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CELEBRAZIONE DEI VESPRI AL SANTUARIO DEL DIVINO AMORE

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Solennità di Pentecoste - Domenica, 7 giugno 1987

 

“Veni, Creator Spiritus, mentes tuorum visita,
imple superna gratia quae Tu creasti pectora”!

Carissimi fratelli e sorelle!

Nel vespero della solennità di Pentecoste, primo giorno dell’Anno Mariano, ho desiderato venire in pellegrinaggio a questo Santuario del Divino Amore, il quale - anche se di data relativamente recente rispetto all’incomparabile Basilica di Santa Maria Maggiore, dove mi sono recato ieri - è caro alla diocesi di Roma.

Come tutti i santuari, anche questo luogo testimonia la presenza di Maria santissima nella vita della Chiesa in cammino e il suo amore materno per i figli che, fiduciosi, a lei ricorrono. Noi la sentiamo, in questo momento, vicina mentre “assidui e concordi nella preghiera”, come gli apostoli nel Cenacolo, invochiamo lo Spirito Santo, affinché voglia effondere in maggior abbondanza i suoi doni in questo anno di speciale impegno spirituale in preparazione al Giubileo dell’anno duemila.

“Vieni, o Spirito Creatore, visita le nostre menti, riempì della tua grazia i cuori che hai creato!”.

2. Lo Spirito consolatore - apparso nel Cenacolo sotto forma di lingue di fuoco - nel giorno di Pentecoste elargì alla Madonna, agli apostoli ed ai discepoli raccolti in preghiera il dono della testimonianza coraggiosa del messaggio di Cristo di fronte al mondo. Fu da allora che lo Spirito cominciò a concedere alla Chiesa la varietà e la potenza di quelli che il Concilio chiama “i doni gerarchici e carismatici” (Lumen Gentium, 4).

Nel piccolo nucleo, radunato nel Cenacolo e sospinto dallo Spirito all’annuncio apostolico e profetico, è la Chiesa stessa, nella varietà dei suoi ministeri e dei suoi carismi, tra loro reciprocamente complementari, che inizia umilmente e fiduciosamente il suo cammino, sofferto ma inarrestabile, di graduale conquista delle anime a Cristo, per battezzare, purificare e santificare gli uomini “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

Anche noi oggi, qui, cari fratelli e sorelle, siamo chiamati dal medesimo Spirito a continuare - ciascuno di noi secondo il proprio dono ricevuto - quest’opera di annuncio e di testimonianza, affinché l’evento di Pentecoste realizzi il suo misterioso influsso salvifico sull’intera umanità.

3. La Pentecoste, l’evento grandioso, tappa decisiva della storia della salvezza, della quale stiamo facendo memoria liturgica, ci ricorda da una parte il compimento del mistero dell’incarnazione, ma dall’altra costituisce un inizio carico di promesse, l’inizio di quel cammino della Chiesa lungo i secoli - di quel cammino di fede -, che dura a tutt’oggi e durerà fino alla fine del mondo, e nel quale - come ho detto nell’enciclica Redemptoris Mater (Ioannis Pauli PP. II, Redemptoris Mater, 49) - Maria costantemente ci precede come colei che è prima nella fede: prima non soltanto nel senso cronologico, ma anche perché ella è modello del perfetto credente per tutti noi.

Questa guida materna che Maria svolge nei confronti della Chiesa, sotto l’azione dello Spirito Santo che conduce i credenti alla pienezza della verità, quest’azione costante della Madonna a favore della Chiesa, costituisce la sua “cooperazione” all’opera della redenzione e il suo contributo perché essa possa effettivamente raggiungere tutte le anime.

Per questo, come ho detto nell’enciclica Redemptoris Mater, uno degli scopi di questo Anno Mariano, è quello di chiamare la Chiesa “non solo a ricordare tutto ciò che nel suo passato testimonia la speciale, materna cooperazione della Madre di Dio all’opera della salvezza in Cristo Signore, ma anche preparare, da parte sua, per il futuro le vie di questa cooperazione: poiché il termine del secondo millennio cristiano apre come una nuova prospettiva” (Ibid., n. 49). L’Anno Mariano deve stimolarci, in particolare, ad impegnarci per la piena maturazione dei frutti del recente Concilio, il quale è stato, per il nostro secolo, una sorta di nuova Pentecoste e un segno della collaborazione che Maria ha dato e dà all’attuarsi del mistero della salvezza.

4. L’evento di Pentecoste, che oggi riviviamo liturgicamente, è un evento di verità. Proprio perché illuminati dalla verità e da essa come posseduti e pervasi, i discepoli del Signore si sentono capaci di annunciarla al mondo con assoluta certezza, nella salda convinzione di operare per il bene eterno dell’umanità.

