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SOLENNE CONCELEBRAZIONE NELLO
STADIO «BRAGLIA»
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Modena -
Sabato, 4 giugno 1988
1. “Assemblea santa, glorifica il tuo Signore” (cf. Sal 147, 12).
Questo è un appello in cui risuona un’eco del salmo dell’Antico Testamento,
appello indirizzato a Gerusalemme, a Sion, diventata un luogo sacro per i
figli e le figlie d’Israele quando si erano stabiliti nella Terra Promessa. In
questo luogo essi adoravano il Dio dell’alleanza, che li aveva fatti uscire
dal paese d’Egitto, dalla condizione servile (cf. Es 8, 14). In questo
luogo rendevano grazie per il dono della rivelazione, per il dono
dell’intimità con Dio, per la Parola di Dio vivente e per l’alleanza.
Rendevano anche grazie per i doni della terra, di cui godevano di anno in anno
e di giorno in giorno.
“Glorifica il Signore, Gerusalemme loda, Sion, il tuo Dio. Perché .
. . annunzia a Giacobbe la sua parola, le sue leggi e i suoi decreti a
Israele . . . Egli ha messo pace nei tuoi confini e ti sazia con fior
di frumento” (Sal 147, 12-13. 19. 14).
2. Oggi la liturgia indirizza quest’appello alla Chiesa - alla Chiesa, in
ogni luogo ove si celebra la solennità del santissimo corpo e sangue di Cristo
(“Corpus Domini”).
Oggi indirizziamo quest’appello in modo particolare alla Chiesa di
Modena-Nonantola. Ecco, infatti, mi è dato di vivere questa festività del
corpo e sangue di Cristo insieme con voi, nella vostra città, in mezzo alla
Chiesa legata a questa città da generazioni e da secoli, in intima unione col
pastore di questa Chiesa.
È al vostro Arcivescovo, monsignor Santo Quadri, quindi, che rivolgo per
primo il mio saluto. Egli è il vostro pastore e la vostra guida, impegnato nel
raccogliere e nel riproporre l’eredità di un’antica e valida evangelizzazione,
che ha lasciato tracce profonde in questa terra. A lui l’augurio del conforto
della grazia divina, specialmente per il cammino sinodale appena iniziato,
che, dopo la fase di rinnovamento spirituale, si svilupperà nella fase
conseguente di verifica della pastorale, articolata nei tre momenti della
evangelizzazione, della liturgia, della testimonianza. Saluto con lui tutto il
presbiterio, i diaconi, i religiosi e le religiose, gli accoliti, i lettori, i
ministri straordinari della comunione, i catechisti e tutti gli altri
operatori pastorali dell’intera comunità diocesana.
Il mio pensiero deferente si rivolge poi alle autorità civili qui
convenute. Con gioia noto la presenza dei componenti della vostra antica
Università che ha avuto origine nel 1175, da una precedente scuola modenese di
diritto. Saluto i docenti e le autorità accademiche dei dodici corsi di laurea
e del biennio di ingegneria, la comunità degli studenti delle singole facoltà
e dei corsi di specializzazione.
Un particolare saluto va agli ufficiali ed ai giovani allievi
dell’Accademia Militare, con l’augurio di essere sempre all’altezza delle
nobili tradizioni dell’istituzione e di prepararsi alle future responsabilità
mediante uno “stile di vita”, improntato alla esaltazione dei più alti valori
umani ed al rispetto ed all’apprezzamento per i principi della fede cristiana.
Un saluto, infine, a tutti i giovani studenti delle scuole superiori, ai
lavoratori di questa comunità: i lavoratori della terra e dell’industria,
delle professioni, dell’artigianato e del commercio, a tutti i lavoratori
stranieri che qui trovano accoglienza, a tutti coloro che, unendosi a questa
nostra Eucaristia, intendono cercare in Dio, creatore e salvatore di ogni
uomo, il significato vero e trascendente della loro attività e del loro
impegno.
3. La Chiesa oggi ringrazia per l’Eucaristia. Ringrazia per questo
Santissimo Sacramento della nuova ed eterna alleanza, così come i figli e le
figlie di Sion e di Gerusalemme hanno ringraziato per il dono dell’antica
alleanza.
La Chiesa ringrazia per l’Eucaristia, il dono più grande elargitole da Dio
in Cristo - mediante la croce e risurrezione: mediante il mistero pasquale.
La Chiesa ringrazia per il dono del giovedì santo, per il dono dell’ultima
cena. Ringrazia per “il pane che noi spezziamo”, per “il calice della
benedizione che noi benediciamo” (cf. 1 Cor 10, 16-17). Infatti questo
pane è “comunione con il corpo di Cristo”. E questo “calice è comunione con il
sangue di Cristo” (cf. 1 Cor 10, 16-17).
