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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA
DI SANTA MARIA MADRE DELLA PROVVIDENZA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 1° febbraio 1987

 

Considerate la vostra vocazione, fratelli” (1 Cor 1, 26).

1. L’apostolo Paolo rivolgeva queste parole alla comunità cristiana di Corinto: una comunità formata da gente umile e povera, probabilmente da schiavi, liberti, lavoratori del porto; gente considerata con poca stima secondo la mentalità del tempo, tant’è vero che lo stesso Apostolo aggiungeva: “Non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili”. Tuttavia a costoro la parola di Dio è rivolta con grande considerazione e amore; è per loro il messaggio: “Considerate la vostra vocazione”, cioè pensate bene alla scelta che di voi ha fatto il Signore. Egli vi ha eletti, proprio voi siete stati oggetto della sua particolare attenzione. Dio non si è rivolto a coloro che hanno un’orgogliosa consapevolezza del proprio valore, ma a coloro che il mondo considera deboli, a coloro che sono disprezzati. Questi sono i destinatari di una singolare vocazione, sono invitati a una risposta consapevole e generosa, riconoscendo che in loro il Signore si è compiaciuto. Essi seguiranno Cristo, sapienza vera che introduce nei disegni di Dio e li svela, Cristo giustizia e santificazione, che libera dalla schiavitù del peccato e mediante la comunicazione dello Spirito santifica e rende giusti, riscatta e libera. La vocazione del cristiano, infatti, si attua “in Gesù Cristo il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione” (1 Cor 1, 30). Oggi l’impegnativo e consolante monito di Paolo è rivolto anche a noi raccolti per questa celebrazione: considerate la vostra vocazione.

2. La vocazione cristiana - la vocazione in Gesù Cristo - trova la sua particolare espressione nell’insegnamento delle otto beatitudini, che abbiamo ascoltate nel Vangelo. Con queste parole Gesù Cristo ci indica che cosa Dio “sceglie”, che cosa egli “apprezza”, dove egli trova il suo “compiacimento”, chi sono coloro che egli chiama “beati”. Egli, infatti, li chiama così perché in questa elezione divina si apre per loro un nuovo orizzonte dell’esistenza. Le beatitudini segnano un confronto e un confine, tra il mondo che poggia sul suo egoismo, sulla sua vanagloria, sulla sua prospettiva terrena, e il regno di Dio, nel quale il credente è chiamato a un’esistenza che Dio ha tratto a sé e ha arricchito della sua vita e della sua grazia. Beati saranno coloro che in quanto poveri, afflitti, affamati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace e perseguitati a causa della giustizia sono stati invitati a seguire Gesù Cristo, a essere suoi imitatori, raccogliendo con fede la testimonianza della croce per la sofferenza che viene loro addossata dal mondo. Essi hanno dimostrato di avere accolto la vocazione, sul modello di Cristo, hanno testimoniato di voler donare a Dio con animo generoso e grato la loro esistenza sofferta; e Dio dice loro di avere gradito il loro dono: “Beati”.

3. Anche la lettura dell’Antico Testamento ci conduce su questa direzione. I poveri della terra che eseguono gli ordini di Dio potranno nutrirsi dei suoi doni (cf. Sof 3, 13). Il popolo “umile e povero” può confidare nel Signore, perché la bontà misericordiosa di Dio si chinerà su di lui. Dio scriverà per questo popolo una nuova storia, quella della fedeltà, della santificazione. La buona novella, la promessa che troverà in Gesù il suo compimento, presenta una esigenza rigorosa di fedeltà, suscita un impegno esclusivo, “non commetteranno più iniquità”; ma impegna altresì Dio verso di noi: è solo Dio che ci rende felici e con la sua giustizia misericordiosa promuove in noi una vita santificata e rinnovata.

