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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

CELEBRAZIONE DELLA PAROLA ALL'AEROPORTO DI MANGALORE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 6 febbraio 1986

 

Cari confratelli vescovi, illustri autorità civili, fratelli e sorelle in nostro Signore Gesù Cristo, cari amici.

Sono estremamente felice di avere questa opportunità di visitare la vostra regione nel corso del mio pellegrinaggio attraverso l’India, questo Paese vasto e antico, così vivo e così pieno di promesse. Sono grato a tutti voi per la vostra calda accoglienza. Saluto con particolare apprezzamento la presenza di tutti coloro che sono impegnati nella vita culturale, sociale e politica di questa regione.

Esprimo la mia cordiale stima ai membri delle varie Chiese cristiane e comunità ecclesiali, e a tutti i nostri amici indù, musulmani, sikh, buddisti, giainiani e parsi. Possiamo noi essere tutti uniti in un sincero desiderio di servire la causa della pace e del progresso tra tutti i popoli senza distinzione o discriminazione, poiché condividiamo una comune credenza in Dio, nostro Creatore e Padre.

Ai membri della comunità cattolica, ai pastori e ai fedeli, ai sacerdoti e ai seminaristi, ai religiosi e alle religiose, ai catechisti e a tutti coloro che partecipano all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, a voi tutti ripeto le parole di san Paolo ai Filippesi: “La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito” (Fil 4, 23).

1. La lettura dal Vangelo di san Luca che abbiamo appena ascoltato ha offerto alla nostra riflessione la visita di Maria, “la serva del Signore” (Lc 1, 38), alla cugina Elisabetta. Questo incontro profondamente umano non rivela solo il valore e la bellezza dell’amore tra due cugine. Esso ci introduce soprattutto al mistero dell’iniziativa divina che dà concreta espressione all’illimitato amore di Dio per l’uomo e apre la strada al nostro destino eterno: l’Incarnazione.

Dopo aver dato il proprio libero assenso alla realizzazione del piano di Dio, Maria si reca in fretta dalla cugina per aiutarla in un momento di necessità. Maria vuole anche condividere con lei la buona novella che il Signore stava adempiendo alla promessa di salvezza fatta ai loro antenati, e mantenuta viva in Israele attraverso la predicazione dei profeti e delle Scritture.

Mossa dallo Spirito di Dio, Elisabetta riconosce la presenza del Messia a lungo atteso nel grembo della giovane cugina, e la saluta come “madre del mio Signore”. Anche suo figlio non ancora nato è toccato dalla presenza salvifica del Messia. È una presenza e può essere vissuta appieno solo attraverso la fede, nello Spirito.

“Beata colei che ha creduto . . .”. Questa benedizione appartiene appieno a Maria “che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45). Ma comprende altresì tutti coloro che seguono Maria lungo il cammino di fede, poiché essa è “membro della Chiesa e sua immagine ed eccellentissimo modello nella fede e nella carità” (Lumen Gentium, 53).

Oggi questa benedizione scende su di noi, che siamo qui ad onorarla. La nostra devozione testimonia della verità delle sue parole: “E il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (Lc 1, 47-49).

2. Il Concilio Vaticano II ha voluto sottolineare il posto particolare di Maria nella storia della salvezza in relazione al mistero di Cristo e al mistero della Chiesa. Per via del suo ruolo peculiare nella vita e nell’opera di Cristo essa è divenuta modello della vita e della missione della Chiesa. Ciò che Maria è stata per Gesù, la Chiesa è ora chiamata a essere nell’adempimento dell’opera salvifica di Cristo sino alla fine del mondo. Al pari di Maria che porta a Elisabetta la buona novella della salvezza e la presenza del Salvatore, la Chiesa esiste nel corso dei secoli per proclamare il messaggio del Vangelo a tutti i popoli e per offrire loro la luce, la vita e l’amore del Cristo Salvatore.

