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MESSA PER I  RELIGIOSI E LE RELIGIOSE DELLA DIOCESI DI ROMA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Festa della Presentazione di Gesù al Tempio
Basilica Vaticana - Lunedì, 2 febbraio 1987

 

1. “Sollevate, porte, i vostri frontali” (Sal 24, 9). L’odierna liturgia proclama la lode del tempio. In primo luogo del tempio di Gerusalemme, e poi di ogni altro. Ma il tempio di Gerusalemme è qui il prototipo. Questa lode è provenuta dalla storia di Israele, del popolo eletto da Dio. Del popolo a cui Dio era particolarmente vicino mediante i suoi patriarchi, mediante Mosè e i profeti. Il tempio di Gerusalemme racchiude in sé l’intera tradizione di quest’intimità e insieme la storia del popolo eletto.

“Sollevate, porte, i vostri frontali”! Dio, che abita in alto, scendeva in una nube. Il Signore degli eserciti, il re della gloria. La nube del Signore ricoprì Mosè e l’arca dell’alleanza, quando egli dimorava ancora nella tenda. Poi discese nel tempio, nel luogo chiamato “Santo dei santi”. Nessuno poteva entrarvi; soltanto il sommo sacerdote una volta all’anno, nel giorno dell’Espiazione.

2. Oggi, colui che è Signore del tempio, viene da umile condizione. Viene da mezzo il popolo. Anzi, da coloro che in questo popolo sono i più poveri. Viene come bambino il quarantesimo giorno dopo la nascita: nel giorno in cui la Legge prescriveva la purificazione della madre e la presentazione del figlio primogenito.

Viene inavvertito. Lo portano Maria e Giuseppe, così come venivano portati tanti altri bambini nel quarantesimo giorno dopo la nascita.

Il profeta Malachia aveva parlato forse di lui, quando si chiedeva: “Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire?” (Ml 3,2).

Il salmista aveva parlato di lui, mentre cantava: “Sollevate, porte, i vostri frontali... ed entri il re della gloria”?

Intanto, tutto si svolge normalmente. Il tempio tace e prega, come al solito. È pervaso, come sempre, come da tanti secoli, dal mistero della presenza del Dio dell’alleanza, di Dio che viene dall’alto.

Il tempio sembra non aspettare un’altra venuta.

3. Eppure vi è un uomo che ha capito. Un paio di occhi che hanno visto. Una voce che ha esclamato.

Ha rotto il silenzio del tempio e ha esclamato.

Sono sconvolgenti le parole di quest’anziano che ha parlato, pieno di Spirito Santo.

Nelle parole di Simeone vi è un incontro del vecchio col nuovo. Della promessa col compimento. Per il tramite di questa voce, Dio scende nel cuore del suo popolo. Solleva le porte degli eterni destini, e apre il suo tabernacolo terreno ai definitivi compimenti nell’eternità. Nella città di Dio. Nella Gerusalemme celeste.

Vi è soltanto un unico, sommo sacerdote: il sacerdote dei beni futuri, che col suo corpo e col suo sangue entrerà nell’eterno santuario, nel Santo dei santi del cielo.

Questo invece è l’inizio del suo entrare. Proprio oggi. Proprio in questa presentazione del Primogenito, la quale preannunzia il sacrificio ultimo ed eterno.

Viene nel tempio gerosolimitano colui che divenne “un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo” (Eb 2, 17).

4. Proprio questo vedono gli occhi del vecchio Simeone. Questo esprimono le sue parole. Questo esprime, anche se con parole diverse, la stessa “Anna, figlia di Fanuele . . . molto avanzata in età”. Essa infatti “sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”.

Ed essa “non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere” (Lc 2, 36-39).

5. La vostra vocazione, cari fratelli e sorelle, deriva dalla testimonianza di Simeone e Anna. Da essa deriva in modo particolare, e perciò voi vi riunite proprio oggi in questa molteplice comunità degli ordini e delle congregazioni che si trovano a Roma. E, in un certo senso, rappresentate qui tutti i religiosi e le religiose della Chiesa nel mondo intero.

