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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN INDIA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA AI «CAMPAL GROUNDS» DI GOA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 6 febbraio 1986

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Sono particolarmente felice di essere qui, a Goa, questo centro storico da cui san Francesco Saverio e i suoi compagni hanno proclamato il Vangelo. Con l’amore di nostro Signore Gesù Cristo saluto il popolo di questa Chiesa locale e tutti coloro che sono giunti dalle diocesi di Kamar e Belgaum. Oggi uniamo le nostre menti e i nostri cuori in preghiera nel rendere lode e adorazione alla santissima Trinità. Siamo venuti qui per celebrare la santa Eucaristia, il culmine e il centro della vita della Chiesa, il memoriale della croce e della risurrezione del nostro Salvatore, il pane di vita e il calice dell’eterna salvezza. In questa celebrazione eucaristica, la nostra attenzione si rivolge soprattutto al mistero dell’unità della Chiesa, all’appello del Signore all’unità.

Alla vigilia della sua passione, nell’ultima cena con i suoi discepoli, Gesù pregò per l’unità fra tutti coloro che avrebbero creduto in lui. Egli disse: “Non prego solo per questi”, riferendosi agli apostoli, “ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17, 20-21).

Noi ci uniamo a questa preghiera di Cristo, il solo sacerdote della nuova ed eterna alleanza. Cristo, il sacerdote, si offre in sacrificio; egli offre il suo corpo e il suo sangue, la sua vita e la sua morte. E con questo sacrificio sacro per eccellenza, egli riconcilia il mondo a sé, muore in croce “Per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (Gv 11, 52). Le parole della preghiera sacerdotale di Cristo vengono dal cuore stesso di questo sacrificio. La sua preghiera e la sua morte sacrificale hanno lo stesso scopo: “perché tutti siano una sola cosa”.

2. A che tipo di unità Cristo si riferisce? Egli intende l’unità che viene dal Battesimo. San Paolo ne parla nella sua lettera ai Galati, in cui scrive: “poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo . . . poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 27-28).

Attraverso il Battesimo noi siamo immersi non solo nell’acqua, ma soprattutto nella morte redentrice di Cristo. E proprio come la morte di Cristo segnò l’inizio della sua nuova vita, rivelata attraverso la risurrezione, così anche per noi l’immersione sacramentale nelle acque del Battesimo segna l’inizio di una nuova vita: la vita attraverso la grazia, la stessa vita che fu rivelata nella risurrezione di Cristo. È la vita di Cristo donata a noi dal Padre nello Spirito Santo.

Questa vita è una e unica. È presente in tutti coloro che ricevono il Battesimo. E perciò tutti i battezzati formano un’unità in Cristo. Il Battesimo esprime e consegue la vocazione fondamentale di tutti i cristiani ad essere uno. Allo stesso tempo è una chiamata alla unione nell’unico Corpo della Chiesa per mezzo dello Spirito Santo.

3. L’unità che lega i cristiani in una sola cosa è l’unità che viene da Dio. Il modello supremo di questa unità è la santissima Trinità, la comunione di tre Persone divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Per questo, Gesù pregò nell’ultima cena: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17, 21).

Tutti coloro che per mezzo della stessa fede e dello stesso Battesimo diventano figli di Dio, sono chiamati a questa unione. “Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù” (Gal 3, 26) dice l’apostolo Paolo. Quindi essendo per la fede figli di Dio in lui che è il Figlio unigenito del Padre dobbiamo essere uniti in questa suprema fonte di unità, la divina unità del Figlio con il Padre. Il Padre e il Figlio hanno effuso lo Spirito Santo sulla Chiesa. Lo Spirito dimora nei cuori di tutti i battezzati, incitandoli a pregare con fiducia e a chiamare Dio: “Abba, Padre”.