In quest’Anno Mariano chiediamo allo Spirito che, per l’intercessione della Madonna, la “Sede della Sapienza”, noi possiamo “camminare nella luce” ed approfondire ulteriormente il mistero di Cristo. Senza l’assistenza dello Spirito di verità, è impossibile alla Chiesa, a ciascuno di noi, annunciare convenientemente questo mistero. Anzi, non ne saremmo assolutamente capaci, data la limitatezza e la debolezza del nostro spirito e della nostra intelligenza. Per questo, come dicevo nell’enciclica Dominum et Vivificantem (Ioannis Pauli PP. II, Dominum et Vivificantem, 6), lo Spirito dev’essere, in questo compito che egli stesso ci affida, “la suprema guida dell’uomo, la luce dello spirito umano. Ciò vale per gli apostoli”, ma, “in una prospettiva più lontana ciò vale anche per tutte le generazioni dei discepoli e dei seguaci del Maestro, poiché dovranno accettare con fede e confessare con franchezza il mistero di Dio operante nella storia dell’uomo, il mistero rivelato che di tale storia spiega il senso definitivo”.

E se siamo nella verità, potremo operare la verità. “Se camminiamo nella luce - ci disse l’apostolo Giovanni (1 Gv 1, 7) - come egli” (cioè Dio) “è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato”.

Lo Spirito Santo, per intercessione di Maria, in quest’anno a lei dedicato, illumini le nostre menti e dia forza alla nostra volontà nell’operare il vero bene dei fratelli!

5. Maria, la “piena di grazia”, ci ottenga dallo Spirito copiosi doni di grazia, per vincere tutte le potenze del male. La fragilità umana, infatti, è sempre insidiata dalle cattive inclinazioni, dalla mentalità del mondo e dalle suggestioni del Maligno. La forza del male - la “zizzania” di cui parla il Vangelo - è costantemente presente nella storia di quaggiù. Ma presente nelle nostre vicende umane è anche lo Spirito di verità, il quale aiuta gli uomini a conoscere la verità del peccato. “In questo modo, scrivevo nell’enciclica citata, coloro che “convinti del peccato” si convertono sotto l’azione del Consolatore, vengono, in un certo senso, condotti fuori dell’orbita del “giudizio”, col quale “il principe di questo mondo è stato giudicato”.[. . .] Coloro che si convertono, dunque, vengono condotti dallo Spirito Santo fuori dall’orbita del “giudizio”, e introdotti in quella giustizia, che è in Cristo Gesù, e vi è perché la riceve dal Padre, come un riflesso della santità trinitaria” (Ioannis Pauli PP. II, Dominum et Vivificantem, 48).

La vittoria contro il male, richiede molta energia, molta tenacia, molto spirito di sacrificio. Suppone una vera lotta, a volte anche lunga. La Vergine santa ci ottenga dallo Spirito la forza e la perseveranza necessarie per condurre a buon fine questa lotta.

6. In quest’Anno Mariano, infine, noi chiediamo la pace. La lotta contro il male ed il peccato è volta a conseguire pienamente quella pace portata da Cristo redentore, che sgorga dalla croce del suo sacrificio e che si irradia dall’Eucaristia, realizzandosi nell’esercizio della carità fraterna e nel gusto per le cose celesti.

La pace è un dono speciale di Cristo e dello Spirito Santo.

L’uomo di oggi si sente minacciato; l’umanità sa di essere in pericolo: “Sull’orizzonte della civiltà contemporanea - specialmente di quella più sviluppata in senso tecnico-scientifico - i segni e i segnali di morte sono diventati particolarmente presenti e frequenti” (Ioannis Pauli PP. II, Dominum et Vivificantem, 57). Ma lo Spirito Santo, sorgente della vita e della pace, è sempre pronto a venire incontro alla nostra debolezza, a suggerirci il modo di superare tensioni, ingiustizie, conflitti: “Gemiamo, sì, ma in un’attesa carica di una indefettibile speranza, perché proprio a questo essere umano si è avvicinato Dio, che è Spirito” (Ibid., 57).

Invochiamo pertanto più intensamente questo Spirito nell’Anno Mariano che si sta aprendo. Invochiamolo preparandoci a riceverlo con cuore purificato e pentito dedito alle opere della giustizia. “La nostra difficile epoca ha uno speciale bisogno di preghiera” (Ibid., 65), e proprio nella preghiera “il soffio della vita divina, lo Spirito Santo, nella sua maniera più semplice e comune, si esprime e si fa sentire” (Ibid., 65).

“A lui, come a Paraclito, a Spirito di verità e di amore, si rivolge l’uomo che vive di verità e di amore e che senza la fonte della verità e dell’amore non può vivere . . . A lui si rivolge la Chiesa lungo le vie dell’intricato pellegrinaggio dell’uomo sulla terra: e chiede, incessantemente chiede, la rettitudine degli atti umani . . . , la gioia e la consolazione . . . , la grazia delle virtù che meritano la gloria celeste . . . , la salvezza eterna!” (Ibid., 67). 

7. Maria, Madre del Redentore
e Madre nostra,
porta del cielo
e stella del mare,
soccorri il tuo popolo, che cade,
ma che pur anela a risorgere!
Vieni in aiuto alla Chiesa
in questo anno a te dedicato:
illumina i tuoi figli devoti,
fortifica i fedeli sparsi nel mondo,
chiama i lontani,
converti chi vive prigioniero del male!

E tu, Spirito Santo,
sii per tutti riposo nella fatica,
riparo nell’arsura, conforto nel pianto,
sollievo nel dolore,
speranza della gloria.
Così sia!

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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