La vostra vocazione, infatti, presenta certamente analogie con quella di Simeone e di Anna: come loro, chiamati dallo Spirito Santo, voi avete riconosciuto il Signore a cui vi siete dati nella preghiera e nel sacrificio; come loro, dopo averlo conosciuto, ne parlate ai fratelli che attendono la salvezza.

Con Simeone voi potete ripetere: “I miei occhi hanno visto la salvezza, che tu hai preparato davanti a tutti i popoli; luce per illuminare le genti e gloria di Israele, tuo popolo” (Lc 2, 30-32).

6. Come per lui, così anche per voi la vostra vocazione è nata dalla luce, che è Cristo. Il vostro impulso a seguire la via dei consigli evangelici è nato dall’incontro interiore con l’amore redentivo di Cristo: è mediante questo amore che voi siete stati chiamati.

Quando, dopo aver fissato lo sguardo su di voi, Cristo ha iniziato ad amarvi, il suo amore si è rivolto alle vostre singole persone, assumendo nel medesimo tempo un carattere “sponsale” è divenuto un amore di elezione che abbraccia interamente il vostro essere, anima e corpo, pensieri e affetti, nell’unità irripetibile dell’“io” personale (cf. Ioannis Pauli PP. II, Redemptionis Donum, 3).

Certamente tutti i cristiani sono stati gratuitamente redenti da Cristo e sono chiamati a confessarlo davanti agli uomini, ma voi, con la professione della povertà, della castità e dell’obbedienza, avete scelto di donarvi interamente al vostro grande e sovrano Signore, alla sua volontà e al suo amore. E tra poco, nel corso di questa assemblea liturgica, voi rinnoverete pubblicamente le promesse della vostra professione religiosa, per testimoniare l’amore assoluto col quale Cristo vi ha amati, e per riaffermare la vostra assoluta determinazione di servirlo nei fratelli.

I cristiani, impegnati nei vari compiti sociali del mondo attuale, hanno bisogno di avere davanti ai loro occhi la testimonianza dei religiosi e delle religiose, che ricordi loro, mediante l’impegno di totale consacrazione a Dio, che la figura di questo mondo passa! È il carattere del totale distacco che avete scelto e accettato e che dovete mantenere in voi appoggiandovi solo al Signore.

Voi lo sapete molto bene: per offrire questa testimonianza, che il mondo peraltro attende, la vita religiosa deve conservare la propria specificità, e ogni istituto deve in special modo custodire il proprio carisma, voluto dal Fondatore. In ciò sta “l’essere segno di contraddizione”, secondo le parole di Simeone; non certamente contro l’uomo, ma contro gli atteggiamenti inumani della società contemporanea; e nemmeno contro i valori del mondo moderno, ma piuttosto per attuare la sua salvezza.

A questa animazione evangelica del mondo contribuisce anche quella forma peculiare di vita consacrata che è propria degli istituti secolari, ufficialmente riconosciuti da Papa Pio XII nella costituzione apostolica «Provida Mater Ecclesia», esattamente 40 anni fa, il 2 febbraio 1947.

7. Voi religiosi costituite una delle più grandi ricchezze della Chiesa, la quale ha bisogno della vostra presenza. Grazie a Dio, questa presenza non manca alla Chiesa di Roma, che è la diocesi del mondo più favorita in questo senso: siete infatti più di 25.000 nella diocesi, con 330 case generalizie e oltre 300 case di procura o provinciali.

Il vostro ruolo nella diocesi è di notevole importanza: il vostro stile specifico di vivere il cristianesimo è particolarmente utile per sostenere l’impegno della Chiesa. Mi auguro che tale vostro servizio voglia orientarsi in modo speciale alla preparazione del Sinodo romano, dal quale tutti ci attendiamo frutti di rinnovamento e di opere di carità.

