|
MESSA PER IL PERSONALE DELLE VILLE PONTIFICIE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 19 luglio 1987
“Tu sei buono, o Signore, e ci perdoni!”.
1. L’invocazione, che abbiamo ripetuto recitando il Salmo responsoriale, è per
noi tutti di grande conforto e di profonda letizia: riconosciamo infatti la
nostra fragilità e la nostra debolezza di creature insidiate dal male ma
consideriamo anche la suprema bontà e misericordia di Dio che vede la nostra
miseria e il nostro pentimento, e ci perdona: “Signore, Dio di pietà,
compassionevole, Dio fedele, volgiti a me e abbi misericordia!” (Sal 86).
Con questo sentimento di immensa fiducia in Dio, che ci ama e ci perdona, porgo
a voi tutti, carissimi fratelli e sorelle, che prestate servizio nelle Ville
Pontificie, il mio saluto più cordiale, iniziando la mia consueta permanenza
estiva: voi rendete possibile e confortevole il mio soggiorno e io vi ringrazio
di cuore fin d’ora per tutto quello che fate per il Papa. Sono molto lieto di
rivedervi e di celebrare con voi e per voi questa santa Messa: il Signore vi
ricompensi lui stesso con la sua infinita bontà, mentre da parte mia vi assicuro
il costante ricordo nella preghiera.
2. Le letture, che la Liturgia di questa domenica sedicesima durante l’anno
propone alla nostra meditazione, contengono certamente il nucleo più profondo e
illuminante di tutto il messaggio cristiano.
Infatti ciò che tormenta di più l’intelligenza dell’uomo è la presenza del male
nella storia, la sua origine e la sua finalità; solo dalla risposta a questi
interrogativi l’uomo può trarre luce per la soluzione del problema della sua
esistenza.
Gesù con la parabola del buon grano e della zizzania, da lui stesso poi
interpretata e spiegata, rivela il motivo e il senso di questa tragica realtà.
Egli prima di tutto afferma chiaramente che il male c’è, è presente ed è
dinamico nella storia degli uomini. Esso però non può venire da Dio, il
creatore, che per essenza è Bene infinito ed eterno.
Dio è il seminatore del buon grano; innanzitutto con la creazione stessa, che è
radicalmente e metafisicamente positiva, e poi con la Redenzione, perché “colui
che semina il buon seme è figlio dell’uomo. Il seme buono sono i figli del
regno”. Il male viene dal “nemico” e da coloro che lo seguono: “La zizzania sono
i figli del maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo”.
Ci troviamo qui di fronte alla libertà, che Dio ha dato alle creature razionali:
questa è la realtà più sublime e più tragica perché, usata male, è la causa
della germinazione della zizzania nella vita del singolo e nella storia
dell’umanità.
Il dramma della storia consiste proprio in questa convivenza del buon grano con
la zizzania fino al termine della storia, fino alla mietitura: non è possibile,
oggi, pensare la storia umana senza zizzania; e cioè - come dice Gesù stesso -
non è possibile sradicare totalmente la zizzania, perché essa è commista al
bene.
La zizzania vive e cresce nel campo del mondo; ma vive e prospera anche il buon
grano; cresce e si sviluppa anche il grano di senape, che diventa un albero
frondoso e ospitale; cresce e fermenta anche il lievito del bene nascosto nella
posta dell’umanità.
Con estrema semplicità, ma con suprema autorità Gesù ci fa capire che l’intera
storia umana, per quanto lunga e tribolata, ha come vertice la “mietitura”
finale: ciò che conta veramente non è la storia che passa, ma l’eternità che ci
attende.
Dalle letture liturgiche dobbiamo pertanto ricavare tre direttive fondamentali
per la nostra vita:
- dobbiamo impegnarci ad essere buon grano e a seminare continuamente buon
grano, eliminando tutto ciò che può recare danno, confusione mentale, cattivo
esempio, istigazione al male; anzi, dobbiamo impegnarci perché la zizzania, per
quanto è possibile, si trasformi in buon grano. Abbiamo tutti un grande ideale e
una magnifica impresa da conseguire;
- dobbiamo ascoltare con attenzione e scrupolo le ispirazioni che il Signore ci
fa sentire circa la nostra vita, dataci unicamente nella prospettiva della
felicità eterna. È facile, e naturale, nelle nostre preghiere insistere
piuttosto su interessi temporali e terreni. Ma, come dice san Paolo nella
seconda lettura della Messa, “lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza,
perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare”. E perciò “lo
Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e
colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito” (Rm 8,
26-27);
- infine, dobbiamo mantenere sempre viva e fervida la fiducia nel Signore,
perché - come dice il Libro della Sapienza - Dio giudica con mitezza e governa
con molta indulgenza (cf. Sap 12, 16).
La Vergine santissima, alla quale raccomando tutti voi, specialmente in questo
periodo estivo, vi assista e vi illumini così che possiate comprendere sempre
più profondamente gli insegnamenti del Vangelo, nei quali sta la risposta
appagante a tutti gli interrogativi del cuore. In ogni giorno di questo “Anno
mariano” risplenda la vostra devozione alla nostra Madre del cielo.
©
Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana
|