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VIAGGIO APOSTOLICO IN URUGUAY, CILE E ARGENTINA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Parco «Independencia» di Rosario (Argentina)
 Sabato, 11 aprile 1987

 

Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13-14).

1. Siano queste parole di Gesù, da poco ascoltate nella lettura del Vangelo, portatrici del mio saluto a tutti voi qui riuniti.

Con quanta gioia, cari fratelli e sorelle di questa nobile città di Rosario e della zona del litorale argentino, vengo a voi in questo penultimo giorno della mia visita al nostro amato paese!

Non posso nascondere la mia grande emozione per il fatto di trovarmi qui in questa città, dedicata alla santissima Vergine del Rosario, venerata in questo luogo da più di due secoli.

Mi commuove questa invocazione a santa Maria, che evoca nell’animo dei fedeli la preghiera mariana per eccellenza: quella preghiera nella quale, in un certo modo, Maria prega con noi, come pregava con gli apostoli nel cenacolo. Mi dà una grande emozione, inoltre, trovarmi in questo affascinante ambiente geografico, bagnato dal grande fiume Paraná, e la vista del monumento nazionale alla bandiera, innalzata per la prima volta dal generale Manuel Belgrano che le diede i colori del cielo: il colore del mantello consacrato della Immacolata Concezione.

Saluto molto cordialmente i miei cari fratelli nell’episcopato, in particolar modo l’Arcivescovo di Rosario con i suoi Vescovi Ausiliari, le autorità qui presenti a questa numerosa assemblea giunta da diversi luoghi di questa regione argentina. Valgano per tutti le parole di san Paolo: “Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo” (Rm 15, 13).

2. “Voi siete il sale della terra . . . Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13-14). Gesù descrive la missione dei suoi discepoli utilizzando la metafora del sale e della luce. Le sue parole sono dirette ai discepoli di ogni tempo, ma in questo momento acquistano una grande importanza per i laici, che svolgono la loro specifica vocazione nell’ambito delle realtà temporali, alle quali sono chiamati e inviati da Cristo per “contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo” (Lumen Gentium, 31).

Questo mi spinge a proporvi per la vostra preghiera e per una riflessione ulteriore, un tema di singolare importanza nei nostri giorni: la vocazione e la funzione propria dei laici nella Chiesa e nel mondo. Di questo stesso tema si occuperà nell’ottobre di quest’anno, il Sinodo dei Vescovi, e spero che la cosa dia buoni risultati, sia per la edificazione della Chiesa, sia per la costruzione della società temporale secondo il volere di Dio.

Dinanzi all’immagine incoronata della Vergine del Rosario, il Papa vuole oggi esortare tutti i laici di questa arcidiocesi e di tutto il paese, ad essere fedeli alla loro vocazione cristiana e al loro specifico apostolato ecclesiale di operare per l’estensione del regno di Dio nella città temporale. Il Papa ha fiducia nei laici argentini e spera grandi cose da tutti loro per la gloria di Dio e per il servizio dell’uomo!

3. La prima lettura della liturgia di oggi ci ha avvicinati alla liturgia della Chiesa primitiva secondo la testimonianza degli Atti degli Apostoli: “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At 2, 42). “Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune: [ . . .] lodando Dio e godendo la stima di tutto il popolo”(At 2, 44.47).

Sulla base di questa breve descrizione si può dedurre che i membri di quella primitiva comunità cristiana, da poco formata a Gerusalemme attorno agli apostoli, avevano già una propria vita interiore, che era fondamento della loro identità un mezzo agli uomini, e che poggiava sulla parola di Dio contenuta negli insegnamenti degli apostoli, e “nella frazione del pane”, cioè nell’Eucaristia, che il Signore comanda di fare “in memoria di lui” (cf. 1 Cor 11, 24).

Questa vita rappresentava inoltre una cosa nuova per l’ambiente di Israele. I cristiani non vivevano appartati dagli altri, poiché “perseverando” con loro “frequentavano ogni giorno il tempio” (At 2, 46). Allo stesso tempo, davano testimonianza di Cristo in questo ambiente: e siccome la loro vita era degna - devota e innocente -, erano amati da tutto il popolo (cf. At 2, 47).