4. Anche il salmo responsoriale, a modo suo, annuncia la stessa beatitudine. Il Signore “ama i giusti”, “protegge lo straniero . . . sostiene l’orfano e la vedova” e “sconvolge la via degli empi” (Sal 146, 9). La nostra esistenza nel tempo è soggetta all’impeto di poteri fisici e spirituali, che tendono a sopraffare l’uomo e lo inducono a non riconoscere la sua verità di creatura, a espandersi in un contesto egoistico che sfocia nel rifiuto di Dio. Immerso in questa situazione terrena e negativa l’uomo sarebbe perduto, avulso dalla pace interiore e dalla speranza. Ma “il Signore rialza chi è caduto” (Sal 146, 8), e si china con sentimenti di misericordia verso colui che è rimasto vittima dell’iniquità; egli ha compassione dell’uomo quando questi sa di non poter presumere di se stesso perché si sente peccatore, quando vive nell’afflizione della sua umiliazione interiore, e lo rialza. Solo chi non vuole sentirsi debitore di Dio rimane invischiato nell’inquieta inclinazione verso se stesso, mentre al cuore del credente veramente umile il Signore, che “sconvolge le vie degli empi”, rivela la sua presenza, la sua sovranità nella potenza salvatrice, la sua giustizia nell’infinita grandezza della misericordia.

5. Questo programma del compiacimento di Dio, questa vera e propria scala di valori secondo Dio trova la sua espressione concreta proprio nel discorso della montagna, e mediante le otto beatitudini. E ad esso il cristiano è chiamato a uniformarsi fin dal battesimo, cioè fin dalla sua origine, come ad una regola di vita, in maniera tale da testimoniare al mondo la miracolosa trasformazione operata in lui dalla grazia e dalla fede. Il programma delle beatitudini ha realizzato nel credente un dono che si compie “nello spirito”, cioè là dove si opera un rapporto con Dio. Scoprendosi figlio amato dal Padre celeste, il cristiano è messo in grado di rispondere alla chiamata di Cristo che suscita in lui un impegno morale sempre più alto, fino alla beatitudine somma, quella che illumina ogni discepolo di Cristo a comprendere come si possa vivere nella propria carne il destino del Maestro, “perseguitato a causa della giustizia”.

6. L’ideale delle beatitudini, infatti, trova la sua più perfetta incarnazione nella vita di Gesù Cristo. Egli è il modello di ogni beatitudine, perché si è presentato a noi come povero, mite, sofferente, assetato e affamato di giustizia, puro di cuore, operatore di pace, perseguitato e crocifisso. Egli è il testimone concreto delle beatitudini, il modello perfetto di ciascuna di esse. Sulla figura di Gesù ogni cristiano dovrà considerare la propria vocazione impegnandosi a seguire l’esempio del Figlio di Dio. “Considerate la vostra vocazione” vuol dire, perciò: guardate il Cristo mediante il prisma delle otto beatitudini. Compie la vocazione cristiana colui che cerca di avvicinarsi a questo “esempio” vivo, a colui che si è fatto modello per noi. Le beatitudini svelano così il loro vero significato solo nella luce di Cristo: “Egli è divenuto per noi sapienza” (1 Cor 1, 30).

7. Ciascuno, poi, si impegni a incarnare il messaggio nel modo corrispondente allo stato di vita che gli è proprio. Varie sono le strade per le quali il Signore ci ha chiamati. C’è chi si è dedicato a Dio mediante una consacrazione totale nel sacerdozio o nella vita religiosa; c’è chi è stato chiamato a vivere nello stato laicale, nel sacramento del matrimonio, nell’attività professionale, nel servizio ai fratelli. Diverse sono le vie, molteplice il modo di percorrerle, ma unico e comune è l’orientamento fondamentale della vocazione cristiana: Gesù, Figlio di Dio, fondamento delle beatitudini, donatore della speranza, colui che ispira e sorregge la nostra vita fino al pieno realizzarsi dell’opera della grazia.

