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SANTA MESSA PER I MALATI NELLA BASILICA VATICANA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Giovedì, 11 febbraio 1988

 

1. “Non ci sarà più morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21, 4).

La visione di speranza aperta da queste parole, carissimi fratelli e sorelle, s’inserisce nel quadro più vasto della grandiosa profezia dell’Apocalisse, che abbiamo appena letto, circa il futuro rinnovamento dell’universo nella pienezza finale del Regno di Dio, al momento del ritorno glorioso di Cristo.

In questa “nuova terra” e sotto questo “nuovo cielo”, il “mare”, dice il testo, sarà scomparso. Il “mare”, nel linguaggio biblico, sta a significare l’insieme di tutto ciò che si oppone a Dio e che non si lascia plasmare dalla sua azione benefica. Ebbene, anche tutto questo “insieme” sarà espulso dal nuovo mondo dei figli di Dio, liberati dalla morte, dal peccato e da ogni forma di male.

Giovanni ci dà anche la visione di una “nuova Gerusalemme” che non è frutto dello sforzo umano, ma che “scende dal cielo” che è, cioè, dono di Dio. E questa “Gerusalemme” - la comunità ecclesiale dei risorti - è rappresentata da una misteriosa figura femminile, una “sposa”. Essa è “dimora di Dio con gli uomini” (Ap 21, 3).

In questa figura femminile è adombrata Maria Santissima, la “donna nuova” - come abbiamo cantato nel versetto alleluiatico -, vera “dimora di Dio con gli uomini”, perché da lei “è nato l’uomo nuovo, Gesù Cristo”.

2. Oggi ricordiamo, cari fratelli e sorelle, una significativa presenza di questa donna nuova nella nostra storia. Celebriamo la memoria liturgica della prima apparizione della beata Vergine Maria a Bernardette Soubirous nella grotta di Massabielle.

Ricordiamo quindi che - come dicevo nella mia - enciclica Redemptoris Mater - “Maria è presente nella missione della Chiesa, presente nell’opera della Chiesa che introduce nel mondo il Regno del suo Figlio” (Redemptoris Mater, 28). Questa presenza si manifesta, tra l’altro, anche “mediante la forza attrattiva e irradiante dei grandi santuari, nei quali non solo individui o gruppi locali, ma a volte intere nazioni e continenti cercano l’incontro con la Madre del Signore”.

Lourdes, come molti altri luoghi, è un segno speciale di questa azione di Maria nel corso della nostra storia. Ella difatti - come dice il Vaticano II (Lumen Gentium, 62) - “assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata”.

A Lourdes Maria svolge una missione di sollievo della sofferenza e di riconciliazione delle anime con Dio e col prossimo.

Le grazie che questa Madre di Misericordia ottiene alle folle immense di un’umanità dolorante e smarrita, hanno tutte lo scopo di condurle a Cristo e di ottener loro il dono del suo Spirito.

3. A Lourdes Maria, per il tramite di santa Bernardette, si è rivelata in modo eminente come “portavoce della volontà del Figlio” (cf. Redemptoris Mater, 21).

Tutto quello che la Madonna disse alla veggente, tutto quello che la esortò a fare, tutto quello che poi a Lourdes è sorto, è avvenuto e sta avvenendo, riflette, sì, se vogliamo, la “volontà” della Madonna: ma in nome di chi ella ha ottenuto tutto questo, in grazia di chi, se non del suo Figlio divino? Lourdes, quindi possiamo ben dire, appartiene a Cristo ancor più che alla sua santissima Madre. A Lourdes impariamo a conoscere Cristo attraverso Maria. I miracoli di Lourdes sono i miracoli di Cristo, ottenuti per l’intercessione di Maria.

Per questo, Lourdes è un luogo privilegiato di esperienza cristiana. A Lourdes si impara a soffrire come Cristo ha sofferto. Si accetta la sofferenza come egli l’ha accettata.

A Lourdes la sofferenza si alleggerisce perché la si vive con Cristo. Purché la si viva con Cristo. Sorretti da Maria.

4. A Lourdes si impara che la fede allevia la sofferenza non tanto nel senso di diminuirla fisicamente. Questo è compito della medicina, o può avvenire eccezionalmente in modo miracoloso.

A Lourdes s’impara che la fede allevia la sofferenza in quanto la rende accettabile come mezzo di espiazione e come espressione d’amore. A Lourdes s’impara ad offrirsi non solo alla giustizia divina, ma anche - come diceva santa Teresa di Lisieux - all’amore misericordioso di colui che, come ho detto nella mia lettera apostolica Salvifici Doloris (n. 18), ha sofferto “volontariamente ed innocentemente”.

