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COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI NEL CIMITERO VERANO

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 1° novembre 1986

 

1. “Venite a me, voi tutti . . .” (Canto al Vangelo, cf. Mt 11, 28).

Cari fratelli e Sorelle! Ci incontriamo qui nel cimitero principale di Roma. Stiamo in mezzo a tante tombe che ricoprono i corpi di coloro che ci hanno preceduto nell’eternità, “che ci hanno preceduto con il segno della fede” (I Preghiera Eucaristica).

Ci sembra di sentire questa voce: Venite a me: venite a me, voi tutti. Voce trasferita oltre la soglia della temporalità. Essa risuona non soltanto in questo cimitero, ma altresì negli altri camposanti della nostra città, e negli innumerevoli cimiteri in tutta la terra.

“Del Signore è la terra e quanto contiene” (Sal 23, 1). E la terra contiene non soltanto le vive creature visibili in tutta la loro smisurata ricchezza. Non soltanto le opere dell’uomo. Essa contiene anche i frutti della morte: i defunti sparsi in tanti luoghi, sepolti sotto la superficie della terra. Anch’essi sono “del Signore”.

2. Il Concilio insegna: “Fino a che il Signore non verrà nella sua gloria e tutti gli angeli con Lui (cf. Mt 25, 31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (cf. 1 Cor 15, 26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri, passati da questa vita, stanno purificandosi, e altri godono della gloria . . . Tutti quelli che sono di Cristo, avendo lo Spirito . . . sono tra loro uniti in lui” (cf. Ef 4, 16) (Lumen Gentium, 49).

3. Veniamo qui in nome di questa “unione”. Veniamo guidati dalla fede nella comunione dei santi.

Proprio oggi la Chiesa celebra questo grande mistero della fede, soprattutto con la santa Messa, sacrificio di propiziazione offerto a vantaggio di quanti ci furono cari. A tale gesto liturgico la pietà verso gli scomparsi unisce anche la cura delle tombe, le quali - soprattutto in questo particolare periodo - sono ornate di luci e di fiori. Questi delicati segni di riconoscente ricordo meritano di essere sempre rispettati, sia per i sentimenti di affetto che esprimono, come pure per la sacralità del luogo in cui sono posti.

Oggi il Libro dell’Apocalisse ricorda “coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello” (Ap 7, 14). Ecco, stanno “davanti al trono e davanti all’Agnello” segnati col sigillo dell’eterna alleanza: dell’alleanza della Verità e dell’Amore. E la loro esistenza nei “tabernacoli di Dio” è compenetrata dall’inno di gloria e di rendimento di grazia: “Lode, gloria, sapienza, azione di grazie . . . al nostro Dio nei secoli dei secoli” (Ap 7, 12).

4. Hanno udito la voce del Signore: “Venite a me . . .”, ed ecco essi sono con lui, con l’Emmanuele dell’eterno futuro dell’uomo. Fissando gli occhi sulla gloria della comunione dei santi, qui vicino a queste tombe pensiamo pure a tutti quelli che “passati da questa vita stanno purificandosi” (Lumen Gentium, 49). Pensiamo a loro. Preghiamo per loro costantemente, ma al termine di questa giornata e domani eleviamo particolari preghiere di suffragio.

Anch’essi sentono la voce: “Venite a me voi tutti . . . affaticati e oppressi”. Questa voce invita loro e sollecita pure noi. Vi è in essa una chiamata alla purificazione. Vi è in essa anche una chiamata alla preghiera per quelli che stanno purificandosi.

5. Quindi preghiamo per questi nostri fratelli e sorelle.

Preghiamo:

O Cristo concedi che su di loro si compia
il Vangelo delle beatitudini:
che essi si trovino in mezzo a coloro,
dei quali “è il regno di Dio”:
in mezzo a coloro,
che hanno ereditato per sempre
la terra della dimora di Dio;
in mezzo a coloro,
che sono stati saziati
in modo definitivo
di santa pienezza della giustizia;
in mezzo a coloro,
che hanno trovato misericordia:
in mezzo a coloro,
la cui ricompensa è grande nei cieli (cf. Mt 5, 3. 12).


6. O Cristo!
Fa’ che essi non soltanto siano
“chiamati figli di Dio”,
ma lo siano realmente;
che siano figli di Dio
in tutta la pienezza
mediante quest’amore
che il Padre dona a te
e, in te, a noi tutti.

O Cristo!
I nostri fratelli e sorelle defunti
possano vedere Dio “a faccia a faccia”
come insegna l’Apostolo (1 Cor 13, 12).
Lo vedano così, come egli è
- simili a lui come i figli rassomigliano al Padre . . . -
perché sono stati creati a sua somiglianza.

O Cristo!
Figlio del Dio vivente!
Fa’ di noi tutti un sacrificio perenne
gradito a Dio: al Padre, nello Spirito Santo.

O Cristo!
Agnello di Dio, primizia dei risorti!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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