E, come ha insegnato il Concilio Vaticano II: “Lo Spirito Santo, che abita nei credenti e tutta riempie e regge la chiesa, produce quella meravigliosa comunione dei fedeli e tanto intimamente tutti unisce in Cristo, da essere il principio dell’unità della Chiesa. Egli opera le verità delle grazie e dei servizi (cf. 1 Cor 12, 4-11) e arricchisce con vari doni la chiesa di Gesù Cristo «organizzando i santi per compiere l’opera del servizio e per la edificazione del corpo di Cristo» (Ef 4, 12)” (Unitatis Redintegratio, 2).

4. Nell’unità che viene dalla fede e dal Battesimo, è anche contenuto un particolare riflesso della gloria di Dio, la gloria che il Padre eternamente dona al Figlio, la gloria che egli diede al Figlio sulla terra, soprattutto quando venne innalzato sulla croce. L’aspirazione all’unità, quindi, è permeata dal richiamo a condividere questa gloria. Perciò Gesù pregava il Padre con queste parole: “La gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola” (Gv 17, 22).

E che gloria il Padre ha dato al Figlio? La gloria dell’umile servizio agli altri, la gloria del fare la volontà del Padre in tutte le cose, la gloria che è culminata nella sua libera accettazione della morte sulla croce, il suo sacrificio per la redenzione del mondo intero. Questa è la gloria di Cristo. Questa rimane la via verso la gloria per tutti i discepoli di Cristo. Il miglior modo di glorificare Dio è di seguire l’esempio di Gesù che disse: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9, 23). Chiunque rende gloria a Dio in questo modo è partecipe dell’unità di Dio ed è uno con lui, così come il Padre e il Figlio sono uno.

5. L’unità è un dono dell’unico Dio in tre Persone divine. Dove questo dono è accolto con fede, lì si trovano i frutti dello Spirito Santo: “Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22). Inoltre, Dio ci aiuta a superare le divisioni e a riscoprire e raggiungere l’unità. Egli ci dona la luce della verità e la grazia necessaria per un cambiamento del cuore. Ci libera dall’ignoranza, dall’errore e dal peccato, da tutto ciò che genera divisioni in noi stessi e nei nostri rapporti con gli altri. Lo Spirito Santo è vicino al cuore e alla mente di coloro che lo pregano. Egli ci offre la pienezza di comunione con Dio stesso e ci benedice con la riconciliazione con i nostri fratelli e sorelle.

Anche se l’unità è un dono che l’essere umano non potrà mai conquistare da solo, tuttavia abbiamo il dovere di cercarla e di operare per raggiungerla. È una caratteristica sostanziale della Chiesa che è sempre “una, santa, cattolica e apostolica”, come professiamo nel Credo. Ma mentre la Chiesa è una, c’è disunione fra i cristiani. E il compito di ristabilire l’unità fra tutti coloro che credono in Cristo diventa sempre più urgente. Le divisioni passate e presenti sono uno scandalo per i non-cristiani, un’evidente contraddizione della volontà di Cristo, un serio ostacolo agli sforzi della Chiesa di proclamare il Vangelo.

6. L’opera di ecumenismo richiede i nostri sforzi costanti e ferventi preghiere. Inizia con il riconoscimento di quell’unità originaria che già esiste a causa del Battesimo, una unità che lega veramente i battezzati l’uno all’altro e dona loro una comune compartecipazione nella vita della Santissima Trinità, un’unità che persiste in eterno, malgrado siano sorte differenze o divisioni. Le parole di san Paolo restano vere per sempre: “Poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è più Giudeo né Greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 27-28).

Noi dobbiamo essere desiderosi di lavorare per la pienezza dell’unità fra i seguaci di Cristo, qui in India e in tutto il mondo. Ci rallegriamo nel vedere il progresso ecumenico che e già stato raggiunto: il superamento di vecchi pregiudizi, di falsi giudizi e di espressioni di disprezzo; il grande sviluppo della comprensione reciproca e del fraterno rispetto; il notevole progresso nel dialogo e nella collaborazione nel servizio all’umanità, e il moltiplicarsi delle occasioni per una preghiera comune che rispetta le diverse tradizioni. Proseguiamo nel cammino della piena unità, aspettando colmi di speranza il giorno in cui saremo veramente uno così come il Padre e il Figlio sono uno!

