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SOLENNE RITO DELL'ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONSIGNOR JOHN MAGEE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Martedì, 17 marzo 1987

 

1. “Designò altri settantadue discepoli e li inviò” (Lc 10, 1). Davanti agli occhi ed al cuore di Cristo si apre la prospettiva di un mondo rivolto verso di lui e che ha bisogno di conoscerlo, per amarlo e seguirlo, un mondo in attesa di verità, desideroso di salvezza. A questa sconfinata messe Gesù invia i suoi discepoli, perché, come testimoni, preparino la sua venuta, aprano le menti alla sua grazia: “Andate in ogni città e luogo . . . la messe è molta”.

L’opera di Cristo, che invia i suoi, continua nel tempo poiché il buon pastore non abbandona il gregge che gli appartiene. Anche oggi, perciò, incessantemente egli manda i suoi discepoli affinché in suo nome vadano per tutto il mondo e sostentino come pastori fedeli il suo gregge, nutrano con la parola che salva e conducano al Padre ogni uomo.

È la Chiesa, oggi, che in nome di Cristo continua a mandare nuovi ministri del Vangelo in virtù di un’eredità ricevuta dal Signore e dagli apostoli. Essa adempie così il solenne comando di annunciare la verità, e, mediante la predicazione dei suoi Vescovi, attira gli uomini alla fede, li dispone al battesimo, li toglie dalla schiavitù dell’errore, li incorpora a Cristo, affinché amandolo, crescano fino ad essere da lui riempiti (cf. Lumen Gentium, 17).

È ricordando queste verità che mi accingo a compiere oggi l’ordinazione episcopale Monsignor John Magee, Vescovo eletto della diocesi di Cloyne in Irlanda. Lei riceverà oggi, caro fratello John, il sacramento dell’episcopato e sarà avviato per annunciare la venuta di Cristo: “È vicino a voi il regno di Dio” (Lc 10, 9); lei andrà in mezzo al popolo che le è stato affidato come araldo di Gesù, continuatore della missione degli apostoli.

Adempirà a questa missione con fiducia, sapendo che la riuscita di ogni opera apostolica è nelle mani di Dio, al quale tutti ci rivolgiamo con fervida preghiera perché “mandi operai per la sua messe” (Lc 10, 2). Noi sappiamo che Dio non lascia soli i suoi amici, non li abbandona nelle difficoltà, ma dà loro “il potere di camminare . . . sopra ogni potenza del nemico” (Lc 10, 19).

2. Celebriamo questo rito nella festa di san Patrizio, patrono ed apostolo dell’Irlanda, la patria dalla quale lei proviene e alla quale ritorna come Vescovo.

San Patrizio realizzò nella sua vita, da vero discepolo del Signore, la pagina evangelica che abbiamo ascoltato, e la mise in pratica con coraggio e fiducia in tutti i suoi viaggi per evangelizzare l’isola. Affrontò persecuzioni e ostilità, disposto nell’animo suo a ricevere anche il dono del martirio, convinto che il destino dei missionari del Vangelo e la loro missione trovano la loro forza ed il loro fondamento unicamente nella potenza delle promesse di Gesù. Patrizio fu discepolo che prese alla lettera le condizioni dettate dal Maestro per un’efficace missione: “Non portare borsa, né bisaccia, né sandali” (Lc 10, 4); si privò di ogni cosa, vendette i suoi beni - come egli stesso scrisse - per l’opera che lo impegnava.

Io desidero affidare alla protezione di questo santo, tanto venerato in Irlanda, il ministero che la attende, augurandole di continuare l’opera di un così valido modello.

3. Io desidero richiamare in questa occasione il suo diretto servizio alla Santa Sede prima di tutto nella Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, poi nel Segretariato Privato dei miei predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo I. La ringrazio per il suo servizio a me personalmente offerto molto recentemente come maestro di cerimonia. Lei è stato al mio fianco in molte cerimonie liturgiche qui a Roma e specialmente in questa Basilica di San Pietro, e durante i viaggi apostolici che ho compiuto in così tante parti del mondo. Le sono grato per questa assistenza nel ministero liturgico e sacramentale del Papa al Popolo di Dio.

4. Sono lieto di affidare ora a lei la cura della Chiesa di Dio a Cloyne, alla quale lei porterà il contributo della sua competenza, devozione e zelo.

In questo stesso giorno trent’anni fa lei ricevette il dono dell’ordinazione, a quel tempo si è avviato ad essere padre in Cristo per i fedeli attraverso la loro nascita spirituale nel battesimo e il nutrimento dato loro attraverso il suo insegnamento (cf. 1 Cor 4, 15; 1 Pt 1, 23; Lumen Gentium, 28). Oggi in un nuovo giorno lei accetta l’invito che fu fatto un tempo al servo di Jahvè e che gli apostoli interpretarono come un comando a cui anche loro dovevano sottostare: perché il Signore ci ha così comandato, dicendo, “Io vi ho posti per essere luce per i gentili, ai quali voi potrete portare la salvezza” (At 13, 47). Prego perché - secondo l’espressione usata negli Atti degli Apostoli (cf. At 13, 48). La sua parola si sparga attraverso tutti i paesi, così che chiunque la oda possa essere contento e possa glorificare Dio.

Possa la presenza del Santo Spirito essere in lei una sorgente da cui molti trarranno forza per le loro vite cristiane. Quindi predichi la parola di Dio “coraggiosamente” (At 13, 46): con il profetico coraggio che caratterizza il vero discepolo di Cristo.

5. La presenza qui di molta gente dell’Irlanda, specialmente da Cloyne e dalla sua diocesi di Dromore è già un segno della cordiale apertura e dell’amore con i quali sarà circondato nel suo ministero. In numerose occasioni ho espresso la mia stima per le tradizioni dei cristiani d’Irlanda e la gratitudine della Chiesa cattolica per il grosso contributo reso da secoli dai figli e dalle figlie della sua terra alla diffusione della fede. La Cattedrale di San Coleman, la sua sede vescovile, si trova al di sopra della bellissima baia di Cobh Harbour, dalla quali tanti irlandesi partirono nei tempi passati alla ricerca di una nuova vita o per portare la luce di Cristo. La fede dei loro padri agli altri paesi. Se le pietre della Cattedrale potessero parlare le ricorderebbero sia la mestizia sia la gioia sublime della fede salda.

Oggi c’è bisogno di una profonda riflessione sulle lezioni del passato e sul destino storico delle nazioni. La sfida nella società di oggi e nella Chiesa, che comprendono la sfida missionaria, esigono un coraggio non minore rispetto al passato. Insieme ai suoi fratelli Vescovi e all’intera comunità cristiana, in fraterno dialogo con i membri delle altre Chiese cristiane e comunità ecclesiali, si sforzerà di rispondere ai bisogni spirituali e umani attingendo la saggezza dalla parola di Dio e la forza dalle immense risorse del popolo irlandese.

Possa la gioia dello Spirito Santo, che vive in tutti coloro che accolgono il messaggio di Cristo nella loro vita, essere di conforto nel suo ministero e il conforto di tutti coloro che guiderà al Padre attraverso suo Figlio nostro Signore e salvatore Gesù Cristo. Amen.

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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