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SANTA MESSA PER LE ESEQUIE DEL CARD. CARLO CONFALONIERI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Mercoledì, 6 agosto 1986

 

1. Se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore (Rm 14, 7-8).

Queste parole della lettera di san Paolo ai Romani, cari fratelli e sorelle, possono ben sintetizzare l’intera esistenza e la spiritualità dell’amatissimo card. Carlo Confalonieri, che all’età di novantatré anni ci ha lasciati.

Sì, in ogni momento viviamo per il Signore, in ogni momento siamo del Signore. Il venerato cardinale decano ce lo ripete con la convinzione lineare e profonda che traspariva da tutto il suo essere. E noi, in questa celebrazione di commiato, tutta permeata dall’Alleluia pasquale, sentiamo il timbro della sua nitida voce, la quale, dall’epilogo delle pagine dei suoi ricordi romani, suggerisce sommessa: “Come il popolo eletto esultava nel salire al tempio, così il popolo credente alza le mani al cielo gridando col veggente dell’Apocalisse: "Veni, Domine Iesu, veni!". Quando sarà? Una preghiera oso rivolgerti, o Signore: Fa’ che io muoia ad occhi aperti per poter vederti subito come sei” (C. Confalonieri, Momenti romani ed. Pro Sactitate, Roma, 1979).

Ad occhi aperti lo ha trovato - io penso - l’angelo della morte sulla soglia della prima giornata d’agosto, e così lo ha introdotto al cospetto dell’Altissimo. Così avverto il permanere tra noi della sua statura spirituale, di cui era riflesso lo sguardo lucido e acuto, dolce e austero a un tempo, quasi sintesi del carattere lombardo d’origine con quello romano d’adozione.

Certo non dimenticheremo l’alta sua figura umana e sacerdotale: la nobiltà del portamento, la sua signorilità, l’amabilità del tratto, la dedizione al dovere, il senso di responsabilità, la profonda pietà, soprattutto la fedeltà alla Chiesa e alla Sede apostolica, vissuta con l’intensità e la coerenza dell’uomo di Dio.

2. Nell’affidare al Signore l’anima del suo servo buono e fedele, non posso non evocare, con sentimenti di viva riconoscenza, le principali tappe del suo lungo e operoso cammino. La storia del card. Confalonieri abbraccia un arco pressoché secolare, ed è collegata con epoche che hanno segnato un’incidenza notevole nella vita della Chiesa.

Nato a Seveso nel 25 luglio 1893, egli attinse dal ceppo familiare una robusta fede cattolica, che lo accompagnò nella formazione seminaristica e nei primi momenti del ministero sacerdotale, dopo la parentesi del servizio militare durante l’intera prima guerra mondiale, Nel 1921 il nuovo arcivescovo di Milano, il card. Achille Ratti lo prese come segretario particolare. Quando nel 1922 il card. Ratti fu eletto Pontefice, il giovane sacerdote venne a Roma come segretario del nuovo papa, Pio XI, al quale restò accanto per l’intero pontificato in un servizio sollecito e discreto.

Nel 1942 Pio XII lo nominò arcivescovo a L’Aquila. Nei dieci anni di ministero pastorale nel capoluogo abruzzese mons. Confalonieri lasciò un ricordo vivissimo per lo zelo e la generosità con cui si prodigò nelle drammatiche contingenze del secondo conflitto mondiale.

Chiamato a Roma, nel 1950, iniziò nella Città eterna quella che sarà l’ultima stagione del suo sacerdozio e della sua vita, nel servizio alla Chiesa universale, in uffici di sempre più grave responsabilità: segretario della Congregazione allora dei seminari e delle università degli studi; Giovanni XXIII lo creò cardinale nel Concistoro del 15 dicembre 1958, e, nel 1959, arciprete della patriarcale Basilica Liberiana; poi segretario della Congregazione Concistoriale, di cui divenne pro-prefetto nel 1965 e prefetto nel 1967, quando il Dicastero assunse l’attuale nome di Congregazione per i vescovi.

Durante il Concilio Vaticano II la sua azione e il suo contributo di cultura e di saggezza furono sempre intensi e di grande valore. Nel 1977 fu nominato decano del Collegio cardinalizio, e tutti ricordiamo con affettuosa ammirazione la solerzia e l’intelligente attività dispiegate alla morte sia di Paolo VI che di Giovanni Paolo I, durante la “sede vacante” e per la preparazione dei conclavi, né possiamo dimenticare le omelie in morte dei due Pontefici, piene di accorata mestizia e di serena speranza. Non posso non menzionare poi gli indirizzi cordiali e deferenti, densi di puntuali riferimenti storici e dottrinali, che il card. Confalonieri mi ha rivolto a nome dei cardinali, nei vari incontri collegiali.