7. In un certo senso, l’unità dei discepoli di Cristo è una condizione per adempiere alla missione della Chiesa; non solo questo, è una condizione per adempiere alla missione di Cristo stesso nel mondo. È una condizione per proclamare effettivamente e per rafforzare la fede in Cristo. Perciò Gesù pregava: “. . . siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato . . . perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (Gv 17, 21-23).

L’unità dei cristiani è essenziale per la proclamazione del Vangelo. Poiché l’evangelizzazione dipende dalla convincente testimonianza della comunità cristiana e non soltanto dalle parole che vengono predicate. Come possono i non credenti giungere a credere nell’amore di Dio rivelato in Cristo se essi non vedono “come i cristiani si amano l’un l’altro”? L’amore non può esprimersi o penetrare nei cuori se non attraverso la testimonianza di unità. Il desiderio ardente di unità e unione rappresenta l’inizio di questa testimonianza.

8. Il dono di unità che la chiesa ha ricevuto da Dio, le dà una responsabilità particolare nella famiglia umana: vale a dire, la responsabilità di promuovere il dialogo e la comprensione fra tutti, di operare per l’unità e la pace nel nostro mondo diviso. Oggi abbondano i conflitti e le tensioni. Le nazioni sono divise fra Est e Ovest, Nord e Sud, amiche e nemiche. E all’interno dei confini di ogni Paese, anche entro i confini dell’India, si possono trovare gruppi e fazioni che si oppongono fra loro, rivalità che nascono dal pregiudizio e dalle ideologie, da stereotipi storici e barriere etniche e da tutta una serie di altri fattori, nessuno dei quali è degno della nostra dignità umana.

È in questo mondo diviso che la Chiesa oggi è sollecitata a promuovere l’armonia e la pace. Essa prosegue il suo cammino nella carità e nella verità: in quella carità che vede ogni persona come figlio di Dio, come un fratello o una sorella di uguale dignità, a prescindere dal suo stato sociale, dalla sua razza o religione; e nella virtù che supera la schiavitù della falsità e porta nuova libertà alla mente e al cuore.

Soprattutto, come cristiani dobbiamo continuare a confidare nel potere della croce per superare la minaccia del peccato e per riconciliare il mondo a Dio. Come ho affermato nel mio messaggio per la Giornata mondiale della pace 1986 (n. 6), “I cristiani, illuminati dalla fede, sanno che la ragione definitiva per cui il mondo è teatro di divisioni, tensioni, rivalità, blocchi e ingiuste diseguaglianze, invece di essere un luogo di genuina fraternità, è il peccato, che vuol dire il disordine morale dell’uomo. Ma i cristiani sanno anche che la grazia di Cristo, che può trasformare questa condizione umana, viene continuamente offerta al mondo, poiché «dove abbondò il peccato sovrabbondò la grazia»”. (Rm 5, 20) (Ioannis Pauli PP. II Nuntius ob diem ad Pacem fovendam dicatum, 1986, 6, die 8 dec. 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VIII, 2 [1985] 1472 s.)

Cari fratelli e sorelle in Cristo: Gesù ci esorta ad essere uno, così come lui e il Padre sono uno. Nella nostra unione con Gesù nella comunione ecclesiale della Chiesa, troviamo la forza e l’ispirazione per superare tutte le barriere e le divisioni, e per creare nuovi e più stretti vincoli di unità: unità nelle famiglie e nelle parrocchie, unità nelle Chiese locali e fra i riti, unità in tutta la Chiesa dell’India, nella comunione della Chiesa universale e con il Vescovo di Roma. Il mondo attende la sempre più fervente testimonianza della nostra fede e del nostro amore.

Nelle parole del Concilio Vaticano II “si ricordino tutti i fedeli che tanto meglio promuoveranno anzi vivranno in pratica l’unione dei cristiani quanto più si studieranno di condurre una vita più conforme al Vangelo” (Unitatis Redintegratio, 7). Cerchiamo, amati fratelli, di essere uno nell’unità di Cristo Gesù e della sua Chiesa. Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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