Per millenni l’India è stata la culla di grandi religioni e di antiche civiltà. La cristianità vive da quasi duemila anni fianco a fianco e in armonia con queste tradizioni. Circa cinque secoli fa la Chiesa inviò araldi del Vangelo in questa regione del vasto subcontinente indiano. Scopo della Chiesa qui in India, come altrove, è stato quello di proclamare la promessa della vita in Cristo, nel quale “piacque a Dio di fare abitare . . . ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1, 19-20).

La Chiesa è impegnata in quest’opera di riconciliazione e di servizio nello spirito di Gesù stesso. Come predisse il profeta Isaia, Gesù venne inviato nel mondo ma “non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”, quanto piuttosto “come alleanza del popolo e luce delle nazioni” (Is 42, 1-6). Nel corso dei secoli passati e oggi, la Chiesa prosegue quest’opera del Figlio e servo di Dio in questa regione dell’India attraverso il servizio altruistico di innumerevoli uomini e donne di fede e di instancabile amore.

3. Avendo appreso in maggiore dettaglio l’opera compiuta dalle comunità cristiane lungo questa meravigliosa costa occidentale e in tutto il Karnataka, e anzi in tutta l’India, mi rallegro coi medesimi sentimenti di Maria: grandi cose ha fatto l’Onnipotente tra il suo popolo! (cf. Lc 1, 49).

Le ferventi comunità di fede e di amore che sono sbocciate in tutta questa regione; le istituzioni educative che hanno preparato tanti giovani uomini e donne alla loro responsabile partecipazione allo sviluppo del paese; i centri sanitari che da oltre un secolo si prendono cura degli ammalati e dei bisognosi senza eccezione o distinzione; e le molteplici altre attività della comunità cristiana per l’innalzamento e lo sviluppo della popolazione di questa regione: tutto ciò è testimonianza vivente della missione di servizio della Chiesa di Cristo.

La Chiesa è il popolo pellegrino di Dio, che avanza verso il proprio fine, il regno escatologico nella casa del Padre. Nel suo cammino tra le altre comunità e tradizioni religiose e, insieme ad esse, la Chiesa “riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore povero e sofferente” (Lumen Gentium, 8). Essa pertanto si sente particolarmente chiamata a difendere e a promuovere ovunque l’inalienabile dignità di ogni uomo, donna e bambino, in ogni nazione, e di ogni condizione sociale.

Come servo di Cristo e della sua Chiesa, ringrazio il Signore per le opere di fede e di amore che vengono compiute in suo nome in mezzo a voi. La visita di Maria a Elisabetta può essere anche considerata un’ispirazione per l’amorevole servizio che prestate ai vostri concittadini. Desidero incoraggiare la vostra fede e spronarvi nel vostro impegno a un ancor più generoso servizio per il vostro Paese. Mi rivolgo a tutti i figli e le figlie della Chiesa: siate fedeli testimoni del Signore risorto, siate la luce che irradia l’amore di Dio tra i vostri fratelli uomini e donne.

4. A voi, fratelli vescovi, che lo Spirito Santo ha chiamato a custodire la Chiesa di Gesù Cristo, rivolgo l’appello di san Pietro: “Pascete il gregge di Dio che vi è affidato . . . facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce” (1 Pt 5, 2-3). Possiate voi trovare in comunione col Vescovo di Roma e la Chiesa universale grande forza per tutto il vostro servizio pastorale.

Amati sacerdoti, amati religiosi e apostoli laici: voi mi siete molto cari. In voi vedo i discepoli di Gesù, il servo di Dio. Voi siete i suoi testimoni nella Chiesa di oggi. Voi siete stati scelti da Cristo e vi siete impegnati a essere i suoi strumenti per l’edificazione del suo corpo. Siate all’altezza della vostra vocazione e generosi nell’adempiere la vostra missione. Siate uniti ai vostri vescovi e pienamente dediti al vostro popolo in altruistico e perseverante servizio. Siate fedeli a Cristo e alla sua Chiesa, segni sempre più autentici del suo regno.

