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SANTA MESSA NEL CIMITERO VERANO DI
ROMA
OMELIA DI GIOVANNI
PAOLO II
Solennità di Tutti i Santi
Martedì, 1° novembre 1988
1. “Del Signore è la terra e quanto contiene” (Sal 24 [23],
1).
Con le parole del salmista la Chiesa professa la verità che affonda le sue
radici nel mistero della creazione e della redenzione.
“del Signore è . . . l’universo e i suoi abitanti” (Sal 24
[23], 1).
Il salmo dell’odierna liturgia trova il suo pieno riflesso nella
solennità di Tutti i Santi.
Diversamente risuona qui, nel cimitero dove veniamo questo
pomeriggio, pensando al giorno di domani: alla Commemorazione di tutti i
Fedeli Defunti. In questo momento, pensiamo ai nostri morti. E tra essi
ricordo specialmente Papa Pio XII di cui ricorre quest’anno il XXX
anniversario della scomparsa. Il suo monumento, in piazza del Verano ricorda
la sua visita in questo luogo in un’occasione tanto dolorosa e drammatica per
gli abitanti del quartiere di san Lorenzo.
Del Signore è . . . l’uomo!
2. Spesso quest’uomo, particolarmente l’uomo dei nostri tempi, ritiene
di appartenere soltanto a se stesso, e che a lui appartenga il mondo: i
grandi prodotti del suo pensiero creativo, i prodotti che egli trasforma
secondo il proprio progetto e a proprio uso.
L’uomo pensa spesso proprio così. Tale è il contenuto della sua vita, delle
sue aspirazioni e azioni . . . fino a questo limite, che è determinato
dalla morte. La morte è un termine!
Oggi e domani visiteremo i cimiteri: questo cimitero romano del
Verano e gli altri della nostra città, nell’“urbe” ed anche “extra urbem”: in
tutto il mondo!
Pellegriniamo forse soltanto nei luoghi della morte? Tutti questi
cimiteri testimoniano forse soltanto la fine dell’essere che si chiama “uomo”?
Confermano soltanto l’imperativo del ritorno alla terra: “polvere tu
sei e in polvere tornerai”? (Gen 3, 19).
3. La liturgia ci dice un’altra cosa. “Del Signore è la terra e
quanto contiene”. Del Signore è l’uomo che in tanti cimiteri - noti e
ignoti - è affidato alla terra dopo la morte del suo corpo. Del Signore è!
La liturgia ci rivela come un nuovo movimento, un altro movimento
che compenetra ciò che è stato trattenuto dalla potenza della morte. Ciò che è
abbandonato all’immobilità. Un altro movimento - e una altra presenza.
Di questo movimento ci parlano tutte le letture dell’odierna
liturgia. Ce ne parla il salmo responsoriale. In modo particolare ce ne parla
il libro dell’Apocalisse.
“Apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni
nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e
davanti all’Agnello” (Ap 7, 9).
4. Chi erano coloro, la cui vita terrena si è chiusa con il coperchio del
feretro e con la pietra tombale? Risponde il salmista: “Ecco
la generazione . . . che cerca il volto del Dio di Giacobbe” (cf. Sal
24 [23], 6). Chi sono coloro, le cui spoglie mortali si trovano nelle
tombe? Risponde il libro dell’Apocalisse: Ecco coloro che
stanno in piedi davanti all’Agnello e gridano a gran voce: “La salvezza
appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello” (Ap
7, 10). In tanti luoghi in cui noi sentiamo l’assenza dei nostri
fratelli e sorelle, che ci hanno lasciato - la Parola dell’odierna liturgia
ci rivela una presenza nuova. È la presenza dinanzi a Dio stesso.
È la presenza per opera dell’Agnello.
5. L’Agnello di Dio si trova al centro di questa realtà che è un
cimitero vissuto alla luce della fede. L’Agnello è colui che alla umanità
apre la via delle otto Beatitudini. È colui che diceva: “Venite a
me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt
11, 28).
L’Agnello è colui, nel quale il Padre ci ha donato il più grande amore:
“per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” (1 Gv 3, 1).
Per opera della sua croce, della sua morte e risurrezione. L’Agnello:
Gesù Cristo!
Leggiamo nel libro dell’Apocalisse: “Quelli che sono vestiti di bianco, chi
sono e donde vengono? . . . Essi sono coloro che sono passati attraverso la
grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col
sangue dell’Agnello” (Ap 7, 13-14).
6. Sulle tombe e sui monumenti sepolcrali, intorno a noi vi è il segno
della croce. Questo segno parla di un morto che era cristiano. Ma non
soltanto. Questo segno rende testimonianza all’Agnello: a Gesù Cristo,
nel quale è la redenzione del mondo. La redenzione dell’uomo.
Questo segno parla a ciascuno e a tutti del “luogo santo” di Dio (cf.
Sal 24 [23], 3), al quale è chiamato l’uomo in Cristo. Veramente: “Del
Signore è la terra e quanto contiene”. La croce: il segno dell’Agnello
ne rende testimonianza.
© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana
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