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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SANT’ALBERTO MAGNO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 15 novembre 1987

 

 1. “Chi rimane in me . . . fa molto frutto” (Gv 15, 5).

La parola di Dio imbandita sulla mensa della liturgia della domenica odierna ci invita a riflettere. Che cosa ci vuole dire la Chiesa, nostra Madre, rivolgendosi a noi con le parole delle letture di oggi tratte dal Libro dei Proverbi, dalla Prima Lettera di san Paolo ai Tessalonicesi, dal Vangelo secondo san Matteo, e inoltre con le parole del salmista?

Cercherò di delineare in una breve meditazione una risposta a questa domanda. Penso che essa debba essere sintetica, abbracciando ciò che intuiamo in queste diverse letture, come pensiero unitario e nello stesso tempo come kerigma fondamentale.

2. L’Apostolo parla del “giorno del Signore che verrà come un ladro di notte” (cf. 1 Ts 5, 2). Vi è qui l’aspetto escatologico, che viene messo in particolare evidenza nelle letture del mese di novembre, dopo la solennità di Tutti i Santi e dopo la Commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Quel “giorno del Signore” di cui parla san Paolo, si collega con la prospettiva di “sterminio”, di morte e di distruzione, e nello stesso tempo viene paragonato ai dolori di una donna incinta, dolori che accompagnano la nascita di un nuovo uomo.

Così, dunque, il giorno del Signore è contemporaneamente il giorno del termine e il giorno dell’inizio. Il mondo - e specialmente l’uomo del mondo - non trapassa soltanto verso il termine e la morte. Trapassa nello stesso tempo verso un nuovo inizio, verso una vita nuova. I cristiani hanno sempre creduto che il giorno della morte dei santi è contemporaneamente il giorno della loro nuova nascita.

Quindi la conclusione che ne deduce l’Apostolo è univoca: non lasciate che “il giorno del Signore possa sorprendervi come un ladro . . . non dormiamo . . . ma restiamo svegli e siamo sobri” (cf. 1 Ts 5, 4.6).

3. Quest’invito si riferisce non soltanto a un momento concreto, che viene improvvisamente. Si riferisce anche a tutta la vita. Il giorno del Signore deve maturare in ognuno di noi attraverso una giusta visuale della vita, e un giusto modo di vivere questa vita.

L’uomo ha del resto - per così dire - una consapevolezza connaturale del fatto che, nel corso della sua vita, egli deve in qualche modo “realizzarsi”. Tale è la profonda struttura della personalità umana. L’uomo vive per realizzarsi, in un certo senso per una auto-realizzazione. L’opposto della realizzazione è una dissipazione di se stesso, della profonda umanità, della propria vita.

4. A questa consapevolezza viene incontro la parabola dei talenti che leggiamo oggi nel Vangelo di san Matteo.

Il “talento” era un denaro; pertanto la parabola parla indirettamente di ogni ricchezza che Dio-Creatore “investe” in ciascuno di noi. Ci troviamo, possiamo dire, nel campo dell’economia; l’analogia dei rapporti economici è soffusa a tutta la parabola. Si vede questo specialmente nel caso del terzo servo, che “nascose” sotterra il suo talento. Quando si presenta dinanzi al padrone, lo sente pronunciare la seguente sentenza: “Avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse” (Mt 25, 27).

5. Benché la parabola si serva dei concetti di “denaro”, di “interesse” e anche di “banchieri”, tuttavia tutti sentiamo chiaramente che l’unico ed essenziale valore in questa economia evangelica è l’uomo stesso.

È l’uomo che deve “arricchirsi”, “realizzarsi” come uomo, facendo uso di tutti talenti ricevuti dal Creatore.

Il Vangelo, in pari tempo, mette in rilievo molto chiaramente il fatto che qui non si tratta soltanto di “realizzazione” nel senso immanente. La “realizzazione” evangelica si collega con un “aggiustamento dei conti”. L’uomo deve “regolare il conto” dei talenti che ha ricevuto dinanzi a colui da cui li ha ricevuti: dinanzi a Dio.

Il “giorno del Signore” - come giorno del “regolamento dei conti” circa i talenti - è il giorno del giudizio di Dio.

6. Riflettendo su tutta la “liturgia della Parola” della domenica odierna, si potrebbe dire che essa desidera mostrarci un quadro positivo della vita umana, richiamando la figura della “donna perfetta” del Vecchio Testamento. Nel Libro dei Proverbi ne vediamo descritta una che sfrutta bene i talenti della propria personalità femminile, servendo i suoi cari e unendo in una comunità d’amore tutti i membri della sua famiglia (Pr 31, 10-13.19-20.30-31).

Anche il Salmo responsoriale presenta un quadro simile. È un quadro che manifesta l’armonia e la felicità della vita familiare (cf. Sal 127).