8. Col cardinale vicario e il vescovo preposto a questo settore della città, saluto il vostro parroco, mons. Pietro China. Voi celebrate il 50° anniversario della fondazione della parrocchia, ed egli è qui da ben 27 anni e lavora in mezzo a voi come guida spirituale, amata e apprezzata da tutti senza distinzione, un amico delle vostre anime e delle vostre famiglie. Egli ha visto quasi tutto lo sviluppo della vostra comunità, dai primi caseggiati - che voi continuate a chiamare “i grattacieli” - fino all’attuale assetto. Saluto i viceparroci e gli altri sacerdoti, che generosamente e con spirito di fraterna solidarietà sostengono l’opera del parroco, lavorando tra i giovani, i catechisti, gli anziani, i gruppi della “Caritas”, la “Legio Mariae”, impegnati a formare delle comunità valide e vive in se stesse, ma aperte altresì al dialogo con tutti coloro per i quali sono chiamate a farsi testimoni del Vangelo e della Chiesa. Il mio saluto va quindi a tutti i giovani, ma in particolare ai numerosi componenti della comunità scout, attiva in questo territorio da ben 60 anni. In modo speciale desidero ricordare i molti laici, uomini e donne, che si dedicano alla catechesi e mi compiaccio per l’assidua e intensa partecipazione dei ragazzi al catechismo. Faccio voti, poi, che i diversi gruppi giovanili trovino sempre maggiore slancio per un rinnovamento della vita del quartiere, nel quale si denota un singolare sviluppo di complessi scolastici e di istituti educativi, e per una solida formazione umana e spirituale. Voi potete trovare delle felici occasioni d’incontro nelle strutture della parrocchia di recente restaurate con la generosa collaborazione di tutti. Un particolare pensiero va agli anziani, che sono numerosi e amano trovarsi in gruppo nella parrocchia. Vorrei, infine, ricordare gli animatori delle celebrazioni liturgiche, dai quali dipende in gran parte la possibilità di dare ad ogni Messa la caratteristica di un vero momento di preghiera, che fonde in un unico spirito di partecipazione tutti coloro che, seguendo l’imperativo della coscienza cristiana, pongono l’Eucaristia al centro della giornata festiva. Saluto, ancora, le suore francescane angeline, che collaborano per la catechesi; le suore di nostra Signora della compassione, con le giovani studenti del loro pensionato universitario; le suore di carità di santa Giovanna Antida Thouret dell’Istituto Provinciale per l’Assistenza dell’Infanzia; le domenicane della carità e le francescane dell’Immacolata Concezione.

La parrocchia è una grande famiglia, voi lo sapete e lo sperimentate; è una comunità nell’ambito della quale tutti sono aiutati a considerare la vita cristiana come una vocazione, a cercare la personale vocazione divina, e a intraprendere la strada per realizzarla. Dalla parrocchia continuamente trova eco l’invito dell’apostolo Paolo: “Considerate la vostra vocazione, fratelli”. Il senso della parrocchia è proprio qui: una famiglia nella quale si cerca, si conosce, si realizza la vocazione che il Signore ha donato ad ogni uomo. Si può dire che la parrocchia è se stessa quando serve la vocazione e la realizzazione della vocazione cristiana di ciascuno e di tutti.

9. La vostra parrocchia è dedicata a Maria santissima “Madre della Provvidenza”. La Madre di Dio, che più perfettamente di tutti ha realizzato la vocazione cristiana sul modello del Figlio suo, aiuti maternamente tutti e ciascuno a camminare per la stessa strada e a seguire Cristo. Maria santissima vigili su di voi, quale prima serva della Provvidenza di Dio e insegni a voi come si conosce e come si comprende tutto quello in cui Dio trova “compiacimento”. Maria vi insegni a vivere nello spirito delle otto beatitudini e vi aiuti a cercare il regno di Dio e la sua giustizia.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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