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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA
MESSA NELLA CAPPELLA DELLA MIRACOLOSA IMMAGINE
DELLA MADONNA DI CZESTOCHOWA
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Sabato, 13 giugno 1987
1. “Fate quello che vi dirò” (Gv 2, 5).
Quanto ho desiderato essere qui durante
questo mio pellegrinaggio in Patria. Essere a Jasna Gora, inginocchiarmi in
questa cappella, celebrare qui il Santissimo Sacrificio. Ecco, dalla Pentecoste
è iniziato l’Anno Mariano.
Questa circostanza ha ancor più animato il mio
desiderio. L’Anno Mariano viene celebrato nel periodo di preparazione della
Chiesa e dell’umanità all’Anno Duemila dalla nascita di Cristo. Se la prima
venuta è stata preceduta dall’Avvento anche ora sentiamo il bisogno di un nuovo
avvento. Se in quel primo avvento brillò sull’orizzonte della storia della
salvezza la Stella mattutina, che precede il sorgere del Sole di Giustizia e di
Grazia Maria prima della venuta di Cristo anche ora bisogna che brilli
nuovamente . . .
2. La Madre di Gesù a Cana di Galilea indica il figlio e dice
ai servi del banchetto nuziale: “fate quello che vi dirà”.
Con Maria di Jasna
Gora abbiamo vissuto in terra polacca il Millennio del Battesimo. Dopo è giunto
anche il giubileo della sua beata presenza tra noi da seicento anni, significata
da questa effigie di Jasna Gora. E attualmente la terra patria viene
attraversata dal cammino del Congresso Eucaristico.
Non si è ripetuto in questo
modo ancora una volta l’evento di Cana di Galilea? Non è stata la Madre a
indicare il figlio quell’amore con cui Egli ci ha amati sino alla fine e che è
costantemente presente in modo sacramentale nell’Eucaristia? Non è Lei a
guidarci - da qui, da Jasna Gora - lungo questo percorso eucaristico attraverso
le città e le campagne polacche? Attraverso i cuori polacchi e le anime
immortali?
“Fate quello che vi dirà”.
Ed Egli, il Cristo, ci disse proprio
questo il giorno prima della sua passione e morte, prima che fosse rivelato
l’ultimo segno: la sua risurrezione - ci disse proprio questo: “Questo è il mio
corpo che verrà dato per voi . . . questo è il sangue . . . che verrà versato
per voi . . . fate questo . . .” (cf. Lc 22, 19-20, 1 Cor 11,
24-25).
Così disse. E da quel momento l’Eucaristia è divenuta il Santissimo Sacramento
della Chiesa. È divenuta il segno infallibile del Redentore del mondo. È
divenuta il quotidiano annuncio “del secolo futuro” nel regno di Dio.
3. “Quello che vi dirà”.
Si.
Cristo dice. Dice a Cana di Galilea ai servi: “Riempite d’acqua le giare e
portatele al maestro di tavola” (cf. Gv 2, 8). Parla servendosi di quel primo
segno, che generò la fede dei suoi discepoli.
E parla tramite tutto il Vangelo:
buona novella di atti e di parole.
Parla infine con la parola della Croce e con
quella della Risurrezione.
Si. Parla con potenza di atti e potenza di parole.
Parla mediante se stesso! Lui stesso è la pienezza della rivelazione del Dio
vivo. Lui stesso è “la pienezza dei tempi” (Gal 4, 4) della salvezza umana.
Dio
di che cosa parla? A che cosa rende testimonianza?
Vi risponde S. Paolo con le
parole della Lettera ai Galati. Cristo rende testimonianza al Padre, a quel Dio,
a cui Lui solo poteva rivolgersi esclamando “Abbà” - perché solo Lui è il
figlio; eternamente generato e unigenito.
E solamente per opera sua, per opera
del mistero pasquale del figlio suo il Padre “manda lo Spirito Santo nei nostri
cuori” (cf. Gal 4, 6). E la Discesa dello Spirito che è lo Spirito del figlio,
nei cuori degli uomini fa si, che anche noi siamo figli. Abbiamo infatti
ricevuto “l’adozione a figli” (Gal 4, 5).
Il figlio di Dio ci ha resi figli di
Dio. Questo è il frutto - il frutto maturo - di quell’amore, con cui Egli ci
amò: di un amore “sino alla fine” (cf. Gv 13, 1).
4. “. . . non sei più
schiavo, ma figlio” esclama l’Apostolo (Gal 4, 7). L’essere figlio vuol dire
essere libero.
Al tempo di Mosè il sangue dell’agnello pasquale sugli stipiti
delle case degli Israeliti in Egitto fu il segno della liberazione: della
chiamata alla libertà. Segno di questa chiamata è ancor più il Sangue di Cristo
sulla Croce - e l’Eucaristia sugli altari di tutto il mondo.
Il dono della
libertà. Il difficile dono della libertà. Solamente colui che è libero può
diventare anche schiavo. Il dono della libertà. Il difficile dono della libertà
dell’uomo che fa si che continuamente noi esistiamo tra il bene e il male.
Tra
la salvezza e il rifiuto. La libertà tuttavia può degenerare in caducità. E
questa come sappiamo anche dalla nostra propria storia può stordire l’uomo con
l’apparenza di una “libertà dorata”. Ad ogni passo siamo testimoni di come la
libertà diventa l’avvio verso varie “schiavitù” dell’uomo, degli uomini delle
società.
La schiavitù della superbia e la schiavitù dell’avarizia, la schiavitù
della sensualità, e la schiavitù dell’invidia, la schiavitù della pigrizia . . .
e la schiavitù dell’egoismo, dell’odio . . . L’uomo non può essere
autenticamente libero, se non per mezzo dell’amore.
L’amore di Dio soprattutto e
l’amore degli uomini: i fratelli, le persone prossime, i connazionali . . .
Proprio questo ci insegna Cristo il quale ci amò sino alla fine. Di questo parla
l’Eucaristia - il più sacro patrimonio dei figli adottivi di Dio.
5. Signora di Jasna Gora! Non cessare di essere con noi! Non cessare di ripeterci quelle
parole di Cana di Galilea: “fate quello che vi dirà”.
Non cessare di indicarci
tuo figlio. Non cessare di avvicinarci al Sacramento del suo Corpo e Sangue. È
da te, che Egli prese questo
Corpo e questo Sangue offerti per noi nel
Sacrificio del Golgota. Che perduri, di generazione in generazione in terra
polacca, quella formazione eucaristica della libertà umana.
Specialmente in questa generazione, nuovamente minacciata dalla perdita della
speranza. Continua ad essere la nostra Madre ed Educatrice.
“Maria, Regina della Polonia, sono vicino a te, mi ricordo di te, veglio”.
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Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana
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