Sì! La virtù - secondo le voci della sapienza biblica ed extrabiblica - serve al bene dell’uomo e alla sua vera felicità, anche nella vita terrena.

7. Tuttavia il “giorno del Signore” indica il termine di ciò che è temporale. Tutto il messaggio della parola di Dio nell’Antica e Nuova alleanza è indirizzato non tanto a questo termine, quanto piuttosto oltre questo termine. Il giorno del Signore è un nuovo inizio, è il giorno della rinascita.

I “talenti” della parabola odierna, indicando il giudizio di Dio al termine, vanno, al tempo stesso, oltre questo termine: indicano il nuovo Inizio.

“Bene servo buono e fedele . . . sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto, prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25, 21.23).

Come spiegare questa straordinaria economia?

Non si può comprenderla in altro modo, se non accettando che nei “talenti”, che l’uomo riceve da Dio, vi sia in pari tempo la capacità di fruttificare per l’eternità in Dio! Per la vita in Dio (“prendi parte alla gioia del tuo padrone”).

Ed è proprio così.

Non lo dice forse Gesù: Chi rimane in me - e io in lui - fa molto frutto”?

Il frutto della vita eterna. Il “giorno del Signore” significa insieme l’inizio della vita eterna in Dio.

8. Cari fratelli e sorelle! Abbiamo riflettuto sulla parola di Dio delta liturgia odierna. Vediamo come essa è profondamente compatta, satura della pienezza di quella logica divina che è, allo stesso tempo, la logica della nostra fede.

Adesso voglio ancora salutare, insieme col card. vicario, tutti i presenti e tutta la vostra comunità parrocchiale.

Penso soprattutto ai giovani, ai fanciulli, alle famiglie, ai lavoratori, agli anziani, a tutti coloro che in qualche modo soffrono nel fisico o nello spirito, a coloro che hanno difficoltà nel trovar lavoro, a quanti sentono il peso della solitudine o sono vittime di ingiustizie, a coloro che ancora resistono, ostinandosi, alla voce di Dio che li chiama a tornare a lui nella piena conversione del cuore. A tutti auguro pace e gioia nel Signore!

Oggi la Chiesa, fa memoria del grande vescovo e dottore sant’Alberto Magno, patrono della vostra comunità parrocchiale. Ne conoscete la vita e ne ammirate le virtù cristiane. Come dotto maestro di filosofia, di teologia e di scienze naturali, egli formò al sapere umano e alla conoscenza di Dio generazioni di giovani, i quali dietro il suo esempio non si stancarono di animare cristianamente gli uomini e le donne di quell’epoca così difficile, ma anche così sensibile ai valori dello spirito, quale fu il XIII secolo. Anche voi, alla scuola di sant’Alberto Magno, fatevi irradiatori della verità e apostoli del Vangelo, rifuggendo da qualunque lusinga e insidia del mondo ateo e materialista, rifuggite da ogni errore e da ogni forza di deviazione, contro cui egli lottò senza tregua; e lasciatevi illuminare dalla pienezza della fede. Come fece lui, anche voi riservate nella vostra vita il primato alla preghiera e alla ricerca delle verità eterne, della pace e della riconciliazione tra i fratelli.

La figura di sant’Alberto, che insegnò dalle cattedre più celebri del suo tempo, vi ricorda anche l’impegno serio e generoso che oggi più che mai è richiesto nella scuola e in generale nella educazione dei giovani.

Il fenomeno della devianza minorile, purtroppo presente in queste zone, nonostante gli sforzi per impedirlo, deve far ricordare l’urgente necessità di un impegno di promozione dei valori morali della famiglia.

La vostra comunità parrocchiale è giovane, e quindi piena di fervore e di crescita. Pochi anni fa, la parrocchia contava circa 3000 abitanti, oggi essi sono quadruplicati e si aggirano sui 12.000. Mancano purtroppo molti servizi sociali e manca anche l’edificio della chiesa, il cui progetto è già stato preparato. Vi auguro di poter vedere quanto prima la realizzazione dell’edificio sacro, per cui il vostro parroco, don Donato Perron, si sta adoperando con grande zelo. Non lasciatelo solo in quest’opera tanto importante, ma siategli solidali con l’affetto e la generosa corrispondenza. Auspico che la vostra zona, in forte sviluppo urbanistico e con notevole immigrazione, sappia ben amalgamarsi per vivere in armonico sviluppo umano e cristiano.

9. “Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie”! (Sal 127, 1).

Vi auguro, cari fratelli e sorelle, con tutto il mio cuore, proprio tale felicità.

Riflettete bene su tutto il messaggio della liturgia odierna.

E rimanete in Cristo nostro Signore. Egli è la sorgente fondamentale della maturità cristiana. La sorgente della “realizzazione” della vita.

“Rimanete in me e io (rimarrò) in voi . . . Chi rimane in me . . . fa molto frutto” (Gv 15, 4.5).

Amen!

 

© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana

 

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