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VISITA ALLA PARROCCHIA DEL «CORPUS DOMINI»
PER LA TRASLAZIONE DELLE SPOGLIE DI SANTA MARIA GORETTI

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Borgata Massimina (Roma) - Sabato, 27 settembre 1986

 

1. “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?”. La domanda che san Paolo ci pone nella prima lettura della Messa di oggi è anche un accorato ammonimento: ci ricorda il significato più profondo della corporeità umana nella concezione cristiana. L’Apostolo richiama qui la dottrina della comunità ecclesiale come “Corpo mistico” di Cristo. Nutrendosi del Corpo del Signore, il cristiano viene a formare con lui un solo “Corpo” e un “solo Spirito”. Il corpo del cristiano diventa così “tempio dello Spirito Santo”. Riscattato dal Sangue di Cristo, il corpo del cristiano non gli appartiene più: appartiene a Cristo (cf. 1 Cor 6, 15-20). Il corpo del cristiano costa il Sangue di Cristo.

2. Fratelli carissimi, siamo oggi qui riuniti, nel corso di questa bella Missione ai giovani guidata dai Padri Passionisti, per ricordare e invocare in modo speciale una nostra giovanissima sorella che ha compreso tanto profondamente queste parole di san Paolo, da viverle eroicamente fino alle loro estreme conseguenze. Sapete bene tutti a chi mi riferisco: a santa Maria Goretti, le cui sacre reliquie sono oggi qui con noi.

Ma è la stessa piccola santa che noi oggi ci sentiamo vicina. Sentiamo che il suo spirito è qui presente tra noi, tra voi, giovani carissimi. Una giovane come voi, partecipe dei vostri stessi problemi. Essa vi comprende. Vi conosce. Vi ama. Sa le vostre difficoltà, perché sono state anche le sue. Ma essa ha vinto. E per questo v’insegna la strada.

3. Il messaggio di santa Maria Goretti è il medesimo di san Paolo, tradotto nei fatti.

Nell’immagine distribuita a ricordo di questa Celebrazione eucaristica, ho chiamato la santina di Nettuno “Martire della castità”. Che cosa significa questa espressione? Come si può essere “martiri della castità?”. Ecco, un martire è chi dà la propria vita per Cristo. Quel Gesù Cristo che ci comanda la castità e proclama “beati i puri di cuore” (Mt 5, 8).

Maria Goretti amava la purezza, perché Cristo ama la purezza. Essa non ha voluto peccare contro la purezza, a costo della propria vita, perché non ha voluto offendere Cristo. Donando la propria vita per la purezza, essa l’ha quindi donata per Cristo. Maria Goretti, come ogni martire, è martire di Cristo. Essa ha dimostrato questo suo amore eroico per Cristo, amando, fino all’eroismo, quella purezza che Cristo ama e comanda.

4. Giovani carissimi - a voi in modo particolare voglio rivolgermi -, quale invito meraviglioso vi viene da questa vostra giovane sorella! Quale prospettiva di grandezza umana essa vi propone, pur nella fragilità e nella modestia della sua natura e condizione di fanciulla del popolo! Eppure, quale sapienza, quale luce per noi nella sua testimonianza!

Maria Goretti, con l’esempio stesso della sua vita e della sua morte, ci propone un ideale, del quale tutti dobbiamo sentire l’inestimabile fascino: quello di “curare in profondità la propria identità battesimale e di inserire nel quadro di questa formazione anche la coltivazione nutrita e gelosa della propria integra dignità non solo cristiana ma pure umana, di cui la castità è un’espressione di prima importanza”.

Siamo oggi tanto preoccupati di salvaguardare la nostra dignità e libertà di persone, i nostri diritti inalienabili. Ma lo facciamo sempre nel senso giusto? Abbiamo veramente chiaro il fatto che l’osservanza della castità rientra necessariamente nella promozione e nella difesa della propria dignità umana”? Siamo ben convinti che il peccato d’impurità è offesa alla dignità umana, è insulto alla vita, è falsificazione dell’amore?

5. “Chi si dà all’impudicizia - dice san Paolo (1 Cor 6, 18) - pecca contro il proprio corpo”. L’etica cristiana considera con ammirazione e alta stima il corpo umano. “Ciascuno - dice Paolo in un’altra Lettera (1 Ts 4, 5) - sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine come i pagani che non conoscono Dio”, e che non sanno, quindi, che il corpo è “tempio” dello Spirito Santo.

Il male, per il cristiano, non è nel corpo; non è nella sessualità umana. Il male sta nella mancanza di rispetto per la dignità del corpo, per la vera finalità della sessualità umana. Il male sta in quella “concupiscenza”, che sorge dal “cuore” dell’uomo ferito dal peccato originale, e che lo porta a non cercare più il vero bene dell’altro, ma a considerarne il corpo come un possibile oggetto di appropriazione. La concupiscenza toglie all’amore la libertà interiore del dono, “depersonalizza”, in certo senso, la persona amata, trasformandola in un puro oggetto di godimento egoistico.

L’etica cristiana è certo a volte severa: ma non ha nulla a che vedere con una concezione manichea che vorrebbe vedere nel corpo il principio del male. Se essa a volte ci chiede la rinuncia o il sacrificio, è proprio per purificare la corporeità, per innalzarla e per innalzare, con essa, l’uomo. In un tempo come il nostro, che si caratterizza per la “riscoperta” dei valori del corpo, ma che tale riscoperta, in sé apprezzabile e degna, porta avanti spesso con atteggiamento dissacratorio nei confronti dei valori dello spirito, occorre riaffermare una visione dell’uomo, che armonizzi convenientemente ambedue le dimensioni dell’essere umano, quella corporea e quella spirituale. È precisamente questa armonizzazione che l’etica cristiana persegue in ogni sua norma concernente i rapporti tra il corpo e lo spirito, sempre ispirandosi alla prospettiva trascendente con cui la rivelazione divina viene incontro alle aspettative dell’uomo, la prospettiva cioè della risurrezione finale nella quale il corpo sarà elevato a partecipare, in rinnovata simbiosi con lo spirito, alla gioia stessa di Dio.