Questo sostegno che offrite alla Chiesa è dovuto anzitutto alla consapevolezza de appartenere a Dio stesso in Cristo Gesù, Redentore del mondo e Sposo della chiesa, il quale imprime in certo modo il proprio sigillo nei vostri cuori, nei vostri pensieri, nelle vostre parole e nelle vostre azioni. Questa conoscenza amorosa di Cristo si realizza e si approfondisce ogni giorno di più grazie alla vita di preghiera personale, comunitaria e liturgica, propria di ciascuna famiglia religiosa.

I religiosi e le religiose che fra di voi sono totalmente consacrati alla contemplazione, offrono un aiuto sostanziale e un sostegno stimolante ai loro fratelli e sorelle votati alle opere di apostolato (cf. Redemptionis Donum, 8). Rivolgendomi con fiducia a queste anime dedite alla contemplazione, le invito calorosamente ad essere indefettibilmente attaccate a questa vocazione privilegiata, ad accettarne le esigenze dell’immolazione quotidiana, nella certezza di un servizio insostituibile, che esse apportano alla Chiesa per l’evangelizzazione e per la salvezza delle anime.

8. Nel mondo contemporaneo, travagliato dall’indifferenza, dalle divisioni, dall’odio e dall’oppressione, la comunione fraterna, radicata e fondata sull’amore, è un esempio eloquente della riconciliazione universale in Cristo (cf. Codex Iuris Canonici, can. 602).

Coltivate dunque con cura questo amore fraterno: che le vostre case siano sempre delle oasi di pace e di accoglienza, senza esclusivismi o emarginazioni, nell’accettazione generosa delle rinunce quotidiane che richiede l’atmosfera di una vera vita fraterna.

Gli uomini oggi sono particolarmente sensibili a questa testimonianza di amore fraterno, autenticamente vissuto, che costituisce anche per i giovani un invito convincente a unirsi a voi nella via che avete scelto.

La città moderna, dove il senso del sacro è notevolmente affievolito, ha bisogno di trovare delle persone animate dalla fede e dall’amore; e non è indifferente alle proposte che possono essere chiaramente identificate. Non vi rincresca quindi di manifestare in modo visibile la vostra consacrazione indossando l’abito religioso, povero e semplice: è una testimonianza silenziosa, ma eloquente; è un segno che il mondo secolarizzato ha bisogno di trovare sul suo cammino.

9. Conosco molto bene la preoccupazione dei vostri istituti nel voler essere presenti presso i poveri, nei quali riconoscete la persona stessa di Cristo: di questo mi congratulo con voi e me ne rallegro. Tuttavia avranno la capacità di comprendere i poveri e di essere loro di aiuto soltanto coloro che realmente conoscono la povertà e la vivono. Con la professione religiosa voi avete rinunciato liberamente ai beni di questo mondo; è perciò di grande importanza che siate distaccati da questi beni e che evitiate, personalmente e comunitariamente, la ricerca esagerata delle comodità e dei mezzi costosi della vita quotidiana. Non si può vivere poveramente senza sentire concretamente il morso della povertà. Vi invito pertanto a rivedere periodicamente la vostra vita su questo punto.

Maria costituisca sempre il modello per eccellenza della vostra vita consacrata nella castità, nella povertà e nell’obbedienza. Ella vi guardi, vi protegga e vi aiuti a mostrare al mondo l’amore infinito di Dio per tutti gli uomini!

10. “Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele . . .

Segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2, 32.34-35).

Nelle nostre mani abbiamo le candele accese.

Diano esse oggi una testimonianza a colui che è la luce del mondo.

Parlino anche della luce, che con la sua venuta, si è accesa nei templi dei nostri cuori: la luce della fede, la luce della vocazione.

Si volgano anche a Maria, così come Simeone, nel giorno della presentazione di Gesù. Non occorre forse che lei, presente così profondamente nel mistero di Cristo e della Chiesa, conosca in modo particolare “i pensieri” dei nostri cuori?

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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