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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

SANTA MESSA PER I LAVORATORI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Ranchi - Lunedì, 3 febbraio 1986

 

1. “Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, Dio” (Sal 89 [90], 2).

Fratelli e sorelle carissimi. Insieme con tutti voi, voglio adorare Dio il creatore: Dio il Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra. Voglio adorarlo nella terra d’India. Voglio adorarlo in questo vasto Paese che si estende dal maestoso Himalaya, nel nord, alle coste del Malabar e del Coromandel, nel sud. Voglio adorare il Creatore qui a Ranchi, insieme a voi tutti che provenite dal Bihar, dall’Orissa e dal Madhya Pradesh, dalle Isole Andamane e dalle Nicobare, dal Regno del Nepal. In special modo mi unisco nella lode e nell’adorazione ai milioni e milioni di lavoratori in India: ad ogni uomo e donna che lavora nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche, nelle officine, nelle case, nei villaggi isolati e nei centri urbani. In questa Eucaristia uniamo le nostre voci e i nostri cuori per adorare il nostro Dio che è senza principio e senza fine.

2. Il salmista proclama l’eternità di Dio cantando: “Ai tuoi occhi, mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte” (Sal 89 [90], 4). Dio è eterno, egli è l’eternità stessa. E tuttavia non resta separato o inaccessibile per noi. È il creatore del mondo: da lui ogni cosa ha avuto il suo principio. Egli è il creatore dell’uomo. E a noi esseri umani che siamo mortali e soggetti al decadimento del corpo, Dio parla così: “Ritornate, figli dell’uomo” (Sal 89 [90], 3). Eppure Dio invita ogni persona che ha creato a sua immagine e somiglianza a diventare partecipe della sua vita, della sua sapienza e della sua eternità.

Ogni uomo su questa terra è pellegrino dell’Assoluto. Ogni uomo e ogni donna è dunque pellegrino su questa terra, pellegrino dell’Assoluto, pellegrino in cerca dell’Assoluto! E ognuno è chiamato. Siamo tutti pellegrini, membri del popolo di Dio che il Creatore e Padre conduce verso la santità che gli è propria. Ci conduce a sé attraverso le esperienze e le prove di questa vita.

3. Per insegnarci il modo di vivere che porta all’unione con Dio, il Padre ci ha dato suo Figlio. Ha fatto di lui la pietra angolare, affinché possiamo crescere verso la salvezza (cf. 1 Pt 2, 6-8). Infatti in lui, in Gesù Cristo, diventiamo anche noi pietre vive “per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio” (cf. 1 Pt 2, 5). Questi sacrifici spirituali sono legati a tutto ciò che sostituisce la nostra vita. Sono legati in special modo al lavoro dell’uomo, perché il lavoro è la dimensione fondamentale della vita umana sulla terra.

4. Voglio riflettere oggi con voi sul valore e la dignità del lavoro umano. Gesù Cristo era figlio di un falegname. Lavorò per la maggior parte della sua vita su questa terra esercitando lo stesso mestiere di Giuseppe, suo padre putativo. Con il suo lavoro Gesù proclamò nell’attività ordinaria della sua vita quotidiana la dignità del lavoro. Ogni lavoro dell’uomo è una partecipazione all’attività del Creatore stesso. Sia che lavoriamo in una fabbrica, in un ufficio o in un ospedale, o nei campi, o come conducenti di risciò o come casalinghe - qualunque sia il lavoro che eseguiamo - partecipiamo tutti all’attività creatrice di Dio, e questo dà ad ogni lavoro valore e significato. “Il fondamento per determinare il valore del lavoro umano non è prima di tutto il genere di lavoro che si compie, ma il fatto che colui che lo esegue è una persona” (Ioannis Pauli PP. II Laborem Exercens, 6). Ne consegue che ogni lavoro umano, per quanto umile possa apparire, deve essere pienamente rispettato, protetto e giustamente retribuito, in modo che le famiglie, anzi l’intera comunità, possano vivere in pace, nella prosperità e nel progresso.