Non è dunque il materialismo, non è l’edonismo, ma è l’etica cristiana, quella che sa esaltare veramente la dignità del corpo umano. Maria Goretti ha rinunciato alla vita fisica proprio per non contaminarla col peccato, per non peccare contro il suo corpo! Essa ha compreso - e questa è per noi la sua lezione - che il vero male del corpo non è tanto la sofferenza (essa ha saputo accettare addirittura la morte), ma è l’azione volontaria - il peccato - che si commette contro il corpo e contro quelle finalità di vita e di propagazione della vita che la Sapienza creatrice ha posto in esso.

6. Carissimi giovani! Occorre che la nostra società recuperi e torni ad avvertire l’attrattiva e il fascino di questa virtù per la quale Maria Goretti ha dato la sua vita. La castità è una difficile - quanto necessaria - conquista. E se non ne avvertiamo tutta la spirituale bellezza, difficilmente saremo spinti alla lotta necessaria per conquistarla.

La conquista della castità richiede un impegno coraggioso e perseverante della volontà corroborata dalla grazia divina, che guarisce la natura dalle sue cattive inclinazioni e la orienta verso il bene. Frutto della castità è l’armonia interiore della persona, la capacità di realizzare un amore generoso e disinteressato, nella libertà dello spirito e in una più viva sensibilità al valore dei beni divini e trascendenti.

Sia per voi, cari giovani, la castità a fondamento di un nobile e più elevato agonismo, la cui meta non è tanto il primato della forza fisica, quanto piuttosto l’emergenza della forza morale e la conquista piena della propria dignità di persone. Possa questa nobile gara accendere l’entusiasmo dei vostri cuori! Quanta maggiore serenità, entrerà nella vostra vita! Con quanta maggiore fiducia vi aprirete alle responsabilità del futuro e alle ardue battaglie che vi attendono per la realizzazione del vostro avvenire! Il giovane che cede al piacere dei sensi non può prepararsi degnamente a queste battaglie né porre i presupposti per superarle vittoriosamente.

7. Desidero ora salutare tutti i presenti. Un pensiero di cordialità innanzitutto al card. Agostino Casaroli, che ha voluto onorare con la sua presenza questo incontro, manifestando così anche l’affetto che lo lega a questa antica e nobile diocesi suburbicaria, di cui è titolare. Un pensiero affettuoso e beneaugurante anche al vescovo mons. Diego Bona, che con assidua sollecitudine attende alla cura pastorale di questa porzione del gregge di Cristo. Un deferente e cordiale saluto alle autorità civili qui presenti. Anche a loro va il mio ringraziamento. Un partecipe e riconoscente pensiero al parroco, ai suoi collaboratori, e ai gruppi parrocchiali - specialmente ai giovani - che in vari modi hanno contribuito e contribuiscono alla buona riuscita sia di questo incontro liturgico, sia di questi giorni della missione parrocchiale.

Un saluto cordiale e riconoscente desidero rivolgere anche alle religiose delle tre Congregazioni che hanno scelto questa zona di periferia per stabilirvi le loro case. Cooperando con zelo nei vari settori del lavoro parrocchiale, soprattutto nella cura per la formazione delle giovani e nella catechesi, vivono anche qui quell’ideale missionario che è l’anima del loro carisma.

Un particolare saluto, poi, e uno speciale ringraziamento ai cari padri Passionisti, che con zelo e generosità stanno svolgendo questa missione di risveglio di vita cristiana con particolare attenzione ai giovani, alla loro situazione, ai loro problemi, al loro futuro. Occorre seguire e sostenere i giovani nella loro crescita umana, nella loro apertura alla vocazione divina, nel loro inserimento nella società e nel mondo del lavoro, nella loro maturazione affettiva, nella loro formazione alla purezza e a tutte le virtù cristiane, nella loro apertura alle necessità della Chiesa e del mondo di oggi, specialmente dei più poveri e dei più bisognosi.

8. La presenza delle reliquie di santa Maria Goretti, cari giovani, sia per voi di incoraggiamento. Sia un segno e un motivo di speranza. Quali che siano le vostre scelte di domani - il matrimonio, il sacerdozio, la vita religiosa - la santina di Nettuno è un insegnamento e un incoraggiamento per tutti voi. La purezza può essere vissuta in modi diversi, secondo la vocazione che riceviamo da Dio. Quello che conta è comprendere quale tipo di purezza Dio ci chiama a vivere, ed essere fedeli a questo ideale con coerenza e spirito di sacrificio. I frutti della purezza sono sempre grandi e duraturi in qualunque stato di vita Dio ci chiami a dare la nostra testimonianza.

9. “Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”!, ci dice san Paolo. Il corpo è per il Signore, e il Signore è per il corpo (1 Cor 6, 20. 13).

Quale stupenda prospettiva di comunione, per noi creature immerse nella materia, con lo Spirito infinito di Dio! Quale prospettiva di grandezza e di libertà, nonostante i nostri limiti e i nostri condizionamenti! Il Corpo di Cristo - il “Corpus Domini” -, la comunione eucaristica ci conduce a questa grandezza.

Prepariamoci ad essa con la purezza del cuore, del corpo, di tutto il nostro essere. Santa Maria Goretti ci guidi su questa via! Amen.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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