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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA

SANTA MESSA NELLA CATTEDRALE DI SANTO STEFANO

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Metz - Lunedì, 10 ottobre 1988

 

1. “Il Signore è mio pastore” (Sal 23 [22], 1).

Cari fratelli e sorelle,

Da questa Cattedrale, i nostri pensieri e i nostri cuori si innalzano a Dio. L’architettura di questa meravigliosa navata gotica ci invita a questo slancio verso Dio. Noi entriamo nell’intimità del mistero eterno di Dio, che il linguaggio della rivelazione ha espresso con l’immagine del pastore.

“Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura” (Ez 34, 11).

Sotto l’immagine del pastore, Dio si rivela come l’“Emmanuel”: colui che è in mezzo a noi. Colui che veglia sulle sue creature e che si prende cura dell’uomo.

Ogni tempio di Dio, ogni chiesa costruita dall’uomo - e in particolare la cattedrale- è un segno di Dio-pastore. Un segno della sua presenza fra noi. Un segno della sua sollecitudine di salvatore.

La liturgia di oggi ci invita a meditare anche qui il mistero di Dio che il linguaggio della rivelazione ha presentato con l’immagine del pastore. Nella Cattedrale, i fedeli della diocesi si riuniscono attorno al Vescovo. E il Vescovo è il rappresentante di Cristo-pastore che riunisce tutto il gregge, agnelli e pecore, per condurli alla fonte della vita.

2. È in questo spirito che vi ringrazio di accogliere il Vescovo di Roma e che saluto cordialmente tutti quelli che costituiscono questa assemblea, a cominciare dal mio fratello nell’episcopato, monsignor Pierre Raffin, che ha recentemente ricevuto la cura pastorale della diocesi di Metz, come successore di monsignor Paul-Joseph Schmitt, di cui tengo a rievocare la memoria. Esprimo la mia stima, i miei ringraziamenti e i miei auguri alle personalità ufficiali: ai rappresentanti della città, del dipartimento, del parlamento e del governo nazionale, alle autorità militari e giudiziarie e a tutti gli eletti locali che hanno voluto unirsi a noi. I miei affettuosi incoraggiamenti vanno ai numerosi sacerdoti, diaconi e seminaristi votati al ministero in questa diocesi di Metz e agli altri sacerdoti della regione, soprattutto quelli della Meuse, accompagnati dal loro Vescovo, monsignor Marcel Herriot. I religiosi e le religiose, tutti coloro che hanno fatto la scelta della vita consacrata, attiva e contemplativa, sono fra noi un segno particolare delle Beatitudini evangeliche. Il nostro saluto abbraccia tutti i battezzati, venuti dalle diverse regioni delle diocesi, dalle parrocchie, dai movimenti, dalle diverse associazioni tutte chiamate a vivere e a testimoniare il Vangelo nella vita quotidiana. Una riunione di famiglia come questa deve essere come un luogo privilegiato per i nostri fratelli e sorelle emigrati, e per tutti coloro che soffrono di malattie e di altre prove come quella della disoccupazione. Dal cuore di questa diocesi, il Papa, con il Vescovo di Metz e tutti i Vescovi qui presenti, portano la cura pastorale di tutti coloro che vivono in questa regione, anche di coloro che si ritengono lontani dalla Chiesa, poiché l’amore di Cristo-pastore non ha tralasciato nessuno.

In cordiale unione e nell’amore di Cristo saluto tutti i fratelli e le sorelle di lingua tedesca qui presenti.
Mi è gradito incontrarmi con i fedeli venuti dalla Spagna.
Sono felice di incontrare i fedeli venuti dall’Italia.
Saluto con gioia i fedeli venuti dalla Polonia.
Sono molto felice di vedere qui i fedeli venuti dal Portogallo.
Sono lieto di incontrarmi con i fedeli sloveni.
Sono lieto di incontrare i fedeli ucraini.
Sono molto lieto di incontrare i cristiani di origine vietnamita.

3. Siamo ancora legati a tutti coloro che ci hanno preceduti nella fede da diciassette secoli su questa terra della Lorena. La Cattedrale rappresenta una eloquente manifestazione della storia della salvezza per gli abitanti di questa regione; essa è come un testimone della fede dei suoi costruttori; degli artisti che l’hanno arricchita di sculture, di quadri e di vetrate; essa attesta la fede cattolica dei cristiani che si sono riuniti attorno a lei, nel corso delle vicende della storia. Questa regione in effetti, situata a un crocevia di culture e di imperi, non è stata risparmiata dalle prove. Penso inoltre alle guerre che si sono succedute qui da quattro secoli, innanzi tutto quella del 1870, poi le due guerre mondiali. Ma le popolazioni hanno custodito la loro identità con fedeltà e coraggio.

