volta per questa via del sacramento eucaristico egli ha superato tutti i limiti che l’uomo potesse immaginare.

6. Qual è la nostra risposta a questa vicinanza di Dio?

Noi chiediamo, come hanno chiesto i figli d’Israele vicino al Giordano: “Che cosa dobbiamo fare?”. Questo Dio conosce il mistero interiore dell’uomo, perché egli viene per essere la luce delle coscienze e dei cuori umani.

La nostra risposta alla sua piena vicinanza, alla sua presenza è piena dell’adorazione profonda e insieme di quella dedizione e fiducia a cui ci invita la liturgia dell’Avvento?

O abbiamo fatto diversamente?

O abbiamo operato in modo contrario a questo spirito?

Forse ci siamo “familiarizzati” con questa vicinanza divina; ci siamo “abituati” ad essa? Forse abbiamo perso nei suoi confronti il punto di riferimento della verità interiore? Forse essa è diventata indifferente per noi?

Forse a questa divina vicinanza, alla divina presenza in mezzo a noi, noi rispondiamo in cambio, con la nostra “assenza spirituale”? O forse addirittura, questa presenza ci disturba?

7. L’odierna liturgia dell’Avvento costringe a rivolgerci tali domande. Sono domande essenziali. Riguardano non soltanto la morale e il comportamento dell’uomo, ma anche lo stesso essere uomo, e l’essere cristiano.

“Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula la brucerà con fuoco inestinguibile” (Lc 3, 16).

Il Signore è vicino! Rallegratevi, scrive l’Apostolo. La nostra gioia sarà vera e profonda, quando accoglieremo l’intera verità di queste severe parole pronunciate nei pressi del Giordano.

Quel Dio, che è infinitamente vicino, è, nello stesso tempo, un Dio infinitamente santo!

8. La vostra comunità parrocchiale, istituita ottant’anni or sono dal Papa San Pio X per venire incontro alle necessità del rapido sviluppo di Roma in questa zona, ispira la sua vita religiosa all’esempio di San Giuseppe, sposo di Maria. Sappiate, come lui, custodire e raccogliere con amore, con fede cristiana, con premurosa attenzione la presenza santificante di Cristo. Desidero che San Giuseppe sia ricordato non solo come patrono della Chiesa, ma come protettore di ogni famiglia in questa parrocchia, e che sul suo esempio si apprezzi il valore del servizio alla volontà di Dio, il senso della fede, la premura per il rispetto e la protezione della vita; si ami come una vocazione e un ministero il ruolo che la Provvidenza ha affidato ad ogni membro della comunità familiare. Si impari, in una parola, a sentire la presenza e la vicinanza di Cristo nella spiritualità familiare.

9. Desidero ora rivolgere il mio saluto a tutti i gruppi di persone che compongono questa Comunità parrocchiale. Anzitutto alla bella “famiglia” dei Canonici Regolari Lateranensi, ai quali è affidata la vostra cura spirituale. Poi alle numerose - sono ben diciotto - comunità femminili presenti sul suo territorio: alle claustrali, anzitutto; ma anche a quelle che si dedicano alla gioventù, all’ospitalità per le studentesse fuori sede, alle sorelle che offrono accoglienza alle persone anziane. Ecco: gli anziani, che formano un gruppo molto numeroso della comunità parrocchiale. Vorrei rivolgere una parola di incoraggiamento e di apprezzamento per tutto quello che, nonostante le difficoltà tipiche di una città movimentata come Roma, essi fanno perché la parrocchia viva i suoi momenti preziosi di vita sacramentale, di diffusione della Parola di Dio e della catechesi, nelle conversazioni tra gruppi di famiglie.

Desidero poi rivolgere la mia parola di vivo incoraggiamento a tutti i catechisti, specialmente a quelli che si dedicano alle famiglie recentemente qui inserite. Non temete le difficoltà: si tratta a volte di ostacoli iniziali, che si connettono con un certo disambientamento dei gruppi nuovi, ma con una pazienza e una costanza evangelica tutto si supera; e troverete la gioia di poter divenire efficaci costruttori di esperienza di Dio e di fede tra i ragazzi e i giovani. Il vostro servizio è richiesto, è desiderato, è cercato, voi lo sapete!

