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NELLA PRO-CATTEDRALE DI S. SOFIA, DURANTE IL «MOLEBEN»
CELEBRATO IN ONORE DELLA MADRE DI DIO
NEL MILLENNIO DEL BATTESIMO DELLA RUS’ DI KIEV

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 9 luglio 1988

 

“L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” (Lc 1, 46).

1. Alla vigilia della solenne celebrazione, qui a Roma, del Millennio del Battesimo della Rus’ di Kiev, la liturgia ci pone davanti agli occhi il quadro suggestivo dell’incontro di Maria con la cugina Elisabetta. Sulla soglia della casa della madre di Giovanni Battista, la Vergine santissima eleva a Dio l’inno che tutto il mondo conosce: “L’anima mia magnifica il Signore / e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” (Lc 1, 46).

Qual è il significato di queste parole? Con esse Maria riconosce ed esalta la grazia e la misericordia, di cui Dio non cessa di colmare gli uomini. Ella proferisce queste parole, mossa dall’amore verso colui che ha concepito nel suo seno verginale. Rispetto agli altri santi, Maria ha un motivo in più di esultare in Gesù, suo salvatore. Ella sa che l’artefice della salvezza nascerà da lei e sarà nell’unica e medesima persona il suo Figlio e il suo Signore.

2. Noi tutti, partecipanti a queste celebrazioni del Millennio, nel meditare devotamente il “Magnificat”, che è inno di gioia e di gloria, guardiamo a lei come ad un grande segno di Dio. In Maria le cose divine ed umane si sono unite fra loro: il cielo con la terra, la natura col soprannaturale, il tempo con l’eternità. Di qui deriva la grande gioia che pervade ogni parola del “Magnificat”.

Ricordiamo oggi queste verità fondamentali, per prepararci degnamente alle celebrazioni del Battesimo della Rus’ di Kiev, che costituì l’inserimento del mistero divino nella storia di un popolo, oltre che nella vicenda personale dei singoli suoi membri. Il Millennio ci ricorda che dieci secoli or sono, sulle rive del Dniepr, il Vangelo fu annunciato ad un popolo che, grazie al lavacro della rigenerazione, è entrato a far parte della Chiesa, corpo mistico di Cristo.

3. Riandiamo con la memoria, piena di riconoscenza, al Battesimo di Vladimiro e Olga e a ciascun Battesimo che nel corso di questi secoli è stato amministrato nelle terre della Rus’ di Kiev dagli annunciatori della parola della salvezza. In ogni Battesimo si è realizzata la misericordia della Santissima Trinità ed è stato riconfermato ciò che è più caro all’uomo: il suo valore irripetibile, la sua trascendente dignità, la sua libertà di figlio di Dio.

“Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore”. Il cantico di gioiosa gratitudine, pronunciato un giorno davanti a Elisabetta, è stato portato da Maria, attraverso i secoli, anche nelle terre dell’Ucraina, della Russia e della Bielorussia. È stato portato a tutti i battezzati oltre gli Urali fino alle sponde dell’Oceano Pacifico. E stato portato anche ai fratelli ortodossi, i quali pure celebrano solennemente questo Giubileo. Maria desidera ardentemente che noi possiamo leggere in modo appropriato questa ricorrenza. Ella ci chiama all’unità.

Maria porta il “Magnificat”, che è l’inno della libertà dello spirito, ad ogni responsabile dei fondamentali principi dell’umana convivenza, tra i quali deve essere annoverato il rispetto effettivo della libertà di coscienza e della possibilità di professare e di praticare la propria fede.

Maria porta questo inno di libertà alla generazione della gioventù ucraina, che inizia il nuovo Millennio. È un appello alla libertà da qualsiasi male, dal peccato e dalle cattive inclinazioni. È un appello all’osservanza dei comandamenti di Dio e dei precetti della Chiesa, perché soltanto il cuore puro “esulta in Dio, mio Salvatore”.

4. Maria dice: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1, 49). Ma l’Onnipotente, il Padre nostro che è nei cieli, ha fatto grandi cose anche in noi. Dobbiamo ringraziarlo per il dono del santo Battesimo, per l’appartenenza alla Chiesa cattolica, per la gioia di questo Millennio celebrato in tanti Paesi del mondo insieme con i vostri pastori, per questo nostro incontro di preghiera nel tempio di Santa Sofia in Roma, diffuso, per il tramite della radio vaticana, a quanti sono spiritualmente a noi uniti nella vostra patria e all’estero.

Il principe san Vladimiro, ben comprese le parole di Maria: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. Fu lui a costruire il primo edificio sacro in onore della Madre di Dio. Sul suo esempio, il principe Jaroslàv il saggio non edificò soltanto la chiesa di Santa Sofia, esistente fino ad oggi, con il celebre mosaico della Madre di Dio, detta “Parete indistruttibile”, ma consacrò tutto il suo popolo alla protezione della Vergine santissima. Fece questo per amore verso di lei, e l’amore è la sorgente da cui scaturisce la piena libertà dello spirito.

5. Cari giovani! Nel corso dell’anno mariano, vogliamo riscoprire come tutto sia collegato con Maria, Madre santissima: la nostra vita terrena e il nostro destino eterno, la storia della Chiesa e, soprattutto, il suo inizio mediante il Battesimo nelle vicende di ogni popolo. Dove c’è il Battesimo, lì c’è una nuova nascita, lì deve esserci la Madre. Ciò che nasce deve essere posto sotto il cuore della madre.

Maria, peraltro ci è stata data come Madre accanto alla croce. La croce di Cristo è radicata nella nostra storia millenaria con un carico di sofferenza, ma anche di grazia. Non dimentichiamo che sotto quella croce c’era anche il discepolo, che rappresenta tutti noi.