La vostra storia religiosa, cari fratelli e sorelle, si radica nella più nobile antichità cristiana, dal primo Vescovo, san Clemente, all’epoca gallico-romana. Metz è stata, dopo la città imperiale di Trèves, la prima Chiesa fondata sulle rive della Mosella, in quella che allora era la Gallia Belga. La città ha sempre avuto una dimensione europea, e la diocesi ha conservato una grande vitalità cristiana che si manifesta ancora, malgrado degli indebolimenti, attraverso una fede intensa e una forte pratica religiosa, attraverso una fedeltà alla Tradizione, e l’adattamento che richiede oggi tale fedeltà. La preghiera con Maria, in particolare il rosario privilegiato dai certosini di Marienfloss, ha certamente sostenuto tale fedeltà.

È vero che molte grandi figure cristiane hanno segnato questa storia. Dopo il santo riformatore Chrodegang, quanti santi si legano a questo territorio di cui sono l’onore: il beato missionario Jean Martin Moyé, il beato fratello Arnould, santo Augustin Schoeffler!

Questi pochi nomi non devono far dimenticare quelli delle migliaia di cristiani laici convinti, come quello del vostro celebre compatriota Robert Schuman, di cui il villaggio di Scy-Chazelle conserva i ricordi e la tomba.

Sì, su questa terra, molti hanno testimoniato, secondo la loro vocazione, che lo Spirito Santo non cessa di sviluppare e di rinnovare la Chiesa di Cristo, suscitando vari doni. Oggi, Dio vi chiama ugualmente alla santità: possiate essere, come questa Cattedrale, un segno vivente della presenza di Dio fra gli uomini, un segno trasparente!

4. Il testo del Vangelo di Giovanni, proclamato oggi, ci riporta il dialogo fondamentale di Cristo con Simon Pietro dopo la risurrezione.

Ci siamo chiesti spesso: perché il Signore domanda tre volte all’apostolo: “Mi ami tu?”; perché riceve tre volte la risposta: “Tu lo sai . . .”; perché, per tre volte ripete a Pietro: “Sii il pastore dei miei agnelli, sii il pastore delle mie pecore”?

Le espressioni di tale dialogo hanno certamente un significato preciso. Tuttavia non si può comprenderne né esprimerne il tema essenziale senza evocare tutta la tradizione del pastore scritta nell’antica alleanza come nella nuova alleanza. Cristo ha applicato a se stesso questa tradizione nella parabola del Buon Pastore. La conversazione con Simon Pietro si riferisce a tale parabola, alla verità essenziale che essa contiene.

5. Quale è questa verità? Come il profeta Ezechiele, come il salmo presenta Dio con la figura del pastore?

Dio veglia sul suo popolo come un pastore che si cura del suo gregge; egli conosce l’angoscia di questo popolo, disperso in un paese che non è il suo, che non trova più la strada del ritorno, che cerca il significato della sua vita come se fosse nella nebbia e nell’oscurità, nelle valli della morte, in preda ad ogni sorta di schiavitù.

Dio ne ha pietà, poiché lo ama. Come un padre e come un capo, vuole liberarlo, riunirlo, guidarlo marciando alla sua testa, condurlo su un cammino di salvezza - il cammino giusto - dove trova la sicurezza, la pace, il riposo, e il nutrimento sostanziale di cui ha bisogno, in una parola grazia e felicità. Egli lo conserva nella giustizia. Gli procura una vita nuova. Accompagna il suo popolo: “Non temo alcun male: tu sei con me”.

Questa sollecitudine, Dio l’ha mostrata in modo evidente a tutto il popolo d’Israele facendolo uscire dall’Egitto e guidandolo per il deserto, ai tempi di Mosè. Poi ai tempi di Ezechiele, permettendogli di ritornare dall’esilio di Babilonia. Dio veglia su ogni pecora, soprattutto su quella che si è persa, smarrita, ferita, indebolita. È Dio che prende l’iniziativa, che va alla ricerca delle pecore in pericolo, nella gratuità del suo amore.

Ezechiele non ignora che Dio affida il suo gregge ai suoi servitori, ma molti di questi pastori si sono dimostrati infedeli alla loro missione. Ecco perché Dio riprende in mano il suo gregge: egli stesso si manifesta come il vero pastore, nella attesa di donare al suo popolo dei pastori secondo il suo cuore.

