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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONSIGNOR JÓZEF MICHALIK

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 16 ottobre 1986

 

1. “Lo Spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione . . .”. Queste parole del profeta Isaia risuonano sempre con divina potenza nei nostri animi, in occasione della consacrazione di un nuovo vescovo, il quale viene a partecipare del Collegio apostolico, ricevendo la pienezza del sacerdozio. Come insegna il Codice di diritto canonico, “i vescovi per divina istituzione sono successori degli apostoli mediante lo Spirito Santo che è stato loro donato” e ricevono perciò “l’ufficio di santificare, insegnare e governare” (can. 375 §§ 1-2).

Carissimo mons. Józef Michalik, che sarai ordinato vescovo, amati confratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, cari fedeli che partecipate a questo suggestivo rito liturgico!

Siamo riuniti attorno all’altare del sacrificio eucaristico con grande gioia ma anche con grande trepidazione, perché l’atto sublime che stiamo per compiere esige una fede profonda, fondata sulla certezza assoluta della divinità di Cristo e della sua missione redentrice. La Chiesa sussiste in tutte le epoche e in tutti i luoghi della terra mediante la realtà misteriosa della successione apostolica. La missione che il Figlio di Dio, Gesù Cristo, il Verbo incarnato, ebbe dal Padre, è proseguita per sua volontà e per sua diretta azione negli apostoli, ai quali egli diede i suoi poteri di magistero, di ministero e di governo; e dagli apostoli è continuata nei loro successori, i vescovi, e lo sarà fino al termine della storia umana: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi!” (Gv 20, 21).

Noi crediamo a questa trasmissione dei poteri divini, che da Cristo e dagli apostoli si prolunga di vescovo in vescovo, mediante l’imposizione delle mani e l’invocazione dello Spirito Santo.

2. Tra pochi istanti, anche tu, amato fratello, riceverai la pienezza del carattere sacerdotale. L’elevazione alla dignità dell’episcopato e l’inserimento nel Collegio dei vescovi è certamente un grande onore per una creatura umana: infatti, il vescovo possiede gli stessi poteri di Cristo e li può trasmettere! Ma è anche un servizio, alto ed esigente, a Cristo e alla Chiesa. Grande quindi è anche la sua responsabilità davanti a Dio e alle anime, gravoso il suo impegno di pastore. Già l’antico profeta enumerava i doveri di colui che lo Spirito Santo sceglie e manda per la salvezza degli uomini: deve annunziare la lieta novella della verità, deve consolare chi ha il cuore spezzato dal dolore, deve fasciare le piaghe degli afflitti, deve predicare la misericordia del Signore (cf. Is 61, 1-3). Per questo motivo il vescovo deve essere totalmente consacrato a Dio e alle anime, come maestro, guida, animatore, senza più umani interessi. San Paolo lo ricordava a Timoteo: “Sii esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza. Dedicati alla lettura, all’esortazione, all’insegnamento . . . Vigila su te stesso . . . e sii perseverante: così facendo salverai te stesso e coloro che ti ascoltano” (1 Tm 4, 12-13. 16).

A questo proposito mi piace citare ciò che l’amato e venerato card. Stefano Wyszynski scriveva a suo padre l’11 maggio 1946, in occasione della propria nomina a vescovo: “Bisogna morire totalmente a se stessi e non è facile. La dignità episcopale racchiude in sé qualcosa della croce, e per questo la Chiesa appende sul petto del vescovo una croce. Bisogna morire a se stessi sulla croce, perché altrimenti non c’è vero sacerdozio. Non è facile prendere su di sé la croce, fosse pure d’oro e tempestata di gemme”. E dieci anni dopo, il 16 marzo 1956, scriveva dal carcere sempre a suo padre: “Il vescovo ha il dovere di agire non solo con la parola e la liturgia, ma anche con il sacrificio e la sofferenza”.

In effetti, il pastore, sempre, ma specialmente ai nostri tempi, deve essere una roccia di verità e nello stesso tempo deve avere un cuore colmo di tenerezza, affinché ogni fratello, nel cammino della vita, si possa a lui appoggiare e aggrappare.

 3. Il servizio responsabile del vescovo nella Chiesa esige che i fedeli siano uniti con lui in cordiale benevolenza, nell’obbedienza filiale e nella preghiera incessante. Sant’Agostino, lieto dei doveri del pastore che guida il popolo sulla via verso la liberazione, ripeteva ai fedeli: “Forse molti semplici cristiani tendono a Dio attraverso una strada più facile della nostra, un peso minore di responsabilità grava le loro barche. Noi invece dovremo innanzitutto rendere conto a Dio della nostra vita come cristiani, e in seguito come pastori, secondo la specificità del nostro ministero” (Serm. 46, 1-2). Agostino domandò quindi al suo gregge aiuto e comprensione.

Cari fratelli: “ascoltate il vescovo, affinché il Signore vi ascolti” (Ignazio di Antiochia, Lettera a Policarpo, VI). Pregate quotidianamente per il vostro vescovo, affinché sia sempre forte nella fede, coraggioso di fronte al male e all’errore, sensibile e amorevole verso tutti, paziente e cordiale.

E tu, caro fratello che oggi sarai vescovo della Chiesa di Cristo per illuminare, guidare, difendere, santificare il popolo acquistato dal sacrificio del Signore, ripeti con fiducia e con gioia: “O Signore, tu sai tutto, sai che ti amo!”. Che la santissima Maria Vergine, regina degli apostoli, presente fra di noi come lo era nel cenacolo di Gerusalemme nel giorno della Pentecoste al momento della discesa dello Spirito Santo, ti accompagni, ti aiuti nel servizio e nella testimonianza in questa diocesi di Gorzów, scelta per te dallo Spirito Santo. A tutti i credenti della Chiesa di Gorzów, rivolgo un saluto cordiale e l’augurio di essere obbedienti al proprio vescovo, maestro di fede, e di crescere sempre più nell’amore a Cristo.

Tutto ciò si compie nel giorno di santa Edvige. Va’, caro fratello alla metropoli di Wroclaw, al santuario di quella santa il cui compito fu e rimarrà sempre quello di riunire i popoli di quella meravigliosa santa, promessa sposa, madre, vedova, monaca, a cui fu concesso di sacrificare il figlio alle soglie dei baluardi della cristianità, che allora si estendeva fino alla terra di Slesia. Va’ verso la Chiesa della Slesia. Ti raccomandiamo a tutti i santi patroni della nostra patria, ti raccomandiamo in special modo a santa Edvige. Che la tua Chiesa ti accolga, che ti accolga l’assemblea dei vescovi della Chiesa polacca, che ti accolgano i sacerdoti, gli ordini monastici e tutto il popolo di Dio. Che Cristo, principe pastore, ti benedica sulla via del tuo servizio pastorale. Che Dio ti protegga!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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