Un saluto particolare va alle forze più organizzate, cioè all’Azione Cattolica, specialmente al gruppo dei ragazzi; ai giovani che continuano, dopo aver ricevuto il sacramento della Confermazione, a riflettere sulla loro fede e sul loro impegno cristiano; agli scouts; al gruppo di volontariato vincenziano; alla Legione di Maria; ai ministranti.

A tutti desidero dire: Siate una parrocchia che non solo sente di dover vivere la propria fede, ma che raccoglie generosamente l’invito del Signore per una missione; una comunità che si fa testimone attenta per la diffusione della Parola di Dio tra gli uomini.

10. “Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi . . . Il Signore è vicino” (Fil 4, 4-5).

Cari fratelli e sorelle! Auguro a tutti voi la vera gioia, che è data dalla vicinanza di Dio, dalla vicinanza del Natale.

Voi siete una comunità che ha come patrono San Giuseppe, uno dei testimoni principali dell’Avvento di Dio.

Auguro a ciascuno e a tutti di imparare proprio da San Giuseppe a rispondere alla vicinanza del Salvatore, alla presenza di Dio in mezzo a noi “in spirito e verità”.

Amen.


Saluto ai vari gruppi

Sia lodato Gesù Cristo. Saluto la parrocchia di San Giuseppe, tutta la comunità, tutti quelli che a questa parrocchia appartengono, tutti quelli che sul territorio di questa parrocchia vivono; tutta la comunità umana, cittadina e tutta la comunità cristiana che invoca San Giuseppe come suo patrono speciale. Ringrazio per le parole rivoltemi dal vostro giovane parroco e da tutta la comunità dei suoi confratelli, i Canonici Lateranensi, che hanno la cura pastorale di questa vostra comunità cristiana, una parola del tutto speciale vorrei indirizzare alle persone sofferenti: sofferenti fisicamente e sofferenti moralmente, spiritualmente. Vorrei dire a tutti che Gesù è la salvezza. In lui si trova la strada, la via, la verità per tutti; Gesù è specialmente vicino a quanti soffrono. Voglio salutare tutte le famiglie, augurando loro la vicinanza di Dio, oggi la Chiesa celebra nella sua liturgia, specialmente questa vicinanza di Dio: “Dominus prope est”. E per questo tutta la Chiesa gioisce e invita alla gioia spirituale soprannaturale, cristiana. Io auguro questa gioia a tutti quanti compongono la comunità parrocchiale di San Giuseppe, specialmente a quelli che hanno bisogno di questa gioia che ci dà Cristo. Auguro questa gioia nella prospettiva del Santo Natale. Buon Natale a tutti.

Agli anziani

Voglio confermare tutto ciò che ha detto il vostro giovane parroco. Soprattutto voglio confermare quello che ha voluto esprimere riguardo al vostro cuore che è giovane perché è ancora capace di slanci di generosità, di preghiere, di amore. Ve lo dico senza scherzare. Giovani si è non tanto con il corpo, ma con il cuore, con lo spirito. Io penso che i cuori vostri sono ancora giovani; e si vede; si vede che voi siete giovanili, siete aperti, avete cuori gioiosi. Vi auguro perciò di continuare ad essere giovani, giovani di cuore, giovani con l’amore, giovani con le preghiere. Questa è la vostra forza. Il parroco ha detto che voi siete la forza di questa parrocchia. Grazie per tutto quello che costituisce il vostro contributo, la vostra partecipazione attiva nella storia di questa parrocchia ottantenne. In questa comunità avete non pochi meriti. Vi ringrazio per tutto ciò che avete fatto per la parrocchia di San Giuseppe. Posso anzi affermare che voi avete fatto, per così dire, un’alleanza speciale con questo santo patrono della parrocchia, ma soprattutto sposo di Maria e padre terreno di Gesù Cristo. Vi auguro di essere sempre vicini i lui; vi auguro anche che San Giuseppe sia sempre vicino a voi, Sappiamo bene che lui è un santo del lavoro, ma anche un santo della preghiera, un santo della famiglia, un santo della vita buona e della morte beata. Tutto questo è San Giuseppe e perciò viene venerato nella Chiesa e in questa parrocchia. Vorrei ancora una volta affidare a voi, che siete spiritualmente giovani, questo Papa che non è tanto giovane; non è tanto giovane ma cerca di essere ancora giovane, comportarsi da giovane imitando il vostro esempio. Auguro a tutti buon Natale.

