|
VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN DAMASO A
MONTEVERDE
OMELIA DI GIOVANNI PAOLO
II
Domenica,
6 marzo 1988
1. “Gesù . . . sapeva quello che c’è in ogni uomo” (Gv 2, 25).
La liturgia della III Domenica di Quaresima ci ordina di seguire questa
“sapienza”. La “sapienza” di Dio circa il cuore dell’uomo è profondamente
iscritto negli avvenimenti del Sinai riferitici dal libro dell’Esodo. Ecco,
parla ad Israele, al popolo eletto, lo stesso Dio che lo ha “fatto uscire dal
paese d’Egitto” (Es 20, 5). Quando dice: “Non uccidere. Non commettere
adulterio. Non rubare. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo
prossimo. Non desiderare . . .” (Es 20, 12-17). Dio sa che nel cuore
dell’uomo è nascosta una “inclinazione”, una predisposizione per ciascuno di
questi peccati, per tutte le sfaccettature del male. Perfino per il delitto.
Tutto ciò sa il Dio dei nostri padri fin dall’inizio, fin dal tempo
dell’albero della conoscenza del bene e del male e dal tempo del primo
peccato.
Da allora l’uomo, cedendo all’imbeccata del Maligno, per la prima volta ha
creduto di essere egli stesso “come Dio” (cf. Gen 3, 5), ed è sceso per
la via del peccato.
2. Tuttavia in quest’uomo è rimasto un misterioso bisogno della ricerca di
“dèi” al di fuori dell’unico Dio vero. Il popolo che stava ai piedi del monte
Sinai - benché prescelto dal Dio vero - dimostrava anch’esso tale propensione:
“di avere altri déi” (cf. Es 20, 3). Nel corso dei giorni, in cui Mosè
restava con Dio sul monte Sinai, ricevendo da lui le tavole della legge divina
- o decalogo - il suo popolo si fece pure un “dio” in forma di “vitello di
metallo fuso” (Es 32, 4). E in questa forma superficiale e falsificata
ha dato sfogo al perenne bisogno del cuore umano che rivolge l’uomo verso Dio.
Ha messo “un dio d’oro” al posto del Dio vero.
Ci deve far tanto meditare questo fatto - quanto spazio infatti dedica il
libro dell’Esodo a questa problematica: “Non avrai altri dèi di fronte a me.
Non ti farai idolo né immagine alcuna . . . (come per esempio quel “vitello di
metallo fuso”) . . . Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai . . .”
(Es 20, 3-5).
Il problema, era solo attuale in quei tempi lontani? O non è sempre attuale
anche se in altre forme? L’uomo contemporaneo certamente non adora più gli
“idoli” come facevano gli antichi pagani. Oggi invece l’uomo fa un’altra cosa
con quel profondissimo bisogno del suo essere umano, col bisogno di
“trascendenza” (come oggi spesso si usa dire). E seppure non sostituisce
materialmente il Dio vero con un “vitello di metallo fuso”, vi e qualche altro
“idolo” contemporaneo, che ingoia le energie più profonde della sua anima.
Spesso questi “idoli” contemporanei sono di natura sottile, collegati col
progresso del pensiero, con la raffinatezza delle propensioni umane, con lo
stile della civilizzazione che esalta un programma di vita che faccia a meno
di Dio: così come se egli non esistesse.
3. Dio che parla nel libro dell’Esodo chiama se stesso: “Dio geloso” (Es
20, 5). Sì! Dio è “geloso”, di una divina “gelosia” per l’uomo. Geloso per
questa creatura, in cui ha impresso dall’inizio la sua immagine e somiglianza,
e nella cui forma corporale ha inspirato l’anima immortale.
Sì! Dio è “geloso” per ciò che di lui esiste nell’uomo, e che non può
essere soddisfatto diversamente se non solamente in lui e per lui.
“Non avrai altri dèi di fronte a me . . . Amerai il tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le tue
forze . . .”.
Altrimenti, tu, uomo, non ritroverai te stesso!
