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SOLENNITÀ DI
MARIA SS.MA MADRE DI DIO E XXI GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Venerdì,
1° gennaio 1988
1. “Quando venne la pienezza del tempo” (Gal 4, 4).
Salutiamo oggi l’anno nuovo: il 1988 che ha iniziato il suo consueto
cammino: il cammino delle ore, dei giorni, delle settimane, e dei mesi.
Salutiamo questa nuova fase del tempo umano, fissando lo sguardo sul
mistero che indica la pienezza del tempo.
Questo mistero annuncia l’Apostolo, nella lettera ai Galati, con le
seguenti parole: “Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio, nato da donna”
(Gal 4, 4).
La Chiesa saluta l’anno nuovo del calendario umano, partendo dal nucleo
centrale di questo mistero: Dio Figlio, nato da donna; la natività divina di
Cristo. Oggi si conclude il ciclo di otto giorni a partire dalla solennità che
in modo particolare ci rende presente l’incarnazione del Verbo.
La pienezza del tempo.
Il tempo umano del calendario non ha una sua pienezza. Significa soltanto
il passare. Dio solo è pienezza, pienezza anche del tempo umano. Questa si
realizza allorquando Dio entra nel tempo del passare terreno.
2. O anno nuovo, noi ti salutiamo nella luce del mistero della nascita
divina! Questo mistero fa sì che tu, o tempo umano, passando, sii partecipe di
ciò che non passa. Di ciò che ha per metro l’eternità.
L’Apostolo ha manifestato tutto ciò nella sua lettera in modo forse più
sintetico e penetrante.
“Dio mandò il suo Figlio . . . perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal
4, 4-5). Questa è la prima dimensione del mistero, che indica la pienezza del
tempo. E poi c’è la seconda dimensione, unita organicamente alla prima: “Che
voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo
Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4, 6).
Proprio questo “Abbà, Padre” - questo grido del Figlio, che è
consostanziale al Padre, questa invocazione dettata dallo Spirito Santo ai
cuori dei figli e delle figlie di questa terra, è segno della pienezza del
tempo.
Il Regno di Dio si manifesta già in questo grido, in questa parola “Abbà,
Padre”, pronunciata dal profondo del cuore umano nella potenza dello Spirito
di Cristo.
3. Oggi, nel primo giorno dell’anno nuovo, allarghiamo lo sguardo:
cerchiamo, col nostro pensiero e il nostro cuore, di abbracciare tutti gli
uomini che vivono sul nostro pianeta. Coloro ai quali è ormai giunto questo
mistero e coloro che ancora non lo conoscono. Tutti. E a tutti pure, da questa
soglia del tempo umano, vogliamo dire: Fratelli e sorelle, noi non siamo
soltanto il “genere umano” che popola la faccia della terra, noi siamo una
famiglia!
“Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà,
Padre”. Coloro che possono dire così - coloro che hanno lo stesso Padre - non
sono forse una sola famiglia?
Il Creatore ci ha sollevato dalla “polvere della terra” fino alla misura
della sua “immagine e somiglianza”. E rimane fedele a questo “soffio”, che ha
segnato l’“inizio” dell’uomo nel cosmo.
E quando nella potenza dello Spirito di Cristo, gridiamo a Dio “Abbà,
Padre”, allora, in questo grido, alla soglia del nuovo anno, la Chiesa esprime
per mezzo nostro anche il desiderio della pace sulla terra. Essa prega così:
“Il Signore rivolga su di te - umana famiglia in tutti i continenti, - il suo
volto e ti conceda pace” (cf. Nm 6, 26).
4. “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna”.
Dall’inizio della storia terrena dell’uomo cammina su questa terra la
donna. Il suo primo nome è Eva, madre dei viventi. Il suo secondo nome rimane
legato alla promessa del Messia nel Protoevangelo.
Il secondo nome, quello della donna eterna, attraversa le vie della storia
spirituale dell’uomo e viene rivelato solo nella pienezza del tempo. E il nome
“Myriam”: Maria, la vergine di Nazaret. Sposa di un uomo il cui nome era
Giuseppe, della casa di Davide. Maria, mistica sposa dello Spirito Santo!
Infatti, “nè da volere di carne, nè da volere di uomo” (cf. Gv 1,
13) ma dallo Spirito Santo proviene la sua maternità.
La maternità di Maria è la maternità divina, che celebriamo durante
l’intera ottava del Natale, ma in modo particolare oggi, primo gennaio.
5. Vediamo questa maternità di Maria attraverso “il bambino che giaceva
nella mangiatoia” (Lc 2, 16), a Betlemme, durante la visita dei
pastori: i primi chiamati ad avvicinarsi al mistero che segna la pienezza del
tempo.
Il lattante che giace nella mangiatoia doveva ricevere il nome “Gesù”. Con
questo nome lo chiamò l’angelo all’annunciazione, “prima di essere concepito
nel grembo della madre” (Lc 2, 2). E con questo nome viene chiamato
oggi, l’ottavo giorno dopo la nascita, nel momento prescritto dalla legge
israelitica.