Nell’abbracciare questo stile di vita, la prima generazione di discepoli e confessori di Cristo tentò fin dall’inizio di essere il sale della terra e la luce del mondo, seguendo la raccomandazione del Maestro.

4. La lettura della Lettera agli Efesini, dal canto suo, mette in rilievo l’importanza fondamentale della vocazione cristiana: “Vi esorto - scrive l’Apostolo - a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto” (Ef 4, 1).

Questo “modo degno” è costituito dalle virtù che rendono ognuno simile al modello, cioè, a Cristo: “con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore” (Ef 4, 2).

Allo stesso tempo, questo comportarsi in “modo degno” significa “conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4, 3). I fondamenti di questa unità sono compatti: “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio, Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 5-6). La vocazione cristiana è - leggiamo - “una medesima speranza alla quale siete stati chiamati” (Ef 4, 4). Tutti coloro che partecipano a questa speranza hanno un solo Spirito e costituiscono un solo corpo in Cristo.

Vedete, poi, come la Lettera agli Efesini tiene presenti tutti i cristiani, tutto il Popolo di Dio: “laos tou theou”. Proprio da questa espressione greca deriva il termine “laici” oggi utilizzato.

5. Anche il Concilio Vaticano II si è occupato di questa specifica vocazione, vale a dire, dei cristiani laici sparsi in tutto il mondo per essere sale della terra e luce del mondo; ci ha inoltre specificato in che consiste questa vocazione e come essi debbono comportarsi affinché la loro condotta sia “degna della vocazione cristiana”.

La risposta del Concilio - cioè, tutti i suoi insegnamenti sui laici e il loro apostolato - deve naturalmente intendersi in continuità armonica con gli insegnamenti del Vangelo, degli Atti e delle Lettere degli apostoli. Allo stesso tempo, la risposta conciliare tiene in molta considerazione la realtà ricca e molteplice della Chiesa nel mondo contemporaneo, della Chiesa che vive in tutti i continenti, a contatto con molti popoli, lingue e culture, rimanendo al tempo stesso “in statu missionis”, in stato di missione. Dovunque si trovi la Chiesa è sempre “missionaria” in senso ampio, e questo determina la dinamica particolare della vocazione e dell’apostolato dei laici.

6. Infatti, il Concilio Vaticano II afferma che tutti i cristiani partecipano alla missione unica della Chiesa: “La Chiesa è nata con il fine di rendere, mediante la diffusione del regno di Cristo su tutta la terra a gloria di Dio Padre, partecipi tutti gli uomini della redenzione salvifica e per mezzo di essi ordinare effettivamente il mondo intero a Cristo. Tutta l’attività del corpo mistico ordinata a questo fine, si chiama apostolato, che la Chiesa esercita mediante tutti i suoi membri, naturalmente in modi diversi: la vocazione cristiana infatti è per natura anche vocazione all’apostolato” (Apostolicam Actuositatem, 2).

Il Concilio indica inoltre la maniera particolare in cui i fedeli laici devono esercitare il loro apostolato: “Il carattere secolare è proprio e particolare ai laici ( . . .). Per loro vocazione, è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio” (Lumen Gentium, 31). Non c’è, pertanto, attività umana temporale che sia esente da questo impegno evangelizzatore. Così affermò il mio venerato predecessore Papa Paolo VI, nella sua esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi: “Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato, della politica, della realtà sociale, dell’economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte alla evangelizzazione, quali l’amore, la famiglia, l’educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 70).

Indubbiamente, questo non vuole dire che la trasformazione del mondo sia affidata o appartenga esclusivamente ai laici, lasciando ai chierici, ai religiosi e alle religiose la edificazione interna della Chiesa. Tutto il corpo mistico è definito dal Concilio come “sacramento universale di salvezza”: di conseguenza, tutta la Chiesa ha la missione di salvare e trasformare il mondo, in Cristo, con la forza del Vangelo. Ma ciascuno compiendo la funzione propria alla quale è stato chiamato da Dio: “Siccome è proprio dello stato dei laici che essi vivano nel mondo e in mezzo agli affanni secolari, sono chiamati da Dio affinché, ripieni di spirito cristiano, a modo di fermento esercitino nel mondo il loro apostolato” (Apostolicam Actuositatem, 2).