Ti perderai!
Sì! Dio è “geloso” dell’uomo così come Cristo fu “geloso” della santità
della casa di Dio a Gerusalemme. Ce lo ricorda il Vangelo di oggi: “Non fate
della casa del Padre mio un luogo di mercato” (Gv 2, 16). Allora “i
discepoli si ricordarono che sta scritto: «lo zelo per la tua casa mi divora»”
(Gv 2, 17).
Cristo scacciò i mercanti dal tempio, così come Mosè ai piedi del Sinai
aveva “dissipato” gli idolatri.
4. La principale trama della odierna domenica di Quaresima ci comanda di
seguire questa “sapienza” di Dio sull’uomo, che si è rivelata fino in fondo in
Cristo.
Chi è il Dio “geloso”?
Geloso della divina “gelosia”?
È quel Dio che ha amato il mondo. Con amore eterno ha amato l’uomo nel
mondo. E sapendo “quello che c’è in ogni uomo” e di che cosa è capace il suo
cuore diviso dalla conoscenza del bene e del male, questo Dio “ha dato il suo
Figlio unigenito”. Il dono del Figlio della stessa sostanza del Padre è il
metro dell’amore di Dio per il mondo: per l’uomo che è nel mondo! Solo in
questo Figlio - solo per lui - l’uomo può raggiungere la vita eterna. Ed
averla. E proprio niente altro, ma solo questo Dio ha iscritto nel fondo
dell’immortale anima umana, chiamandola alla esistenza.
Dio dona all’umanità il Figlio consostanziale, come redentore del mondo,
perché conosce fino in fondo “quello che c’è in ogni uomo”. Egli solo. Perché
solo lui è creatore dell’uomo. Ed è amante dell’uomo (“filo-anthropos”).
5. Paolo apostolo è pienamente consapevole di questa “sapienza” di Dio, e
di questo mistero divino che si è rivelato fino in fondo in Cristo: crocifisso
e risorto.
Cristo crocifisso: colui che ha messo se stesso al posto del tempio
gerosolimitano quando ha detto “distruggete questo tempio e in tre giorni lo
farò risorgere” (Gv 2, 19).
Parlava della sua morte e della sua risurrezione il terzo giorno. Paolo -
essendo ancora un nemico accanito - ha incontrato il Risorto nei pressi di
Damasco, e alla luce della risurrezione ha creduto nella potenza della sua
croce.
Scrive infatti ai Corinzi: “Noi predichiamo Cristo crocifisso . . . potenza
di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor 1, 23-24).
Sì! È potenza. Ecco: “fa risorgere di nuovo il tempio del suo corpo
martoriato . . .”.
È sapienza. Sì, è sapienza di Dio: conosce - fino in fondo - “quel che c’è
in ogni uomo”. L’uomo non conosce se stesso, se non partecipa a questa
“sapienza” della croce e della risurrezione. Questa è in pari tempo la
“sapienza” circa l’“amore con il quale Dio ha tanto amato il mondo” (Gv
3, 16).
Questa “sapienza” è potenza. Solo essa è la potenza dell’uomo. Solo essa è
capace di trasformare profondamente il cuore umano.
6. Cari fedeli della parrocchia di san Damaso in Monteverde, accogliete
queste considerazioni, collegate con la liturgia della odierna domenica III di
Quaresima. Esse ricevono luce anche dalla figura e dalla testimonianza
singolare del vostro celeste patrono, il Papa san Damaso, il quale fu davvero
pieno di tale sapienza. In un periodo difficile per la storia della Chiesa,
egli seppe essere tenace promotore dell’ortodossia e riportare alla piena
comunione ecclesiale quanti erano legati alla eresia ariana. Coltivò le
memorie storiche dei Papi, suoi predecessori, e specialmente dei martiri per
incitare la comunità cristiana alla fortezza, alla perseveranza e al
coraggioso annuncio della Parola di Dio. Per favorire la sempre migliore
assimilazione delle ricchezze contenute in questa Parola, incaricò san
Girolamo di rivedere la traduzione latina del Nuovo Testamento. Com’è noto,
san Girolamo continuò poi tale lavoro, traducendo dall’originale gran parte
dei libri dell’antico testamento. Il testo sacro, così ricostituito, fu
progressivamente accolto in tutta la Chiesa e passò alla storia col nome di
Volgata. Piace sottolineare come all’origine di così meritevole impresa vi sia
stato l’incitamento di questo insigne Pontefice, vostro patrono. Guardando a
lui dobbiamo riconoscere che la sapienza divina, quando “riempie” una persona,
ne fa un artefice di unità e di carità, di evangelizzazione e di promozione
umana: e tali furono appunto le doti pastorali del vostro protettore.
