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SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Lunedì, 6 gennaio 1986

 

1. “Per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero” (Ef 3, 3).

La Chiesa si richiama a queste parole dell’Apostolo nella Lettera agli Efesini, per mettere in evidenza il significato dell’odierna solennità.

Questa, infatti, fin dai tempi più remoti, si chiama “Epifania”. Vogliamo venerare oggi la Grazia di Dio, che conduce gli uomini alla fede. Nella fede è “fatto conoscere” all’uomo il Mistero. All’uomo esso viene, in un certo senso, interiormente “mostrato”; così come, un giorno, è stato “mostrato” a Saulo di Tarso sulla strada di Damasco. Per questo egli è diventato un particolare testimone della conversione alla fede, come egli stesso attesta nella II Lettura odierna:

“Penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio a me affidato a vostro beneficio” (Ef 3, 2).

L’Apostolo rende testimonianza alla grazia dell’Epifania. E la Chiesa si richiama alle sue parole, perché in questa testimonianza possano ritrovarsi tutti coloro che mediante la fede “sono chiamati in Cristo Gesù . . . ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo” (Ef 3, 6).

L’Apostolo sottolinea che qui si tratta dei “Gentili”, cioè di coloro che sono venuti alla fede ed alla Chiesa dal di fuori del popolo di Israele.

2. I Magi, che vengono dall’Oriente, sono il primo annuncio profetico di tutti costoro. Nelle loro persone la Chiesa manifesta l’universalità della sua missione:. di quella missione che ha ricevuto da Cristo, nato a Betlemme, Crocifisso e Risorto.

I Magi dall’Oriente per primi hanno seguito la rivelazione. Per primi si sono avvicinati al mistero di quella eredità, che Dio ha offerto agli uomini in Gesù Cristo, nell’Incarnazione del suo Eterno Figlio.

Si sono avvicinati a questo mistero che “è stato rivelato per mezzo dello Spirito”, prima ancora che fosse rivelato agli apostoli, prima che venisse fatto conoscere il Vangelo quale via che conduce alla fede. In loro ormai trova la sua espressione una “pre-evangelizzazione”: quell’ampia e molteplice preparazione delle anime che è opera anch’essa dello Spirito Santo.

Tale è il significato simbolico di quella stella, che i Magi hanno seguito verso Gerusalemme.

3. Nel giorno dell’Epifania la liturgia della Chiesa ci conduce verso Gerusalemme. Si concentra su di essa, su quella Gerusalemme che è diventata “la città di un grande re”, anche se incapace di rendersi consapevole che quel re è già nato, che è già in mezzo al suo popolo eletto, al Popolo dell’Alleanza.

Tuttavia, la Gerusalemme dell’Epifania non è soltanto la Gerusalemme di Erode. È, in pari tempo, la Gerusalemme dei Profeti.

Vi sono in essa le testimonianze di coloro che, sotto l’influsso dello Spirito Santo, hanno preannunziato da secoli il mistero.

Vi è la testimonianza di Michea sulla natività del re messianico a Betlemme.

Vi è soprattutto la testimonianza di Isaia. Una veramente singolare testimonianza dell’Epifania:

“Alzati, rivestiti di luce (Gerusalemme), perché viene / la tua luce, / la gloria del Signore brilla sopra di te. / Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, / nebbia fitta avvolge le nazioni: / ma su di te risplende il Signore / la sua gloria appare su di te” (Is 60, 1-2).

È davvero difficile trovare parole che meglio di queste rendano la realtà dell’Epifania; ed è difficile trovare parole che meglio di queste rendano testimonianza su ciò che significa la venuta dei Magi; quale inizio si adombra nel loro accesso al mistero dell’incarnazione del Verbo. Il profeta dice, rivolgendosi sempre a Gerusalemme:

“Cammineranno i popoli alla tua luce, / i re allo splendore del tuo sorgere. / Alza gli occhi intorno e guarda: / tutti costoro si sono radunati, vengono a te. / I tuoi figli vengono da lontano; / le tue figlie sono portate in braccio” (Is 60, 3-5).

4. Sì. Da lontano. Da qualsiasi luogo. Isaia, profeta dell’Antica Alleanza, è veramente il “quinto evangelista”. Veramente nelle sue parole già risuona l’invito di Cristo: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni . . .” (Mt 28, 19). Tutti, infatti, “sono partecipi della promessa per mezzo del Vangelo”. Tutti “sono chiamati a partecipare alla stessa eredità, e a formare lo stesso corpo . . .” (cf. Ef 3, 6).

Gerusalemme diventa simbolo della chiamata universale alla fede, alla Grazia.

5. Cari fratelli, che nel giorno dell’Epifania ricevete l’ordinazione episcopale nella Basilica di San Pietro, apritevi profondamente all’eloquente significato della solennità odierna.

Anche in voi si realizza il mistero dell’Epifania. Si realizza in modo particolare.

Voi siete gli eredi di coloro che, seguendo la luce della stella, hanno riconosciuto la Nuova Alleanza di Dio con l’umanità, compiuta in Cristo nato dalla Vergine Maria. In Cristo Crocifisso e Risorto.

Unitevi al loro corteo. Portate, come i Magi, i doni: le “risorse delle nazioni” a cui appartenete, le risorse presenti nelle loro culture e tradizioni, nelle loro esperienze: nelle loro gioie e nelle loro sofferenze.

È in virtù di questi doni che si “allarga il cuore” di Gerusalemme, il cuore della Chiesa che è Corpo di Cristo.

E al tempo stesso, proseguendo in questo corteo, voi stessi - in virtù della consacrazione episcopale - dovete guidare nella fede i vostri fratelli e sorelle. Dovete condurre a Cristo i nuovi discepoli.

La consacrazione episcopale mediante l’imposizione delle mani apostoliche è un grande giorno per la nostra vita, cari fratelli.

Come Vescovo di Roma e Successore di San Pietro vi saluto, quasi sulla soglia della Gerusalemme messianica, insieme con tutti coloro che qui si sono riuniti e vi auguro “che andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15, 16). Tutti chiediamo per voi la luce e la potenza dello Spirito Santo, contenute nell’eredità dell’Epifania di Dio.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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