Il cristiano ha il dovere, come ogni uomo sensato e di coscienza, di prodigarsi per l’alleviamento effettivo del dolore, al fine di ottenere - per sé o per gli altri - la guarigione. Ma la sua preoccupazione principale è volta ad eliminare quel male più profondo che è il peccato. A nulla infatti varrebbe godere della salute fisica anche più florida, se l’anima non fosse in pace con Dio. Se essa, invece, è in grazia di Dio, anche le pene più terribili le riusciranno sopportabili, perché essa ne capirà l’utilità per la salute eterna, propria e dei fratelli.

5. Cari fratelli e sorelle dell’Unitalsi e dell’Opera Romana Pellegrinaggi! Cari malati qui presenti, familiari ed amici!

Voi siete profondamente coinvolti nell’esperienza di questi misteri di salvezza. Alcuni di voi - organizzatori, assistenti, religiosi, religiose, barellieri, accompagnatori sono chiamati ad adoperarsi per alleviare l’umana sofferenza. Come il buon samaritano della parabola evangelica, vi sentite “commossi” per le sofferenze del prossimo, le sentite come vostre, vi “fermate” presso chi ne è toccato, sovvenendolo generosamente secondo la misura delle vostre possibilità e competenze. Come credenti, voi accompagnate il prossimo sofferente all’incontro, per il tramite di Maria, con Cristo crocifisso e risorto.

E voi, cari malati, voi siete chiamati a vivere il mistero di Cristo in modo più profondo e decisivo: mediante la stessa esperienza del soffrire.

“In modo più profondo e decisivo”, ho detto. Infatti, qual è stato il momento decisivo e principale nel quale Cristo ha operato la nostra salvezza? Quando compiva i viaggi apostolici? Quando insegnava? Quando curava i malati o scacciava i demoni? Quando polemizzava contro gli scribi e i farisei? Quando dava ordini ai discepoli? No. È stato il momento della croce. Certo, ogni atto compiuto da Cristo durante la sua vita è salvifico. Ma quello, dal quale ogni altro atto ha preso la sua efficacia ed il suo senso, è stata la croce.

Ecco perché siete voi, cari malati, ad operare in modo particolare non solo la vostra ma anche l’altrui salvezza, nella misura in cui, sull’esempio di Cristo, voi soffrite innocentemente e, con un atto d’amore generoso, offrite le vostre sofferenze per la salvezza del mondo.

6. Maria Santissima svolge un ruolo essenziale nel farci comprendere ed accettare il mistero della croce. Ella ci introduce a quel mistero con materna saggezza; prepara ad esso la nostra debolezza, cominciando col farci sentire la potenza benefica del suo Figlio, anche nel nostro comune quotidiano.

Questo è il significato della presenza di Maria alle nozze di Cana, come abbiamo letto nel Vangelo dell’odierna liturgia.

In questa circostanza così profondamente umana Maria ci introduce a Cristo facendocelo sentire vicino alle nostre gioie più comuni e naturali. Ci ottiene una grazia sensibile. Ma questa squisita delicatezza di Maria non è fine a se stessa; essa mira molto più in alto. A Cana Maria ci fa compiere solo il primo passo che deve guidarci al mistero della croce e della risurrezione.

7. Maria non ci guida al mistero della croce soltanto come maestra, ma anche come compartecipe di tale mistero. ella soffre con Gesù e soffre con noi. Anche lei, con Gesù affronta e vince le potenze del male. Anche lei, col suo Figlio, “schiaccia la testa al serpente” (Gen 3, 15).

Maria ci insegna, sull’esempio di Gesù, tutte le virtù necessarie per affrontare e vincere ogni specie di male: il coraggio, la fortezza, la pazienza, lo spirito di sacrificio, la santa rassegnazione ai voleri divini.

“Benedetta sei tu, figlia,
davanti a Dio Altissimo,
più di tutte le donne! . . .

Il coraggio che ti ha sostenuta
non cadrà dal cuore degli uomini! . . .

Con prontezza tu hai esposto la vita
per sollevare il tuo popolo
dall’umiliazione e dall’abbattimento” (Gdt 13, 18-20).

“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!” (Ap 21, 3).

Ringraziamo ancora una volta la beata Vergine Maria di Lourdes. Ringraziamola per il coraggio col quale, nel manifestarsi per mezzo della povera e piccola Bernardetta, ha saputo affrontare l’incredulità, le opposizioni ed i sarcasmi degli uomini chiusi nella prigione di un gretto razionalismo, per offrirsi a tutte le anime assetate di verità, di liberazione, di redenzione, di salvezza.

Ringraziamo la Vergine santissima per quello che ancor oggi ella opera a Lourdes; ascoltiamo i suoi appelli; corrispondiamo alle sue attese; seguiamo il cammino che ella ci indica verso Cristo e verso il Regno di Dio.

Ammiriamo. Ringraziamo. Benediciamo.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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