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VIAGGIO APOSTOLICO IN ZIMBABWE,
BOTSWANA, LESOTHO, SWAZILAND, MOZAMBICO

SANTA MESSA NELLA CON-CATTEDRALE DI ROMA NEL LESOTHO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Festività dell'Esaltazione della Croce
Lesotho
- Mercoledì, 14 settembre 1988

 

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16).

Cari fratelli e sorelle.

1. È oggi per me una grande gioia essere insieme a voi, i fedeli della Chiesa del Lesotho, nella festa dell’Esaltazione della croce, per celebrare la liturgia eucaristica che nella croce di Cristo ha il suo inizio e la sua fonte.

Rendo grazie a Dio per il privilegio di essere qui a Roma dove il padre Joseph Gérard ha servito Cristo per molti anni. Nell’amore di Gesù, invio cordiali saluti ai miei fratelli Vescovi ed ai sacerdoti e religiosi di questo amato Paese, così come a tutti coloro che provengono da altre terre. In modo speciale, saluto i genitori e i loro figli, le famiglie del Lesotho che formano la comunità primaria della società e della Chiesa. Dò il benvenuto ai catechisti ed agli insegnanti che giocano un ruolo così vitale nell’opera di evangelizzazione in questa terra di montagne e così irregolare, e porgo i miei calorosi saluti alle numerose associazioni laiche: agli appartenenti alla Legione di Maria, all’Associazione di Santa Cecilia, le Dame di Sant’Anna e i Gentiluomini del Sacro Cuore.

Estendo il mio caloroso saluto anche ai nostri fratelli e sorelle in Cristo appartenenti ad altre Chiese e comunità ecclesiali e a tutti coloro che oggi hanno voluto unirsi a noi per pregare.

2. Nel Vangelo di questa festa siamo testimoni di un insolito dialogo tra Gesù e Nicodemo. La conversazione ha luogo di notte perché Nicodemo, un importante giudeo, andò a parlare con Cristo con la protezione delle tenebre. Cristo guidò quest’uomo, un maestro, fino al vero centro del mistero rivelato da Dio. È il mistero del Figlio di Dio disceso dal cielo e, poiché anche Figlio dell’uomo, ha portato a compimento la sua missione messianica tra il popolo di Israele.

Questa missione era indirizzata verso “l’innalzamento” di Cristo sulla croce. Gesù dice a Nicodemo: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo” (Gv 3, 14). Nicodemo conosce le Scritture approfonditamente: egli conosce il messaggio suggerito dal Vecchio Testamento. Egli può ricordare l’avvenimento che ebbe luogo durante il viaggio del popolo eletto nel deserto. Al comando di Yahwe, “Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta” (Nm 21, 9).

Questo serpente di rame avrebbe riportato la salute e salvato le vite degli Israeliti che erano stati morsi dai serpenti. C’erano dei serpenti con un veleno mortale; dopo essere stati morsi da essi molti Israeliti morirono.

Ma il serpente fatto di rame e posto sopra una lunga asta sarebbe diventato un mezzo di salvezza: chiunque lo avesse guardato sarebbe vissuto.

3. Gesù continua: “Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,14-15). La famiglia umana ha ricevuto all’inizio della sua storia terrena un morso mortale da parte del “serpente antico” (cf. Ap 12, 9).

Esso ha iniettato un veleno satanico - il veleno del peccato originale - nelle anime del primo uomo e della prima donna. E da quel momento in poi la storia dell’uomo sulla terra è stata oppressa dal peccato. La tendenza verso il peccato ha generato numerosi demoni nelle vite delle persone singole, nelle comunità delle quali fanno parte, nelle famiglie, in interi popoli e nazioni.

“Il Figlio dell’uomo deve essere innalzato” dice Gesù a Nicodemo. Ed egli dice questo in vista della sua crocifissione: il Figlio dell’uomo deve essere innalzato sulla croce. Chiunque crede in lui, chiunque vede in questa croce e nel crocifisso il redentore del mondo, chiunque si rivolge con fede alla morte di redenzione di Gesù sulla croce trova in lui il potere della vita eterna. Per mezzo di questo potere il peccato viene vinto. Le persone ricevono il perdono dei loro peccati al prezzo del sacrificio di Cristo. Essi trovano di nuovo la vita di Dio che avevano perso con il peccato.

4. Questo è il significato della croce di Cristo. Questo è il suo potere. “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 17).