Cari laici, uomini e donne, dovete portare a questo mondo la presenza salvifica di Cristo, colui che è stato inviato dal Padre. Attraverso lui dovete essere testimoni della resurrezione e della vita del Signore Gesù, e segni del vero Dio (cf. Lumen Gentium, 38). Dovete essere “araldi e apostoli” (cf. 1 Tm 2, 7) del Vangelo per il mondo odierno. Non abbiate paura. Il Signore ha voluto che la vostra vita si svolga nell’ambito delle realtà temporali, affinché possiate rinnovare - con la libertà dei figli di Dio - questa società della quale fate parte.

Come pastore della Chiesa universale, oggi, in questa città di Rosario, voglio chiedere a tutti voi, laici cristiani argentini, di svolgere con decisione il vostro apostolato specifico e insostituibile: nella vostra vita professionale, familiare e sociale, nelle parrocchie, attraverso le vostre associazioni, in particolare nell’Azione Cattolica.

A questo vi invitano inoltre, in maniera incalzante, le necessità dei tempi difficili in cui viviamo, e vi incita l’azione feconda e incessante dello Spirito Santo. Infatti, avete dinanzi a voi evidenti dimostrazioni della diffusione del secolarismo che pretende di invadere tutto; allo stesso tempo, state percependo con segnali molto chiari il desiderio crescente di Dio, che l’uomo moderno, e soprattutto la generazione più giovane, sente nel suo intimo. Sfortunatamente, i venti della violenza, del terrorismo e della guerra continuano a percuoterci: ma, grazie a Dio va rafforzandosi sempre più l’ansia universale di pace, come è stato dimostrato pochi mesi fa dall’incontro di preghiera ad Assisi. Nell’ambito di queste realtà contrastanti, vi chiedo con amore e fiducia di seguitare ad essere fedeli alla vostra missione di apostoli e testimoni, partecipi alla unica missione evangelizzatrice della Chiesa.

7. Tra i compiti propri dell’apostolato dei secolari, voglio ora sottolinearne alcuni che, in linea generale, risultano più impellenti nella società argentina del momento.

Penso, in primo luogo, alla necessità che hanno i coniugi cristiani di vivere pienamente il loro matrimonio come una partecipazione all’unione feconda ed indissolubile tra Cristo e la Chiesa; sentendosi responsabili della completa educazione, soprattutto religiosa e morale, dei loro figli, affinché essi sappiano discernere rettamente tutto ciò che è nobile e buono nella creazione, principalmente dentro se stessi, distinguendolo dal consumismo edonista e dal materialismo ateo.

Mi rendo conto inoltre della sfida che il settore della giustizia e delle istituzioni preposte al bene comune propone al laico cristiano. È questo il campo in cui frequentemente si prendono le decisioni più delicate, quelle che riguardano i problemi della vita, della società e dell’economia; e, pertanto, della dignità e dei diritti dell’uomo e della convivenza pacifica nella società. Guidati dagli insegnamenti illuminanti della Chiesa, e senza la necessità di seguire una formula politica univoca, dovete sforzarvi coraggiosamente di ricercare una soluzione dignitosa e giusta alle diverse situazioni che si presentano nella vita civile della vostra nazione.

Penso, infine, al settore dell’educazione e della cultura. Il laico cattolico, dedicandosi seriamente al suo compito di intellettuale, di scientifico, di educatore, deve promuovere e diffondere con tutte le sue forze una cultura della verità e del bene, che possa contribuire ad una collaborazione feconda tra la scienza e la fede.

8. “Voi siete il sale della terra! / Voi siete la luce del mondo!”.

Queste parole di Cristo vogliono indicare, con tratti ben precisi, la impronta più adeguata della vocazione cristiana in ogni epoca, e fanno ben capire che nessun cristiano può esimersi dalla responsabilità evangelizzatrice, e che ciascuno deve essere consapevole dell’impegno personale contratto con Cristo attraverso il battesimo e la cresima.