Quale grande bene venne alla Chiesa da quel discepolo che sotto la croce udì le parole del testamento di Cristo: “Ecco la tua madre!” (Gv 19, 27).

Anche voi, giovani, seguendo l’esempio del discepolo Giovanni, sulla soglia del secondo Millennio rileggete il testamento di Cristo e cercate di tradurlo nella vostra vita.

Ponetevi sotto la croce del Millennio del vostro Battesimo, come il discepolo si pose sotto la croce di Cristo, e ravvivate in voi il sentimento della responsabilità per il vostro Battesimo con riferimento ai secoli passati e in prospettiva di quelli che verranno. A voi, giovani, spetta di avviare il secondo Millennio alla luce del testamento di Cristo, in particolare di quelle densissime parole: “Ecco la tua madre!”.

6. L’innodia orientale ripete molte volte le parole bibliche: “Rallegrati”, “Benedetta tu”, e la devozione popolare presenta l’icona della “Theotokos” sul più alto trono di Dio, nel posto centrale delle absidi dei templi, riconoscendo in Maria colei che partorisce il salvatore e lo dà agli uomini.

“Rallegrati, perché sei trono del Re Signore.

Rallegrati, perché per mezzo tuo adoriamo il Creatore” (“Akathistos”, lk. 1).

Maria andò da Elisabetta per portarle il Verbo di Dio fatto carne nel suo seno. Similmente ella portò Dio alla terra della Rus’, alle città di Kiev e di Leopoli, alle altre città e villaggi, scegliendo per sé il trono della “Parete indistruttibile” a Kiev.

Maria portò Cristo alla vostra antica terra nello splendido mistero della fede e della devozione. E i vostri avi seppero accogliere Maria e il suo Figlio, come conferma il culto offerto a lei in diverse forme. Numerosi scrittori e poeti hanno dedicato il loro genio ad esaltare la sua grandezza; e il popolo fedele, specialmente nelle feste mariane, accorre ai suoi santuari, per effondere nella preghiera dinanzi alle sue sante e miracolose icone il dolore dei cuori affranti.

“Sotto il tuo presidio ricorriamo, o Madre di Dio . . .”.

L’anima ucraina in ogni vicenda della vita rimane sotto lo sguardo di Maria. Dalla “Parete indistruttibile” a Kiev, Maria - “Odegitria” e “Pyrogoszcza” - cammina col popolo ucraino, condividendone la sorte lungo tutta la sua storia.

Anche oggi il popolo fedele non cessa di ringraziare Dio insieme con la Vergine santissima per l’immenso numero di grazie ricevute: “Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente e santo è il suo nome” (Lc 1, 49). Tutto ciò che di grande, di bello, di buono vi è in noi è dono di colui, che essendo grande e potente, riesce a trasformare i piccoli e deboli in grandi e forti, i pavidi ed insicuri in coraggiosi e liberi.

7. Fratelli e sorelle! Cari giovani! Quando guardate al futuro, nel Millennio del Battesimo, domandatevi con santo timore se e in che misura siete stati fedeli alle promesse del santo Battesimo; se avete risposto al grande dono della grazia, pur in mezzo alle prove personali e comunitarie. Non mancano nella storia della vostra Chiesa i martiri e i confessori, che hanno dato testimonianza della libertà spirituale attinta all’incommensurabile mistero del santo Battesimo. Chi può contare le moltitudini di persone provate, il cui simbolo è anche la nobile figura del Cardinale Giuseppe Slipyi, che riposa in questo tempio?

Il Millennio del Battesimo non porta soltanto a compimento una vicenda per molti aspetti gloriosa; esso ne avvia un’altra. Desideriamo iniziare questo secondo Millennio della vostra Chiesa e del vostro popolo con un nuovo soffio di speranza. Sentitevi responsabili per ogni coscienza, per ogni vita, per la moralità del popolo, per il tesoro della fede.

È giusto trepidare: Dio non abbandona chi soffre e lotta per la fede, per la dignità dell’uomo, per la vera libertà dello spirito.

8. A questa fiducia ci invita il “Magnificat”, inno della vittoria dello spirito umano.

Dobbiamo cantarlo con tutto il cuore e con tutta l’anima alla soglia dell’inizio del secondo Millennio.

La vostra presenza qui è il segno che avete creduto nell’amore che vi circonda. La vigilia del Millennio deve essere per voi un invito alla “vigilanza”; e vigilare significa sentirvi responsabili per la sorte futura della Chiesa e del Popolo, senza scoraggiarvi dinanzi ad eventuali nuove sofferenze.

O Madre! Rivela a tutti il grande valore della coscienza umana; dona a tutti la fame di Dio, della religione, delle sante icone, delle proprie chiese e dei propri pastori. Fa’ che la dignità dell’uomo sia rispettata dappertutto, affinché si possa costruire su di essa il futuro della nuova generazione nella patria di san Vladimiro e di santa Olga. A te, madre dei cristiani, affidiamo in modo speciale il popolo ucraino, che celebra nel corso di questo anno mariano il Millennio della sua adesione al Vangelo.

Sii, o madre, aiuto dei fedeli ucraini, che vivono in patria o sparsi nei diversi Paesi del mondo. Spezza i legami degli oppressi. Conserva nei cuori la fede di san Vladimiro e l’amore verso la santa Chiesa e il successore di Pietro.

Prendi sotto la tua protezione materna tutti i credenti nel tuo Figlio e non permettere che alcuno di loro si perda, ma tutti conduci con te, fra le alterne vicende del mondo, alla patria beata del cielo.

Amen.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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