La Chiesa ringrazia quindi per il sacramento che, incessantemente, sia nei
giorni di festa, sia negli altri giorni, ci dà Cristo, così come egli ha
voluto dare se stesso agli apostoli ed a tutti coloro che, seguendo la loro
testimonianza, hanno accolto la parola di vita.
4. La Chiesa ringrazia per Cristo divenuto per noi “il pane vivo”. Chi
“mangia di questo pane vivrà in eterno” (cf. Gv 6, 51). La Chiesa
ringrazia per il cibo e per la bevanda della vita divina, della vita eterna.
In questo sta la pienezza della vita per l’uomo: la pienezza della vita
umana in Dio.
“Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue,
non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la
vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 53-54).
5. Questo è il sacramento della peregrinazione umana attraverso il mondo
visibile, attraverso la vita temporale, segnata dalla necessità di morire, per
giungere fino agli ultimi destini dell’uomo in Dio, al mondo invisibile, ma
più reale di quello visibile.
Proprio per questo la festa annuale dell’Eucaristia, che la Chiesa celebra
oggi, contiene nella sua liturgia tanti riferimenti alla peregrinazione del
popolo dell’antica alleanza nel deserto.
Mosè dice al suo popolo: “Non dimenticare il Signore tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese
d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto . .
. che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto
ti ha nutrito con la manna” (Dt 8, 14-16).
“Non dimenticare . . .”.
“Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto
percorrere . . . per . . . metterti alla prova, per sapere quello che avevi
nel cuore . . . per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che
l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore” (Dt 8, 2-3).
6. Così Mosè.
Le sue parole sono indirizzate a Israele, al popolo dell’antica alleanza.
Se, tuttavia, la liturgia dell’odierna solennità vi fa riferimento, ciò
significa che queste parole s’indirizzano anche a noi, al popolo della nuova
alleanza, alla Chiesa, alla Chiesa qui in Emilia, a Modena.
“Non dimenticare . . .”.
Da quante generazioni, da quanti secoli, o Chiesa di questa terra, Cristo
ti guida mediante l’ineffabile mistero della redenzione nel suo corpo e nel
suo sangue? Mediante l’Eucaristia!
“Non dimenticare . . .”.
È proprio questo il messaggio che sembra scaturire dal bassorilievo che i
vostri antenati hanno voluto porre al centro della Cattedrale, nel punto più
visibile della balaustra che divide il presbiterio dalla navata centrale: in
esso gli antichi maestri scultori hanno raffigurato l’ultima cena, il
“memoriale” del sacrificio di Cristo: “Fate questo in memoria di me”. I vostri
avi con quella scelta artistica hanno voluto invitare i loro discendenti a
“fare memoria”, a non dimenticare . . . Ed è significativo che le altre
espressioni artistiche - che nella Cattedrale ripropongono l’opera di Dio
attraverso gli eventi della storia sacra e l’opera dell’uomo nelle arti e nei
mestieri - quasi convergano verso il bassorilievo centrale, facendo ad esso
stupenda corona.
“Non dimenticare . . .”.
Il ricordo, cari modenesi, vi è reso facile dai molti richiami che la città
vi offre: da ogni luogo ove mi sono recato ho visto svettare la Ghirlandina,
la bella torre campanaria che, insieme col magnifico Duomo, sorge nel cuore
della città ed e simbolo della sua storia profondamente intrisa di
cristianesimo, segno e memoria della missione che la Chiesa modenese ha sempre
svolto in questa terra. Invoco i vostri patroni e primi testimoni della fede,
san Geminiano e san Silvestro, perché siano sempre “presenti” nel vostro
cammino di evangelizzazione.
7. “Non dimenticare . . .”.
A tutti gli uomini e le donne di questa comunità modenese-nonantolana, che
vivono interiormente il dramma dell’assenza di Dio, del bisogno, della
ricerca, della difficoltà di accogliere l’istanza della trascendenza, io
voglio ricordare che Dio è vicino a chi lo cerca con cuore sincero. Egli segue
ogni uomo che soffre interiormente nel contesto dell’indifferentismo, del
materialismo teorico e pratico, dell’appiattimento spirituale derivante da un
consumismo che soffoca l’anima. Io dico a tutti costoro: continuate a cercare
Dio, finché non lo abbiate trovato. Solo in lui è possibile scoprire la
risposta esauriente agli interrogativi ultimi dell’esistenza; da lui soltanto
deriva l’ispirazione profonda, che ha animato la cultura di cui vivete; in lui
solo trova giustificazione piena l’impegno per i valori della giustizia, della
solidarietà, della pace.
A coloro che già credono raccomando: non soffocate mai la speranza che
viene da Cristo; non dimenticate che la vita ha una prospettiva aperta
all’immortalità, e, proprio perché destinata all’eterno, non può mai essere
distrutta, da nessuno e per nessuna ragione: la vita che ciascuno possiede,
quella di chi sta per nascere, quella di chi cresce, di chi invecchia, di chi
è prossimo a morire.