Cari fratelli e sorelle: per non perdere il “sapore” del sale salvifico, dovete essere profondamente pregni della verità del Vangelo di Cristo e rafforzati interiormente con la potenza della sua grazia.

Il sale, al quale si riferisce la metafora evangelica, serve inoltre a preservare gli alimenti dal deterioramento. In questo modo, voi, laici cristiani, vi libererete dalla degenerazione corruttrice degli influssi mondani - contrari al Vangelo e alla vita in Cristo - e da ciò che esaurisce le energie salvifiche di una vita cristiana pienamente vissuta. Non potete “rendervi simili a questo mondo” sotto l’influenza del secolarismo, cioè, di un modo di vita nel quale si lascia da parte l’ordinazione del mondo a Dio. Ciò non significa odiare o disprezzare il mondo, bensì, al contrario, amare veramente questo mondo, l’uomo, tutta l’umanità. L’amore si dimostra nel fatto di diffondere il vero bene, allo scopo di trasformare il mondo secondo lo spirito salvifico del Vangelo e preparare la sua piena realizzazione nel Regno futuro!

Non siete chiamati a vivere nella segregazione, nell’isolamento. Siete padri e madri di famiglia, lavoratori, intellettuali, professionisti o studenti come tutti gli altri. La chiamata di Dio non mira alla separazione, bensì a farvi essere luce e sale proprio lì dove vi trovate. Cristo vuole che siate “luce del mondo”; e, pertanto, che siate come “una città collocata sopra un monte”, giacché “non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5, 14-15).

Il vostro compito è il “rinnovamento della realtà umana” - rinnovamento vario e molteplice - nello spirito del Vangelo e nella prospettiva del regno di Dio, facendo in modo, inoltre, che tutte le realtà della terra si configurino in accordo con il valore proprio, che Dio ha loro conferito (cf. Apostolicam Actuositatem, 7). È questo l’ampio orizzonte al quale deve approdare tutta l’opera della redenzione di Cristo (cf. Apostolicam Actuositatem, 5); e voi laici vi inserite operativamente in essa offrendo a Dio la vostra opera quotidiana (cf. Gaudium et Spes, 67).

Al fine di illuminare tutti gli uomini dovete essere testimoni della verità e perciò acquisire una profonda formazione religiosa, che vi porti a conoscere sempre meglio la dottrina di Cristo trasmessa dalla Chiesa.

Tenete sempre presente che la vostra testimonianza sarebbe inefficace - il sale perderebbe il suo sapore - se gli altri non vedessero in voi le opere proprie del cristiano. Perché è soprattutto la vostra condotta quotidiana che deve illuminare gli altri. Ve lo dice il Cristo stesso: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16). Il Concilio Vaticano II si è ispirato a questo testo evangelico per descrivere l’efficacia soprannaturale dell’apostolato dei laici (cf. Apostolicam Actuositatem, 6).

9. Tutti noi siamo disposti ora a perseverare nell’insegnamento degli apostoli, nella divisione del pane e nella preghiera. In questo modo, mettiamo sull’altare, qui nella terra argentina, tutto ciò che fa parte della vostra vocazione, umana e cristiana: “Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza” (Sal 95, 6).

Si ripete ancora una volta il mistero eucaristico del cenacolo. Cristo, che alla vigilia della sua passione realizzò la transustanziazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del suo sacrificio redentore,

- accetti dalle vostre mani, attraverso questo pane e questo vino, tutte le inquietudini e le aspirazioni che accompagnano quotidianamente la vostra vocazione cristiana e la missione del Popolo di Dio nella terra argentina;

- continui ad imprimere su tutto il vostro apostolato il sigillo della divina Eucaristia, grazie alla quale entriamo con lui nel Regno eterno della verità e della giustizia, dell’amore e della pace, come popolo unito con la stessa unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Ci sia sempre d’aiuto la protezione materna di Maria santissima, Vergine del Rosario, la prima seguace di Gesù, modello perfetto dei laici che vivono ogni giorno nella storia la loro vocazione di santità e la loro missione di apostoli e testimoni del Signore resuscitato. Così sia. 

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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