Alle diverse comunità giovanili

Voglio ringraziarvi per queste due relazioni; una che toccava l’esperienza della missione popolare, vissuta nella vostra parrocchia e l’altra che toccava l’esperienza della pastorale giovanile. Poi vi ringrazio per la terza relazione accompagnata dai diversi graditi doni. Vi ringrazio per questi doni molto, molto significativi. Accetto questi doni come un buon annuncio del Natale perché è tradizione cristiana che a Natale si danno e si ricevono dei doni. Questi doni di Natale devono in un certo modo simbolizzare il dono più grande che con il mistero natalizio, l’incarnazione del Verbo divino, ha ricevuto tutta l’umanità. È il dono più grande: Dio si è fatto uomo. Questo è il dono più grande - dono che non si può superare, solamente Dio può fare un tale dono all’uomo - solamente Dio, libero, sovrano, Dio amore può fare un tale dono all’uomo. Io vi auguro, carissimi giovani, di riflettere, meditare sul mistero dell’Incarnazione, sul santo Natale; vi auguro di meditare a modo vostro, nel modo giovanile con la vostra mente fresca, con il vostro cuore aperto, vi auguro di trovare in questo mistero del sacro Natale un approfondimento della vostra fede cristiana. Ci vuole questo per la continuazione della missione che avete già svolto nella vostra parrocchia e che come avete riferito ha trovato accoglienza ben diversa: a volte, più o meno negativa; a volte, più o meno positiva. Ma penso che siete diventati consapevoli di ciò che vuol dire essere Chiesa; essere Chiesa vuol dire essere in missione, continuare la missione di Cristo, continuare questa missione che Cristo fa sempre, che Cristo continua sempre. La continua tramite i suoi apostoli, tramite i suoi successori; e successori non sono solamente quelli gerarchici, cominciando dal successore di Pietro. Successori sono tutti, tutto il popolo di Dio ha la sua vocazione apostolica, all’apostolato. E questa vocazione nella nostra vita cristiana viene segnata soprattutto dal sacramento della Cresima, e voi siete cresimati o dovete essere cresimati. Essere cresimati vuol dire ricevere consapevolmente la missione di Cristo e della Chiesa, vuol dire accettare la propria parte in questa missione, e ciò vuol dire anche riflettere su quale è la propria partecipazione, in qualità di giovane, di studente, anche in una prospettiva futura, anche nel contesto dell’educazione, nell’educazione diversificata in tanti campi, in tante materie: nella preparazione professionale, ma soprattutto nella formazione umana; essere uomo più maturo, più perfetto, più completo; essere cristiano sempre più maturo e più perfetto. Questo fa parte del progetto della vita di cui ho parlato all’inizio di quest’anno che è l’anno dedicato ai giovani, indirizzandomi ai ragazzi di tutto il mondo. Con queste riflessioni vorrei rispondere alle vostre relazioni e alla vostra generosità espressa con i doni che mi avete offerto. Vorrei anche con queste riflessioni prepararvi al dono dell’Incarnazione di Dio-Figlio, Dio-Verbo, al Natale. Voglio così anche augurarvi buon Natale. Ma la mia intenzione è che la parola buon Natale sia piena del suo vero, profondo significato per ciascuno di voi, per ciascuna di voi, per voi tutti, per la vostra comunità giovanile, per tutta questa parrocchia che gode di un privilegio speciale avendo come patrono San Giuseppe. Buon Natale.