6. Noi ritroviamo quasi letteralmente nell’insegnamento di Cristo le espressioni dell’antico testamento che riguardano il pastore, soprattutto quando Ezechiele parla del ritrovamento della pecora smarrita o persa, del soccorso prestato alla pecora ferita, delle cure prestate alla pecora malata (cf. Ez 34, 16; Lc 15, 4-7).

Ma nella parabola del Buon Pastore, così come la riporta il Vangelo di Giovanni, Gesù ci dice che è lui stesso “il Buon Pastore”. E aggiunge: “Il Buon Pastore offre la vita per le pecore” (Gv 10, 11).

Queste parole ci introducono direttamente nel mistero pasquale. La rivelazione che Dio fa di se stesso raggiunge il suo apice e la sua pienezza attraverso questa figura del Buon Pastore: dona la sua vita per le sue pecore.

La Cattedrale in cui siamo riuniti proclama questa verità su Dio che è “in mezzo a noi”, sul Pastore che ha offerto la sua vita per noi. Come ogni Chiesa cristiana, essa ha la sua ragione di essere nel mistero della croce e della risurrezione di Cristo. Cristo ha sacrificato la sua vita per riunire i figli di Dio dispersi, per ottenere loro il perdono. Risorto, trasmette loro la sua vita divina, attraverso i sacramenti e il dono della fede. Ne ha fatto delle pietre viventi, nella Chiesa di cui egli è la pietra d’angolo. Li affida a coloro che ha istituito pastori. Questo tempio è il luogo santo in cui il suo sacrificio è reso presente, in cui la grazia della sua risurrezione è attiva, in cui si costituisce la Chiesa che è a Metz, in cui tutte le comunità cristiane della diocesi hanno il loro punto di riferimento, il centro della loro unità.

7. Ed ecco che Cristo - dopo la sua risurrezione e prima di salire al Padre suo - dice a Simon Pietro: “Sii il pastore”. Ma ancor prima gli domanda: “Mi ami tu?”.

Infatti, non domanda “ami tu il mio gregge?”, ma “mi ami tu?”. È la domanda chiave di tutto il dialogo. Perché? “Tu mi ami?” vuol dire anche: “Hai capito il mio amore”: il mio amore per il Padre e il mio amore per gli uomini “nel Padre”, questo amore che mi ha guidato fino sulla croce per offrire la mia vita per le pecore.

Ormai, comprendi questo amore? (infatti, in principio, Pietro aveva più di una volta assicurato il Maestro dell’amore che lo legava alla sua persona, ma non voleva accettare il mistero della croce). Ora hai capito questo amore manifestato sulla croce? O meglio, sei pronto a diventare il suo testimone, il suo apostolo, e a parteciparvi?

8. Così, noi ci troviamo al centro di ciò che è la Chiesa nata dal mistero pasquale di Cristo: la Chiesa che, edificandosi sugli apostoli, su Pietro, è la manifestazione della sollecitudine salvifica del Buon Pastore. Il Concilio Vaticano II ci ha reso consapevoli, in modo particolarmente chiaro, che la Chiesa si costruisce con tutti coloro che partecipano alla missione messianica di Cristo. Si tratta di una partecipazione multiforme, secondo i diversi ministeri e carismi, da parte dei pastori -Vescovi e sacerdoti -, le persone consacrate e i laici cristiani.

La Cattedrale, essendo la chiesa del Vescovo, pastore della diocesi, è anch’essa, da parte sua, un segno della missione salvifica di Cristo e della nostra partecipazione.

9. La vostra Cattedrale non è soltanto un segno: essa è una realtà, comporta tutto un programma di vita, per oggi.
Cristo pone a voi stessi la domanda che ha posto a Pietro: tu mi ami? Hai ben capito l’amore che mi ha spinto ad offrire la mia vita affinché le mie pecore avessero la vita in abbondanza? Sei pronto a divenire testimone? A parteciparvi nella tua vita?
Sì, è tutto un programma; voi l’avete già messo in pratica, cari fratelli e sorelle di Metz, ma bisogna perseguirlo.

Il vostro attaccamento a Cristo è il frutto di una solida eredità cristiana, di una tradizione secolare; deve essere anche quello di una scelta personale. L’adesione al mistero cristiano non può rimanere un vago attaccamento: essa suppone una fede forte, salda, illuminata. La fede resisterà difficilmente ai problemi attuali, ai molteplici cambiamenti, se non è nutrita da una catechesi regolare e completa fra i giovani, da una formazione permanente fra i laici adulti, da un continuo approfondimento tra i sacerdoti. La preghiera quotidiana, la pratica religiosa domenicale, la partecipazione regolare ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, sono la normale espressione dell’adesione di fede a Cristo Salvatore, e io incoraggio volentieri i vostri sforzi di pastorale liturgica e sacramentale.