La solennità che oggi celebriamo ci parla della meravigliosa ed incessante azione di Dio nella storia dell’umanità, nella storia di ogni uomo, donna o bambino. La croce di Cristo sul Golgota è diventata per tutti i tempi il centro di questa opera di salvezza di Dio. Cristo è il salvatore del mondo, perché in lui e per mezzo di lui l’amore con il quale Dio ha tanto amato il mondo è continuamente rivelato: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16).

- Il Padre lo ha dato così che questo Figlio, che è uno in sostanza con lui, potesse diventare uomo essendo concepito dalla Vergine Maria.

- Il Padre lo ha dato così che in quanto Figlio dell’uomo egli avrebbe proclamato il Vangelo, la buona novella della salvezza.

- Il Padre lo ha dato così che questo Figlio, rispondendo con il suo amore infinito all’amore del Padre, avrebbe potuto offrire se stesso sulla croce.

5. Da un punto di vista umano, Cristo che si immola sulla croce, era un segno di contraddizione, un disonore impensabile. Essa era, infatti, la più profonda umiliazione possibile.

Nella liturgia di oggi, l’apostolo Paolo ci parla con parole che catturano il mistero della croce di Cristo:
“Pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini,
apparso in forma umana,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato” (Fil 2, 6-9).

Attraverso la sua offerta sul Golgota, nel disonore della croce e della crocifissione (per lo meno secondo un modo umano di intendere questi eventi) Cristo ha ottenuto la più grande esaltazione. Agli occhi di Dio, la croce è il più grande trionfo. Il modo di giudicare umano è molto differente da quello di Dio.

Quello di Dio oltrepassa di molto il nostro. Ciò che a noi sembra essere un fallimento, agli occhi del Signore, è la vittoria dell’amore sacrificale.

Ed è proprio questa croce del disonore umano che porta in se stessa la fonte dell’esaltazione di Cristo nel Signore.

“Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore,
a gloria di Dio Padre” (Fil 2, 9-11).

Agli occhi degli apostoli ciò fu rivelato attraverso la risurrezione di Cristo. In quel momento essi capirono che Cristo è il Signore, al quale erano stati dati tutti i poteri nei cieli e sulla terra. In quel momento i loro occhi e i loro cuori si aprirono, e le labbra di Tommaso pronunciarono: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20, 28). E appena essi credettero, per mezzo del potere dello spirito della verità, essi furono pronti ad andare nel mondo intero per insegnare a tutte le nazioni, per battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cf. Mt 28, 19).

6. Sì, è per mezzo della croce che Cristo viene esaltato. La solennità di oggi della Chiesa ci parla di questo mistero. Allo stesso tempo, ci parla di Cristo che per mezzo della croce innalza l’umanità, innalza tutta l’umanità e quindi tutta la creazione: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3, 17).

Essere “salvati” significa che ogni uomo e ogni donna possono essere guariti dal peccato che ha avvelenato la famiglia umana e tutta la storia. Gesù dice ai suoi apostoli dopo la sua risurrezione: “A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi” (Gv 20, 23). E quando ha detto questo, egli mostra loro i segni della sua crocifissione, per far sapere loro che è proprio nella croce che il potere di rimettere i peccati è celato, il potere di guarire le coscienze e i cuori dell’umanità.

Sono passate generazioni e generazioni. Ma durante questo passare, la croce di Cristo rimane. Per mezzo della croce, il Signore proclama continuamente al mondo il suo amore infinito che nessun demonio è in grado di sopraffare. Sì, la croce rimane, così che il mondo, come ogni persona umana, possa trovare in essa la via della salvezza. Perciò è attraverso questa croce che il mondo viene salvato!

7. Per mezzo di questa unica croce il popolo del Lesotho viene salvato. Per più di un centinaio di anni, il messaggio della croce è stato proclamato qui sulla vostra terra. Il potere della croce ha innalzato e arricchito la vostra cultura, ha migliorato la dignità umana, superando il peccato e le divisioni, segnando le vostre vite così come fece con le vite dei vostri antenati, con la misericordia salvifica del Signore.

La croce di Cristo ha veramente trionfato tra il popolo Basotho. La fede cristiana ha messo radici profonde e ha prodotto abbondanti frutti. E l’evangelizzazione deve ancora continuare. La buona novella della morte e della risurrezione di Cristo deve essere continuamente annunciata in modo diverso, perché la Chiesa ha continuamente bisogno di essere costruita con fede e carità. In modo particolare, il matrimonio e la vita familiare devono essere riportati su di una giusta via, predicando dapprima la vera natura del matrimonio cristiano, e lavorando poi per sopprimere le false idee e le pratiche di una società che danneggiano la dignità umana e ostacolano la fedeltà tra marito e moglie. Tutto ciò è particolarmente urgente in una comunità che deve sopportare le tensioni e le ansie dell’assenza di molti padri di famiglia, che sono obbligati dalla situazione economica a cercare lavoro fuori dai confini del Lesotho.

