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VIAGGIO APOSTOLICO IN ZIMBABWE,
BOTSWANA, LESOTHO, SWAZILAND, MOZAMBICO

SANTA MESSA NELL’IPPODROMO DI BORROWDALE PARK

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Harare (Zimbabwe) - Domenica, 11 settembre 1988

 

“Il Signore è il mio pastore” (Sal 23 [22], 1).

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Oggi, io sto tra di voi quale Vescovo di Roma, e faccio questa gioiosa proclamazione: “Il Signore è il mio pastore”.
La faccio insieme a voi, insieme all’intera Chiesa e insieme a tutto il Popolo di Dio che risiede nel vostro paese, lo Zimbabwe.
“Il Signore è il mio pastore”.

Vengo tra di voi quale pastore. Vengo nel nome del Signore che è il nostro pastore. Vengo nel nome di Gesù Cristo, il Buon Pastore, l’eterno pastore delle nostre anime. E nel suo nome porgo cordialissimi saluti a tutti coloro che costituiscono la Chiesa nello Zimbabwe, i Vescovi delle vostre sei diocesi e in particolare l’Arcivescovo Patrick Chakaipa di Harare. Assieme a loro, saluto i preti, i religiosi uomini e donne, e i seminaristi del vostro seminario regionale.

Cristo è presente nella vita quotidiana di questo paese per tramite dei membri dedicati del popolo laico. Desidero quindi abbracciare voi che recate testimonianza al nostro Redentore negli eventi ordinari della vita: le famiglie dello Zimbabwe, padri e madri, bambini e giovani, anziani e capi delle vostre comunità locali.

Saluto coloro che costruiscono la vita sociale e culturale dello Zimbabwe: tutti coloro che lavorano la terra, negli uffici e nelle scuole, negli affari e nell’industria, nel governo e nei servizi pubblici. In modo particolare abbraccio nell’amore di Gesù i soli e i malati, e coloro che se ne curano.

Allo stesso tempo, è una gioia salutare i Vescovi che sono membri dell’IMBISA, l’Incontro Inter-regionale dei Vescovi dell’Africa meridionale. Sono molto grato al Signore per la grazia di aver potuto incontrarmi con voi ieri sera, e per l’opportunità di concelebrare questa Messa che pone fine alla vostra assemblea. Vi assicuro della fraterna cura che ho per ciascuno di voi che vi sforzate di curare come un pastore il gregge assegnatovi. Per vostro tramite, cari fratelli, saluto le vostre Chiese locali. In particolare, penso alla Chiesa nei Paesi che non ho potuto includere in questo viaggio pastorale: i nostri fratelli e le nostre sorelle in Cristo in Angola, Namibia, Sâo Tomé e Príncipe, e in Sud Africa. Quando ritornerete alle vostre case, vi prego di assicurare la vostra gente della mia vicinanza ad essi nella preghiera e del mio amore per essi in Cristo Gesù.

Ai cari fratelli della Chiesa in Angola, Mozambico e Sâo Tomé e Príncipe, per mezzo dei loro Vescovi che partecipano all’assemblea dell’IMBISA, invio i miei cordiali saluti.
Mi sento molto unito con voi, fratelli e sorelle, nella carità divina, e vi auguro felicità, grazia e pace, in Gesù Cristo Signore e salvatore.

2. Seguendo il vostro invito, sono venuto volentieri nello Zimbabwe. Sono venuto come successore di Pietro e Vescovo di Roma, che ha ereditato una particolare missione e responsabilità, legata alla testimonianza degli apostoli Pietro e Paolo. Poiché Pietro e Paolo rafforzarono le stesse fondamenta della Chiesa attraverso il loro apostolato e soprattutto tramite la loro morte di martiri, dando la loro vita per Cristo, per la verità che è Cristo stesso. Questa verità, essi l’hanno fedelmente trasmessa a tutte le generazioni della Chiesa. Questa stessa verità, io vengo a proclamarvi, come il successore di Pietro nell’ultima parte del ventesimo secolo.