3. Vorrei che da questo ultimo incontro potessimo tutti imparare la sua lezione per la vita, che egli sintetizzò nel menzionato libro “Momenti romani”, che si potrebbe definire il suo “testamento”. Dall’alto della sua età e delle sue molteplici esperienze, il card. Confalonieri si rendeva conto della situazione in cui oggi l’umanità vive e si sviluppa: “Assistiamo all’inquietante fenomeno di un’epoca di incertezze, impastata di timore e di angoscia” (C. Confalonieri, Momenti romani ed. Pro Sactitate, Roma, 1979,p. 46).

Riflettendo sulla diminuzione delle vocazioni sacerdotali e religiose, scriveva: “Lo sbandamento generale, il confusionismo ideologico, la disordinata permissività, le distrazioni dei mezzi radiotelevisivi, le avventate sperimentazioni, la dissacrazione della famiglia e della società e altre cose del genere, isteriliscono gli sperati germogli e deviano le buone inclinazioni” (Ivi, p. 62). E tuttavia il suo è un messaggio di consolante e intelligente ottimismo, radicato nella fede e nella carità. Egli non si è perso d’animo e ha camminato spedito per la via del bene, in un impegno sempre fervoroso di apostolato, alimentato da una solidissima vita interiore. E di tal ricchezza quell’ultimo suo libro è una preziosa testimonianza, oltre che una miniera di insegnamenti saggi, attinti alla sapienza della fede e all’esperienza personale: “La religione cristiana - egli scrive - è religione di gioia . . . Ogni idea di cupezza va bandita, dal momento che Dio è vita, luce, amore. La sua immagine penetra nelle sue opere e in modo speciale nello spirito dell’uomo, dove si riflette con regale luminosità. Noi viviamo in lui, che è bellezza e gioia infinita” (Ivi, p. 40). “Non afflosciarti mai, non ripiegarti su te stesso, avvilito, sfiduciato; non disperare della vita. Guarda a ciò che è positivo, non al negativo; al bene che ti si offre da ogni parte, non alla vacuità delle cose e alla malizia degli uomini” (Ivi, p. 32). “Bisogna guardare sempre con serenità alla realtà delle cose, mettendo al bando da una parte le precludenti incertezze e le angustie del dubbio, dall’altra le avventate recriminazioni su tutti e tutto e le incomposte irrequietezze, valevoli soltanto a rafforzare il male piuttosto che a rimuoverlo. Dio sostenga il nostro senso di responsabilità e lo guidi alle alte mete” (Ivi, p. 70).

Le sue parole sagge e cordiali formano un codice di vita, valido e convincente. “Rallegriamoci nel Signore, sempre, dall’infanzia alla vecchiaia, pensando che la vita di quaggiù è il prologo e l’annuncio di un più alto mistero di felicità e di gloria . . . Esultiamo, perché fra i due poli dell’esistenza terrena, il buio della nascita e il buio della morte, la bontà del Signore ha voluto accendere nell’Eucaristia la gioiosa speranza dell’immortalità” (Ivi, p. 235).

4. Venerati Fratelli e carissimi fedeli! Il messaggio del card. Carlo Confalonieri è vivo! Se di fronte alla sua bara ci sentiamo mesti, perché scompare con lui una delle figure più significative della Chiesa del nostro tempo, rimane impresso in noi il ricordo della sua personalità e l’eco della sua testimonianza. Nella difficoltà del tempo presente, egli ci incita al coraggio della fede, continuando il cammino della vita e del ministero nella verità e nella carità; ci esorta ad accogliere la voce di Dio che parla nella profondità dell’anima, nel mistico silenzio della preghiera: “Dio non è nel frastuono - così ammoniva -. Se gli altri parlano, Dio tace. Il mondo stordisce col suo eccessivo rumore. I grandi apostoli sono stati dei grandi mistici” (Ivi, p. 226).

Facciamo nostra la preghiera che egli un giorno formulava: “O Signore, che l’anima mia sia inondata dalla tua luce e ti conosca sempre più profondamente! Signore, dammi tanto amore, amore sempre, sereno, generoso, che mi unisca costantemente a te! Signore, fa’ che ti serva, ti serva tanto e bene, nelle vie che vorrai aprire alla mia esistenza quaggiù” (Ivi, p. 215).

E imitiamolo anche nella devozione alla Vergine santissima, che egli tanto amò e pregò sempre, ma specialmente nel suo ambìto incarico di arciprete di Santa Maria Maggiore.

Carissimo card. Carlo Confalonieri, decano del Collegio cardinalizio, in questo momento di commiato ti diciamo: Prega per i seminari, per i quali spendesti le tue energie più appassionate; prega per la Chiesa intera, per tutti i vescovi e le diocesi del mondo, per cui sentivi un amore così profondo; prega il tuo grande protettore san Carlo, che veneravi con tanto ardore, affinché - come scrivevi - “tutti balziamo in piedi mentre è ancora tempo, per il pieno e generoso compimento del nostro dovere” (Ivi, p. 144); prega perché la luce del Concilio Vaticano II, di cui fosti solerte protagonista, illumini le menti, diriga le iniziative, infiammi i cuori, raduni attorno a Cristo i popoli della terra! Ricordati di noi da presso Dio, come noi continueremo a ricordarti e ad amarti.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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