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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONSIGNOR AUDRYS BAČKIS

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Martedì, 4 ottobre 1988

 

1. “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai Queste parole di Gesù, vibranti di commozione, la Chiesa ha scelto per presentarci Francesco d’Assisi nel giorno della sua festa. Quanto eloquenti esse ci appaiono nella luce del “Poverello”! Egli è stato certamente uno di quei “piccoli”, a cui il Padre ha rivelato i misteri del suo regno.

Glieli ha rivelati in un modo così profondo e toccante che l’esperienza spirituale dell’assisiate è diventata punto di riferimento e luminosa sorgente di ispirazione per innumerevoli schiere di credenti nel corso dei secoli. Il movimento francescano, sulla scorta di quella esperienza, ha risalito l’Europa, ha varcato gli oceani, ha permeato culture diverse, ha suscitato una fioritura ininterrotta di iniziative benefiche, si è arricchito di frutti meravigliosi di santità cristiana.

 “Ti benedico, o Padre . . .”. Guardando alle splendide manifestazioni della spiritualità francescana nei tempi passati e nel presente, anche noi ci sentiamo spinti a ripetere le parole di Gesù e a ringraziare il Padre per l’inestimabile dono che, nel “Poverello”, ha fatto alla Chiesa.

2. Francesco conobbe veramente il mistero di Cristo. Illuminato dalla fede capì che, al centro di tale mistero, stavano la passione, morte e risurrezione del Verbo Incarnato. Lo capì e ne trasse le conseguenze con coraggiosa coerenza, senza indulgere a “glosse” deformanti o, comunque, riduttive. Nessuno meglio di lui ha potuto far sue e ripetere, con l’eloquenza di una vita misurata sul Vangelo, le parole di Paolo: “Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo” (Gal 6, 14).

Fu proprio da questa condivisione della passione di Cristo che Francesco derivò quel senso di interiore libertà nell’annuncio del Vangelo, grazie a cui - come scrive il suo biografo - “non temeva censori e predicava la verità con estremo coraggio” (S. Bonaventurae “Legenda maior”, XII, 8). Anche lui, infatti, poteva ripetere con l’Apostolo: “D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi, poiché io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo” (Gal 6, 17).

3. Ecco il contesto spirituale in cui la Provvidenza ha disposto che avvenisse la tua promozione all’episcopato, carissimo monsignor Audrys Bačkis. Sono lieto di essere io stesso ad importi le mani per conferirti la pienezza del Sacerdozio ed introdurti nel collegio dei successori degli apostoli, ai quali Cristo affida oggi, come un tempo ai Dodici, la sua Chiesa.

Ne sono lieto, perché posso anche in questo modo manifestarti la mia gratitudine per i molti servizi da te resi alla Santa Sede in questi anni, per la piena fedeltà che hai sempre avuto verso il Papa, per lo spirito di sacrificio con cui hai saputo spenderti nell’adempimento delle varie mansioni, che ti sono state affidate: dalla solerte collaborazione nelle Rappresentanze Pontificie di Manila, San José de Costarica, Ankara, Lagos, fino all’intensa attività di questi anni nel Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa, ove nel 1979 fosti chiamato alla responsabilità di sottosegretario.

Ora ti invio come mio rappresentante nei Paesi Bassi, terra di ricche tradizioni civili e religiose, nella quale peraltro la Chiesa ha attraversato di recente un periodo di sofferte tensioni. Desidero che tu rechi ai fedeli di quelle regioni l’attestazione del mio affetto, insieme con l’assicurazione della mia fiducia nella loro capacità di trarre dal patrimonio del passato nuove risorse per costruire il futuro. Sarà altresì tuo compito coltivare buoni rapporti con le autorità civili, promuovendo con esse quella collaborazione leale e costruttiva che tanti vantaggi suole arrecare ai cittadini.

4. Va’ dunque, carissimo fratello, verso il nuovo campo di lavoro, che oggi ti viene affidato.

Ci vai come Vescovo, cioè come persona su cui Cristo conta per continuare la sua opera di salvezza nel mondo. Intorno al Vescovo, infatti, si edifica la Chiesa, della quale come “pietre vive” (1 Pt 2, 5) entrano a far parte i fedeli guadagnati al Vangelo dal suo ministero di sacerdote, di maestro e di pastore. Ci vai come rappresentante del Papa, per consentirgli di assolvere in concreto a quella “diaconia” della carità, che Cristo ha affidato a Pietro e ai suoi successori. Sarà quindi tuo compito lavorare per rendere più intensa la comunione nei vincoli di unità, di carità e di pace tra i Vescovi della Chiesa che crede, prega ed opera nei Paesi Bassi e il Vescovo della Chiesa che, in Roma, “presiede all’assemblea universale della carità” (cf. S. Ignatii Antiocheni “Ad Romanos”, Intr.).

5. Va’ fidando nel Signore. Va’ ripetendo col salmista: “Sei tu, Signore, l’unico mio bene . . .
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio . . .
Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare” (Sal 16 [15], passim.).

Il Signore sarà accanto a te perché non abbia a vacillare, se cercherai di far tue, sull’esempio di Paolo e di Francesco, le caratteristiche del vero apostolo: l’umiltà dei “piccoli” a cui il Padre rivela i suoi segreti; la fierezza di chi non ha altro da annunciare che la croce di Cristo; la libertà interiore che deriva dal portare nel proprio animo le “stigmate” dei molteplici distacchi richiesti dalla fedeltà al Vangelo; la certezza che nell’annuncio della croce è posta la sorgente della pace e della misericordia “per tutto l’Israele di Dio”.

6. Nel pronunciare queste parole, che riecheggiano il testo dell’Apostolo proclamato poc’anzi, il mio pensiero va con particolare affetto al tuo popolo d’origine, a quella Lituania a me tanto cara, che lo scorso anno ha celebrato il VI centenario del suo “battesimo”.

Nella croce di Cristo il tuo nobile popolo ha trovato veramente “pace e misericordia”. Intorno alla croce esso ha costruito la propria identità nazionale; dalla croce ha tratto ispirazione per il proprio cammino storico; in essa ha riscoperto le ragioni per vivere e sperare anche nelle ore buie e dolorose della prova.

Possa la croce continuare a svettare sulle chiese, che la fede degli avi ha eretto verso il cielo; possa avere ancor sempre il posto d’onore nelle case e nei luoghi più frequentati delle varie città e paesi, per riproporre dappertutto l’annuncio di una sicura speranza; soprattutto, sia essa accolta nel cuore dei fedeli, a cui spetta il compito di onorare con instancabile tenacia per l’avvenire di un futuro migliore.

7. “Sei tu, Signore, l’unico mio bene . . .
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra” (Sal 16 [15], 11).

Questa “gioia piena”, che scaturisce dalla comunione col Signore, io auguro a te, carissimo fratello; al tuo popolo d’origine, la Lituania; al popolo dei Paesi Bassi, verso il quale t’avvii per svolgervi il mandato apostolico nel nome di Cristo. “Gioia piena” in Cristo Gesù. Egli ti accompagni e ti benedica.

Amen!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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