Dal tempo degli apostoli in poi, la Chiesa ha costruito su questa verità, non solo a Roma ma attraverso tutto il mondo. Anche nel vostro Paese, la Chiesa di Cristo costruisce su questa verità, in comunione con la Sede apostolica di Roma.
Essa costruisce sulla forza del legame della verità e dell’amore, un legame che lo Spirito Santo ha sostenuto in ogni tempo dal giorno della Pentecoste e che continua a sostenere oggi tra le varie genti e nazioni che costituiscono l’unico grande Popolo di Dio.
Fu la verità e l’amore di Dio che ispirò il padre Gonçalvo da Silveira a venire nella valle dello Zambesi nel 1560, e negli anni seguenti, a sacrificare la sua vita in modo da piantare in questa terra i primi semi della fede cristiana. Altri missionari seguirono il suo esempio, incominciando con i gesuiti e i domenicani.

Gli sforzi più intensi di evangelizzazione e i frutti più diffusi di tali sforzi si sono visti negli ultimi cento anni. Lo Spirito Santo - lo Spirito della verità e dell’amore - ha operato meravigliosamente tra di voi, muovendo i cuori ad accettare il messaggio di salvezza del Vangelo, piantando molte vocazioni tra i nativi per il clero e per la vita religiosa, costruendo la famiglia dei credenti e una sacra dimora per Dio. In tale modo, siete diventati un nuovo popolo, rinato nel sacramento del Battesimo, nutrito dalla santa Eucaristia, vivente in amorevole comunione con Dio e l’un con l’altro, insieme al successore di Pietro e alla Chiesa cattolica di tutto il mondo.

Senza dubbio, l’espressione più eloquente della grazia di Dio e del potere della verità e dell’amore è stata la testimonianza eroica di coloro che hanno dato la vita nel servizio del Vangelo. Penso in particolare a coloro che furono uccisi negli ultimi quindici anni, incluso il Vescovo Adolph Schmitt, numerosi preti e religiosi, e molti laici. A tutti costoro vorrei rendere omaggio oggi. La loro coraggiosa testimonianza non sarà mai dimenticata. Hanno mostrato a noi tutti il potere della verità e dell’amore. In loro, vediamo incarnati la vittoria della croce e della risurrezione di Cristo.

3. Il Vangelo della liturgia di oggi dirige i nostri pensieri verso l’apostolo Pietro il quale, in un secondo tempo della sua vita, a Roma, sarebbe divenuto il fondamento della fede dell’intera Chiesa.

Vedete come Gesù - nella regione di Cesarea di Filippi - chiede ai suoi discepoli: “Chi dice la gente che io sia?” (Mc 8, 27). E poi chiede ancora: “E voi chi dite che io sia?” (Mc 8, 29). E in quel momento Pietro risponde, parlando a nome di tutti gli Apostoli: “Tu sei il Cristo” (Mc 8, 29). O secondo Matteo, la risposta fu: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16).
“Messia” significa colui che Dio ha unto con lo Spirito Santo e mandato a compiere l’opera di salvezza.

Così Pietro professa la sua fede. E Cristo accetta la sua professione ma prosegue poi predicendo la propria passione e risurrezione. Dichiara: “Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà” (Mc 8, 31).
Pietro, che ha professato che Gesù è il Messia, è stupito da queste parole. Prende il suo Maestro in disparte e lo rimprovera.

Cosa significa questo “rimprovero”? Significa che egli cerca di convincere Gesù che quanto ha detto non può succedere, che una tale missione e morte non può succedere a lui, appunto perché egli è il Messia, perché è l’inviato del Signore e unto dello Spirito Santo.
E come reagisce Cristo? A sua volta egli rimprovera Pietro, con parole molto severe.
Dice: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8, 33).

Sì, Pietro già credeva in Cristo, ma non era pronto per accettare l’intera verità su Cristo. Come molti dei suoi contemporanei, Pietro pensava al Messia in termini umani: vedeva Gesù come colui che avrebbe ridato la libertà ad Israele.

4. Ma nei fatti, l’intera verità su Cristo, sul Messia, sarebbe stata presto rivelata. Sarebbe stata conosciuta esattamente come Gesù aveva predetto. E solo allora Pietro credette: credette che il Messia mandato da Dio era il Cristo crocefisso e risorto.

Pietro professò e proclamò questa verità su Cristo, a partire dal giorno della Pentecoste a Gerusalemme fino al giorno in cui, per fedeltà a questa verità, dette la vita sulla collina del Vaticano a Roma. E per il fatto di credere e insegnare ciò, Pietro pensava e parlava secondo Dio e non secondo gli uomini.