5. Amati cristiani presenti a questo raduno, voi che professate apertamente Gesù Cristo come Dio e Signore, unico mediatore fra Dio e l’uomo: insieme innalziamo i nostri cuori a lode del nostro Padre celeste. Ringraziamolo per quel grado di unità già esistente tra noi per mezzo del nostro Battesimo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. La volontà di Cristo ci spinge a continuare a ricercare quella pienezza di comunione e di pace che sola risponde alla preghiera di Cristo nell’ultima cena: “Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21). Possa il cammino ecumenico che abbiamo intrapreso condurci a un’ancor più grande fedeltà al Signore delle nostre vite!

6. Sono felice di vedere qui molti amici appartenenti ad altre confessioni religiose. La vostra presenza è un segno eloquente della vostra amicizia coi vostri vicini cristiani ed essa, ne sono certo, significa che vi rendete conto della necessità che tutte le tradizioni religiose si diano la mano per opporsi alle forze che militano contro la dignità umana e spirituale degli esseri umani.

Vivendo in un mondo pluralistico pieno di tensioni e conflitti, le comunità religiose devono essere le prime a vivere in pace e armonia reciproca, in mutua accettazione e cooperazione. Possa la benedizione di Dio scendere su tutti voi, sulle vostre comunità e famiglie, sulle vostre iniziative e sul vostro impegno al servizio del vostro Paese.

7. Sugli illustri rappresentanti della vita pubblica, chiedo a Dio onnipotente di far discendere saggezza e coraggio affinché possiate essere efficaci “promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini” (Patrum Conciliarium Nuntii quibsusdam hominum ordinibus dati: Ad gubernantes, die 8 dec. 1965). Possiate voi sempre operare per gli ideali di libertà, di giustizia e di pace, armonizzando le diversità culturali, linguistiche e religiose nel perseguimento del progresso sociale ed economico, nonché per la comunione fraterna.

Sono venuto a sapere con dolore della condizione di siccità in gran parte dello stato del Karnataka. In molte zone manca l’acqua e gli esseri umani, così come gli animali, soffrono per la mancanza di cibo e di acqua. Il mio cuore è vicino con commiserazione a tutti coloro che stanno soffrendo. Chiedo alle Chiese locali del Karnataka di fare tutto il loro meglio nel collaborare col Governo e con le Organizzazioni volontarie per dare un aiuto in questo momento di bisogno, mostrando così ancora una volta la loro vocazione al servizio dell’umanità. Prego il Signore di mandare abbondanti piogge sull’assetata terra del Karnataka, e di far sì che essa dia cibo agli affamati e da bere agli assetati cosicché, rafforzati nel corpo, essi possano tutti rendere gloria al loro Padre celeste.

In questo momento desidero anche ricordare le vittime delle tragedie che accompagnano gli sforzi dell’uomo verso il progresso. In particolare affido al Signore il gran numero di persone che hanno perso la vita a Bhopal nel dicembre 1984. Ricordo anche coloro che sono sopravvissuti a quel tragico avvenimento, ma hanno provato molte sofferenze. Prego perché possano provare tutta quella solidarietà fraterna della quale hanno bisogno.

8. A tutti voi: ai giovani che guardate al futuro con grandi aspettative; agli anziani, agli ammalati e ai sofferenti che vi volgete al Signore in cerca di sollievo e conforto; ai contadini e agli operai che trasformate le ricchezze date da Dio a questa regione in mezzi di sostentamento e di crescita; alle famiglie dei poveri e dei ricchi, e in particolare alle migliaia di emigranti da questa regione: a tutti voi esprimo una parola di stima e amore fraterno.

Preghiamo insieme per un mondo in cui ciascun individuo sarà considerato figlio del Dio vivente! E lavoriamo tutti insieme per una civiltà di pace e d’amore, nella quale tutti gli esseri umani saranno ispirati dal grande ideale di servire Dio e i loro simili!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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