5. Il lavoro porta gioia e realizzazione, ma comporta anche sforzo e fatica. La realizzazione e la gioia scaturiscono dal fatto che il lavoro permette all’uomo e alla donna di esercitare quel dominio sulla terra che Dio ha affidato loro (cf. Gen 1, 26-28). Dio infatti disse al primo uomo e alla prima donna: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra” (cf. Gen 1, 28).

Tuttavia il tipo di lavoro che compiamo non è forse quello che preferiremmo, o è forse pericoloso come quello che viene svolto nella profondità delle miniere. Può essere duro, monotono ed esasperante. Tale è la nostra condizione umana. È scritto nella Bibbia che a causa della sua disobbedienza l’uomo guadagnerà il suo pane con il sudore dalla sua fronte e che la terra che coltiverà non darà facilmente i suoi frutti (cf. Gen 3, 16-19). Eppure per il lavoratore che pone la sua fiducia in Dio, lo sforzo e la fatica del lavoro sono accompagnati dalla gioia di sapere che collabora con il Creatore.

6. Per quelli di noi che sono cristiani, Gesù è il perfetto modello e ispiratore del nostro lavoro. Nel suo lavoro Gesù rimaneva in profonda comunione con il Padre celeste. Dovremmo dunque meditare attentamente sul modo in cui Gesù compiva il suo quotidiano lavoro durante i molti anni trascorsi a Nazaret. Questo è un grande esempio per noi tutti. La testimonianza di Gesù nel suo lavoro di falegname ci riempie di gioia e c’incoraggia a perseverare nel nostro umile servizio all’umanità.

Non dobbiamo inoltre mai dimenticare, cari fratelli e sorelle in Cristo, il motivo per cui Gesù venne nel mondo. Gesù venne per compiere l’opera di salvezza. In qual modo la compì? Attraverso la sofferenza e la morte sulla croce e con la vittoria della sua gloriosa risurrezione. Tutto il lavoro umano, per quanto insignificante possa apparire, partecipa a questa opera di salvezza. Dicevo nella mia enciclica sul lavoro dell’uomo: “Sopportando la fatica del lavoro in unione con Cristo crocifisso per noi, l’uomo collabora in qualche modo col Figlio di Dio alla redenzione dell’umanità. Egli si mostra vero discepolo di Gesù, portando a sua volta la croce ogni giorno nell’attività che è chiamato a compiere” (Ioannis Pauli PP. II Laborem Exercens, 27).

7. La Chiesa, sforzandosi di essere fedele all’esempio e alla testimonianza di Cristo, nutre una sollecitudine tutta particolare per il benessere dei lavoratori. Le famose encicliche dei Papi, a partire dalla Rerum Novarum di Leone XIII, hanno sempre difeso il diritto del lavoratore a una giusta paga e a condizioni di lavoro giuste. L’insegnamento della Chiesa si basa sul principio che ogni persona umana è creata a immagine di Dio e ha una dignità unica datagli da Dio. Di conseguenza nessuno deve essere usato come semplice strumento di produzione, come se la persona fosse una macchina o una bestia da soma. La Chiesa respinge ogni sistema sociale ed economico che porta alla spersonalizzazione dei lavoratori. Oltre alla sua preoccupazione per condizioni di lavoro giuste, la Chiesa insiste per una giusta paga ai lavoratori, una paga che tenga conto delle necessità della loro famiglia. “Una giusta retribuzione per il lavoro della persona adulta, che ha responsabilità di famiglia, è quella che sarà sufficiente per fondare e mantenere degnamente una famiglia e per assicurarne il futuro” (Ioannis Pauli PP. II Laborem Exercens, 19).