Gli educatori e le associazioni cattoliche laiche possono dare un notevole contributo nell’opera di evangelizzazione. Proprio perché laici, sotto la guida e con la collaborazione del clero e dei religiosi, essi svolgono un ruolo vitale nel trasmettere il grande patrimonio di dottrina e verità morali della Chiesa. Essi danno testimonianza del Vangelo di Cristo servendo i poveri e operando per la giustizia. E in quanto destinatari del ruolo particolare della Chiesa nel campo dell’educazione in questo regno, gli insegnanti hanno un’opportunità unica di formare i loro allievi nell’amore e nella conoscenza di Gesù Cristo. Ed è per questo che l’Università di Roma, che è stata fondata dalla Chiesa cattolica, è stata una così grande benedizione per questo Paese. Voi che frequentate questa università e beneficiate di questa superiore educazione, possiate usare sempre questo prezioso dono per servire i vostri fratelli e sorelle e costruire il corpo di Cristo.

8. La Chiesa nel Lsotho oggi medita su questo mirabile mistero dell’Esaltazione della croce e proclama a tutte le genti con le parole del salmista: “Popolo mio, porgi l’orecchio al mio insegnamento,
ascolta le parole della mia bocca” (Sal 78 [77], 1).

La parola più grande che Dio abbia mai detto all’umanità per mezzo del suo Figlio unigenito è la croce, la parola della croce.

È in questo segno che la fede è entrata in questa terra; è un segno che si incontra lungo le strade di montagna o nelle vallate.

Popolo di Lesotho, miei fratelli e sorelle in Cristo: non dimenticate mai la croce, la croce trionfante.

Non dimenticate le opere del Signore! (cf. Sal 78 [77], 7).


“Dio nostro Padre, nella tua amorevole provvidenza hai chiamato il tuo servitore, Joseph Gérard, a imitare il tuo Figlio Unigenito, nostro Signore Gesù Cristo, a seguirlo più da vicino nella castità, povertà ed obbedienza e a proclamare la Buona Novella di salvezza in Sud Africa e nel Regno del Lesotho”. È questa la preghiera di Giovanni Paolo II presso la tomba di Padre Joseph Gérard, custodita nella Con-Cattedrale di Roma, la più antica missione cattolica del Lesotho, fondata nel 1862.
Questo il testo integrale della preghiera.

Dio nostro Padre,
tutta la creazione ti loda,
tutti si deliziano alla tua presenza.
Tu guidi il corso della storia,
tu governi tutte le nazioni con giustizia e misericordia.
Nella tua amorevole provvidenza,
hai chiamato il tuo servitore, Joseph Gérard,
a imitare il tuo Figlio unigenito, nostro Signore Gesù Cristo,
a seguirlo più da vicino nella castità, povertà e obbedienza,
e a proclamare la buona novella di salvezza
in Sud Africa e nel Regno del Lesotho.
O Padre di tenerezza e amore,
su questa tomba di Joseph Gérard, ricordiamo con gratitudine
il fervente spirito di preghiera che hai concesso al tuo servo
perché egli potesse camminare sempre alla tua dolce presenza
e offrire la sua vita nel generoso servizio al prossimo
Tu lo hai ricolmato di saggezza e di zelo apostolico
perché potesse illuminare le menti con la verità del Vangelo.
Tu hai fatto al tuo eletto il dono della compassione
perché egli potesse confortare l’infermo, portare speranza al moribondo
ed essere caritatevole con tutti.
Alla vigilia della sua beatificazione
ti ringraziamo Padre celeste, fonte di ogni santità,
per la testimonianza evangelica di Padre Joseph Gérard.
Per intercessione delle sue preghiere
donaci la purezza del cuore,
rafforzaci nella fede,
confermaci nella speranza.
Infondi in noi il desiderio di imitare il suo esempio d’amore.
Benedici la Chiesa in questa terra
donandole rinnovato vigore nel servirti,
e passione per l’evangelizzazione,
così che sempre e in ogni cosa
il tuo nome sia benedetto e adorato.
Te lo chiediamo per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio
unico Dio, nei secoli dei secoli.
Amen.

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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