5. Alla luce della professione di fede di Pietro, cosa significa che Cristo è il Buon Pastore?
Significa che egli “offre la vita per le pecore” (Gv 10, 11).
Quando il salmista del Vecchio Testamento proclamò francamente: “Il Signore è il mio pastore”, le sue parole ispirate predicevano un pastore che avrebbe redento tutti con il sacrificio della propria morte sulla croce.

Oggi, ci siamo riuniti qui a Harare per celebrare l’Eucaristia, che è il “memoriale” di quel sacrificio redentore di Cristo. È il suo rinnovamento incruento sotto le forme del pane e del vino.
Quando istituì l’Eucaristia, alla vigilia della sua passione, Gesù dette ai discepoli il pane pasquale e disse: “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Poi dette loro il vino pasquale in un calice, dicendo: “Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati”.

6. Nell’Eucaristia, dunque, celebriamo il sacrificio dell’alleanza, la nuova ed eterna alleanza. Questa è l’alleanza di Dio con il suo popolo che era stata predetta dal profeta Ezechiele: “Farò con loro un’alleanza di pace, che sarà con loro un’alleanza eterna . . . In mezzo a loro sarà la mia dimora; io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” (Ez 37, 26-27).

Dio stabilì questa alleanza con tutta l’umanità nel sangue di suo Figlio sul Calvario. La fece con tutte le genti, con ogni persona sulla terra. La fece anche con voi: con il popolo africano che vive nella nazione dello Zimbabwe. E perciò possiamo cantare insieme al salmista:
“Il Signore è il mio pastore
non manco di nulla . . .
ad acque tranquille mi conduce . . .
Mi guida per il giusto cammino” (Sal 23 [22], 1-3).

7. Cosa, dunque, dobbiamo fare, cari fratelli e sorelle, per adempiere a questa alleanza con Dio?

La risposta ci è data dall’apostolo Giacomo nella sua lettera, che è stata l’oggetto della seconda lettura di oggi: “Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?»” (Gc 2, 17).

Dobbiamo credere nella Parola di Dio. E dobbiamo anche confermare la nostra fede con opere che sono nate dalla fede: “Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa” (Gc 2, 17).
E una delle prime opere buone che sgorgano dalla fede, una che necessita disperatamente in questo posto e ovunque, è l’opera di riconciliazione: riconciliazione con Dio, riconciliazione l’uno con l’altro.

Il vostro paese ha conosciuto troppo bene il dolore e la sofferenza causate da peccati quali la discriminazione e la segregazione razziale, che negano la dignità umana e la piena uguaglianza di altra gente semplicemente a causa del colore della loro pelle o della loro appartenenza a una o ad un’altra tribù. I peccati dell’avidità e dell’ebbrezza del potere, e quelli della disonestà e dell’egoismo distruggono allo stesso modo i legami della fiducia e indeboliscono la struttura stessa della società. Questi sono peccati che lavorano contro lo sviluppo armonioso e pieno della vostra nazione.

Ma tutti questi peccati possono essere superati con l’aiuto del Dio dell’alleanza e attraverso la vostra fede in lui. Tramite il sacramento del Battesimo, Dio vi ha riconciliato con se stesso e vi ha affidato l’opera di riconciliazione. Con l’Eucaristia e il sacramento della Penitenza, vi fortificate nella fede e nell’amore di Dio; provate la gioia di venire assieme in Gesù Cristo, e siete inviati a superare la disunione dovunque essa esiste - nel seno delle vostre famiglie e villaggi o in qualsiasi settore del Paese dello Zimbabwe.

8. Se vogliamo attenerci all’alleanza con Dio che Cristo stabilì per tramite del suo sangue, con la croce e la risurrezione, dobbiamo seguire Cristo stesso. Egli ci ha chiamato ad essere suoi discepoli, e continua a dirci: “Se qualcuno vuole venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà” (Mc 8, 34-35). Pensate attentamente a queste parole di Cristo! Ritornate ad esse spesso nelle vostre menti, nei vostri cuori, nelle vostre preghiere. Il Buon Pastore offre la vita per le pecore. Egli ha dato la vita in sacrificio al Padre.

“Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me” (Sal 23 [22], 4). Tu, Gesù Cristo! Tu sei con me! Tu, Gesù Cristo, l’eterno pastore di ogni individuo e di tutte le genti! Tu sei con me!

“Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni” (Sal 23 [22], 6).

Amen.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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