10. Ma per seguire Cristo, non bisognerà accontentarsi di un attaccamento soggettivo e della partecipazione liturgica: occorre accettare lealmente e mettere in pratica le esigenze del Vangelo, i grandi valori morali del cristianesimo così come li ricorda il Magistero della Chiesa in tutti i campi della vita personale, familiare e sociale. Ne va della solidità e dell’irradiamento dei focolari cristiani chiamati alla fedeltà coniugale, al dono e al rispetto della vita, al rispetto dei gesti dell’amore, all’educazione dei bambini alla fede, sulla linea tracciata dall’esortazione Familiaris Consortio. Ne va della costruzione di una società più giusta, fraterna, solidale con i poveri e gli stranieri. Voi avete saputo accogliere con grande cordialità le successive ondate di immigrati che hanno lavorato nelle miniere e nella siderurgia. Possiate continuare questa tradizione di ospitalità dello straniero! Oggi la recessione economica lascia un gran numero di abitanti della Lorena senza lavoro, disoccupati. È un problema difficile. Siete tutti invitati a fare di tutto per sollecitare una nuova ristrutturazione economica che offra a ciascuno la possibilità di lavorare e di vivere degnamente.

Situati ad un crocevia di civiltà, siete particolarmente solidali con i Paesi dell’Europa. La vostra diocesi ha stretti rapporti ecclesiali con le diocesi di Namur, Lussemburgo, Trèves, Spire e altre. Che l’amore universale, contenuto nel Vangelo, vi faccia vivere questa solidarietà nel senso dell’enciclica Sollicitudo Rei Socialis, alla ricerca del pane, della dignità e della libertà per tutti! E fra i beni che si devono dividere con tutti c’è l’annuncio della buona novella: possa lo slancio apostolico rimanere vivo nelle vostre regioni che sono state così generose in vocazioni missionarie! Possano i giovani che desiderano consacrare le loro forze e il loro cuore al servizio del Vangelo trovare un incoraggiamento tra i loro genitori! Esorto contemporaneamente pastori e fedeli a sviluppare l’indispensabile pastorale delle vocazioni.

11. Si tratta di preparare al tempo stesso un avvenire più umano e un’umanità più divina, ad immagine di questa Cattedrale inondata di luce. L’amore che Cristo domanda ai sacerdoti, ai religiosi, a tutti coloro che hanno responsabilità nella società e nella Chiesa, comprende tutto questo dinamismo della fede e della carità. Ma soprattutto, di fronte alle grandi sfide attuali - la crisi del lavoro, le crisi generali della società, le minacce della scristianizzazione -, vorrei confermare la vostra speranza. Voi non dovete abbassare le braccia. Avete in voi, insieme alla grazia di Cristo, tutto ciò che occorre per costruire la Chiesa, al prezzo di una nuova evangelizzazione.

Nessuno dei mali evocati è ineluttabile. Certamente. Dio non vi dispenserà mai dall’immaginare nuove soluzioni sociali e pastorali che io non ho potuto sviluppare qui questa mattina. Non vi dispensa dal metterle in pratica con un grande coraggio, come negli sconvolgimenti del passato. Qui la fede viene a rinforzare le vostre responsabilità, le sostiene e le orienta. Essa contribuisce a portare il soffio necessario. Il cantiere è immenso, come era immenso il cantiere che si apriva al ministero dell’apostolo Pietro. Ma Dio non vi abbandona. Come il pastore, vi indica il senso dei vostri sforzi. Ha versato il suo sangue per voi. Vi dona il suo Spirito. È con voi. Potete contare sul suo amore, se, come Pietro, gli date il vostro amore senza riserve. Poiché comincia a domandarvi: “Tu mi ami veramente?”.

12. “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo” (Gv 21, 17). “Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me” (Sal 23 [22], 4).
Tu che sei Pastore, l’eterno Pastore, il Buon Pastore, il Pastore di tutte le vocazioni umane e di tutti i cammini dell’uomo.
Tu che vai alla ricerca di coloro che sono perduti . . . Tu che riporti all’ovile coloro che si sono smarriti . . ., tu che curi le ferite di coloro che sono feriti e ti prendi cura di quelli che sono deboli e malati (cf. Ez 34, 16).

Non permettere che l’uomo si smarrisca su cammini errati, in vicoli ciechi, non guardando che se stesso, le sue proprie possibilità e le sue conquiste!
Fa’ che l’uomo comprenda che tu sei il Pastore, il Buon Pastore che ha offerto la sua vita per ciascuno di noi! Fa’ che l’uomo cerchi la tua mano che lo guidi; che trovi in te la via, la verità e la vita!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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