Ai piccoli parrocchiani

Saluto tutti questi giovani parrocchiani della chiesa di San Giuseppe. Saluto quanti si trovano in questo ambiente della parrocchia: saluto anche le vostre mamme, i vostri papà, i catechisti, gli insegnanti, saluto tutti i presenti. Mi rallegro molto per questa visita che ho potuto fare alla vostra parrocchia. Sappiamo bene come San Giuseppe era legato a Gesù nella sua nascita. Quando ci avviciniamo al santo Natale, San Giuseppe ci diventa anche più vicino nella sua paterna sollecitudine che lui mostrava verso il Figlio di Dio fatto uomo, verso il bambino Gesù, verso Gesù giovane. Così io penso a tutti quelli della parrocchia che imitano San Giuseppe: sono i vostri sacerdoti, pastori, sono poi i vostri genitori, gli insegnanti. Tutti hanno una parte in questa paterna provvidenza di Dio verso i giovani, verso i ragazzi, verso i bambini. Sono molto lieto di essere tra voi in questa parrocchia e di aver potuto ascoltare quanto avete testimoniato sulla vostra presenza in questa comunità, specialmente i piccoli che si avvicinano alla prima Comunione, che si preparano a questo sacramento, all’incontro eucaristico con Gesù. Avete testimoniato con le parole e anche con la generosità di essere coinvolti nella pastorale di questa parrocchia. Avete cantato tutti insieme “Camminiamo”. È un cammino, infatti, la vita cristiana; camminiamo insieme con Gesù; per la strada che lui ci ha mostrato con la sua nascita, con la sua infanzia, con la sua giovinezza, poi con la sua missione messianica, con il suo Vangelo, infine, con la sua morte e risurrezione. E tutto ciò viene riassunto, nella vita cristiana di ciascuno di noi. Cominciando dal Battesimo, ecco il primo passo, voi probabilmente non vi ricordate in questo momento del Battesimo perché si riceve da molto piccoli e allora non si è consapevoli di quello che si fa. Il Battesimo lo avete ricevuto per la fede dei vostri genitori, della Chiesa, della parrocchia. Per questo voi siete stati battezzati e siete così entrati in questa strada su cui camminate insieme con Gesù, avvicinandovi poi alla prima Comunione, alla Cresima; partecipando, come tanti di voi, all’apostolato della Chiesa: a modo vostro, da ragazzi. Allora questo cammino diventa sempre più esplicito, sempre più visibile, sempre più sentito e più vissuto. Io vi auguro che sia un cammino salvifico per tutti voi, che vi conduca sempre più a Betlemme, al Cenacolo, al Calvario e poi alla risurrezione, nella risurrezione di Gesù. Vi auguro questo cammino cristiano, un cammino che si fa personalmente, interiormente, nel proprio cuore, nella propria coscienza, nella propria intimità. Ma questo è anche un cammino che si fa comunitariamente, tutti insieme. Perciò la parrocchia è una speciale comunità di giovani, di ragazzi, di catechisti, di famiglie. Io vi auguro questo cammino di vita cristiana che vi conduca sempre più a quella consapevolezza che Gesù Cristo è veramente via, verità e vita e che non c’è salvezza per l’uomo senza di lui. Gesù Cristo ci insegna anche di fare quello che voi avete espresso con il vostro canto, di cancellare l’egoismo. Lui stesso ci dà un esempio perfetto di questo altruismo, di questo essere per gli altri, vivere per gli altri, non per se stessi. Con questo programma lui è venuto nel mondo per vivere per gli altri. Io vi auguro di imitare Gesù anche nei vostri primi passi nel cammino cristiano. Imitare Gesù, la sua generosità, essere per gli altri, non per se stessi, cancellare l’egoismo, costruire altruismo, costruire l’amore dei vicini, dei grandi. E in questo amore, crescere anche nell’amore di Dio. Con questi voti vi auguro un Buon Natale come vostro Vescovo, come vostro amico.

Alle claustrali

Sono molto felice di potervi incontrare in occasione della visita a questa vostra parrocchia di San Giuseppe. San Giuseppe è un buon patrono, universalmente sappiamo che è un buon patrono della vita contemplativa. Voi siete chiamate qui in questo convento e in questa parrocchia, in questa città di Roma, in questa diocesi di Roma - evidentemente conoscete il card. Poletti, probabilmente conoscete anche mons. Plotti - dunque voi siete chiamate qui a Roma a gestire e a sviluppare il vostro carisma: la vostra vocazione contemplativa, secondo il carisma della vostra fondatrice. Il carisma contemplativo è sempre consacrazione del tutto speciale, profonda in maniera speciale, si può dire irreversibile in maniera speciale. Vi auguro di continuare in quello che è il vostro cammino. Voi siete necessarie alla Chiesa; la Chiesa universale, la Chiesa di Roma hanno bisogno di voi, della vostra adorazione, della vostra contemplazione, della vostra dedizione completa al Sacro Cuore di Gesù e dunque vi auguro anche in questo periodo di Avvento, vi auguro Buon Natale, un Natale lieto. Lieto per i vostri cuori, per le vostre anime e anche per la vostra partecipazione alla missione della Chiesa universale, la missione della santificazione universale. Voi santificate con la vostra vocazione, con la preghiera, con la rinuncia, con la rinuncia totale, con la vita claustrale, e contribuite anche alla santificazione dell’uomo, dei vostri fratelli e delle vostre sorelle.

 

© Copyright 1985 - Libreria Editrice Vaticana

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