Il Figlio di Dio infatti è “nato sotto la legge, per riscattare coloro che
erano sotto la legge”, così scrive l’Apostolo (cf. Gal 4, 4-5).
Quella sottomissione alla legge - eredità dell’antica alleanza - doveva
aprire la strada alla redenzione mediante il sangue di Cristo, aprire la
strada all’eredità della nuova alleanza.
6. Maria è al centro di questi avvenimenti. Rimane nel cuore del mistero
divino. Stretta più da vicino a quella pienezza del tempo, che si collega con
la sua maternità, il segno rimane, in pari tempo, il segno di tutto ciò che è
umano.
Chi più della donna è segno di ciò che è umano? In lei viene concepito, e
da lei viene al mondo l’uomo. Lei, la donna, in tutte le generazioni umane
porta in sé la memoria di ogni uomo. Perché ognuno è passato per il suo seno
materno.
Si. La donna è la memoria del mondo umano. Del tempo umano che è tempo del
nascere e del morire. Il tempo del trapassare.
E Maria pure è memoria. Scrive l’evangelista: “Maria da parte sua, serbava
tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19).
Ella è la memoria originaria di quei problemi, che vive la famiglia umana
nella pienezza dei tempi. Ella è la memoria della Chiesa. E la Chiesa assume
da lei le primizie di ciò che incessantemente conserva nella sua memoria . . .
e rende presente.
La Chiesa impara dalla Genitrice di Dio la memoria “delle grandi opere di
Dio” compiute nella storia dell’uomo. Sì. La Chiesa impara da Maria ad essere
madre: “Mater Ecclesia”!
7. L’anno 1988 rinnoverà in modo particolare nella memoria della Chiesa una
di queste opere di Dio. La ricorderà e la renderà presente. Ormai da tempo
preghiamo la Genitrice di Dio perché sia in modo speciale con noi in quest’anno,
durante il quale - dopo mille anni - renderemo grazie alla Santissima Trinità
per il Battesimo che ebbe luogo sulle rive del Dniepr, a Kiev. Questo
Battesimo aprì la via per introdurre la luce di Cristo tra i molti popoli e
nazioni dell’Europa orientale, diffondendola successivamente sino oltre gli
Urali, in un lungo cammino di fede e di civiltà cristiana.
Tutte queste genti ritroveranno il loro inizio storico nel ricordo
millenario del Battesimo ricevuto inizialmente dalla principessa Olga, la
prima santa russa, accolto poi e promosso stabilmente tra il popolo della
Russia dal principe san Vladimiro.
Condivideremo la gioia di questo inizio con tutti i figli e le figlie dei
popoli russo, ucraino, bielorusso e di altri ancora.
Ed ormai oggi, nel giorno della sua maternità, ci rivolgiamo a lei, alla
Genitrice di Dio, perché “serbi e mediti nel suo cuore” “tutti i problemi” di
quei popoli, di quei fratelli e sorelle.
8. Dio mandò il suo Figlio, “nato da donna”. Mediante la nascita di Dio in
terra partecipiamo alla pienezza del tempo.
E questa pienezza la compie incessantemente nei nostri cuori lo Spirito del
Figlio, mandato dal Padre . . . Io Spirito del Figlio, che conferma in noi la
certezza dell’adozione a figli. Ed ecco, dalla profondità di questa certezza,
dal profondo dell’umanità rinnovata nella “deificazione” - come proclama e
professa la ricca tradizione della Chiesa orientale - da questa profondità
gridiamo, sull’esempio di Cristo: “Abbà, Padre”. E così gridando, ognuno di
noi costata che “non è più schiavo, ma figlio”.
“E se figlio, è anche erede per volontà di Dio” (cf. Gal 4, 7).
9. Sai tu, famiglia umana, lo sai, di tutti i paesi e continenti, di tutte
le lingue, nazioni e razze . . .,
sai tu di questa eredità?
Lo sai che essa è alla base della tua umanità?
Dell’eredità della libertà filiale?
Che ne abbiamo fatto di questa eredità nella nostra storia?
Quale forma le abbiamo dato nella vita delle persone e delle comunità?
Nella vita delle società, nella vita internazionale?
Non abbiamo forse deformato l’eredità della libertà ricevuta dal Creatore e
redenta dal sangue del suo Figlio?
Non ne abbiamo forse abusato in diversi modi?
Non usiamo forse di questa libertà disprezzando lo stesso Creatore, che ce
l’ha donata?
E non la usiamo forse anche contro di lui?
10. Gesù Cristo! Figlio dell’eterno Padre, Figlio della donna, Figlio di
Maria, non ci lasciare in balia della nostra debolezza e della nostra
superbia!
O Pienezza incarnata! Sii tu nell’uomo, in ogni fase del suo tempo terreno!
Sii Tu il nostro pastore! Sii la nostra pace!
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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