Mi sento particolarmente vicino con il cuore a quei tanti disoccupati i quali vorrebbero lavorare ma non riescono a trovare un impiego adatto, talvolta a causa di discriminazioni religiose, di casta, di comunità o di lingua. La disoccupazione e la sottoccupazione creano frustrazione e senso di inutilità, provocano disarmonia nelle famiglie; sono motivo di angoscia e di disagi inenarrabili, indeboliscono il tessuto sociale. Minacciano la dignità di ogni uomo e di ogni donna. Urge prendere nuove iniziative per risolvere questo grave problema, e queste iniziative esigono spesso collaborazione a livello sia nazionale che internazionale. È estremamente importante che i negoziati e i progetti per risolvere il problema della disoccupazione siano ispirati dal rispetto e dal dialogo tra gli imprenditori e coloro che cercano lavoro.

8. Alla Messa di oggi sono lieto di indossare paramenti liturgici che hanno uno speciale significato simbolico per i cattolici di questa parte dell’India. I disegni sulla pianeta simboleggiano la vostra fede nelle abbondanti benedizioni che Dio creatore riversa sul suo popolo, e mostrano la vostra fiducia nel potere di Dio di vincere ogni male. La pianeta e la stola sono segni del sacerdozio: segni della vocazione, del carattere e del ministero sacerdotale. Attraverso il ministero della parola di Dio e dei sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, il sacerdote ricorda a tutti i battezzati tutte quelle cose che sono espresse così splendidamente dalla prima lettura di questa Messa: “Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato” (1 Pt 2, 9) . . . E poiché siete gli eletti da Dio, dovete proclamare le opere meravigliose di Dio. Dovete proclamare le opere meravigliose di Dio creatore attraverso tutte quelle cose che sono risultato e frutto del lavoro umano. Proprio per questa ragione noi portiamo all’altare i frutti del lavoro umano e li offriamo in sacrificio.

9. Dio “vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt 2, 9). Sì, ci ha chiamati tutti in Gesù Cristo. Gesù Cristo è la luce. Egli è veramente “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Può condurci così al Padre, a questo Dio che è luce, che è verità, che è la santità stessa. Gesù ci chiama e ci invita a partecipare alla sua vita divina attraverso tutto ciò che costituisce la nostra vita terrena, attraverso tutta la fatica del nostro lavoro umano. Nell’accettare la luce che è in Cristo, anche noi dobbiamo diventare “la luce del mondo” (Mt 5, 14). Dobbiamo diventare “il sale della terra” (Mt 5, 13) che dà sapore alla vita umana.

Come seguaci di Cristo siete chiamati ad essere la luce di Cristo qui in India e a trasformare con Cristo il mondo. Il vostro lavoro serva per il bene del vostro prossimo. Siate con gli emarginati, con i malati, con gli handicappati. Sforzatevi di rimuovere tutto ciò che opprime il popolo, operate e collaborate per cercare di risolvere il problema della disoccupazione. Dovunque vi troviate, cercate di irradiare la presenza di Cristo: nelle vostre famiglie, dinanzi ai vostri figli, nel vostro posto di lavoro, con la pratica gioiosa delle virtù che avete trovato in Gesù.

Accogliete con fede le parole di Cristo in questa grande nazione, sullo sfondo dell’antico retaggio dell’India, vi invito, fratelli e sorelle carissimi, ad accogliere queste parole che Cristo vi rivolge oggi, come le rivolse una volta ai suoi primi ascoltatori e discepoli: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16).

Figli e figlie della grande patria indiana, accogliete queste parole! Voi siete la Chiesa del Dio vivente in questo Paese antichissimo attraverso il quale sono passate tante generazioni, lingue e civiltà. Accogliete queste parole! Sono le parole stesse di Gesù Cristo. È il Redentore del mondo che parla, che vi dice: “Voi siete la luce del mondo . . . Voi siete il sale della terra”! Ed egli è la “pietra angolare” della nostra salvezza; è la pietra angolare della nostra vita in Dio! Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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