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SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE NELLA BASILICA VATICANA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 22 maggio 1988

 

1. “Essi furono tutti pieni di Spirito Santo” (At 2, 4).

Questo è il giorno (“haec est dies”) in cui ia potenza del mistero pasquale si manifesta nella nascita della Chiesa.

Questo è il giorno, in cui davanti a Gerusalemme - davanti agli abitanti della città e ai pellegrini - si compiono le parole rivolte da Gesù agli apostoli dopo la risurrezione: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20, 22).

Leggiamo negli Atti degli Apostoli: “Furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi” (At 2, 4).

In questo discorso, subito compreso da coloro che l’ascoltavano, pur provenienti da diversi Paesi del mondo di allora, si esprime l’inizio della missione: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20, 21), “Andate dunque (in tutto il mondo) e ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28, 19).

Sin dal giorno della sua nascita, la Chiesa porta in sé la missione del Figlio e dello Spirito Santo, e, in virtù dello Spirito di verità, lo Spirito-Paraclito, perdura in essa la missione del Figlio: il Vangelo dell’eterna salvezza.

2. “Li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio” (At 2, 11) - esclamano colmi di stupore i partecipanti alla Pentecoste di Gerusalemme.

“Quanto sono grandi, Signore, le tue opere, . . .
la terra è piena delle tue creature . . .
Mandi il tuo Spirito, sono creati
e rinnovi la faccia della terra” (Sal 104 [103], 24. 30).

Così il salmista.

Tuttavia, “la grande opera di Dio”, che gli apostoli annunziano il giorno di Pentecoste - per mezzo di Pietro - porta solamente un nome: “Gesù Cristo”. E vi è una sola espressione della potenza di Dio, manifestatasi in mezzo a noi: “Gesù è Signore” (1 Cor 12, 3).

Questa grande - la più grande - opera di Dio nella storia della creazione e nella storia dell’uomo è legata al nome di Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio che “spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo, che si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce, che è stato esaltato da Dio e a cui Dio ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome: Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (cf. Fil 2, 7-9. 11).

Signore - “Kyrios” - significa Dio (“Adonai”).

Proprio questa verità, questa “grande - la più grande - opera di Dio”, viene annunziata da Pietro il giorno di Pentecoste. Egli parla per virtù dello Spirito Santo. “. . . Così nessuno può dire: «Gesù è Signore» se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1 Cor 12, 3).

3. Sin dal giorno della Pentecoste di Gerusalemme la Chiesa pronuncia questa verità salvifica: “Gesù è Signore”. Essa viene annunziata dagli apostoli, accolta dagli ascoltatori di diversi popoli e nazioni della terra. Essi confessano: “Gesù Cristo - il crocifisso e risorto - è Signore!”.

Sin dal giorno di Pentecoste, in virtù dello Spirito Santo - che dà la vita - inizia la peregrinazione nella fede del nuovo Israele, del popolo messianico.

La dignità di figli di Dio, nei cui cuori lo Spirito Santo dimora come in un tempio, è divenuta l’eredità di questo popolo. Il comandamento nuovo di amare, come Cristo ci ha amati (cf. Gv 13, 34), è diventato la sua legge. Il Regno di Dio iniziato sulla terra da Dio stesso è diventato il suo fine. Così insegna il Concilio Vaticano II: “. . . il popolo messianico, pur non comprendendo in atto tutti gli uomini, e apparendo talora come un piccolo gregge, costituisce per l’umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza” (Lumen Gentium, 9).

“La Chiesa è in Cristo come un sacramento . . . dell’intima unione con Dio” (Lumen Gentium, 1).

4. Sin dalla Pentecoste dello scorso anno 1987 abbiamo iniziato un periodo particolare nel pellegrinaggio della Chiesa-Popolo di Dio su tutto l’orbe della terra. Esso è stato chiamato “anno mariano”, per indicare come un tempo d’avvento, prima dell’inizio del terzo millennio dopo Cristo.

Tra tutti coloro che in virtù dello Spirito Santo furono in grado di pronunciare il nome “Gesù” (“Gesù è Signore”) Maria fu la prima. E questo si compì il giorno dell’annunciazione, quando lo Spirito Santo discese su di lei nel segreto della casa di Nazaret. Divenendo nella sua verginità, in virtù di questo Spirito, Madre del Figlio di Dio, accolse mediante la fede tutto il mistero di lui, così com’era annunziato sin dall’inizio, sin dal proto Vangelo nel libro della Genesi, e durante la storia del Popolo di Dio nell’antica alleanza, dai profeti: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio” (Lc 1, 35).