Alla comunità cristiana di Modena-Nonantola, a questa Chiesa, costantemente
sfidata da vicende sociali complesse ed in continua trasformazione, costretta
a cercare una risposta ed una testimonianza credibili per tutti coloro che
vivono nell’indifferenza o in forme di ateismo teorico o pratico, in una
condizione di benessere economico, ma privo di spiritualità; ad una Chiesa
chiamata ad essere il seme e l’umile segno dell’amore di Cristo per ciascun
uomo, per chi cerca la verità e per chi rifiuta Dio; a questa Chiesa che, come
piccolo gregge implora talvolta con le lacrime il dono della salvezza per la
gioventù e la grazia di vocazioni nuove e generose, che prega affinché non
venga a mancare chi in futuro spezzerà il pane della fede e del corpo di
Cristo ai suoi figlio, io dico: Non dimenticare e confida!.
8. In questo “non dimenticare” di Mosè che attraverso secoli e millenni è
giunto a noi, nelle parole dell’odierna liturgia, è contenuto qualche cosa di
penetrante.
Non dimenticare! Il mondo non è per nessuno di noi una “dimora eterna”. Non
si può vivere in esso, come se fosse per noi “tutto”, come se Dio non
esistesse; come se egli stesso non fosse il nostro fine, come se il suo Regno
non fosse l’ultimo destino e la definitiva vocazione dell’uomo.
Non si può esistere su questa terra, così come se essa non fosse per noi
soltanto un tempo ed un luogo di pellegrinaggio!
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue - dice Cristo - dimora in me
e io in lui” (Gv 6, 56).
Non si può vivere in questo mondo senza dimorare in Cristo!
Non si può vivere senza Eucaristia.
Non si può vivere fuori dalla “dimensione” dell’Eucaristia. Questa è la
“dimensione” della vita di Dio innestata sul terreno della nostra umanità.
Cristo dice: “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il
Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me” (Gv 6, 57).
9. Fratelli e sorelle!
Accogliamo quest’invito di Cristo. Viviamo per lui! Al di fuori di lui non
vi è vita vera. Soltanto il Padre “ha la vita”. Al di fuori di Dio tutto il
creato passa, muore. Soltanto lui è vita.
E il Figlio, che “vive per il Padre”, ci porta nonostante la caducità del
mondo, nonostante la necessità di morire - la vita che è in lui. Ci dà questa
vita. La condivide con noi.
Il sacramento di questo dono, di questa vita, è l’Eucaristia: “Il pane disceso dal cielo”, esso non è come quello che i nostri padri hanno mangiato nel deserto e sono
morti. “Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (cf. Gv 6,
59-61).
Al termine della Messa per i fedeli di Modena-Nonantola celebrata nello
Stadio “Braglia”, il Santo Padre si congeda dalla città e dalla comunità
diocesana con le seguenti espressioni.
Voglio aggiungere una parola di ringraziamento e di congedo, perché con
questa celebrazione eucaristica si conclude la mia visita nella vostra diocesi
e nella vostra provincia.
Vi ringrazio per la buona risposta, per la buona accoglienza, ma sappiamo
bene che le buone risposte sono sempre quelle bene preparate. Lo sappiamo
anche dalla esperienza della scuola. Allora ringrazio per questa buona
preparazione e se la visita del Papa poteva servire anche per questa buona
preparazione, ringrazio il Signore per questo mio compito e per questo mio
ministero.
Vi auguro una buona continuazione. La Sacra Scrittura ci dice di un dono:
ciascuno di noi ha un dono specifico, un dono, possiamo dire carisma, che ci
viene dal Signore attraverso lo Spirito Santo e questo dono viene anche
protetto in modo materno da colei che è la Madre di ciascuno di noi e della
Chiesa. Perché un dono è certamente una realtà spirituale e personale, ma è
anche una realtà spirituale e comunitaria. Ho potuto vivere con voi nell’arco
di queste ore, di queste giornate, il dono proprio della vostra antica Chiesa
di san Geminiano; ho potuto vivere con voi questo dono spirituale che
attraverso i secoli si è conservato, ma ancor più approfondito dentro questa
comunità che è la vostra Chiesa di Modena-Nonantola; ed aggiungerei ancora la
Chiesa di Carpi perché appartiene alla vostra provincia. Ecco, augurandovi una
buona continuazione penso a questo dono che deve essere ancora conservato,
approfondito, ancora sviluppato nella dimensione delle persone, delle
comunità, delle famiglie, degli ambienti, delle parrocchie, delle
congregazioni religiose; nell’ambito delle associazioni laicali, dei movimenti
e così attraverso tutte le componenti, nell’insieme della vostra Chiesa.
Auguro il buon futuro, il buon cammino di questo dono ed affido tale dono,
proprio della vostra Chiesa, alla vostra Madre pellegrinante che vi ha
visitato prima di questa mia visita e che continua a proteggervi precedendovi
nel cammino della fede, della speranza e della perfetta unione con Gesù.
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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