7. Saluto il Cardinale Ugo Poletti vicario di Roma. Oggi sono quindici anni
dalla sua creazione a Cardinale di Santa Romana Chiesa. Ci congratuliamo con
lui, ringraziandolo per la sua opera pastorale al servizio della città; saluto
il Vescovo ausiliare del settore, mons. Remigio Ragonesi; saluto il vostro
parroco, don Vincenzo Zinno e i sacerdoti che collaborano con lui
nell’animazione cristiana di questa zona. A tutti i presenti, e ai loro cari,
rivolgo il mio pensiero affettuoso e il mio augurio di ogni bene.
Come è noto, nella vita parrocchiale occupa un posto centrale la
partecipazione alla liturgia e ai sacramenti. È da questa fonte di vita
soprannaturale che nasce la comunità; da essa scaturisce la linfa vitale che
sostiene la fede e il fervore di ogni credente. A questo proposito desidero
attirare l’attenzione sull’importanza della pratica del sacramento della
Riconciliazione, soprattutto in questo tempo di Quaresima.
La forza spirituale che da questo sacramento si sprigiona per la vita
cristiana è incommensurabile: esso infatti ci avvicina alla santità di Dio; ci
consente di ritrovare la pace interiore turbata dal peccato, e di riacquistare
la gioia perduta, facendoci sentire intimamente accolti dall’abbraccio
misericordioso di Dio.
Desidero esprimere il mio compiacimento per le iniziative che la parrocchia
promuove in favore dei giovani, soprattutto di quelli che si trovano in
situazioni difficili, a causa dell’uso della droga e della conseguente
emarginazione; incoraggio a ben continuare le attività culturali in favore di
quanti desiderano istruirsi nella dottrina della fede, le quali vengono a
perfezionare e a completare le lezioni di catechesi impartite ai giovani in
preparazione alla prima Comunione e alla Cresima. Sono pure riconoscente a
tutti coloro che collaborano nell’ambito della pastorale parrocchiale: ai
rappresentanti dell’Azione Cattolica, al Gruppo Caritas, alle Suore
Missionarie dell’Eucaristia e alle Suore Francescane di Susa.
Il mio plauso va infine a coloro che lodevolmente dedicano il loro tempo
libero e le loro energie per assistere ed intrattenere a domicilio le persone
anziane o ammalate. Il Signore ricompensi la loro generosa dedizione e la loro
solidarietà evangelica!
8. Il salmista proclama: “Il timore del Signore è puro, dura sempre: i
giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti, più preziosi dell’oro, di
molto oro fino” (Sal 19[18],10-11). Preghiamo per avere il timore di Dio!
A volte esso manca all’uomo della nostra epoca. Si! Preghiamo per avere
questo timore, che è “principio della sapienza”.
Impariamo questa sapienza - la sapienza più profonda e definitiva, che si
manifesta nella croce di Cristo - mediante la sua risurrezione.
Perché non ci sorprenda il “giudizio divino”, che è sempre “giusto”.
Dio sa quello che c’è in ogni uomo. Non ha bisogno della testimonianza di
nessuno. Accogliamo solo questa unica testimonianza: è la testimonianza della
croce e della risurrezione di Cristo.
Amen.
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
|