5. Da quel momento, dall’annunciazione a Nazaret, Maria - come proclama il Concilio - “avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette soffrendo profondamente . . . e associandosi con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata” (Lumen Gentium, 58).

Sotto la croce, il “fiat” di Maria (“avvenga di me”), pronunciato al momento dell’annunciazione, ha raggiunto il suo zenit in virtù dello Spirito Santo: il “fiat” dell’incarnazione si è fatto sentire in tutta la maturità della fede della Madre di Dio al centro del mistero della redenzione del mondo. “Beata te, che hai creduto” (Lc 1, 45).

Questo “fiat” suscitato dalla potenza dello Spirito Santo, costituisce anche quasi l’ultima preparazione alla piena manifestazione della stessa potenza, operata nella nascita della Chiesa.

Ed ecco: “. . . vediamo gli apostoli prima del giorno della Pentecoste “perseveranti d’un sol cuore nella preghiera con le donne e Maria, madre di Gesù”” (Lumen Gentium, 59). Vediamo dunque “Maria implorante con le sue preghiere il dono dello Spirito che l’aveva già ricoperta nell’annunciazione” (Lumen Gentium, 59).

6. Il Concilio Vaticano II esprime con queste parole il legame che esiste organicamente tra la discesa dello Spirito Santo sulla Vergine nell’annunciazione a Nazaret, e la sua discesa sugli apostoli nel giorno di Pentecoste. Se la Chiesa guarda alla Vergine come alla sua “figura”, lo fa perché in lei per prima sono state compiute dallo Spirito Santo quelle “grandi opere di Dio”, che, sin dal giorno di Pentecoste, sono diventate la parte della Chiesa: della sua consapevolezza e della sua missione mediante la fede.

La fede di Maria è divenuta per la Chiesa quasi la “stella polare” sulla via lungo la quale essa procede, iniziando dal cenacolo di Gerusalemme, attraverso le generazioni e i secoli. Perciò anche la solennità di Pentecoste è stata scelta come il giorno dell’inaugurazione dell’“anno mariano” della Chiesa.

7. Oggi desideriamo non solo ricordare quella inaugurazione, ma - ricollegandoci ad essa - desideriamo allo stesso tempo rendere nuovamente presente il legame che esiste tra la nascita della Chiesa e la fede della Madre di Dio. La Chiesa, contemplandola “alla luce del Verbo fatto uomo, con venerazione penetra più profondamente nell’altissimo mistero dell’incarnazione e si va ognor più conformando col suo Sposo” (Lumen Gentium, 65). Si potrebbe aggiungere: la Chiesa allo stesso tempo penetra sempre più profondamente nel suo proprio mistero, in questa realtà divino-umana che lo Spirito Santo, divino Paraclito, per opera della croce e risurrezione di Cristo crea sempre di nuovo nei cuori degli uomini e allo stesso tempo nel profondo della storia dell’uomo sulla terra, quanto contorta e a volte ingarbugliata, quanto anche esposta all’azione del “principe di questo mondo” e alle molteplici debolezze di ognuno e di tutti.

8.  E per questo anche, lungo il suo cammino attraverso la storia dell’umanità, la Chiesa pronuncia - oggi e ogni giorno - le seguenti parole:

“Vieni!
Vieni, Santo Spirito . . .
Vieni, padre dei poveri . . .
Vieni, luce dei cuori . . .
Vieni, datore della grazia che salva . . .
Vieni, luce . . .
invadi nell’intimo il cuore degli uomini . . .
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido . . .
Guida coloro che si sono sviati . . .
Lava . . .
infondi coraggio . . .
sana le ferite dei cuori . . .

Sine tuo numine
nihil est in homine
nihil est innoxium . . .”.

9. Così la Chiesa prega, oggi e ogni giorno. Maria prega insieme con la Chiesa, così come nel cenacolo, prima del giorno di Pentecoste.

Lo Spirito Santo ha fatto si che ella fosse in modo particolare presente nel mistero di Cristo e della Chiesa. In tutta la peregrinazione della fede del Popolo di Dio, tra tutte le Nazioni della terra. Per questo Popolo ella “brilla . . . quale segno di sicura speranza e di consolazione” (Lumen Gentium, 68). E perciò - anche oggi - sentiamo la Madre di Dio particolarmente unita con la Chiesa mediante le parole, piene di lode, del “Magnificat”: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (cf. Lc 1, 49). “Grandi cose” . . . “grandi opere di Dio” . . .

Maria - e la Chiesa nascente nel giorno di Pentecoste: gli apostoli, i discepoli, le donne radunati nel cenacolo . . .

Non hanno detto i partecipanti a questo evento in Gerusalemme: “Li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio?” . . . “magnalia Dei!”.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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